Donne con gli attributi. Undici temerarie della letteratura – e non solo – di tutti i tempi

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Da sempre gli scrittori cercano di creare modelli in cui il lettore possa immedesimarsi e per i quali provare empatia. Tralasciando quei generi letterari che parlano di supereroi oppure di eventi soprannaturali, il protagonista di un romanzo è convincente quando si attiene a determinati comportamenti giudicati verosimili. Ovvero, se ogni tanto dubita di se stesso e del mondo; se si pone delle domande esistenziali, anziché andare avanti ad oltranza; se talvolta prova timore, seppur cercando di vincere le sue incertezze. Ebbene, prendendo in esame opere letterarie che rispecchiano questa tipologia di narrazione – tralasciando quindi robot e virago – ho scelto undici personaggi femminili capaci di infondere speranza. Mi spiego meglio: undici eroine che, nonostante le vicissitudini della vita, sono state capaci di tenere testa alla sorte. Undici donne coraggiose e carismatiche che, ad un certo punto, hanno “cacciato fuori gli attributi” e sono diventate artefici del proprio destino. In sostanza, che non sono state lì a piangersi addosso o ad aspettare che qualcuno le salvasse, ma hanno provato ad affrontare la situazione con le proprie risorse e creando personali espedienti.
Pensandoci bene, le donne coraggiose della letteratura sarebbero davvero infinite, e comunque, ben più di undici. Ma come si suol dire, nella vita bisogna fare delle scelte, ed io ho scelto per voi. Essendo protagoniste femminili in cui storia e letteratura si fondono, ho creato un connubio al di là di cronologie e luoghi geografici, facendo appello alla pura immaginazione.

Se dico “donne con le palle”, chi vi viene in mente?

John William Waterhouse Penelope e la tela 1912.

John William Waterhouse Penelope e la tela 1912.

Al primo posto, ho messo PENELOPE, la moglie del viaggiatore Ulisse dell’Odissea di Omero. Sì, perché non solo questa donna è un esempio di fedeltà e senso della famiglia, ma lo è anche di coerenza. Sebbene Ulisse sia lontano ormai da un tempo inenarrabile, e di fatto Penelope sia una donna sola, non cede alla proposta di matrimonio che le fanno i Proci, i giovani nobili di Itaca che aspirano al trono di Ulisse. Forse un’altra al posto suo si sarebbe sentita tradita, concedendosi al miglior offerente. Lei, invece, sa esattamente cosa vuole e ha il coraggio di aspettare, di sperare. Attende vent’anni il ritorno del suo sposo, creando l’espediente della tela, per prendere tempo. Finge di tessere il sudario per il suocero Laerte, e solo a lavoro finito accetterà di sposarsi. Ma Penelope disfa di notte quello che di giorno realizza, e quindi il tempo di attesa diventa infinito così come infinito è il suo amore per Ulisse.

Al secondo posto troviamo JO MARCH di “Piccole donne”, il romanzo di Louisa May Alcott, l’esempio palese di donna “cazzuta”, se mi passate il termine. Si chiama Josephine, ma il fatto che la chiamino Jo la dice lunga. È il maschiaccio della famiglia, ed ha solo 15 anni. È determinata e ribelle; ama andare a cavallo e vuole diventare una scrittrice. Il padre parte per la guerra, lasciando sole la moglie e le quattro figlie, che vanno incontro a mille disagi ed altrettante difficoltà. Ma per fortuna che c’è Jo a far fronte a tutto. Se non fosse per lei, la famiglia sarebbe morta e sepolta e non se ne parlerebbe più. Ovviamente lo dico con ironia, ma Jo March è proprio uno di quei personaggi che fanno la differenza in un libro, e che induce il lettore a pensare: “per fortuna che ci sei, così posso stare tranquillo”. Indimenticabile la scena, forte ed insolita per quei tempi, dove per non gravare sull’economia domestica, già alquanto precaria, Jo taglia e vende i suoi capelli a scopo di denaro. Una delle rinunce più nobili in campo letterario, che mi ha fatto amare questa eroina.

