Lo scandalo del Porco Zio

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Disperato il Paese che non riconosce gli scandali.

Il tri­bu­nale d’appello fede­rale di New York ha stabilito che la monumentale rac­colta di meta­dati da parte della Natio­nal Secu­rity Agency americana – atti­vità giu­sti­fi­cate con la fina­lità della lotta al ter­ro­ri­smo – è ille­gittima. Poco dopo la deci­sione della Corte, la Casa Bianca ha esternato l’esigenza di rintracciare un mec­ca­ni­smo diverso da quello uti­liz­zato dall’agenzia di sicu­rezza americana.

La sen­tenza è sto­rica per due ragioni: con­ferma che quanto reso noto da Sno­w­den, l’ex contractor dell’agenzia che ha sve­lato al mondo le tec­ni­che di rac­colta dei dati ope­rata dagli Usa, è vero; conferma che, a differenza della pur contraddittoria America, l’Italia non è un paese strutturato su questioni serie bensì, al contrario, è fondato su un sentimento che il Grisostomo di Berchet conosceva bene: il semiserio.

L’ultimo attestato di ciarliera frivolezza delle situazioni italiche è da individuarsi nel nuovo scoop, a furor di pagina e schermo, afferente alla porcozio2pubblicazione in Rete di alcune conversazioni di Grillo e taluni parlamentari pentastellati o fuoriusciti/espulsi dal Movimento Cinque Stelle.

Il sito, grillo-leaks.com, ha pubblicato per qualche ora alcune registrazioni di parlamentari e Grillo; in seguito a una denuncia alla polizia postale da parte del gruppo parlamentare del 5Stelle, il sito è stato oscurato.

Dopo queste ultime rivelazioni su Grilloleaks, la stampa e i media mainstream hanno toccato il fondo. Anzi, è più probabile che l’opinione pubblica tout court in Italia abbia ormai lambito l’abisso folle della parzialità.

Abituati all’”abbiamo una banca” di Fassino e alle rivelazioni di Assange e Snowden, le soffiate registrate illecitamente a Grillo e ad alcuni parlamentari possono competere con il Watergate nixoniano o lo scandalo Profumo nel Regno Unito degli anni sessanta.

Se non fosse così grottesca la notizia, ci sarebbe da rabbrividire di come si tenti con ogni mezzo di imbrattare un movimento che ha commesso molti errori, che non presenta una base solida di programma per l’Italia che verrà, ma che è l’unico in grado di alzare come vessillo la questione morale nel Belpaese – a sei anni dalla sua nascita un motivo vi sarà se mai un rappresentate/portavoce ha subito un’indagine (non una condanna, proprio nemmeno una semplice indagine!!!) per reati gravi quali abuso d’ufficio, corruzione, concussione, associazione per delinquere ecc.

Quando intercettano gli affaristi o gli stessi politici che ruotano o fanno parte integrante dei partiti, le conversazioni vertono su appalti, porcozio3qualche stecca, un certo numero di raccomandazioni date e ricevute; quando intercettano quelli del Movimento, a cominciare da Beppe Grillo, l’esclusiva più spinta che ne viene fuori è un “porcozio” gridato da una parlamentare nei confronti di Grillo, mentre si lamenta di trascurare i propri cari: “Beppe, porco zio, sto divorziando”, e lui di rimando la prega di non immolarsi: “Sbagli, viene prima la famiglia”.

La differenza sta tutta nel “porcozio”, certamente paragonabile alla scalata della BNL nell’estate del 2005 o ai consigli/pizzini telefonici che Bisignani recapitava alla stragrande maggioranza dei componenti del governo berlusconiano (2008-2011), orientandone le scelte in fatto di politiche, nomine e censure da eseguire.

In ordine, alcuni dei mirabolanti sepolcri imbiancati che si disvelano dalle parole losche di quei maramaldi dei Cinque Stelle.

- Grillo ammette di avere sbagliato a scegliere Messora e Biondo come capi della comunicazione. I suoi lo accusano di fidarsi delle persone sbagliate;

- Grillo ai deputati: “Ad agosto ero venuto a dire di uscire dal Parlamento, perché ormai ci vedono come politici. Avete detto sì, è bello, lo facciamo, ma non avete fatto un cazzo”;

 - Grillo ammette che forse sarebbe stato meglio non presentarsi in Calabria (il Movimento alle scorse regionali calabre ha ottenuto un catastrofico 4,88% che non gli ha permesso di accedere agli scranni dell’assise);

- Alessandro Di Battista avrebbe dichiarato: “Passo la settimana parlamentare ad aumentare i miei follower!” e “il Movimento 5 porcozio
Stelle
è un brand in calo. Dobbiamo aumentare i nostri sforzi per far cambiare il trend!”;

- Luigi Di Maio penserebbe più ai suoi esami universitari che ai cittadini;

- Roberta Lombardi e Giancarlo Cancelleri sarebbero i commissari politici di Grillo.

