A Luciana Littizzetto, sui napoletani

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Durante uno degli ultimi interventi a “Che tempo che fa”, Luciana Littizzetto ha usato i napoletani come termine di paragone dell’inciviltà, o meglio, come stereotipo del vandalismo impresso nell’immaginario collettivo.
Il concetto pronunciato è eloquente: “[…] Vogliamo parlare di quelli che hanno distrutto piazza di Spagna, i tifosi, cos’erano napoletani? erano olandesi, dei civilissimi olandesi”.
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Pur volendola estrarre dal tono, l’intenzione della comica torinese non solo non è pervenuta ma ha innescato una serie di repliche a catena.
Se avesse sottolineato il pensiero con un’integrazione quale “come si suol dire” o lo avesse argomentato dopo, l’effetto non sarebbe cambiato.
Un termine generico – nella fattispecie il florilegio non manca: vandali, teppisti… – in luogo di “napoletani”, evidentemente, non sarebbe rientrato nella sua metrica testuale e pedagogica ma avrebbe evitato a chi vive a Napoli, e non solo, l’ulteriore nocumento creato dalle barriere da lei alzate involontariamente.

Per chi si impegna a debellare i deleteri luoghi comuni e, al contempo, a costruire – pietra dopo pietra – un nuovo percorso, trovarsi un muro eretto di notte è devastante. Tuttavia, anche se i cittadini sono consapevoli di doversi districare da soli, di non poter contare sugli aiuti, vorrebbero almeno non ricevere danni.
Un aspetto sociale come il vandalismo va affrontato con metodo, altrimenti si rischia di fare quanto meno una pessima figura, anche se in presunta chiave comica. Ma probabilmente non si può chiedere così tanta attenzione sul tema ampio dell’educazione a Luciana Littizzetto, la quale è solita mettere i piedi dove gli altri appoggiano le mani (il troppo storpia).

Sullo stereotipo “napoletano”

Il fatto che l’appellativo in questione, evidentemente dispregiativo, non possa non acuire tensioni in chi si sente a ragione offeso, impone a chiunque sia dotato di intelligenza di non usarlo più. Ovviamente, all’intelligenza andrebbe associata in misura doppia l’anima, sia per neutralizzare gli insulti che per affermare l’amore o almeno il rispetto tra simili.

In sintesi: “Chiunque non sia in grado di capire i napoletani, non li disprezzi così disinvoltamente, poiché dietro quelle azioni che appaiono – e spesso sono – deprecabili o addirittura orrende, vi è la studiata determinatezza o il comodo approccio di non voler risollevare un popolo, molte volte anche da parte di chi si candida a farlo”.

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