Undici film in cui dormire e, in qualche modo, svegliarsi

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“Aprile dolce dormire”, “è primavera, svegliatevi bambine”, il periodo tradizionalmente si presta al sonno, al desiderio di dormire, anche in primavera si dovrebbe uscire dal letargo e risvegliarsi insieme alla natura. Dopo un lungo letargo, un sonno che non ha portato consiglio, gli inventori della storica rubrica “film de chevet” si risvegliano e tornano a proporvi, alla loro maniera,  11 (Undici) film sul sonno, sul dormire e, qualche volta, sullo svegliarsi. Undici film da vedere, rivedere, da sfoglare. Undici film de chevet. Undici film per andare sdraiarsi con Brad Pitt e Angelina Jolie, Ethan Wawke e Julie Delpy, Tom Hanks e Meg Ryan, Humphrey Bogart e Lauren Bacall, Al Pacino e Robin Williams, Christian Bale e Hillary Swank, Claudio Bisio e Stefania Rocca, Woody Allen e Diane Keaton…

Insonnia d’amore

(tit. orig. Sleepless in Seattle) di Nora Ephron, Stati Uniti, 1993. Commedia romantica
Con Tom Hanks, Meg Ryan, Ross Malinger, Bill Pullman, Rosie O’Donnell, Rob Reiner

Il tema: danni collaterali dell’amore

Solo una domanda: lei dorme la notte? – No, lui non dorme per niente.

Solo una domanda: lei dorme la notte? – No, lui non dorme per niente.

Consigliato: donne single over 35 che vogliono continuare a illudersi.
Sconsigliato: donne single over 35 che hanno smesso di illudersi.

“L’Insonne di Seattle? – È come l’hanno chiamato alla radio, perché non riesce a dormire.”

A togliere il sonno a Sam è il dolore per la morte dell’amatissima moglie Maggie. Si trasferisce a Seattle con il figlio Jonah, cerca di cambiare vita, ma il dolore resta e lui non dorme. Convinto che a suo padre occorra una nuova moglie, una sera il sagace Jonah a tradimento lo fa parlare in un programma radiofonico con la psicoqualcosa dottoressa Marcia e Sam si trasforma per tutta la nazione nell’Insonne di Seattle. E produce una tale tenerezza che donne disperate da tutto il territorio a stelle e strisce gli scrivono (lettere di carta! ah! gli anni Novanta!) per impalmarlo. Tra loro Annie, la quale, pur fidanzatissima, resta stregata dall’addolorato Insonne e lo convoca per il 14 febbraio in cima all’Empire State Building. Lieto fine scontato, molto miele qua e là, ma anche i dialoghi brillanti e vivaci delle sceneggiature di Nora Ephron buonanima. Un classicone.

Da vedere appisolandovi mentre scrivete una lettera (vera, di carta) a un vecchio spasimante per cui avevate perduto il sonno.

Prima dell’alba

(tit. orig. Before Sunrise) di Richard Linklater, Stati Uniti-Austria, 1995, commedia romantica.
Con Ethan Hawke, Julie Delpy

Il tema: perché sprecare dormendo questo poco tempo che il Destino (generoso o crudele? ah! quien sabe?) ci ha riservato?

Se qualcuno mi facesse scegliere subito tra non rivederti mai più e sposarti, ti sposerei. E forse questa è una grandissima stronzata romantica, ma c'è gente che si è sposata per molto meno

Se qualcuno mi facesse scegliere subito tra non rivederti mai più e sposarti, ti sposerei. E forse questa è una grandissima stronzata romantica, ma c’è gente che si è sposata per molto meno

Consigliato: a venticinquenni frementi, amanti della conversazione fine a se stessa, filo-asburgici.
Sconsigliato: a cinici, impauriti dagli incontri in treno, disillusi over 50.

