Sempre più tra i banchi si annida il bullismo

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La faretra del bullismo

Le ricerche psicopedagogiche più accreditate stanno allarmando l’ opinione pubblica – a partire dal mondo della Scuola – sull’insidioso morbo del “bullismo” che infetta prevalentemente le giovani generazioni.

Autorevoli studiosi di questa patologia relazionale hanno ampiamente documentato l’andamento del suo “meteo” le cui previsioni annunciano cieli pieni di nuvole che minacciano acquazzoni equatoriali.
Il “bullismo” si può definire una forma di relazione malata tra due allievi. L’uno, è il carnefice: prepotente, torturatore, ricattatore; l’altro, é la vittima: introversa, mansueta, dipendente che – in silenzio – soffre per la bassa stima di sé.
E’ un virus che si manifesta tramite dinamiche ripetute di aggressività diretta (fisica e/o verbale) e indiretta (la pratica del discredito: si canzona e si prende in giro un compagno per delegittimarlo, emarginarlo e assoggettarlo).2843

Nella quotidianità della vita di classe il “bullismo” sta strappando i fili nobili dell’amicizia, della cooperazione e della solidarietà. Infatti, le sue frecce segnaletiche (generazionali, sessuali, sociali e culturali) stanno fornendo notizie di segno opposto rispetto a quelle di qualche anno fa. Il che comporta una nuova trascrizione della sua tradizionale cartella clinica.
Sulla scia del suo processo evolutivo, rivolgeremo un fugace sguardo alla neofita parabola delle sue frecce al fine di tentarne alcune interpretazioni.

PRIMA FRECCIA SEGNALETICA

Il bullismo sta precocizzandosi. Già nella Scuola dell’infanzia si registrano cifre allarmanti di “bullismo” che si moltiplicano a macchia d’olio nelle successive Scuola primaria e Scuola secondaria.

Nell’odierna stagione di convulsa scolarizzazione di massa, il Sistema di istruzione non sembra più in grado di cucinare i dispositivi mentali superiori. Ineludibili, per alimentare la vettura della mente (la scatola nera) di strutture metacognitive: ovvero, delle potenzialità generative del pensiero. Se il digitale – vuoto di storie (narrazioni) e di immaginari (idee contromano) – dovesse invadere tutti gli anfratti della Scuola aprirebbe le porte a un’istruzione schiacciata sul presente: indifferente al passato e con gli occhi chiusi sul futuro.

SECONDA FRECCIA SEGNALETICA

Il bullismo sta espandendosi a velocità siderale. Non solo nei sistemi di istruzione più evoluti e più qualitativi, ma anche nelle Scuole che soffrono una precaria tenuta formativa. I dati documentano che un alunno su cinque recita tra i banchi il copione del “bullo” o della “vittima”.

TERZA FRECCIA SEGNALETICA

Bullismo-femminileIl bullismo sta diventando sempre più femmina. Le crescenti forme di violenza indiretta (la messa al bando di compagni timidi e introversi tramite calunnie e sottili minacce per renderli dipendenti o per escluderli) stanno proliferando tra le piccole amazzoni, soprattutto all’inizio dell’obbligo di istruzione. Il “bullismo” in minigonna si configura come una sorta di guerra stellare contro i maschietti per strappare a loro l’esercizio del potere nelle dinamiche sotterranee che pulsano nella vita di classe.

QUARTA FRECCIA SEGNALETICA

Il bullismo sta cambiando classe sociale. Le tradizionali “variabili” della condizione sociale, dei vissuti metropolitani, della residenzialità in quartieri/dormitorio, della scolarizzazione in sedi dall’utenza a rischio e dall’edilizia fatiscente contano sempre meno da frecce segnaletiche del “bullismo”. Questo, invece, prolifica e si diffonde con progressiva virulenza tra gli alunni di ceto borghese residenti in piccoli centri e/o in zone parioline dove frequentano Scuole dalle capienti e moderne architetture edilizie.

