Carpi. Un sogno diventato realtà

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La storia dell’umanità ci ha presentato e ci presenta esempi di persone che, prima di diventare delle star o semplicemente delle persone di rilievo, hanno incontrato nel loro percorso delle delusioni, per alcuni veri e propri fallimenti.

Si racconta, ad esempio, che Michael Jordan alle scuole superiori fu cacciato dalla squadra di basket della scuola; dopo aver saputo la notizia si rinchiuse in camera e scoppiò a piangere per la delusione. Si narra, inoltre, che Albert Einstein imparò a parlare a quattro anni, iniziò a scrivere a nove anni e un’insegnante di latino gli disse: “Tu non sarai mai nessuno”. A Lionel Messi all’età di undici anni fu diagnosticata una deficienza degli ormoni della crescita: fu escluso dalla squadra di calcio della scuola perché era il più basso dei coetanei. Sembra impossibile, ma Walt Disney fu licenziato da una testata giornalistica per “mancanza di immaginazione” e perché “non aveva idee originali”. Queste persone, chi nello sport, chi nello spettacolo o nella scienza sono diventate dei punti di riferimento ed hanno segnato la storia.

Alain Robert, arrampicatore francese che nella sua carriera ha scalato 100 delle strutture più imponenti al mondo (soprannominato “Spider-man”), disse una frase che credo possa sintetizzare bene il grande passo che sono riusciti a fare questi grandi personaggi: “Accetta il fallimento, è un’attitudine da vincenti”. Sulla stessa linea d’onda fu anche William Durant, imprenditore statunitense che fondò il gruppo General Motors, che affermò: “Dimentica gli errori del passato. Dimentica i fallimenti. Dimentica tutto, eccetto ciò che devi fare ora, e fallo”.

Carpi-FCCredo si possano estrapolare da queste frasi potenti e significative, tre parole chiave: accettare, lasciar andare e agire. Accettare è il passo primordiale per poter continuare a pensare, nonostante le difficoltà, positivamente; lasciar andare permette di liberare la mente e di non rimanere focalizzati su quello che è andato fallito; agire è il passo che permette di avere la convinzione che si ha sempre la possibilità di riparare agli errori e quindi costruire qualcosa di importante e positivo. La fiducia nelle proprie capacità, nelle possibilità che la vita ci dona, permettono di tenere sempre instancabilmente accesa la luce dentro di noi.

Da un fallimento, come abbiamo testimonianza, possono nascere storie incredibili. A conferma di ciò, è il recente caso della società calcistica del Carpi FC: da poche settimane è approdata nel massimo campionato di calcio, la serie A. Eppure il raggiungimento di questo grande risultato, nato da un lavoro proficuo che dura anni, non è stato una passeggiata.

Il “Miracolo del Carpi” inizia nel 2010 quando la società militava nella lega Dilettanti (serie D). In quegli anni alla guida della società c’era Stefano Bonacini, fondatore del marchio di moda Gaudì. In quell’anno riesce ad ottenere l’accesso alle semifinali di playoff di serie D. Nonostante la sconfitta in finale, il Carpi viene ripescato in serie C2. Da quel momento si assiste ad un netto cambio di “marcia”. L’anno successivo arriva subito la promozione in C1. Il Carpi vuole continuare a stupire. Nel 2012, anno del terremoto che mette in ginocchio la provincia di Modena e quindi anche Carpi, la squadra biancorossa è la favorita nelle finale dei playoff. Ma a sorpresa, nell’epilogo decisivo a Modena, a vincere è la Pro Vercelli. Dopo questa cocente delusione, ritenuta quasi un fallimento, il futuro del Carpi era a rischio. Il patron Bonacini avrebbe voluto acquistare il Modena, ma l’allora presidente del Modena, Roberto Casari, decide di vendere la squadra ad un altro.

