Dante 7.5.0. su Radio 3: 11 domande a Susanna Tartaro

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In questa Italia del lamento giustificato o meno, dell’eterna crisi e del declino apparentemente inarrestabile, esistono e sono vivi e vegeti spazi di brillantezza, di luce o – se volete – di resistenza. Radio 3 è uno di questi. Da decenni il terzo canale di Radio Rai è la concreta dimostrazione di come si possa fare e parlare di cultura, libri e poesia, raccogliendo interesse e pubblico, a dispetto della sensazione diffusa (forse esagerata) secondo cui i cervelli delle italiane e degli italiani siano desertificati.

Da sabato 23 maggio 2015 alle 18, per sei settimane, va in onda il nuovo programma “DANTE 7.5.0, Inferni, Purgatori e Paradisi”. Si tratta di una nuova scommessa di Radio 3: parlare e far parlare Dante e la sua Commedia nell’era di internet, della comunicazione “frammentata”, del bombardamento tecnologico; senza scivolare nel “passatismo” nostalgico, ma anzi volendo e riuscendo ad essere contemporanei. Si racconterà dell’inferno dei migranti nel Mediterraneo (che sembrano ribaltare in modo inaspettato l’idea che abbiamo degli scafisti), dei labirinti infernali danteschi che possono diventare mentali, degli Ulisse contemporanei, dei purgatori di un medico del pronto soccorso e del viaggio di Dante visto come una sorta di viaggio ascetico, sciamanico. Fino a toccare i paradisi. Ma quelli di Luca Parmitano, astronauta, e dello scrittore Walter Siti.

Susanna Tartaro, conduttrice e autrice di "Dante 7.5.0" e responsabile di "Fahrenheit", su Radio3.

Susanna Tartaro, conduttrice e autrice di “Dante 7.5.0″ e responsabile di “Fahrenheit”, su Radio3.

“DANTE 7.5.0″ è un programma di Susanna Tartaro che ogni tanto pubblica sue riflessioni su L’Undici. E allora, l’abbiamo intervistata per saperne di più su di lei, su Dante e sul programma.

1. Come ti è venuta l’idea di una trasmissione su Dante?
Nel modo più semplice, direi. L’occasione è stata quella dei festeggiamenti nazionali intorno ai 750 anni dalla nascita del Sommo Poeta. Ma colta l’opportunità di questa mezzora nel palinsesto di Radio3 da dedicare a Dante, cosa fare? Mi scervellavo, ci rimuginavo. Tanto è stato realizzato, e in modo mirabile, mi ripetevo. Dopo le letture di Carmelo Bene o dopo commenti critici di alta caratura che negli anni hanno arricchito i nostri archivi, cosa rimaneva? L’idea, in realtà, l’avevo in tasca.

Sono anni che lavoro sul concetto di letteratura e contemporaneità (da sempre per Fahrenheit e da un po’ sul mio blog) e sui cortocircuiti che si innescano, bastava ora render tutto questo “un programma”. Ed ecco delinearsi nella mia testa una trasmissione su “inferni”, “purgatori” e “paradisi” che ci riguardano. Ho sviluppato un vero cammino radiofonico-ipertestuale nelle cantiche e nei gironi a noi contemporanei, costruito con incontri, e dove i versi di Dante dialogano con esperienze “nostre”. E viceversa.

2. “E come quei che con lena affannata uscito fuor del pelago a la riva si volge all’acqua perigliosa e guata così l’animo mio che ancor fuggiva si volse a retro a rimirar lo passo che non lasciò giammai persona viva” (Inferno, Canto primo versi 22-27). In queste parole non si intravede anche tutto il dramma e le tragedie odierne dei naufraghi del Mar Mediterraneo?

Nella prima puntata (chi l’ha persa può recuperarla e riascoltarla qui) uno degli incontri che faccio è con Tareke Brhane, migrante dall’Eritrea a Lampedusa con il suo inferno esistenziale. Il naufragio a poche miglia dalla costa è reale ma sembra poter parlare direttamente all’esperienza di smarrimento provata da Dante. Ascoltate con attenzione le parole di Tareke quando racconta dell’addio a sua madre, costretta ad abbandonarlo poco più che ragazzino, pur di metterlo in salvo.

Ascoltate i suoi silenzi, i suoi sospiri, appena percepibili. Ascoltatelo quando parla di un “mare di montagne” tutte da scalare per raggiungere qualcosa che neanche aveva ben capito cosa fosse e che per molti italiani, e purtroppo anche in Europa, è solo una rogna: Lampedusa. E che per lui ha il suono dolcissimo della salvezza.

Marina Abramović, immagine di "copertina" della prima puntata di Dante 7.5.0.

Marina Abramović, immagine di “copertina” della prima puntata di Dante 7.5.0.

3. “Nel mezzo del cammin di nostra vita”. L’aggettivo “nostra” serve ad accomunare tutti i viventi in una situazione difficile e in un invito a cercare insieme “la retta via”?

Non so. La retta via…Non saprei. Mi sta a cuore quel “nostra”. La vita di Tareke o l’inferno di Ulisse con la sua immensa frustrazione di non superare il “limite” possono essere anche miei, nostri. Questo mi affascina. Nel mondo come nella letteratura.

4. “E quando deciso fu di torre via Fiorenza io solo fui colui che la difese a viso aperto”. Dante in questo caso dimostra la sua coerenza e autonomia di pensiero. Cosa succede oggi a coloro che manifestano coerenza e autonomia di pensiero?

“A viso aperto” un’altra bella espressione della nostra lingua ricca e profonda! Autonomia di pensiero? Vale per tutti noi, non solo per Dante o solo per gli scrittori! Come deve valere l’uso attento delle parole. Per tutti, e soprattutto per i politici che sbraitano e aizzano dagli scranni televisivi. Rispetto degli altri. E delle altre culture.

