La Divina Commedia nel musical di Antonio Spaziano: un’intervista

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Non era mia intenzione sfidare la critica letteraria di ieri e di oggi, né dare alla Divina Commedia la mia interpretazione. Ho soltanto provato a guardarla con i miei occhi, lasciandomi ispirare dalle migliaia di immagini generate dai versi di Dante, dai luoghi, dai personaggi e dalle loro vicende. Ho voluto dare a tutto ciò la mia personale forma” (Antonio Spaziano). Ho assistito diverse volte al musical “Divina Commedia”, scritto e diretto da Antonio, rimanendo incantata e meravigliata dalla sua spettacolarità e dall’armonia esistente tra la musica e i vari movimenti, leggiadri e violenti, di ogni singola scena. Antonio è un musicista, un cantante, un papà, un avvocato di una cittadina del viterbese. Soltanto alcuni cenni introduttivi. Lasciamo però che sia lui ad accompagnarci lungo quel sentiero di passione, scoperta, fantasia e conoscenza, dell’opera e del suo autore

1 – Antonio Spaziano: passione, creatività, abitudini, doveri e affetti. Come si armonizzano i vari aspetti della tua vita e dove trovano punti di disaccordo o d’incompatibilità?

A dire il vero già la mia libera professione mal si concilia con i miei affetti. Sono stato definito un “avvocato prestato al teatro”. Vorrei che fosse il contrario, anche se amo tutto quel che faccio e una scelta sarebbe molto sofferta. D’altronde sia la mia professione sia la mia passione richiedono un pizzico di sana follia, dosata nelle giuste quantità. Indubbiamente il teatro, come ogni arte, ha bisogno di un’ostinazione viscerale e irrazionale, la stessa però che azzera il sacrificio e che sembra moltiplicare il tempo a disposizione. Amo suonare e scrivere di notte e rinuncio al sonno perché so che quello che sto creando vale molto di più e lo porterò con me per sempre. Sono privilegiato poi perché condivido la mia passione con le persone a me più vicine. Mio figlio Francesco è il fan più accanito. A soli cinque anni conosce tutti i testi a memoria.

2 – Così è arrivato questo musical che, come tu definisci, scaturisce dal tuo particolare sguardo del capolavoro dantesco. Su cosa si è soffermato questo tuo sguardo?

Non più adolescente mi sono riavvicinato a quest’opera e ho compreso che, al di là dello stile linguistico, il testo si lascia leggere e comprendere più facilmente di quanto si pensi, senza specifiche conoscenze. Il mio sguardo è stato ed è oggi lo stesso di quello di un comune lettore, che forse ha avuto la semplice curiosità di approcciare alla Divina Commedia in maniera scevra da quel retaggio scolastico che ne faceva solo un incomprensibile testo didattico. Nel trasporla ho tentato di affievolirne quell’aura di sacralità che, a mio parere, finisce per ostacolarne la divulgazione.

3 – Perché proprio quest’opera di Dante Alighieri? Com’è nata la tua idea?

Desideravo comporre un musical ispirato a una grande opera della letteratura italiana. A chi non sarebbe venuta in mente la Divina Commedia? Sfogliai tutte le edizioni che avevo in casa e ne scelsi una in formato enciclopedico con le illustrazioni del Doré. Fui travolto da un desiderio irrefrenabile di scrivere musiche e liriche. Non mi lanciai a capofitto. Volevo assicurarmi che non vi fosse già un’abbondanza di trasposizioni, ma trovai poco o nulla. Pensai inizialmente che forse dovevano essere rispettate due regole: utilizzare la lingua volgare e preservare l’integrità del testo, senza scegliere un canto o un personaggio a scapito di altri. Ma cosa ne sarebbe venuto fuori? Un’opera monumentale, incomprensibile, didascalica, con buona pace per la creatività e la libera ispirazione. Il mio obiettivo era invece avvicinare più gente possibile all’opera e contribuire a farne comprendere l’immenso valore. Ho preferito così rielaborare in chiave moderna il testo, riproponendo i passi e i personaggi per me più significativi, senza stravolgerne l’essenza.

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4 – Entriamo allora nel vivo del musical, la tua “personale forma” dell’opera. Quali sono le immagini che ti hanno ispirato e come si susseguono e si armonizzano tra di loro?

Lo spettacolo si apre con un assolo di Dante. Egli non è solo il Poeta (o il politico), ma è l’uomo di ieri, di oggi e di domani, che resta così un’entità non distinta dallo spettatore. Il suo viaggio prende inizio da uno stato di perdizione (la selva oscura), in cui le virtù morali e spirituali soggiacciono ai piaceri della carne. Mentre le tre fiere gli impediscono di salire il colle, la salvezza, Beatrice appare a Virgilio e lo invita a giungere in soccorso del Poeta. Parafrasando un pensiero di Hermann Broch, Virgilio si offre da mentore a Dante affinché, attraverso la conoscenza della morte, comprenda l’immenso significato della vita. Passando per Caronte, desideroso di sottrarsi all’ingrato compito di traghettatore di anime, incontrando la passione e il tradimento che conducono Paolo e Francesca alla dannazione eterna, attraverso gironi e bolge, i due giungono al cospetto di Lucifero, l’angelo che osò sfidare Dio con la virtù di cui Dio stesso gli fece dono, la libertà. Nel Purgatorio protagonista è l’anima, in cui coesistono il peccato, vivo nel ricordo, e la redenzione, che germina nel desiderio. Dopo il commiato di Virgilio, appare Beatrice in una visione del tutto personale. Ella non è solo una figura eterea, ma anche una donna realmente vissuta, capace di istinti naturali in lotta contro la sua spiritualità. Un incontro e uno scontro tra desideri di anima (Beatrice) e di uomo (Dante), permettono al Poeta di raggiungere il bene supremo, l’amore, secondo tutte le forme ed espressioni di cui si compone, comprendendo che la vita, con ogni sua imperfezione, può essere soltanto vissuta, seguendo la ragione e amando con il cuore.