“Molto spesso nella vita ho passato con delle persone dei momenti splendidi, tipo viaggiare o stare svegli tutta la notte per vedere l’alba.E sapevo che erano speciali quei momenti, ma c’era sempre qualcosa che non andava. Volevo stare con qualcun altro. Sapevo che quello che provavo, le cose che erano importanti per me, loro non le capivano. Ma sono felice di stare con te. Non puoi capire come mai una notte come questa sia così importante nella mia vita, ma lo è.”

Avete presente quando in risposta alla vostra domanda “Ehi, com’è andata ieri sera col tipo/con la tipa?” il soggetto interrogato vi guarda sognante e risponde “Siamo stati svegli tutta la notte a parlare…”? Ecco, in questo film Céline e Jesse veramente stanno svegli tutta la notte a parlare. Anzi lo decidono proprio consapevolmente, di stare svegli tutta la notte, colti da un impeto ormonal-romantico poche ore dopo essersi conosciuti su un treno. Insomma, scendono a Vienna, passeggiano e parlano, bevono e parlano, incontrano tipi improbabili, si baciano e parlano e – con la mente palesemente annebbiata dall’insonnia – si innamorano. Come andrà a finire? A Linklater non piace abbandonare i personaggi che incontra (vedi Boyhood) e nell’arco di vent’anni ritroverà Jesse e Céline altre due volte (Prima del tramonto 2004, Prima di mezzanotte 2013) (non si dorme nemmeno nei sequel). Un film sinceramente sentimentale ma né stucchevole né stupido. E non ci crederete, ma l’idea del film era venuta a Linklater durante una notte insonne passata a parlare con una tipa http://www.slate.com/blogs/browbeat/2013/05/30/before_sunrise_inspiration_before_midnight_is_dedicated_to_amy_lehrhaupt.html

Da vedere senza proferire verbo.

Il dormiglione

(tit. orig. “Sleeper”) di Woody Allen, Stati Uniti, 1973, comico, fantacomico, film di Woody Allen.
Con Woody Allen, Diane Keaton, John Beck, Mary Gregor, Don Keefer

Il tema: è successo qualcosa mentre dormivo?

“Ma voi state scherzando! Io me ne torno nella capsula! Io sono nervoso se non dormo almeno 600 anni!”

“Ma voi state scherzando! Io me ne torno nella capsula! Io sono nervoso se non dormo almeno 600 anni!”

Consigliato: ad amanti delle sorprese, poetesse, rivoluzionari e pro-ibernazione.
Sconsigliato: a vegetariani, malati di ulcera duodenale, claustrofobici.

“Non riesco a crederci: il chirurgo mi disse che mi rimetteva in piedi in cinque giorni; ha sbagliato di 199 anni!”

Comproprietario del ristorante vegetariano “Il sedano allegro” (in originale è Happy Carrott, ma che vogliamo farci?) e clarinettista nel gruppo “Gli svaccati” (Ragtime Rascals, vabbè), Miles Monroe nel 1973 fu ricoverato in ospedale per un piccolo intervento di ulcera duodenale, ma intervennero complicazioni e – povero Miles! (o no?) –finì per essere ibernato. Duecento esatti anni dopo, Miles viene ritrovato nella sua lucida capsula e risvegliato. Il mondo è tutto un’altro mondo: il tabacco viene ritenuto estremamente salutare, come i grassi alimentari. Allora è un mondo meraviglioso! No, proprio no,un regime dittatoriale lo governa… La Resistenza (guidata dagli scienziati) si sta organizzando e ha bisogno di un soggetto come Miles. Il nostro bel risvegliato trova presto una partner ideale, la poetessa Luna (Diane Keaton), e arriva a distruggere il simbolo del potere. Fantascienza e commedia insieme nel quinto lungometraggio del Woody Allen ancora prima maniera, dopo “Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso” e prima di “Amore e guerra”; vale la pena rivederlo anche soltanto per rivisitare la rappresentazione del mondo futuro nel 1973, con quelle belle vetturette squadrate dal tettuccio luminoso e l’apparecchio orgasmatic (e per la celebre battuta sul Presidente Nixon “Sì, era presidente degli Stati Uniti, ma so che quando usciva dalla Casa Bianca il servizio segreto contava l’argenteria”).