Quattro fonti responsabili

Dunque, le vere cause del “bullismo” d’inizio Secolo vanno cercate altrove. Tra queste, suggeriamo di non perdere di vista quattro fonti responsabili di avvelenamento delle giovani generazioni.parent-yelling

PISTA/1.

Il “bullismo” è da addebitare al rispecchiamento dei figli sulle figure parentali bulle. I modelli di comportamento e di identificazione dei genitori sembrano fungere sempre più da potente calamita di attrazione e di riproduzione degli stili di vita quotidiana: a partire da quelli macchiati di aggressività e di violenza.

PISTA/2.

Il “bullismo” è da ascrivere al sempre più diffuso abbandono della propria età evolutiva: la domenica. Giornata/simbolo dei bisogni-interessi-sogni di una identitaria stagione evolutiva: l’infanzia, l’adolescenza e la giovinezza.
Tra gli allievi proliferano sia personalità del sabato (giornata/simbolo delle vittime: prigioniere – perché immature – della loro precedente stagione temporale), sia personalità del lunedi (giornata/simbolo di bulli/carnefici che anticipano l’uscita dalla domenica per popolare l’ età successiva nella quale credono, inconsciamente, di potere assumere con l’arroganza e la prevaricazione un ruolo riconosciuto di potere).

PISTA/3.

Il “bullismo” è da imputare alla Scuola per il suo ricorrente clima di competitività e di agonismo cognitivo. Parliamo di un’atmosfera di cruenta rivalità tra gli alunni che non solo dissemina nella classe i disvalori dell’individualismo, del privatismo e dell’indifferenza nei confronti dell’altro, ma che produce una sorta di terra/bruciata dove non diventa più possibile fare crescere la pianta pedagogica della cooperazione e della solidarietà.

PISTA/4.

Il “bullismo”, infine, è da mettere in conto all’odierna società complessa e di transizione inginocchiata al totem dell’economia e al tandem produzione-consumo. Parliamo di un dio/maggiore che mette nel motore dell’infanzia e dell’adolescenza la voglia di anticipare e velocizzare i tempi delle stagioni della vita. Lo scopo – tutto mercantile – é di farle sbarcare al più presto nel pianeta dell’Adultità: simbolo e garante di donne e di uomini che lavorano, che sono utili, che danno impulso alla produttività e al guadagno. Siamo al cospetto di una corsa senza respiro verso un’Adultità che crea nell’infanzia e nell’adolescenza sradicamenti generazionali, squilibri evolutivi e rotture esistenziali.

