Grant Hackett. La fatica del successo

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Occorre toccare il fondo per ripartire? Sembra di si, per lo meno per alcuni campioni sportivi. Anni di grandi successi, popolarità, soldi, eccessi passano veloci e sull’onda dell’entusiasmo, senza freni. Arriva però, prima o poi, il momento in cui occorre fermarsi, guardarsi alle spalle, ascoltarsi dentro e, con un forte senso di inadeguatezza mia provato prima, chiedersi: e adesso?

Grant Hackett, nuotatore professionista (soprannominato “The Machine”) dopo essersi ritirato nel 2008 dopo le olimpiadi di Pechino, a 34 anni ha deciso di rimettersi in gioco cercando di gareggiare per riuscire a prendere il pass per i mondiali di Kazan.

Hackett dominava le gare dei 1500m. Dopo aver cominciato a fare dei passi falsi e dopo aver visto sfilare via le medaglie più prestigiose (Melbourne 2005 e Pechino 2008) decide nel 2008 di lasciare. Nel frattempo la sua vita fuori dall’acqua non va affatto bene. “In acqua alcuni giorni sono belli come diamanti, altri sono come le pietre. Ma la vita fuori dall’acqua è peggio”. Queste dichiarazioni dimostrano il netto contrasto tra le due realtà della sua vita. Dopo essersi sposato, la moglie lo spedisce fuori di casa (2011) poco dopo il matrimonio. Il motivo? Lo aveva scoperto ubriaco a devastare una camera di un hotel di Melbourne. Il 24 febbraio 2014 finisce in clinica riabilitativa per dipendenza da sonniferi. Storia recente, che dimostra la parabola sempre più discendente del nuotatore.

Olympics Day 2 - SwimmingDopo aver toccato il fondo, con decisione ha scelto di risalire la china, con sacrificio e voglia di tornare e dimostrare che quanto successo negli ultimi anni è stata solo una piccola parentesi. A settembre è tornato e ha lasciato queste dichiarazioni: “Voglio una vita felice, voglio essere un buon padre, e fare bene le cose. Sono orgoglioso di me stesso, ho avuto coraggio ad affrontare i miei problemi e grazie al nuoto mi sto ritrovando: non ho grandi aspettative”. Hackett ora non è più protagonista nei 1500, ma punta tutto sui 200 (oltre che sui 100 e 400). Il 3 aprile 2015 ha corso i Trials australiani a Sydney ed è arrivato terzo: al primo tentativo è salito sul podio. “Sono davvero sorpreso, non posso credere cosa sono riuscito a fare in appena sei mesi. Odio la parola ritorno, forse solo tecnicamente è un ritorno in piscina, sto nuotando solo per divertirmi e voglio continuare a farlo. La gloria? Sono solo un nuotatore che si diverte, non devo riempire nessun vuoto nella mia vita”. Credo che Hackett non abbia problemi a ritornare in forma e a ritornare a vincere. Sa come si fa e non lo dimenticherà: anche a 34 anni punterà ad una medaglia.

Molti sportivi come Grant dopo un periodo della loro carriera dove tutto andava a gonfie vele, si sono arenati e sono precipitati, spesse volte in modo pesante, brutto ed inaspettato. Si lasciano andare, lasciano il timone forse anche per un momento e si ritrovano in un mare di problemi. Rimanere sempre al top, saldi e sereni non è facile neanche per campioni di questo calibro. Forse perché anche loro sono esseri umani, al contrario di quello che molte volte ci fanno pensare o pensiamo noi quando li osserviamo compiere imprese “titaniche” (il suo soprannome “The Machine” ne è la testimonianza più concreta).

Credo che le parole dell’ultima canzone di Marco Mengoni possano collegarsi molto bene a questo aspetto: “Credo negli esseri umani che hanno il coraggio di essere umani”. Forse a noi dispiace che questi campioni arrivino a tanto per poter riscoprirsi. Ma siamo sicuri che questo passo falso non sia stato utile per la loro vita? Nulla viene per caso. Popolarità, pressioni e successo portano, molte volte, ad allontanarsi da quello che veramente si è e ci si allontana dal proprio essere. L’orgoglio spesse volte tradisce. Ci si pensa imbattibili ma in realtà si è sempre e comunque degli esseri umani, fatti di sentimenti ed emozioni che occorre rispettare e coltivare, per non dovere poi fermarsi e riscoprire quella parte che abbiamo sempre avuto dentro a cui però non abbiamo mai dato ascolto.

Per ripartire, molte volte occorre riscoprirsi, nel profondo.

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