Da vedere col vostro medico di base che vi consiglia quell’insignificante interventino.

Fight club

di David Fincher, USA, 1999, psicodrammatico o psicothriller o film con figaccioni in canottiera
Con Edward Norton, Brad Pitt, Helena Bonham Carter, Jared Leto:

Il tema: Il sonno della ragione genera mostri, ma a volte sono mostri divertenti.

La prima regola del fight club è che bisogna essere dei fighi della Madonna. La seconda è che se non dormi hai effetti collaterali che vanno ben oltre le occhiaie

La prima regola del fight club è che bisogna essere dei fighi della Madonna.
La seconda è che se non dormi hai effetti collaterali che vanno ben oltre le occhiaie

Genere: drammatico.
Consigliato a chi si guarda nello specchio e da tempo non si vede più a chi non ha uno specchio e comunque non per questo non ce la fa più
Sconsigliato a chi fa fatica a seguire le trame un po’ complicate, a chi ha solide radici nella realtà, a chi i bonazzi gli fanno invidia, a chi frequenta i gruppi di sostegno

“Era dalle elementari che nessuno mi scopava così!”

Immaginate che non potete più della società assicurativa in cui lavorate; che non ne potete più dell’American Way of Life; che non ne potete più di rapporti ordinatie bla-bla-bla. A quel punto o imbracciate un fucile come Michael Douglas ne Un giorno di ordinaria follia o vi costruite nella testa un sogno senza fine, con un personaggio che è il vostro doppio (bello, sicuro, capopopolo, violento, che sa sempre cosa è giusto fare) e che vi consente di vivere la vita che non siete capaci di costruirvi da soli. In una sarabanda di personaggi scocomerati e in un atmosfera al tempo stesso cupa (la maggior parte del film è girato in notturna o nei sotterranei in cui i nostri eroi organizzano il fight club, come ormai noto a tutti un clubbino dove i soci si sfidano a botte) e di giocoso cinismo (tutta la questione dei gruppi di sostegno psicologico è da Oscar), David Fincher compie un miracolo di adattamento su Chuck Palahniuk, il più grande genio (del male) della letteratura degli ultimi 20 anni. Solo nel finale il film scade un po’ nel didascalico, ma vista la difficoltà del compito, glielo si può perdonare. Ulteriore motivo di vanto: nella scala valoriale di Daniel, il mio compagno di casa ai tempi dell’università (“Ma si chiava? Ma si danno le mazzate?”), il film becca tranquillamente dei *****.

Da vedere sul tablet, durante un incontro di sostegno psicologico per i malati del morbo di Creutzfeldt-Jakob

Good bye Lenin

di Wolgang Becker, Germania, 2003, Commedia, Come eravamo.
Al risveglio si ha sempre un po' di nostalgia

Al risveglio si ha sempre un po’ di nostalgia

Con Daniel Brühl, Katrin Sass, Čulpan Nailevna Chamatova, Maria Simon

Il tema: Chi dorme non piglia eventi epocali

Consigliato a chi ama il cinema europeo, a chi sa ridere nella tragedia
Sconsigliato ai nostalgici della Cortina di ferro, a chi “si stava meglio quando si stava peggio”

“La sera del 7 ottobre 1989 svariate centinaia di persone si radunarono nel centro di Berlino per sgranchirsi un po’ le gambe. Rivendicavano il diritto di passeggiare senza muri fra i piedi”