Bonacini senza grande entusiasmo continua con il suo Carpi. Le difficoltà sono molte. Viene allestita una squadra non certo per vincere. Ma sul campo le cose vanno in modo diverso e nel giugno 2013 arriva la serie B. L’anno scorso, dopo un eccellente girone di andata, la neo promossa formazione modenese rallenta nel ritorno ma chiude comunque a testa alta. E sull’ossatura dello scorso anno nacque la squadra della serie A. Il 28 aprile 2015 arriva il punto tanto atteso che sancisce, con ben quattro giornate di anticipo, la promozione storica del Carpi in serie A. Tutta Carpi si scatena in calorosi ed entusiastici festeggiamenti.

Un risultato simile non se lo aspettava credo nessuno, visto i nomi ed il blasone di molte società presenti nel campionato di serie B che, sulla carta, presentavano maggiori chance del Carpi approdare in serie A. Ma come si sa lo sport rivela sempre sorprese, spesse volte inaspettate.
carpi-calcio-1.4.15Il raggiungimento di un traguardo come questo non si può di certo attribuire al caso. Per compiere un’impresa simile occorre avere tante, forse indubbie qualità. In primis credo sia da attribuire tutto ciò alla società, che nonostante le difficoltà e budget non da grandissima squadra, ha saputo mettere insieme un gruppo di uomini prima ancora che calciatori (compresa la scelta dell’allenatore) capaci di amalgamarsi ottimamente. In una società di calcio certamente occorre chi spende i soldi per mettere insieme una squadra, ma poi è quest’ultima l’artefice di ogni tipo di impresa. Credo che senza dubbio ci siano da fare enormi elogi alla rosa (composta da giocatori esperti e da giovani di talento come Mbakoglu e Lasagna entrambi classe 1992) e ai giocatori tutti, da chi ha contraddistinto maggiormente questa impresa a chi ha giocato poco. Tutti, ma proprio tutti i componenti del gruppo sono meritevoli di essere applauditi.

Il direttore sportivo, Cristiano Giuntoli ha rivelato qual è stato il segreto che ha fatto si che questi anni di duro lavoro abbiano portato al raggiungimento di questo sogno: “Cultura della sconfitta. Poi pazienza, organizzazione e scouting”. Al giorno d’oggi credo risulti strano sentire un direttore sportivo parlare di “cultura della sconfitta”. Eppure Cristiano Giuntoli ha proprio affermato questo e ne ha dato ulteriori spiegazioni: “Solo avendo la cultura della sconfitta, potevamo puntare su tutti questi giovani. Sapevamo che si poteva perdere e che non ci sarebbero state pressioni. La dimensione della provincia è fondamentale per la formazione di questi giovanissimi calciatori. Accanto a questa cultura, ci vuole pazienza, cioè saper aspettare, aver una buona organizzazione e soprattutto cercarli, per primi nelle serie minori”. Le imprese possono nascere dove si respira umiltà e serenità. Credo che le parole dei direttore rispecchino questo. Hanno avuto il coraggio di puntare sui giovani e, dando loro piena fiducia, hanno raccolto il massimo che potevano. I giocatori hanno sicuramente sentito che avevano dalla loro parte la società e hanno sfruttato quest’aria buona per raggiungere la vetta, quella più alta.

Robert Kennedy disse: “Soltanto coloro che hanno il coraggio di affrontare grandi fallimenti possono raggiungere grandi successi”. Esistono sicuramente fallimenti più grandi del non riuscire a vincere una partita per approdare nella categoria superiore, ma anche un minimo fallimento può portare a cambiare positivamente, a rinnovarsi, a cercare di andare alla ricerca di una soluzione. Dalle piccole cose, molte volte nascono grandi imprese, si raggiungono grandi traguardi. Credo che sia questo il caso del Carpi che, società e giocatori, hanno saputo rimanere sempre e comunque uniti cercando di dare il massimo affidandosi alle loro qualità.

Il lavoro, quello sano, positivo e vitale, paga sempre. Così è stato e credo che non ci si dovrebbe mai stancare, nel mondo sportivo, di imprese così cariche di umiltà e di passione.

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