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Cosa ne è stato scritto

  1. Viviana Alessia

    Condivido le quattro piste che il Prof. Fabbroni indica come cause che portano al disgraziato fenomeno del bullismo, erede dell’ omicida nonnismo delle caserme di passata epoca. Vorrei tuttavia ampliare la disamina all’ interno di ciascuna delle piste individuate.
    1- All’ interno delle famiglie vige generalmente un’ aggressività incontrollata e micidiale soprattutto nei confronti dell’ altro, evento che trenta anni fa si verificava solo in pochi casi di soggetti stolti e arrivisti, invidiosi e calunniatori perché lanciati in scalate sociali di cui oggi vediamo la ridicola inconsistenza. Le famiglie di oggi sono in massa violente e prevaricatrici, basta assistere ad una assemblea condominiale, un’ assemblea scolastica, una qualsiasi partita di calcio, tennis, ecc…cui i pargoli di queste orrende famiglie partecipano. Cosa volete che impari un già di per sé scarsamente dotato ragazzino che sente i suoi parenti urlare dagli spalti:- Dai, ammazzalo, fai fuori tutti quei figli di p…?
    Va anche rimarcato che, comunque, il pargolo o la pargola possiedono capacità mentali infime, io non nutro dubbi: sarò stata una testarda, magari pure lievemente autistica, ma di cotali incitamenti a delinquere di mio padre e mia madre non ne avrei fatto un bel niente perché più di loro contavano i miei compagni e il rapporto con costoro e l’ evitare di mettermi in qualche guaio con costoro. Mah! Sarà indegnità filiale.
    Sara’ colpa delle balorde famiglie di oggi e della loro sorda rabbia di vivere un’ epoca intrisa di frustrazioni fin che si vuole, ma anche colpa di menti che, se è vero che non sono ancora strutturate, sono sicuramente carenti di quoziente intellettivo, lasciatelo dire ad una persona che ha visto passare sui banchi di scuola ben due generazioni di alunni: nessun bambino dotato normalmente prendeva esempio da genitori indegni; soffriva del loro disordine, se ne vergognava certamente, ma non faceva nulla per vergognarsi di sé. Dopo quarantadue anni di scuola posso affermare con certezza che il livello di comprendonio si è abbassato, senza dubbio, nonostante le iperboliche trovate dei test invalsi che tutto misureranno fuorché la capacità di ragionare sul sé e sul mondo, capacità che è alla base della vita sociale e personale. La scuola torni a far scuola di disciplina, impegno, corretta gratificazione e forse l’ umanità recupererà quel cm cubo di corteccia che, così ho letto non tanto tempo fa su qualche rivista scientifica, sembra essere svanito dalla teca cranica.
    2- Sì, i piccoli di qusivoglia età tendono irrimediabilmente a scavalcare la loro età per raggiungere rapidamente l’ età delle massime libertà. E quale mostruoso volto avranno queste massime libertà se chi le eserciterà si sarà ad esse allenato distruggendo i deboli, i sensibili, i dotati per loro somma disgrazia? È mai possibile che una società sia caduta tanto in basso? È mai possibile starcene qui fermi a guardare sciocchi predoni rubare il futuro che le passate generazioni avevano per noi tanto sognato, perdendo perfino la vita per quel futuro che vedevano ancora con l’ ultima luce che illuminava i loro occhi che si andavano lentamente chiudendo sulla violenza che li circondava. Mio padre ha fatto la guerra, mio nonno ne ha fatte due ed ha pure portato a casa una medaglia al valor militare. Mio padre ha trasportato a spalla un compagno di battaglia gravemente ferito attraversando fiumi, valli, arrampicandosi su sentieri scoscesi per chilometri e chilometri per portare in salvo sé stesso e il suo compagno che lo supplicava per ore, ore, notti, giorni di lasciarlo morire e salvare solo sé stesso. Trovarono rifugio infine in un nascosto paesello d’ alta montagna, dove la gente seppe prendersi cura di quei due giovanissimi disperati eroi che da loro s’ aspettavano solo un sorso d’ acqua pulita. Invece quella gente curò il morente, tenne nascosti entrambi quei givani imberbi dalla furiosa caccia dei nazisti che perlustravano sovente la zona, essendo lì vicino allocato il campo di concentramento di Bolzano. Altra gente vero? Altri giovani vero? Altri tempi vero? Ma io vi dico che se oggi mio padre, mio nonno, quell’ uomo in tal guisa salvato da morte certa, tutta la gente di quel paesello che