La sequenza di verità indicibili che si palesa può commentarsi da sola; la vertigine dell’idiozia, invece, colpisce duro su chi si ostina a credere in un Paese che abbia un’informazione non appecoronata al marketing di qualche clic o punto di share in più; o, peggio, tesa unicamente all’annullamento dell’unica opposizione possibile al tremebondo profilarsi del partito unico o della nazione.

Forse il Movimento non sarà mai forza di governo perché non si prende troppo sul serio; forse non sarà mai preso sul serio perché non discorre di finanziamenti illeciti o patti segreti per clientele pronte al consenso; forse non lo prendono troppo sul serio perché dalle registrazioni non si evince nessun accordicchio per un consiglio di amministrazione o indicazione di un nuovo direttore sanitario da sistemare; forse l’idea che l’opinione pubblica ha di una forza politica è che quest’ultima deve essere un po’ sporca per avere la malizia del potere ed esercitarlo; forse attorno al Movimento c’è un tale livore da parte di chi ne rimane deluso che lo spinge a cercare il pelo nerissimo nell’uovo bianchissimo.

Forse…

Adesso, però, silenzio: siamo nel Paese di Porco Zio e lo scandalo è servito!

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Chi lo ha scritto

Jeremy Bentham

Jeremy Bentham (pseudonimo di Bernardo Bassoli), 33 anni, nato a Roma il 5-12-1980, vive la sua infanzia e e la sua adolescenza nella vicina Latina, terra di paludi e di gomorre. Si laurea discutendo una tesi di semiotica sul semiologo Christian Metz (suicidatosi per aver studiato troppo) e da lì comprende quanto la sua mente sia contorta. Fino ad ora le città nelle quali ha vissuto sono cinque: Latina, Roma, Londra, Milano e Berlino. Al momento lavora come traduttore di testi; il suo sogno è di vivere a New York o a Boston, solo perché lì ci sono i Celtics, oppure in Giamaica oppure, ancora, nell’Africa Nera ("ma non sono Veltroni!").

6 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Rosario Cucinotta

    Probabilmente sarebbe meglio, in un’epoca in cui tutto può essere messo sotto gli occhi di tutti, che fosse meglio tutelata la privacy ed eventualmente sanzionati coloro che non la rispettano.
    Ciò dovrebbe però valere per tutti: per Grillo, come per D’Alema…

    Rispondi
  2. Jeremy Bentham

    Salve, io sono l’articolista (il mio nickname è Jeremy Bentham). Grazie per le riflessioni. L’opportunità politica e morale non è una categoria che afferisce al provvedimento della polizia postale: loro applicano le normative che, in questo caso, dicono che chi registra senza il consenso dei convenuti non può pubblicarne i testi e/o i contenuti audio. Non è un provvedimento voluto o imposto da Grillo o dal M5S. Riguardo alla censura, questo non è il caso: il M5S non ha mai censurato nessuno, grida allo scandalo di media che danno informazioni deviate e fanno roteare lingue in favore dei potenti. Ciò detto, non è stato scritto nell’articolo che quando si tratta di giudicare il M5S non ci si fida della capacità di giudizio delle persone: l’articolo vuole ragionare sarcasticamente sulla capacità che hanno i media di trasformare un fatterello al cospetto di scandali ben più perniciosi. Sulla tua prima domanda, certo che è opportuno contrastare la mancanta trasparenza di alcuni comportamenti, ben venga. Rendiamo trasparente il porco zio, ma anche le fondazioni di Renzi e del PD ecc..

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    • Paolo Flamigni (Gigi)

      Sai qual è il punto? che agli italiani in realtà del porcozio di Grillo non gliene frega proprio niente, come non gliene frega niente delle fondazioni di Renzi. I giornali sparano là quello che pensano gli valga un po’ di pubblicità e tutti vissero felici e contenti.
      Sarebbe meglio che i cittadini a 5 stelle non ci facessero troppo caso e non cadessero in queste provocazioni che tanto non fanno perdere né voti, né consenso

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  3. Paolo Agnoli

    L’articolista non si pronuncia sull’opportunità morale e politica di oscurare il sito grillo-leaks.com (la leggittimità di tale atto da parte della magistratura è fuori discussione, come lo sono le azioni legali contro Snowden). Perchè sarebbe opportuno denunciare e contrastare le censure mentre non sarebbe opportuno denunciare e contrastare solo quelle che rendono trasparenti certi comportamenti del M5S? Perchè non fidarsi della capacità di giudizio delle persone solo quando si tratta di giudicare il M5S?

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  4. Tullio Favella

    Lo scandalo o se vogliamo, la disonestà intellettuale non stà nell’utilizzo di certe espressioni ma piuttosto nel proporsi come promotori di trasparenza assoluta, di slogan come “1 vale 1 e nessuno resterà indietro” e poi fare incontri privati/segreti e discutere su questioni che interessano la popolazione.
    I cittadini pentastellati coinvolti sul sito che è stato prontamente oscurato dopo denuncia a polizia postale, stanno svolgendo un ruolo pubblico, sono pagati dai contribuenti e loro stessi sono dove sono grazie a promesse di onestà, trasparenza e coerenza.

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