5 - Parliamo di donne allora, della tua Beatrice. “Preghiera alla luna”, recitata da lei, mi ha commosso particolarmente. Come sei riuscito a interpretare il pensiero di una donna in conflitto tra istinto passionale e ragione?

La mia Beatrice è un personaggio complesso, lontano dall’immaginario comune, con stati d’animo e sentimenti profondamente diversi. Il brano “Preghiera alla luna” è la manifestazione di un desiderio terreno, la voglia di un congiungimento carnale con Dante, impedito dalla morte prematura di lei. Se togliamo al testo quelle espressioni attribuibili a una donna, non rimangono che la passione, il conflitto, la frustrazione, che non sono sentimenti di genere. L’amore infatti rende estremamente vulnerabili l’uomo e la donna nella stessa misura.

6 - Approfitto per soddisfare una mia personale curiosità. Ti ritrovi davanti al palco. Partono le prime note, inizia lo spettacolo. Quel tuo sguardo su cosa si concentra maggiormente?

Per diverse ragioni assisto ad ogni rappresentazione dalla cabina di regia. Un po’ per assicurarmi che la tecnologia mi assista a perfezione, ma soprattutto perché dal fondo della sala, in posizione rialzata rispetto alla platea, posso osservare sia il palco sia il pubblico. Mi piace scrutare il comportamento degli spettatori per comprendere il loro livello di attenzione. Il brusio di sottofondo o il frequente accavallarsi di gambe non sono mai dei buoni presagi. Più degli applausi mi appaga il silenzio, spesso corrispondente ad un forte coinvolgimento emotivo. Trattengo il respiro fino all’ultimo accordo. In quell’istante ho la definitiva percezione di quanto il pubblico ha gradito o meno.

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7 - Il viaggio di Dante, il percorso di composizione della tua arte. Possiamo definire anche un tuo personale sentiero di maturazione? Come e in che misura questo musical ti ha segnato?

È sicuramente una tappa fondamentale nel mio percorso di crescita e non solo in ambito musicale e teatrale, frutto anche di una paziente attesa della giusta ispirazione. Per la scrittura di alcuni testi ho impiegato addirittura mesi. Ho sviluppato idee e modi di concepire le cose e il mio rapporto con la natura, con la fede. Leggendo testi di filosofia e teologia a volte mi sono ritrovato a stravolgere le mie intime convinzioni, altre volte a vederle rafforzate. Posso dire che non vi è nulla, nella mia Divina Commedia, che non risponda ai miei più intimi principi. Forse è proprio questo profondo senso di appartenenza ciò di cui vado più fiero.

8 - Se non fossi stato l’autore quale scena avrebbe colpito la tua attenzione? E se fossi stato attore, quale personaggio avresti voluto interpretare?

Io amo il “Padre Nostro”, in cui s’intrecciano più generi musicali, diversi linguaggi, forme coreografiche leggiadre e muscolari e proiezioni di forte impatto visivo. Se fossi stato attore? In realtà ho interpretato il ruolo di Virgilio in un allestimento precedente al debutto assoluto. Il personaggio che più di ogni altro ho concepito a mia immagine e somiglianza. Ma preferisco essere l’autore!

9 - Pardon, mi mancava questa informazione. Un’altra cosa che vorrei capire da te. Quando hai capito di “abbandonare” la tua opera, di scrivere la parola “fine”?

Io credo di non poter scrivere la parola “fine”. Quando consegnai la mia opera alla produzione nel 2009 ero convinto della sua completezza, ma durante le prove mi accorsi che c’erano alcuni punti deboli e delle lacune che m’indussero a scrivere ancora. La voglia di trovare nuove fonti d’ispirazione è insaziabile, per cui si tratta in realtà di una continua evoluzione.

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10 – Svelaci allora qualche progetto futuro, più o meno imminente.

Dopo due edizioni, il 16 maggio debutterà una versione concertistica innovativa, con nuovi personaggi. Uscirà un cd che raccoglie i brani più rappresentativi del musical. Ho ancora abbastanza energia ed entusiasmo per portare in scena lo spettacolo, magari per qualche anno ancora, e affidarlo ad altre compagnie che già me ne hanno fatto richiesta. Nel frattempo ho ripreso l’attività di autore. Un nuovo musical, magari di genere pop-elettronico, verrà di sicuro.

11 – A te chiedo di scrivere il finale della nostra conversazione

È vano, e anche delittuoso, porre un freno alla creatività. L’arte nasce nell’anima, le mani hanno l’obbligo di imprimerla e farne dono al prossimo. Per tutti i curiosi, per chi ama la Divina Commedia, per chi crede nella fantasia e nella creatività, per chi vuole scoprire i dettagli di questo musical, un invito a consultare il sito http://divinacommediamusical.it/.

E chissà, potreste ritrovarvi davanti a quel palco, e viaggiare insieme a Dante, tra gli Inferi e il Cielo.

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