Bande di Potere e Vittime

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Una cosa accomuna i black bloc, i politici corrotti e la mafia: sono tutti e tre gruppi organizzati.

I primi preparano gli attacchi secondo un precisa strategia, onde massimizzare la visibilità mediatica del caos e minimizzare al massimo i danni (arresti e manganellate). Infatti, da quando sono apparsi nei lontani anni ottanta, ne sono stati arrestati pochissimi, mentre la stragrande maggioranza delle cariche le hanno subite i manifestanti inermi. E l’ultimo fatto di Milano non fa eccezione: massimo risalto sui media e poche decine di indagati su un esercito di oltre 700 teppisti.
I politici corrotti agiscono a loro volta come una casta molto ben organizzata per accaparrarsi gli affari migliori (e relative tangenti) ed evitare allo stesso tempo leggi e pene troppe severe. Basta guardare con spietato realismo la storia degli ultimi trenta anni della nostra leomaggio2malconcia Repubblica per vedere che i corrotti non pagano mai niente (a parte Cusani e pochi altri), se non qualche mese di umiliazione sui giornali. Passata la bufera mediatica, eccoli di nuovo tutti in campo per partecipare all’abbuffata generale, mentre quasi tutti hanno dimenticato tutto.
Infine vi è la terza categoria, la mafia, ormai complementare e membra della classe dirigente (non solo italiana), la quale paga un alto numero di arresti e pene severe, ma senza subire danni ingenti sul lato economico e dell’espansione del proprio “dominio”. Tanto che nonostante il fenomeno sia ben conosciuto da anni, la Mafia S.p.a. è la prima multinazionale del Paese per fatturato, senza contare gli enormi affari avviati in gran parte dell’Europa e all’estero (in questo caso tutto il mondo è veramente paese).

In balia di queste forze troviamo il cittadino onesto, lavoratore appartenente alla classe media o povera, che nell’ultimo caso mediatico è stato ben rappresentato dai cittadini milanesi scesi in strada per manifestare pacificamente la loro rabbia, pulendo i danni fatti dai black bloc. Il gesto è stato ovviamente esaltato da tutti i media e presentato come una riscossa dei cittadini perbene. Ma ad essere realisti non servirà a niente sul lungo termine, se non a far sfogare momentaneamente la rabbia repressa. Questo perchè dietro non c’è alcuna organizzazione.
Mentre i 20.000 milanesi sfilavano, dall’altra parte gli incappucciati molto probabilmente ridevano davanti ad un pizza, pensando al prossimo raduno da mettere a ferro e fuoco. Mentre i ragazzi pulivano con le spugne, da qualche parte mafiosi e politici discutevano del prossimo appalto da gonfiare, mentre si congratulavano a vicenda per i grandiosi affari criminali già conclusi.leomaggio3
I fenomeni una tantum come la marcia milanese o gli “angeli del fango” di Genova vanno bene per sistemare i danni immediati, ma non risolvono minimamente i veri problemi. Senza una strategia e dei gruppi consolidati che operano giorno per giorno, l’avranno sempre vinta i gruppi criminali, sia quelli con la maschera anti-gas, sia i signori in giacca e cravatta.
L’impotenza del cittadino comune è perfettamente rappresentata dalla signora che grida dal balcone e da quelli che commentano su Facebook; urla di rabbia e messaggi minacciosi, ma la stragrande maggioranza non si sogna minimamente di andare ad infliggere una “lezione” ai black bloc, così come nessuno è andato a suonarle ai politici criminali (una delle pochissime volte furono le monetine contro Craxi, ma anche lì erano manifestanti organizzati) e ancora meno ai mafiosi, salvo qualche piccolo gruppo disperato e pochi martiri solitari. Il cittadino perbene è solo e abbandonato, mentre dall’altra parte si trova gente feroce, organizzata e pronta a tutto.

I nostri avi avevano capito che l’unico modo per ottenere una società migliore era coordinarsi in gruppi compatti con una precisa strategia. Solo così, attraverso lacrime e sangue, erano riusciti ad ottenere un benessere che allora apparteneva solo all’aristocrazia, alla plutocrazia leomaggio4e ai dittatori. Ormai questa lezione si sta perdendo in una società votata all’individualismo idiota e al narcisismo senza fine. Aspettare sul divano il cavaliere bianco o il leader dei miracoli, o addirittura sperare di essere i più furbi (e quindi fottere gli altri) può essere estremamente pericoloso. Ed infatti gli effetti ormai li vediamo in ogni angolo.
Bisogna ripartire dall’impegno organizzato per far rete in modo continuativo e produttivo, anche con la più piccola associazione culturale o il gruppo di volontariato del paesino montano. Solo organizzandosi, solo producendo e diffondendo cultura, solo facendo politica, si potrà resistere alla bande di potere. Per usare una metafora molto semplice, ma chiara ed efficace: “solo arando tutti i giorni la terra, l’orto diventerà rigoglioso”.
Ricordiamoci che da soli, chiusi nelle nostre casette e nei nostri social network, siamo solo un numero. Un semplice numero. Sacrificabile.

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