La sottomissione del Nulla

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Maledizione!! Esclamò il francese divorato dalla mediocrità. L’ennesima escort non lo aveva minimamente saziato. Il suo lauto stipendio non rappresentava più niente. La sua stessa vita era il nulla. Come lui, milioni di occidentali. Non rimaneva altro che abbracciare il nuovo mondo…

Può essere la “sottomissione” una liberazione? Può essere il modo migliore per dare un senso alla propria vita? Questo dilemma può suonare blasfemo in un’epoca in cui si esalta costantemente la libertà e il diritto di averla. Eppure, la storia umana non è il ritratto di una specie fiera, dignitosa e libera, ma al contrario un infinito racconto di umiliazioni e sottomissioni.

Proprio il concetto di “sottomissione” risuona potente nell’ultimo romanzo distopico di Michel Houellebecq, rappresentazione leoapri2cupa e spietata della decadente civiltà europea (o almeno una parte di essa), che sceglie la liberazione dal Nulla attraverso un atto di fede.
In una Francia politicamente instabile, culturalmente allo sbando, divorata dalle insopportabili e ambigue liturgie democratiche, si muove un docente di 44 anni, Francois, giunto in una fase cruciale della sua vita. Nonostante l’ottima professione, l’elevato stipendio e un certo spessore culturale, la vita del nostro eroe scorre in maniera assolutamente mediocre e miserabile, dominata dalla routine tipica del ceto medio occidentale, senza però le classiche certezze dell’epoca precedente: il focolare domestico, stabile e sicuro. Nessuna passione lo coinvolge più di tanto e nemmeno gli eventi politici della sua nazione lo sconvolgono. In mezzo a questo deserto quotidiano si svolge parallelamente il tracollo dell’ancien regime repubblicano francese, il quale in un tragicomico suicidio finirà per dare il potere al partito musulmano moderato, con un cambio epocale per la Francia dell’anno 2022.
Dopo un lungo trascinarsi alla ricerca di un senso per la propria vita, con tentativi spesso grotteschi, il docente sceglierà in maniera un po’ furbesca (e sotto sotto anche codarda) la conversione all’Islam, in una Francia rinata e avviata verso l’egemonia nel Mediterraneo.

Il romanzo “Sottomissione” non si presenta come un testo portatrice delle teorie fallaciane sull’islamizzazione e sul presunto pericolo di una Eurabia futura. Al contrario, nell’opera in questione, il regime islamico francese è ritratto in un’ottica positiva, quasi una forza rivitalizzante in una civiltà che aveva smarrito il suo essere.
Il vero bersaglio dell’autore è il vuoto morale, culturale o semplicemente valoriale che pervade la società consumistica dei nostri anni. Un vuoto amorale che investe ampi strati della società, ridotti a un’apatia continua, inesorabile, senza grosse passioni, senza grosse emozioni o grandi ideali da perseguire. Il massimo dello sforzo è la sopravvivenza economica al fine di acquistare l’ultimo modello di smartphone, in modo da non passare per barboni all’occhio dei propri simili. Un ceto medio indifferenziato, ferocemente individualista, che però soffre terribilmente la solitudine del proprio agire e lo stress terrificante prodotto dai ritmi produttivi del Sistema.

É palese, nel romanzo, il lato estremo del personaggio Francois che, sicuramente, non rappresenta la maggioranza dei cittadini leoapri3dei nostri tempi. Ma anche gli altri personaggi presenti, quelli che sono riusciti a farsi una famiglia e quindi a crearsi una piccola rete di sicurezza, finiscono per apparire dei relitti che si aggrappano l’uno con l’altro solo per evitare il salto nel buio: “Nel momento in cui si accasciava sul divano, lanciando uno sguardo ostile al taboulè, pensai alla vita di Annelise, e a quelle di tutte le donne occidentali. Probabilmente al mattino si pettinava, poi si vestiva con cura in base al suo status professionale, (…) la giornata passava tra mail, telefonate e riunioni varie, poi tornava verso le ventuno, stremata (…), si accasciava, si infilava una felpa e un paio di pantaloni da tuta, è così che si presentava davanti al suo signore e padrone, il quale doveva avere, doveva per forza avere la sensazione di essersi fatto fottere, e lei stessa doveva avere la sensazione di essersi fatta fottere, e che la cosa non sarebbe migliorata con il passare degli anni, con i bambini che sarebbero cresciuti, con le responsabilità professionali che sarebbero aumentate come per un meccanismo autonomo, senza neanche tenere conto del declino fisico.”

Il cupo libro di Houellebecq risulta quindi utile per riflettere sulla nostra esistenza, sul nostro lavoro e sulla nostra presunta libertà. Una libertà falsa e contraddittoria, dato che tutti abbiamo capi da omaggiare, leader che segretamente disprezziamo, ma che pubblicamente ignoriamo o tolleriamo (spesso accettando umiliazioni inqualificabili), fino a tutti gli obblighi morali del nostro mondo, i quali inconsciamente ci riducono in catene. Una “libertà “ossessiva” che diventa a sua volta un fardello (devi essere ricco, devi essere libero, devi essere forte, devi essere responsabile) per la maggior parte degli uomini. Specialmente in un mondo come il nostro, dove sotto le scintillanti collane d’oro e le esibizioni di patetica ricchezza, si nasconde un’ombra fatta di nevrosi, droghe e psicofarmaci.

leoapri4L’atto finale del romanzo si chiude con la “sottomissione”, che in realtà è una liberazione. L’Islam è solo un pretesto (potrebbe essere anche qualsiasi altro movimento trascendente, religioso, ecc.), dato che a livello di realtà politica lo scenario descritto non è plausibile.
Ma il ritorno di un nuovo credo, una nuova ideologia, o messianesimo non è da scartare come ipotesi (basta vedere il fenomeno dei cristiani rinati negli Usa). L’Europa, specialmente quella snobistica e acculturata, appagata del secolarismo e dalla convinzione invincibile della propria superiorità culturale grazie al progresso industriale-tecnologico, potrebbe presto ricredersi di fronte al vuoto valoriale che la pervade. Di fronte alla mancanza di una visione forte che tenga in piedi una comunità o che le dia uno scopo di lungo termine.

Non sarebbe la prima volta in cui una società opulenta e potente finisce per cadere soggiogata dalle barbarie, un tempo tanto disprezzate.

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