Mamma tedesca dell’Est, abbandonata dal marito 10 anni prima e ormai votata alla causa della Repubblica socialista, cade in deliquio vedendo il figlio picchiato dalla Stasi durante un corteo, nei giorni che precedono la caduta del muro. Resta in coma otto mesi e quando si sveglia la DDR non c’è più. Per evitargli uno shock mortale, Alex – il figlio, riparatore di antenne e cineasta dilettante – costruisce attorno alla madre bloccata a letto una realtà virtuale, fatta di finti telegiornali e notizie inventate sul decorso tranquillo e le sorti ancora magnifiche e ancora progressive del suo Paese. Un esempio è quando il TG di Alex rivela “le prove” che la Coca Cola è in realtà stata inventata nella Repubblica Democratica Tedesca, così da giustificare un nuovo megacartellone della bevanda simbolo del capitalismo mondiale piazzato proprio di fronte alla finestra della mamma; ma il capolavoro di Alex è il finto TG del 9 novembre 1989, quando il crollo del Muro è presentato con la prospettiva opposta e sono quelli dell’Ovest – stremati dal sistema di vita occidentale – ad abbattere il muro per scappare ad Est. Il 5 ottobre 1990, due giorni dopo la proclamazione della unificazione, la madre di Alex, ancora ignara, muore serena. Un film intelligente e garbato che racconta la tragicità della storia con il sorriso e che ci parla della potenza del cinema, fatto della stessa materia di cui sono fatti i sogni. Alex è un giovane Daniel Brühl, divenuto poi star hollywoodiana.

Da vedere in un drive-in, arrivando in Trabant con Coca-cola nella mano

L’invasione degli ultracorpi

(tit. orig. “Invasion of the Body Snatchers”) di Don Siegel, USA, 1956, fantascienza
Con Kevin McCarthy, Dana Wynter, Larry Gates

Il tema: L’unico modo di evitare un brutto risveglio è non addormentarsi
Consigliato a:  chi vive nel mito degli anni cinquanta, chi vuole tentare il letargo.
Sconsigliato a: chi soffre di insonnia, a chi ha la casa invasa dalle formiche.

L'unico modo per difendersi è non dormire, ma non si può correre per sempre

L’unico modo per difendersi è non dormire, ma non si può correre per sempre

“Niente amore, nessun sentimento, solo l’istinto di conservazione: non potete amare né essere amati, vero?”
“Lo dici come se fosse una mostruosità, ma non lo è affatto. Sei stato innamorato altre volte. Ma non è durato. Non dura mai. Amore, desiderio, ambizione, fede: senza tutto questo la vita è molto più semplice.”

I mitici anni Cinquanta sono un periodo di caccia alle streghe, di guerra fredda, di invasioni temute e di occupazioni reali come in Ungheria o sul canale di Suez. Insomma è un periodo in cui l’America ha paura e se il motivo reale non c’è, bisognerà inventarselo.  E questo è un film che mette paura davvero. I piccoli strani segnali inizia diventano sempre più inquietanti ed inequivocabili fino all’angosciante scoperta: quando ci si addormenta gli invasori alieni ci sostituiscono con un corpo perfettamente uguale, ma privato di sentimenti ed emozioni, insomma ci si risveglia senza un briciolo di umanità. Solo chi prova sentimenti forti (un figlio, una nipote, un’amante) si accorge della sostituzione, ma nessuno gli crede e comunque è già troppo tardi. L’unico modo per proteggersi sarebbe evitare di dormire, ma anche vivere senza dormire è impossibile, è disumano. “L’invasione degli ultracorpi” è  film figlio delle paure di quei tempi che arriva fino a noi per evidenziare le nostre angosce. Un film senza effetti speciali, senza una goccia di sangue, senza astronavi, ma un film che non vi farà dormire per un bel po’.

Da vedere avvolti in una copertina verde, come in un baccello (ma non temete guardando questo film sarà facile tenere gli occhi ben aperti).

Insomnia

(tit. orig. “Insomnia”) di Christopher Nolan, USA, 2002, Thriller
Con Al Pacino, Robin Williams, Hilary Swank

Il tema: Se non dormo di chi è la colpa?