non esitò a mettere a repentaglio la propria vita e perfino quella dei figli innocenti per salvare due soldati adolescenti e disperati, se tutti loro fossero qui a vedere la carneficina che i loro pronipoti stanno perpetrando, non esisterebbero un solo attimo a menar le mani e scaldare sederi che ancora non sanno ripulirsi come età richiederebbe. Questi giovinastri instupiditi, questi loro inconsistenti genitori rinsavirebbero di corsa, e cambierebbero alla svelta modi e maniere. Io non sono fra coloro che amano menare, non ho vissuto le brutalità delle guerre, ma ho vissuto altre brutalità inaccettabili, camuffate da modernismo e conoscenza: pertanto sarei al fianco dei castigamatti che ho citato poco sopra e li aiuterei con tutte le mie forze. Quando ti ritrovi in mezzo ai lupi devi coi lupi ululare, così insegnavano i vecchi stanchi ma vigili che sedevano sulle panchine di pietra del mio paesello natio. E la vita mi ha insegnato che questa è spesso l’ unica strada che puoi percorrere quando dai lupi sei circondato.
    3- È vero: oggi a scuola c’ è un miserabile e micidiale clima di antagonismo, di incomprensibile guerra per arrivare primi. Ma primi dove poi? Primi a sedersi sul PC alla ricerca di un lavoro che non c’ è ? Primi per sentirsi più potenti? Ma se uno studia per diventare potente non ha capito un accidenti di ciò che ha studiato. E qui, oltre all’ inutilità delle dissacrate mura sovviene il dover pensare ai docenti che vivono a stretto contatto di tanti ridicoli bellimbusti. Ma che docenti sono costoro? Essi appartengono ad altre generazioni dove tanta stupidità era l’ eccezione e non la norma. Che fanno per raddrizzare il timone della nave che affonda? Hanno paura delle ritorsioni dei loro pargoli? Di quelle dei loro genitori? Se così è hanno sbagliato mestiere e farebbero meglio ad irrobustire le loro flaccide membra sui campi delle colture biologiche, considerato che non sono stati capaci di irrobustire mente e animo che servono per la sedia che occupano. Forse i docenti hanno più paura invece del loro Dio in terra, anzi in scuola, un soggetto che oggi ha poteri incredibili, è vero, tanto incredibili da risultare pressoché ridicoli, in un paese lontano ormai dal rispetto, dalla saggezza, dalla democrazia sbandierata quanto lo è l’ alba dal tramonto.
    Il dirigente non è comunque l’ Onnipotente e se la fa grossa sul docente rischia grosso perché i tribunali ci sono pur rimasti e, magari lentamente, prima o poi arrivano ad appoggiare giu’ per bene le loro sentenze. E se il dirigente si crede tanto furbo da farti la pelle sottotraccia usando mobbing e stalking per lui andrà ancora peggio: è sufficiente che il malcapitato docente s’ industri un po’ e vedrà che il pelo del nemico verrà passato per il diritto e per il rovescio. E poi, via, un po’ di malsana guerra dei nervi io, col ” superiore” che studia come liberarsi dei giusti o sfruttarli anziché pensare a vegliare sulla serenità di tutti e sul conseguimento del buon esito della giornata scolastica, ecco io, proprio io, mi industrierei a praticarla con costanza: cascano come cachi marci , statene certi, docenti di poca fede, perché quelli che non vi mettono nella condizione di non fare il vostro mestiere, sono di scarso intelletto, scarsa furbizia, malati di onnipotenza che presto o tardi s’ incarteranno da soli in tutte le loro meschinelle furbate, in tutte le loro miserie.
    Deve ripartire dai docenti la scuola, che deve essere sempre buona, più che si può, altrimenti scuola non è.
    4- L’ adultita’ …va allontanata dal magico mondo dei piccoli, degli adolescenti, dei giovani. Costoro hanno bisogno di vivere il loro tempo, assaporandone tutte le magie, vivendo il qui ed ora in tutta la pienezza del qui ed ora. Solo così si imbocca la strada dell’ età matura che per essere veramente matura già dovrà ferire parecchio i nudi ed esitanti passi dei viandanti. Lasciamo vivere chi ci segue nel modo giusto, che non sarà comunque mai giusto del tutto perché l’ uomo è imperfetto, qualsiasi società è comunque imperfetta e malattie e morte sono sempre comunque in agguato nei pressi dei nostri generati.
    Lasciamoli dunque vivere lontani dalla nostra inutile malvagità, dai nostri sballati obiettivi, dalle nostre disumane illusioni d’ onnipotenza.

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