La strada per l’Inferno…

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…è lastricata di buone intenzioni (Cit.)

Pochi giorni fa è avvenuta una nuova tragedia nel Mediterraneo in cui sono morte centinaia di persone mentre tentavano di attraversare il mare. È solo l’ultima di una lunghissima serie che ha avuto una brutale accelerazione negli ultimi due anni. Ma il fatto inquietante di questa vicenda non è solo la perdita di vite umane, quanto la reazione di certe autorità e di alcuni enti, onlus, cooperative, ong, ecc. Molti di loro, come Francesca Chiavacci, si sono distinti per avere richiesto l’attuazione di un secondo “Mare Nostrum”, questa volta a livello europeo, con cui salvare gli immigrati e smistarli nei vari centri di accoglienza europei. Questa soluzione già avanzata ai tempi della transizione da “Mare Nostrum” alla ridicola missione europea “Triton” non tiene però conto di tutta una serie di problematiche e effetti collaterali gravi.

Infatti la soluzione in questione, istituita sull’onda emotiva di una tragedia precedente (sintomo gravissimo che l’autorità, in Leon2questo caso il governo Letta, abbia preso decisioni avventate in base agli eventi del momento senza una strategia a lungo termine) ha avuto l’effetto di moltiplicare i flussi migratori in direzione dell’Italia. In questo modo, i disperati sono stati convogliati in una zona di guerra (la Libia) in preda a bande e trafficanti umani, i quali hanno avuto la possibilità di moltiplicare i loro affari criminali riconvertendo l’economia libica della costa. Il bilancio criminale ha conosciuto un’impennata eclatante, con intere fazioni e signori della guerra concentrati su come organizzare, schiavizzare e trasportare i disperati in Europa, sapendo benissimo che dall’altra parte ci saranno navi italiane pronte a soccorrere le barche alla deriva.
L’effetto collaterale più pesante deriva dal fatto che questa economia illecita sta foraggiando anche le organizzazioni fondamentaliste islamiche (Isis compresa), le quali spesso impongono un pizzo ai trafficanti, mentre continuano silenziosamente a rafforzarsi sapendo di contare su ingenti finanziamenti di natura criminale.

Le Ong e le varie Chiavacci di turno rispondono che in tal caso bisogna arrestare gli scafisti e tutti i criminali collegati. Tuttavia, mentre a parole è facile, nei fatti l’obiettivo è mostruosamente complicato. Un minimo di dubbio dovrebbe insinuarsi osservando uno Stato, come quello italiano, incapace a combattere le proprie organizzazioni criminali radicate ormai ovunque. Figuriamoci delle forze militari e dei gruppi terroristici fuori controllo in Libia. Come già riferito da diversi esperti, senza operazioni sul suolo militare libico e un processo di stabilizzazione dell’area, ciò è impossibile. E le centinaia di scafisti arrestati dalle autorità italiane sono una goccia nel mare.
Le stesse invocazioni ad autorità effimere come l’Unione Europea e l’Onu lasciano il tempo che trovano. Dovrebbe essere ormai evidente come funziona l’inefficiente burocrazia UE, dove ogni Stato scarica i problemi sugli altri, mentre il Sud Europa è abbandonato a se stesso o bersagliato dalle richieste di “riforme” economiche dal Nord Europa. La stesso budget previsto per la missione Triton è semplicemente insufficiente, così come sono ridicole le proposte di un suo raddoppio. Gli appelli per elaborare dei canali fissi di recupero/transito e accoglienza a livello europeo non troveranno mai il completo appoggio di tutti i 28 Stati, in quanto i leader politici sanno benissimo che ciò incentiverebbe la migrazione di decine di milioni di persone verso l’Europa; con tutte le conseguenze sul piano politico, sociale ed economico e il rischio di vedere l’ascesa di forze reazionarie estreme, al cui confronto quelle di adesso sembreranno dei gentili moderati.