L'insonnia puoi prenderla per il collo, ma poi non dormi lo stesso

L’insonnia puoi prenderla per il collo, ma poi non dormi lo stesso

Consigliato: ai fans di Al Pacino, ai fans di Robin Williams, ai fans di Christopher Nolan
Sconsigliato: a chi vuole vedere un film solare

“Non smarrire la strada, lasciami dormire, lasciami dormire un po’”

Ma che razza di thriller è questo? Ci sono due cadaveri, due morti feroci e strazianti e noi sappiamo subito chi è stato. Ma si tratta una roba grosssa di quelle che non fanno dormire. Al Pacino è un poliziotto, un investigatore esperto, e meticoloso con un intuito che lo guida nella giusta direzione. Al Pacino, lo sappiamo, è uno che arriva sempre in fondo ai suoi compiti. Ma questa non ha fatto i conti con il freddo e le nebbie dell’Alaska e con un assassino geniale e cinico che si diverte a giocare al gatto e al topo e ad invertire i ruoli col poliziotto. Il killer, lo scopriamo quasi subito, è Robin Williams, uno di cui ci siamo sempre fidati. Il gioco della parti si incrocia e si sdoppia nel grigio di un’Alaska nella quale non scende mai la notte. Non è strano che questa luce biancastra e unifoprme e la coscienza trasformino la veglia in un incubo che non fa dormire. Per fortuna a darci un po’ di luce c’è la splendida Hillary Swank. Basterà per permemterci di prendere un po’ di sonno?

Da vedere quando si ha la coscienza avvolta nella nebbia.

L’uomo senza sonno

(tit. orig. “El maquinista”) di Brad Anderson, Spagna, 2004, drammatico.
Con Christian Bale, Jennifer Jason Leigh, Aitana Sánchez-Gijón, John Sharian, Michael Ironside

Il tema: così stanco da non dormire

Stevie: Stai bene? Trevor Reznik: Ti sembra che non sto bene? Stevie: Se fossi un po' più magro non esisteresti.

Stevie: Stai bene?
Trevor: Ti sembra che non sto bene?
Stevie: Se fossi un po’ più magro non esisteresti.

Consigliato: agli spensierati, agli operai, a chi è sempre a dieta.
Sconsigliato: a chi ha avuto incidenti stradali, a chi di secondo lavoro fa il supereore

Trevor: Sono tanto stanco…
Stevie: Puoi anche dormire se vuoi. Senza limiti di orario.
Trevor: È questo il problema. Non riesco a dormire. Non c’è niente da fare.
Stevie: Non ti preoccupare tesoro. Tutti soffrono d’insonnia, ogni tanto.
Trevor: Stevie: io non dormo più da un anno.
Stevie: Santo Dio…
Trevor: Anche Lui non dorme mai…

Cos’è successo a Christian Bale? Cos’è che lo ha ridotto a un mucchio di ossa, sempre scontroso ai limiti della paranoia? E chi è Ivan, perché sembra perseguitarlo? L’ansia per questo uomo sofferente cresce insieme all’insonnia che lo tormenta. Già, perché non riesce a dormire? Il protagonista non dorme da un anno, qualcosa glielo impedisce, la stessa cosa che gli impedisce di vivere. In qualche modo sopravvive. Il film è una originale produzione spagnola con star hollywodiane e si appoggia su tema forte e su un protagonista bravissimo come Christian Bale, lo sviluppa in una maniera che tiene incollati al video e lo risolve in un modo che forse ci consola un po’ troppo. Ma guardatelo, perché comunque vale la pena restare svegli fino alla fine.

Da vedere con uno stalker e una prostituta

La cura del gorilla

di Carlo A. Sigon, Italia, 2006, Commedia gialla
Con Claudio Bisio, Stefania Rocca, Ernest Borgnine, Bebo Storti, Gigio Alberti, Antonio Catania

Il tema: strani compagni di sonno

Il mio Socio e io siamo cresciuti insieme. E lui ancora oggi è molto più cattivo di me.

Il mio Socio e io siamo cresciuti insieme. E lui ancora oggi è molto più cattivo di me.

Consigliato: a frequentatori dei centri sociali anni Novanta, buttafuori e guardie del corpo, sostenitori della Legge Basaglia.
Sconsigliato: a leghisti, sostenitori dell’eugenetica, oppositori della Legge Basaglia.