5. Che tipo di audience ti attendi? Da chi hai avuto “feedback”? Anziani? Giovani? Nostalgici?

Direi il tipico pubblico di Radio3, bello e vario. Poi ho aperto un gruppo Facebook che si chiama DANTE 7.5.0. e sul mio blog “posto” un diario di viaggio del programma.

6. Hai avuto qualche spunto o episodio particolare che ti ha spinto a concepire questa trasmissione?

Quando in riunione il Direttore ha lanciato la possibilità di uno spazio da “riempire” con qualcosa su Dante, ho accettato l’impresa. Sapevo che una strada l’avrei trovata. Che una via d’uscita, dall’inferno in cui mi stavo cacciando, potevo scovarla!

7. Qual è stata la risposta di Radio3? Sei stata appoggiata oppure ci sono state difficoltà?

Ottima. Dal Direttore Marino Sinibaldi che ha ascoltato il numero zero al volo e che mi ha dato consigli utili alla conduzione, per me una nuova esperienza. Ai miei colleghi che amichevolmente mi hanno dato appoggio e telefoni utili. Per il resto, mi sono rintanata al montaggio, ho raccolto interviste, rumori e suoni in giro con il mio microfono. Ho riletto la Commedia, ho montato e smontato, ho tormentato tecnici e amici fuori il turno di lavoro. Insomma la mia bella quotidianità del mio bel lavoro.

foto di Susanna Tartaro

foto di Susanna Tartaro

8. Qual è il processo che segue una proposta di una trasmissione a Radio3?

Siamo un gruppo redazionale ricco, numeroso, composito per esperienze e competenze. Alcuni di noi fra loro sono molto amici, alcuni meno, come in tutti gli ambienti di lavoro, ma la stima e la solidarietà regnano. Ed è una cosa unica. Sintetizziamo? Da un gran caos si arriva al “programma”. Come? Non l’ho ancora capito, ma è bellissimo.

9. Un recente evento mediatico che ha contribuito a divulgare e ripostare in auge la Divina Commedia almeno nei confronti del “grande pubblico” è stato senza dubbio il programma televisivo di Roberto Benigni. Cosa ne pensi? Ti ha in qualche modo ispirato (in senso positivo o negativo)?

Ne penso il meglio possibile. Ha letto Dante con un afflato tutto toscano che ne ha svelato qualcosa in più, rispetto ad altri, che non riesco a esprimere con chiarezza. Come se il “gesto” di Benigni risplendesse di un’autenticità intrinseca utilissima alla diffusione immediata della Commedia. Ma poi ce ne sono altri di “lettori” importanti e non mancheranno in questo DANTE 7.5.0.!

10. In un’epoca nella quale Google, cellulari e altri strumenti tecnologici “tengono a mente” per noi qualsiasi data, impegno o regola ortografica e quindi tendono a farci perdere la capacità di utilizzare la nostra memoria, pensi che imparare a memoria alcuni passi della Divina Commedia, abbia ancora un senso nel 2015?

Sì, non solo la Commedia. Sono per “imparare a memoria”. E’ bello, utile. Accende sinapsi e arricchisce il linguaggio.

Tu che rapporto personale hai con Dante? Lo studiavi volentieri a scuola? Lo hai ripreso più avanti, una volta finite le scuole?

Rapporto di affetto. Solo di affetto. Mio padre, Achille Tartaro, fu un allievo di Natalino Sapegno, e ha dedicato alla filologia dantesca una vita intera. Lo ricordo alla sua scrivania, in mezzo ai libri, il sigaro… Aggiungo che non sono mai stata una prima della classe, anzi! I miei hanno lasciato me e mia sorella Isabella, molto libere, non abbiamo mai avuto né l’incubo né il mito dello studio. E a scuola Dante l’ho studiato alla meno peggio, riprendendolo all’università ma senza entrare nella sua magnifica trappola. E ora sto qui, adulta, e in trappola. E me lo rileggo, lo studio. La costruzione delle parole, i riferimenti criptici, la forza dei versi. Confronto i commenti, recupero vecchie cose. E faccio anche un programma su Dante. Mio padre non lo potrà mai ascoltare, mannaggia. Ma è un po’ la mia preghiera laica che gli dedico. L’unica che gli sarebbe piaciuta, credo.

Tutte le puntate del programma “Dante 7.5.0.” in onda tutti i sabato alle 18, fino al 27 giugno 2015

1 puntata, 23 maggio: GLI INFERNI
TAREKE BRHANE (migrante e Presidente  Comitato 3 ottobre)– GIOVANNI BADINO (fisico e speleologo) – LOUIS ANDRIESSEN (compositore)– CRISTINA ZAVALLONI (cantante)

 2 puntata, 30 maggio: GLI INFERNI
LUIGI ZOJA  (psicoanalista)– LOUIS GODART (archeologo esperto di Cnosso)

 3 puntata, 6 giugno: I PURGATORI
MASSIMO CARLOTTO (scrittore) – MARIO TAGLIANI (insegnante carcere minorile Ferrante Aporti di Torino)

4 puntata, 13 giugno: I PURGATORI
MASSIMO RAVERI (orientalista )–ALBERTO MANNO (medico pronto soccorso)

 5 puntata, 20 giugno: I PARADISI
MARIO SESTI (critico cinematografico)
ELENA LAZZARETTO (astronoma planetario Padova) -  GIUSEPPE INDIZIO (assicuratore)

6 puntata, 27 giugno: I PARADISI
LUCA PARMITANO (astronauta)  – WALTER SITI (scrittore)

 

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