Terme romane: benessere per il corpo e per la società

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I tempi cambiano, ma certe cose restano sempre ed hanno lo stesso fascino. Le terme, sono una di queste attività. Oggi molte persone, soprattutto le donne, pensano alle terme come il posto ideale per rilassarsi e prendersi cura del proprio corpo. Ci sono terapie mediche come aerosol, terapie dell’acqua, fanghi, massaggi, vapori… ma non solo. Adesso terme significa anche Spa, centro benessere, con trattamenti di bellezza, cure estetiche di ogni tipologia e provenienti da mezzo mondo: si basti pensare all’attuale e diffusa pedicure con i pesciolini. Anche per gli antichi Romani erano luoghi molto importanti, non solo per la salute fisica, ma anche per l’economia e i rapporti sociali.

Ricostruzione delle Terme di Traiano

Ricostruzione delle Terme di Traiano

Le prime terme nacquero ai piedi del Vesuvio, utilizzando l’acqua riscaldata dalla lava del vulcano che, già al tempo, era considerata il modo perfetto per sudare e quindi espellere le tossine e i morbi di qualunque malattia.

Con il tempo un architetto romano, Caio Sergio Orata, pensò di ricreare queste condizioni in locali apposti, magari di “piccole dimensioni” (per modo di dire visto che contavano sempre almeno tre stanze e gli spogliatoi), costruendo delle caldaie sotterranee che riscaldassero l’acqua e gli ambienti. Tra i tanti e famosi edifici termali uno dei più gradi si trova proprio a Roma e sono le Terme di Traiano. Queste sono un perfetto esempio di come fungevano da collante e punto di interscambio sociale in una delle più grandi metropoli dell’antichità.

L’accesso alle terme era a pagamento e costavano un “quadrante”, una cifra irrisoria che non si riesce a riportare alle cifre attuali. Più o meno dovrebbe essere una cifra come il McMenu del McDonalds a 1,00 euro, l’effetto doveva essere questo. Tuttavia con questa cifra si accedeva all’edificio e alla prima piscina la Natatio, una gigantesca vasca, grande quasi come una piazza, con 1m d’acqua, nella quale ci si ritrovava per sguazzare e chiacchierare. L’accesso alle terme vere e proprie avveniva pagando “mezzo asse” (cioè due quadranti): per le donne, che non ne fruivano assiduamente, la cifra era di un “asse”, giusto per fare un po’ le differenze. Per i bambini, i soldati e gli schiavi erano gratuite. Era consigliabile anche pagare il guardaroba (un altro quadrante), qualcuno che custodisse i vestiti, perché i furti erano frequenti. Da qui si passava agli spogliatoi, solitamente divisi tra uomini e donne, anche se la promiscuità la faceva da padrona in tutte le sale successive. La tenuta termale era varia ed eventuale: gli uomini solitamente potevano indossare una tunichetta corta e leggera, che proteggeva dal fresco durante le attività di palestra, oppure un perizoma di cuoio nero stile Tarzan chiamato nigra aluta, o una specie di “fascia” chiamata subligaculum, un incrocio tra il tipico gonnellino egizio e il Mawashi dei lottatori di sumo.

Il Subligaculum

Il Subligaculum

Le donne sfoggiavano corte tuniche che lasciavano a vista le gambe e, in certi casi anche i glutei. Le più trasgressive esibivano un bikini in cuoio, con slip con i laccetti e un “reggiseno” a fascia, già molto noto dall’Iliade, perché arma di seduzione di Afrodite.

Fuori dagli spogliatoi si passava alla Palestra, un grande giardino con fontane, vialetti, attrezzi per gli allenamenti e le attrezzature base per alcuni giochi: gli antenati di Pallavolo, Palla avvelenata e Tennis. Uomini e donne si dilettavano nell’arte della lotta e nella corsa. Le donne potevano utilizzare anche pesi di pietra o piombo per rinforzare le braccia e i pettorali.

Una volta sudati, ci si dirigeva nelle famose tre stanze: Tepidarium, Calidarium e Frigidarium.

La cosa che più mi interessa raccontarvi, però, è l’importanza sociale e culturale delle terme. In questi luoghi si incontravano mercanti, artigiani, politici. Molte trattative e molti acquisti venivano siglati qui, dove il corpo e l’anima potevano ristorarsi e dare il meglio di se. Nelle terme si poteva ballare, giocare, e anche mangiare, c’erano piccoli locali dedicati alle cucine, che fornivano servizio ristorazione a chi volesse fermarsi per proseguire una trattativa importante o aspettare un cliente. Oltre a questo le terme erano una città nella città. C’erano prostitute, stanze dedicate all’acquisto di abiti o accessori per il bagno, locali dedicati ai massaggi e, nelle terme di Traiano, anche una biblioteca a forma di conchiglia. In una valva si trovava tutta la letteratura latina e nell’altra la letteratura greca. Chiunque fosse in grado di leggere poteva sedersi tra le panche in pietra o in legno e consultare qualunque testo desiderasse, sempre che fosse presente: tutto questo con il primo importo pagato, un quadrante.

Ogni servizio aggiuntivo doveva essere pagato, cibo, massaggi, unguenti, asciugamani, perizomi. I ricchi potevano entrare con i propri servi e farsi lavare, asciugare, ripulire e rivestire, le donne potevano farsi truccare e pettinare prima di incontrare gli uomini nelle stanze adiacenti.

Yamazaki_ThermaeRomae_V1_HCOltre a tutto questo nelle stanze e nelle vasche esterne alle tre principali, si trovavano danzatori, cantanti, aedi, giocolieri, mangiafuoco e molti altri artisti che intrattenevano i visitatori, sperando anche in qualche moneta di mancia. Per i meno virtuosi, c’erano prostitute che, spesso e volentieri, portavano anche da bere, il famoso vino romano (una brodaglia che oggi non oseremmo nemmeno assimilare al Vin Brulè) o alcune birre provenienti dall’Egitto e dai paesi orientali.

Insomma, le grandi navi da crociera, i villaggi turistici, i villaggi termali e tutto ciò che riguarda il divertimento e il benessere, giungono dai romani.

Aggiungo una piccola curiosità per tutti gli amanti dei manga: nel 2011 la Star Comics ha pubblicato un manga “Thermae Romae” della mangaka Mari Yamazaki, dedicato alla costruzione delle terme romane, ipoteticamente create sul modello di quelle giapponesi, grazie all’architetto Lucio, che si è ritrovato a viaggiare tra il moderno Giappone e l’antica Roma. Per chi non avesse voglia di leggere, ne è stato tratto un simpaticissimo Live Action dallo stesso titolo, girato a Cinecittà.

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