“Suo figlio, Signora, ha due personalità perfettamente formate che si alternano, e una delle due è molto aggressiva. Il bambino è diviso in due: quando si addormenta l’altra sua personalità prende il sopravvento.”

La particolarità di Sandrone detto il Gorilla è che, grazie a un bel disturbo dissociativo della personalità, di Sandrone ce ne sono due: uno è lui e l’altro è il Socio, vale a dire la sua altra personalità, che emerge e vive quando lui si addormenta (quindi, si dorme poco poco poco). Sandrone (Claudio Bisio) fa il sorvegliante (come dice lui), beve, fuma, ha un gran cuore e di farsi i fatti propri non ne vuole sapere; il Socio fa anche lui il sorvegliante, è disincantato, brutale e salutista, e se li farebbe anche i fatti propri, ma Sandrone si ficca spesso nei guai e a lui tocca tirarlo fuori. Brutti guai, in questa storia, dissimulati nella bella faccia di Vera (Stefania Rocca), che coinvolge il nostro in una sporca vicenda di ammazzamenti, incorniciata dolorosamente da immigrazione, sfruttamento, prostituzione e cattiveria pura – ma sono gli anni Novanta tra Milano e Cremona, da allora a oggi è tutto molto cambiato, figuriamoci! Con l’aiuto del Socio e qualche suggerimento di Jerry (Ernest Borgnine), attore U.S. in disarmo, assoldato a fini promozionali dalla Giochi Geniali, Sandrone se la cava. Un’avventura investigativa molto notturna e un po’ di maniera (intenzionalmente, almeno in parte), tratta dall’omonimo gran romanzo di Sandrone Dazieri (co-sceneggiatore).
Da vedere con il vostro Socio (è inutile negare, siate sinceri, un Socio nella testa che si sveglia quando dormite ce l’avete anche voi, mica solo Sandrone e io, dai)

La bella addormentata nel bosco

(tit. Orig. Sleeping Beauty) di Clyde Geronimi, Eric Larson, Wolfgang Reitherman, Les Clark (prod. Walt Disney). USA, 1959. Cartone animato, fantastico, favola, film con principesse.

Il tema: dormire col sonno profondi di un fanciullo

Forse è solo perché tutti voi belli, buoni e bravi mi avete scassato la minchia

Forse è solo perché tutti voi belli, buoni e bravi mi avete scassato la minchia

Consigliato a: amanti di favole, principi, principesse e, soprattutto streghe cattive
Sconsigliato: ai buonisti, a chi non è invitato ai battesimi

“È una giornata memorabile. Per la prima volta dopo sedici lunghi anni dormirò bene.”

“La Bella addormentata nel bosco” è l’adattamento a cartone animato della Disney della famosa favola di Perrault. Dentro ci trovi tutto quello che ti aspetti da una favola: un re, un principe, una strega e un drago. E soprattutto ti aspetti che ci sia una principessa bella, che dorme, in un bosco. Tutte queste cose ci sono, normalmente condite con fatine, magia e buoni sentimenti. Esattamente quello che ti aspetti. Ma c’è un di più: uno dei più riusciti cattivi di sempre. Perché la strega Malefica col suo aspetto macabro e il suo fare mellifluo mette davvero paura ancora prima di trasformarsi in un terribile drago. Ha qualcosa di affascinante questa strega mossa da motivazioni tanto oscure quanto il suo aspetto e questo la rende ancora più inquietante, perché il male non ha bisogno di motivazioni, il male esiste, è potente e fa paura. E basta.
Quando dopo aver realizzato il sortilegio di fare dormire la principessa per cento anni, incatena il principe innamorato dicendo che lo rilascerà solo quando sarà vecchio e decrepito per poter svegliare la sua bella che dopo aver dormito per molti lunghi anni non sarà invecchiata di un giorno, capiamo davvero quanto la cattiveria gratuita possa fare male. Sono proprio la malvagità e la potenza di questa strega che danno valore all’eroe, a quel principe che, diversamente dagli altri insignificanti principi disneyani, si meriterà davvero la sua bella addormentata.

