Quasi ucciso dal branco, in un territorio fuorilegge

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È stato provvidenziale l’intervento di un uomo che, allarmato da grida strazianti, è accorso ed ha evitato molto probabilmente la morte a “Sasha”, un 44enne ceco che, nella notte tra il 17 e il 18 marzo scorsi, è stato brutalmente aggredito a Nola da un branco di adolescenti, sette. Il numero preciso lo si apprende da Veronica Briganti di “Chi l’ha visto?”, la quale ha consegnato nelle mani del procuratore di Nola un foglio contenente i nomi riportati da un telespettatore, il quale asserisce un fatto che, nel caso trovasse riscontro, dischiuderebbe uno scenario gravissimo. Tale persona dichiara, infatti, che gli adolescenti sarebbero stati identificati e consequenzialmente ascoltati, ma congedati dopo una semplice ramanzina; metodo che il procuratore Paolo Mancuso smentisce seduta stante.

ferrovia[1]In ogni caso, il branco proviene da un territorio pervaso da un’insidiosa maleducazione, secondo cui si alimenta il corpo ma non la mente, riscontrabile dai sottovalutati schiamazzi diurni e notturni, alla guida oltremodo scorretta (emblematica dell’uso-possesso della cosa pubblica), alle aggressioni verbali e fisiche, culmini di violenza latente, nonché ad ogni forma irriguardosa del prossimo, in ossequio all’unico dettame riconosciuto dalla maggioranza: la legge del più forte, che denota non solo le colpe di una politica locale incapace di tradurre la lungimiranza dei Padri costituenti (in primis l’art. 33 della Costituzione) ma soprattutto di una società plagiata dai costruttori del pensiero unico che continua a soggiogare un mondo – sempre più vasto – in cui ai cittadini perbene sembra restare solo la disperazione o, peggio ancora, la rassegnazione.
È infatti così radicata l’inciviltà che ogni battaglia, anche la più semplice, pare amplificarsi e mostrarsi come un muro insormontabile, intriso di illogiche dinamiche tese a salvaguardare il sistema imperante, fondato su di un farisaico patto democratico, secondo il quale ognuno è libero di fare ciò che più gli aggrada, anche a danno del prossimo, il cui valore è considerato in misura direttamente proporzionale al molteplice arricchimento (materiale e giammai spirituale) da trarne; nel caso contrario, il simile non ha motivo d’essere e, quindi, sulla scorta di questa logica distorta, diviene bersaglio di qualunque azione, anche mortale, come nel caso di “Sasha”, il cui strazio – in quella che era la sua casa: una stanza al piano terra di un edificio abbandonato – è stato addirittura filmato dai piccoli criminali, che maneggiavano spranghe e fotocamere mentre gli spezzavano gambe e braccia, tra le sue urla di dolore e i loro sghignazzi di derisione.

La situazione generale, che trova punti di contatto con altre realtà in cui si emulano i modelli negativi, è ormai da tempo fuori controllo, e non solo da parte delle pressoché assenti forze dell’ordine. L’intervento dell’autorità giudiziaria, infatti, si annulla nelle pieghe di una comunità disgregata socialmente ma saldamente coesa dalla medesima visione della vita, basata sul perenne nascondimento delle azioni offensive che, ribadisco, vanno dal disturbo della quiete pubblica al più efferato dei delitti, tutti figli di uno dei più deleteri atteggiamenti istituzionali e sociali che, oggi come ieri, consiste nello sminuire la portata del gesto – qualunque gesto irrispettoso – e nel relegarlo sistematicamente al rango di caso isolato, per poi ritrovarselo aggravato da ulteriori tinte fosche e quindi eventualmente ingestibile nella sua vastità, nella sua proliferazione smisurata; la cui soluzione non potrà che prendere le mosse da una condivisa idea di educazione capillare che ci proietti verso una società di persone libere, le uniche in grado di traghettarci, a loro volta, fuori dal pantano della barbarie in cui oggi stiamo sprofondando.

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Cosa ne è stato scritto

  1. Antonio Capolongo

    L’aggressione ai danni di una ragazza, ora in coma farmacologico, riguarda tutti, in primis istituzioni e cittadini del luogo, in questo caso il territorio nolano, ormai da troppo tempo teatro di innumerevoli episodi di violenza.

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