Nuovo “proletariato” tecnologico

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La lotta di classe esiste da venti anni e la mia classe l’ha vinta. (Cit. Warren Buffet)

Una nuova classe sta emergendo nel mondo: il proletariato tecnologico. Essa è l’incrocio di due dinamiche economiche avviate su larga scala dalla Globalizzazione degli ultimi decenni. La prima è la continua erosione del ceto medio occidentale provato da anni di crisi economica e dalla crescita delle diseguaglianze all’interno del mondo industrializzato. La seconda è l’ascesa di un nuovo ceto produttivo nei paesi del terzo mondo, il quale incomincia ad avere l’accesso ai vari beni tecnologici, nonostante una vita condotta all’insegna delle schiavitù nelle fabbriche, come in Cina, Messico e altrove.
Le due traiettorie tendono ad avvicinarsi lentamente, ma inesorabilmente. Però questo non significa che in futuro ci sarà il sorpasso e quindi la creazione di una nuova classe media nei paesi emergenti ad alto tasso di crescita economica. Al contrario vedremo molto probabilmente un’infinita marea di poveri con prodotti tecnologici a basso costo, mentre il vero benessere rimarrà appannaggio di una ristretta cerchia di plutocrati, tanto da farci rivivere una sorta di nuovo “1800″ mischiato all’alta tecnologia.

leomag2Fino a pochi anni fa questa tendenza di fondo era stata abilmente mascherata dalle classi dirigenti dei nostri paesi attraverso la furbata dell’indebitamento continuo. Mentre la classe media occidentale a partire dagli anni ’80 incominciava a subire i primi colpi del precariato, delle delocalizzazioni, della competizione globale favorita dai vari trattati e organizzazioni sovranazionali (Wto, Fmi, ecc), oltre che a un generale spostamento della bilancia nei confronti della classe più ricca, le attuali classi dirigenti spinsero la gran parte dei cittadini e le rispettive istituzioni verso il debito generalizzato. Così i debiti pubblici degli Stati continuarono a crescere per garantire l’illusione di ricchezza generale, mentre i singoli cittadini si davano ai massicci consumi con le carte da debito, i mutui,i prestiti rateizzati e così all’infinito. Oltre che a questa enorme de-responsabilizzazione, con annesso scarico dei problemi sulle generazioni future, si affermarono anche i magici prodotti della finanza in grado di moltiplicare i pani e i pesci in modo illusorio.
Nel 2007/8 il meccanismo si inceppò momentaneamente, salvo poi essere rilanciato attraverso le magie dei banchieri centrali con la premiata stamperia e un più pericoloso e folle indebitamento dei vari governi.
A ogni giro di giostra e crisi annessa, la classe media dei paesi sviluppati sprofonda sempre di più in una povertà con nuove caratteristiche:

- Il benessere generale tende a diminuire sempre di più, in quanto alcuni beni fondamentali diventano sempre più costosi. Basti solo pensare alla difficoltà per le nuove generazioni precarie nel mettere su una casa, tra mutui trentennali e debiti vari. Per non parlare dell’invasione del junk food a cui molti ormai sono costretti per la diminuzione di ricchezza, con notevoli ripercussioni sulla salute.

- Il lavoro è sempre più precario, flessibile e instabile. Inoltre, la competizione con i paesi del terzo mondo, oltre che a un aumento leomag3generale dei ritmi da parte del Sistema stesso, sta comportando a sua volta un’esplosione dello stress e delle nevrosi nei lavoratori. La falsa crescita degli ultimi anni, specialmente negli Usa, ha favorito solo i più agiati e grossi investitori di Wall Street, mentre i salari della povera gente sono rimasti al palo.

- Il Welfare State è in fase di smantellamento, mentre i suoi costi aumentano sempre di più. Le nuove generazioni molto probabilmente non vedranno mai delle pensioni decenti. La sanità è sempre meno sostenibile a livello economico e inevitabilmente meno “pubblica”. A sua volta il funzionamento delle stesse istituzioni, dal fisco alle forze di sicurezza, risente del generale “taglio&risparmio” applicato dai nostri leader politici.

- In compenso, la Globalizzazione ha fatto crollare il costo dei prodotti tecnologici, tanto che oggi si trovano intere fasce di poveri, indebitate fino ai denti, ma possessori di vari gingilli tecnologici, fra cui i costosi I-Phone e smartphone (rigorosamente presi a rate).

In poche parole un futuro dove saremo tutti connessi alla “rete” nella nostra infinita solitudine condita da un benessere sempre più evanescente, mentre le plutocrazie si godranno le loro amate zone verdi protette da una legione di mercenari. Almeno fino a quando il Sistema reggerà.

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4 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Rosario Cucinotta

    Analisi per certi versi condivisibile, ma se non indica possibili alternative, rischia solo di alimentare pessimismo e, in ultima analisi, nichilismo

    Rispondi
    • Alessandro Leonardi

      Buongiorno. Per quanto riguarda le alternative, direi che è il più grande e complesso tema dei nostri giorni, dato che vi è una difficoltà enorme a trovarne una coerente e fattibile.In questo articolo non ho sviluppato il tema, perchè se no sarebbe venuto fuori un saggio. Comunque nel mio piccolo oso suggerire come soluzioni la cooperazione su scala locale, onde formare movimenti locali e territoriali in grado di garantire gli interessi delle comunità. Per il resto darei un occhiata alle nuove tecnologie verdi, all’economia dello sharing e a nuove forme di cooperazione a livello associativo.
      Nel caso provvederò in futuro a rispondere a formulare un articolo sulle cosiddette vie “alternative”.

      Rispondi

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