Da vedere con tutti gli invitati al vostro battesimo (guai se ne dimenticate uno)

Maleficient

(tit. Orig. Maleficent) di Robert Stromberg, USA, 2014. (prod. Walt Disney) Fantastico, favola
Con Angelina Jolie, Elle Fanning, Sharlto Copley, Juno Temple

“La principessa sarà destata dal suo sonno di morte, solo il bacio del vero amore”

Il primo desiderio di ogni genitore è che i loro bambini dormano il più possibile

Il primo desiderio di ogni genitore è che i loro bambini dormano il più possibile

Tema: voi dormite pure, che al resto ci penso io
Consigliato a: buonisti, razionalisti, amanti di favole, principesse e fate madrine
Sconsigliato: ai cattivi, ai demotivati, a chi non sopporta Angelina Jolie

Molti anni dopo la Disney torna alla Sleeping Beauty di Perrault. Qui come dice il titolo la protagonista è la strega Malefica (Maleficent in originale). Il ribaltamento della situazione è totale se si dà una motivazione, una giustificazione alla malvagità. E visto che solo alla morte non c’è rimedio, rimediare a una dormitina si può, tant’è che la strega si pente e diventa una fata madrina. Se poi il volto di Maleficent è quello bello e affascinante di Angelina Jolie (che comunque è più brava di quello che pensate) ecco qua che dell’inquietudine non c’è più traccia. Il cattivo nella post modernità va cercato da un’altra parte. Guarda caso è il padre, quel padre che nelle favole dal duemila in poi o muore proprio quando ce ne sarebbe stato più bisogno (da “La principessa e il ranocchio” a Dragon Trainer 2″ a Cenerentola”) o non si sa dove sia (da “Up” a “Big Hero 6″ a “Home – A casa”) o è sciocco (Kung Fu Panda), inutile o dannoso (“Ratatouille”, “Brave – Ribelle”). Qui, per tornare al nostro tema, il film non fa per niente dormire, è visivamente affascinante e narrativamente ben congeniato. Non ci si annoia, ma paura, no, neanche un po’. Il sonno rispetto all’originale è ancora più centrale, ma è sempre meglio tenere gli occhi ben aperti che se ti addormenti, poi rischi di svegliarti senza le ali.

Da vedere cercando di sembrare cattivi, uno motivo lo trovate di sicuro.

Bonus track: “Sleep”

Di Andy Warhol, USA, 1965, sperimentale
Con John Giorno

Tema: il sonno in diretta
Consigliato a: fans di Andy Warhol, feticisti delle provocazioni
Sconsigliato a: chi vuole vedersi un film, un telefilm, un quadro

Caro Andy, noi si scherza, lo sappiamo che sei un grande artista e che questo Sleep è stato esposto nelle migliori gallerie d'arte

Caro Andy, noi si scherza, lo sappiamo che sei un grande artista e che questo Sleep è stato esposto nelle migliori gallerie d’arte

Sul fatto che Andy Warhol fosse un genio ci sono pochi dubbi, anzi nessuno. Ha rivoluzionato l’arte, il modo di farla, il modo di diffonderla, il modo di guardarla. E si è divertito un sacco. A volte si è divertito anche a prenderci in giro (in arte a volte si chiama provocazione). Per esempio questa volta ha ripreso per 5 ore e 20 (cinqueoreeventiminuti) un suo amico mentre dormiva. In bianco e nero, senza parole, senza montaggio. Un’esasperazione del cinema dei Lumière che piazzavano la macchina da presa davanti all’uscita della loro fabbrica.Guardare uno che dorme, la vita reale, in tempo reale. Vale la pena vederlo su youtube, per una ventina di secondi. Poi guardate chi vi dorme accanto. Se non c’è nessuno accanto a voi, uscite e cercatelo, invitatelo a casa dicendo che deve sdraiarsi nel vostro letto. Usate la scusa che dovete fare un esperimento o un’opera d’arte, il prescelto (o la prescelta) non potrà dire di no.