Ricordate la bambina giudiziosa della serie televisiva, fine anni Settanta, “La casa nella prateria”? LAURA INGALLS è al terzo posto di questa mia classifica, sul podio “ad honorem”, per aver saputo sempre confortare la sua famiglia poverissima, ed assisterla come meglio poteva. Anche la piccola Laura, seppur solo una bambina, ha dovuto attuare numerose rinunce. Ricordo la struggente puntata dove Laura accetta di vendere il suo amato pony per comperare una stufa a legna alla mamma. Oppure di quando si presenta alla falegnameria per sostituire il padre infortunato e lavorare al posto suo. Laura è stata la bambina che tutti i genitori avrebbero desiderato, e ha fatto sognare migliaia di bambini che avrebbero voluto essere come lei. Naturalmente mi aggiungo alla lista e la ricordo sempre con tenerezza.

Francamente, me ne infischio! Rhett Butler e Scarlett O'Hara. Via col vento!

Francamente, me ne infischio! Rhett Butler e Scarlett O’Hara. Via col vento!

ROSSELLA O’HARA, la petulante ed egocentrica protagonista di “Via col vento” di Margaret Mitchell, da cui è stato tratto il colossal del 1939 con Vivien Leigh e Clark Gable, è in quarta posizione. Nonostante sia palese che Rossella fosse un’opportunista e una donna senza scrupoli, disposta a “vendersi” al miglior offerente pur di racimolare denaro, dobbiamo ammettere che sia stata un esempio di caparbietà e di intraprendenza. Anticipando i tempi della donna in carriera, non ha esitato a sposarsi ben due volte nonostante non amasse il consorte, pur di ottenere i suoi scopi. La cosa più importante della sua vita era salvare Tara, la sua proprietà, e non rivivere più quegli stenti che la guerra le aveva fatto conoscere. Certo, il vero amore lo ha riconosciuto quando ormai era troppo tardi, ma stiamo qui a parlare di donne coraggiose e non di quelle sentimentali. Quindi, di questo piccolo particolare, “francamente me ne infischio”.

Lisbeth Salander, Millenium, Stieg Larsonn.

Lisbeth Salander, Millenium, Stieg Larsonn.

Quinto posto per LISBETH SALANDER, la protagonista della trilogia “Millennium” di Stieg Larsonn. Un personaggio creato ad hoc, per suscitare empatia. Ragazza disadattata, sfortunata e violentata, Lisbeth è in fondo un’anima fragile, di cui tutti sarebbero portati ad approfittare. Ma è estremamente coraggiosa, e decisa a vendicarsi. Non solo punisce chi aveva abusato di lei, ma aiuta il protagonista a catturare l’omicida seriale che odia le donne. Con questa cattura, il suo risentimento nei confronti del genere maschile trova appagamento e la “bestia” che dorme dentro di lei può sopirsi.

MALEFICA, l’antagonista della “Bella addormentata nel bosco della Disney”, di cui nel 2014 è stato tratto l’omonimo film con Angelina Jolie, è al sesto posto. È stata tradita e umiliata dal suo amico, nonché amore Stefano. Le sono state amputate le ali, simbolo della sua dignità e della sua forza. Sarebbe stato facile quindi vendicarsi su Aurora, la figlia di Stefano, alla quale Malefica stessa ha fatto un sortilegio. Ma qui sta la grandezza e l’umanità di questo personaggio. Malefica segue a distanza la bambina, impara ad amarla e la protegge. Sebbene senza ali, e quindi vulnerabile, è disposta a tutto pur di salvarla. Il coraggio di Malefica sta proprio nel cambiamento: da strega a fata. Da personaggio malvagio, essa diviene una “madre”.