Ancora più utopica è la richiesta all’Onu, un organismo allo sbando, in mano alle cinque potenze del Consiglio di Sicurezza cui Leon3non importa di risolvere certe questioni. Bernardino Leon, l’esponente dell’Onu inviato a trattare per pacificare le varie fazioni e tribù libiche (oltre 200), è di fronte a una missione impossibile.

I flussi migratori sono un problema estremamente complesso da affrontare necessariamente con una strategia sul lungo termine, non con emotività dettata dalla tragedia o con risposte utopiche e ideologiche. Alcune visioni contemplate dalle Ong rivelano un’ingenuità di fondo che finisce per produrre un male ulteriore o un pregiudizio ideologico che mina una versione realistica dei fatti. Senza dimenticare i comportamenti criminali e aberranti di certe cooperative (si spera una minoranza…), che lucrano sulla pelle degli immigrati come dimostrato da numerose inchieste, tra cui Mafia Capitale.

Che fare?

I flussi migratori sono il frutto di un disequilibrio a livello planetario alimentato da un sistema economico ormai fuori controllo, in cui ci guadagnano le èlites e le multinazionali, mentre ci perdono i poveri da entrambe le parti. Fino a quando non si porranno rimedi su questo fronte tutte le restanti soluzioni rimarranno dei palliativi, a meno di non fortificare i confini come la Corea del Nord e sospendere definitivamente la democrazia in Occidente e con essa i diritti umani.
Nel frattempo si potrebbero organizzare una serie di soluzioni tampone, in modo da diminuire il fenomeno o quantomeno ridurre i suoi aspetti più tragici:

- Accordi diplomatici e commerciali con i paesi del Nord Africa, onde diminuire il peso della crisi economica; accordi con i Paesi del Centro Africa per operazioni dirette sotto gestione italiana o europea per l’organizzazione in loco dei profughi, in cambio di aiuto economici.

Leon4- Questione Libia: blocco navale a ridosso delle coste libiche con la flotta militare. Operazioni militari per la caccia degli scafisti e la distruzione delle imbarcazioni - operazione compiuta già ai tempi dell’Albania, sebbene nello scenario libico sarebbe molto più complesso e rischioso.

- Questione Libia 2: rimozione dell’embargo d’armi dell’Onu e appoggio diretto e indiretto della fazione di Tobruk, quella laica, in funzione anti Isis e forze collegate. Le trattative condotte da Bernardino Leon sono deboli e non ci sarà mai una pace vera con la fazione islamica di Tripoli, considerate le lotte tra i Fratelli Musulmani sponsorizzati dal Qatar, l’Egitto che appoggia il laico Haftar di Tobruk, ecc.

- Questione Libia 3: nel caso la questione dovesse precipitare e quindi emergere sul lungo periodo un Califfato, le soluzioni diventerebbero due: guerra con sbarco di truppe italiane ed europee, oppure una chiusura totale dei confini a sud con la flotta da guerra schierata a difesa.

- Fortissima pressione sull’Unione Europea: gli accordicchi e le pacche sulle spalle non servono più a nulla. Un governo serio dovrebbe mostrare una posizione risoluta, a costo di sospendere diversi trattati (quello di Dublino per esempio), bloccare il processo di integrazione e minacciare un corridoio interno in modo da riversare i migranti sul Nord Europa (come in un certo senso sta già avvenendo, senza però la volontà del nostro Stato ). I famosi 10 punti rischiano di rimanere sulla carta o applicati in maniera talmente limitata a causa dei soliti cavilli e delle furberie inserite nell’accordo generale.

- Fine degli interventi militari deleteri in Medio-Oriente per rovesciare dittatori e destabilizzare la zona. Il risultato della caduta di Gheddafi e dell’invasione americana dell’Iraq nel 2003 è sotto gli occhi di tutti.

Le varie ed eventuali soluzioni richiedono però un governo lungimirante con una strategia sul lungo termine. Condizioni che al momento non esistono.

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