Da vedere mentre si dorme

Final track: “Il grande sonno”

(tit. orig. The Big Sleep) di Howard Hawks, Stati Uniti, 1946, noir.
Con Humphrey Bogart, Lauren Bacall, Martha Vickers, Dorothy Malone, John Ridgely, Regis Toomey

Il tema: prima o poi, chiunque siamo, qualunque cosa facciamo, il Grande Sonno ci accoglierà tutti

Non mi importa se i miei modi non le piacciono; in confidenza non piacciono neanche a me, ci piango su spesso, specialmente durante le lunghe sere d'inverno.

Non mi importa se i miei modi non le piacciono; in confidenza non piacciono neanche a me, ci piango su spesso, specialmente durante le lunghe sere d’inverno.

Consigliato: a fautori del porto d’armi facile, criminologi da tv generalista, sorelle ereditiere, librai.
Sconsigliato: a estimatori di vicende semplici e lineari, padri di sorelle ereditiere.

“Mamma mia, in giro non si fa che vedere un sacco di pistole, e niente cervello.”

Il sonno in sé non ha alcun ruolo in questo film, tratto dall’omonimo romanzo di Raymond Chandler del 1939, nella cui pagina finale si trova il riferimento del titolo: “His thoughts were as gray as ashes. And in a little while he too, like Rusty Regan, would be sleeping the big sleep.” Il Grande Sonno è la Morte, temuto scenario di cui belle dormite e graditi pisolini sono replica quotidiana in dotazione a noi Mortali. Ma come non annoverare in questo modesto elenco di 11 film sul sonno il più celebre film che nel titolo lo riecheggia? (che poi, modesto un ciufolo! è un gran bell’elenco! è esaustivo, è originale, efficace ed efficiente quanto i coltelli dello Chef Tony!) E se non l’avete mai visto, beh, il mio consiglio è non perdere nemmeno un minuto, procurarselo e incantarcisi davanti. E vado a snocciolare alcuni buoni motivi per farlo:
1) Philip Marlowe e Humphrey nei suoi panni. Qualsiasi detective di pistola pronta e battuta tagliente venuto dopo ne è solo un pallido simulacro (lasciate stare la versione con Mitchum del ’78, Marlowe indaga, lasciate stare);
2) La (leggendaria) complicatezza della storia, un intreccio inestricabile tipico del thriller, che è fondamentale, ma anche secondaria; potete concentrarvi sull’intreccio, ma potete anche disinteressarvene e godervi battuta per battuta un copione che è tutto una sottile battuta d’altri tempi, un’arguta frase ad effetto;
3) La massiccia tensione erotica Bogart-Bacall (si erano conosciuti due anni prima sul set di Acque del Sud, lei aveva 20 anni, lui 45, si erano innamorati, lui aveva mollato la terza moglie e sposato lei, ’til death do them part, nel ’57);
4) La scena Bogart-Dorothy Malone nella libreria Acme (non mi risulta si siano poi sposati, però da come si squadrano forse un pensierino a un giro di giostra l’hanno fatto);
5) Perché è uno splendido vecchio film, uno di quelli senza i quali tanti film successivi sarebbero stati meno riusciti e meno belli. A guardarlo adesso dettagli, personaggi e gesti vi sembreranno banali, ma è semplicemente perché da allora in poi sono stati continuamente imitati e riprodotti.

Da vedere ingollando alcolici (“– Come lo vuole il brandy? – Nel bicchiere.

 

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4 commentiCosa ne è stato scritto

  1. kiki

    Bogey aveva 20 anni in più di Lauren Bacall? Adesso capisco la battuta della Bacall in “Come sposare un milionario”: “Mi sono sempre piaciuti gli uomini maturi… Roosevelt, Churchill, … E quel vecchio tardone di Humphrey Bogart dove me lo mette?”
    Ma sapete che io confondo Il grande sonno con Il Falcone maltese? Quello con la scena nella libreria è Big Sleep? Pensavo fosse l’altro.

    Rispondi

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