ROBYN DAVIDSON, ovvero “la signora dei cammelli”

ROBYN DAVIDSON, ovvero “la signora dei cammelli”

Settimo posto per ROBYN DAVIDSON, ovvero “la signora dei cammelli”, come viene soprannominata. Era solo una ragazza quando nel 1977 si è avventurata da sola, a piedi, da Alice Springs fino all’Oceano indiano. Ha scritto un bestseller che in Australia è diventato addirittura un classico per le scuole. Nel 2013 John Curran ne ha fatto un film, intitolato “Tracks- Attraverso il deserto”, in cui si narra l’impresa di attraversare il deserto australiano. Robyn era sola, con tre cammelli adulti e un cucciolo, e il suo cane nero. Inutile dirvi che qui il coraggio è soprattutto fisico, poiché nel deserto si nascondono mille insidie. Situazioni in cui essere soli è tutt’altro che piacevole, e bisogna mantenere i nervi saldi e la mente sempre presente.

Ottava posizione per GIOVANNA D’ARCO, personaggio storico mai dimenticato. Un’eroina francese vissuta nella prima metà del Quattrocento, venerata come santa dalla chiesa cattolica, conosciuta anche come “Pulzella d’Orléans”. Ella riuscì a riunire parte del territorio caduto in mano inglese, guidando, durante la Guerra dei Cent’anni, le armate francesi contro quelle inglesi in maniera vittoriosa. Catturata dai Borgognoni, Giovanna fu venduta agli inglesi che la sottoposero a processo per eresia e la condannarono ad essere arsa viva sul rogo. Il classico esempio di coraggio di morire in nome di un’ideologia.

Alice in Wanderland.

Alice in Wanderland.

Nono posto per ALICE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE. Direte voi, cosa c’entra una favola di Lewis Carroll? Ebbene, ogni volta che ho letto questa storia, oppure ho visto il film, mi sono sempre detta che Alice era una bambina molto coraggiosa. Al di là di tutto, anche dal fatto che affrontasse le situazioni in sogno, ha avuto la temperanza di fronteggiare le prove alle quali era sottoposta, senza tentare di eluderle. Una favola che parla di sogni e di bambini, quindi innocenti ed indifesi, che compiono “salti nell’ignoto”. Questo non vi pare coraggio?

In decima posizione troviamo KAY SCARPETTA, il personaggio protagonista dei tanti romanzi di Patricia Cornwell. L’anatomopatologa più amata nel mondo. Sebbene io preferissi la “prima” Kay Scarpetta, quella di “Post mortem” e “Insolito e crudele”, per intenderci, e adesso reputi che questo personaggio sia stato un po’ “trasformato” dalla sua autrice, devo riconoscere che Kay sa essere sempre padrona della situazione. Raramente cede allo sconforto e affronta le catastrofi più surreali, a cui il destino la sottopone, sempre con stile impeccabile..

Il buio oltre la siepe, Scout col padre Atticus Finch.

Il buio oltre la siepe, Scout col padre Atticus Finch.

E infine, undicesimo posto per Scout, la bimba – io narrante – de “Il buio oltre la siepe” di Arper Lee. Essa rappresenta la cosiddetta voce della verità, capace di dire le cose come stanno, senza filtri, come è proprio dei bambini. Sempre in prima linea, accanto al padre e all’amato fratello, Scout non si risparmia, dimostrando una maturità e una dedizione che vanno al di là della sua età.

Ebbene, siamo giunti alla fine di questa riflessione. Chissà quali eroine coraggiose avrò ignorato, che magari compaiono nella vostra top ten. Top eleven, chiedo scusa. Potreste divertirvi a compilarne una, tutta personale. Anche in letteratura, così come altrove, vale il concetto “de gustibus”. Almeno su questo, sarete d’accordo con me.

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3 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Oriana Cartaregia

    Interessante. Spiace però dover constatare che per definire un aspetto positivo al femminile ci faccia riferimento a ‘attributi’ maschili … ma perchè?

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  2. agata

    in principio era rossella… poi kei…. ora mi ritrovo penelope…… amore lontano!!!!

    la vita e’ ….maleficent!!!

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