La pagina della Cover Writer: Che ne è stato di te, Buzz Aldrin? di Johan Harstad

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“Serve una forza di volontà immensa, e fortuna, e abilità per arrivare primi.
Ma serve un cuore gigantesco per essere il numero due”.

In a little while
I’ll be gone
The moment’s already passed
Yeah, it’s gone

I’m not here
This isn’t happening
I’m not here, I’m not here.
How to disappear completely – Radiohead

harstad-coverHo da poco letto una vignetta spagnola che spiegava che la depressione è un eccesso di passato, l’ansia un eccesso di futuro. Quando il passato prende il sopravvento è possibile sentirsi proprio male, decisamente giù, perchè ieri è andato, non c’è più e non ci sarà mai più, non si potrà ne rivivere tutto quello che è stato, ne porre rimedio a tutto ciò che avrebbe potute essere e non è stato. Non si potranno cambiare le cose, nel bene e nel male.

Anche il futuro può non essere così rassicurante, per lo meno non per tutti. Troppo futuro uccide, se viene saturato di desideri, di programmi, di organizzazioni, di obiettivi che riempiono il tempo anticipatamente, finendo per provocare un senso di claustrofobia dovuto al troppo pieno, all’idea che non ci sia via di fuga o ansia da prestazione per la preoccupazione di rischiare di disattendere le aspettative. Un futuro pieno fa scorrere il tempo in maniera ancora più veloce e fa dimenticare il presente.

Il 20 luglio 1969 un primo uomo mette piede sulla luna. Un piccolo passo, per un uomo, un grande passo per l’umanità. Quell’uomo, Neil Amstrong, un perfetto punto di sincronia fra passato e futuro. Ma non era solo e nemmeno l’unico ad aver passeggiato sulla crosta lunare. Con lui c’era anche Buzz Aldrin, l’emblema di coloro che vivono dietro le quinte, ma non è per loro un problema, anzi è una scelta. Coloro che non arriveranno mai alla gloria in prima persona, perché non è fra le loro priorità. Questo è Aldrin, queste le parole pronunciate di fronte al paesaggio che vide in quella mitica missione:

Magnificent, magnificent desolation.

Aldrin sulla luna con Apollo 11

Aldrin sulla luna con Apollo 11

Aldrin ha sofferto di depressione e di alcolismo, quando ha lasciato la Nasa. Come contrastare un passato così ingombrante certamente irripetibile, che tutti costantemente ti ricordano e ti chiedono di ricordare? Come sperare anche lontanamente di eguagliare domani quello che hai provato ieri?

Ora Mattias, il protagonista di “Che ne è stato di te Buzz Aldrin” ha una sua soluzione. Non vuole né un passato, né un futuro. Ha una voce bellissima, ma non vuole cantare. Ha una famiglia, una fidanzata, degli amici ma vuole fare il suo dovere, essere una parte di un ingranaggio, e basta, non sa e non vuole essere la persona nel fascio di luce che illumina di gloria, anche solo negli occhi di un’innamorata. Mattias ha capito che la sola soluzione è scomparire. Scomparire per il mondo, non cercare niente, non fare nulla nel presente, perché così si eviterà di avere un passato ingombrante e soprattutto un futuro deprecabile. Sembra la soluzione più semplice, la scelta ideale per chi pensa di avere la sindrome di Buzz Aldrin, la sindrome del secondo per scelta, di chi non vuole stare sotto i riflettori. Di chi rifiuta di essere al centro dell’attenzione. Perché anche oggi, nell’era del protagonismo e dell’egocentrismo assoluti, dei selfie e dei video che ciascuno realizza e posta cercando di trasformare in qualcosa di mirabolante e interessante la propria banale quotidianità, esistono ancora persone che non vogliono essere il protagonista della storia, ma lo spettatore.

E Mattias, nato il giorno del primo uomo che cammina sulla faccia della luna, trova la sua destinazione nelle Isole Faroe, un pianeta di solitudine e pace verde smarrito nell’oceano blu scuro, nell’estremo nord del pianeta. Dove poter essere Buzz allunato per sempre.

copertina_bassaEcco la cover di “Che ne è stato di te Buzz Aldrin” del bravissimo autore norvegese Johan Harstad. Edizione Iperborea 2011.

… La persona che ami è fatta per il 72,8% d’acqua e non piove da settimane.

Non tutti vogliono dirigere un’azienda.

Non tutti vogliono essere i più grandi campioni del paese o far parte di svariati consigli d’amministrazione, non tutti vogliono essere i migliori avvocati, non tutti vogliono aprire gli occhi ogni mattina sul trionfo o la rovina dei titoli di giornale.

Qualcuno vuole essere la segretaria che resta fuori quando si chiudono le porte della riunione, qualcuno vuole guidare la macchina del capo anche il giorno di Pasqua, qualcuno vuole eseguire l’autopsia del quindicenne che si è suicidato una mattina di gennaio e l’hanno trovato in acqua una settimana dopo.

Qualcuno non vuole andare in TV, alla radio, sui giornali. Qualcuno vuole vedere il film, non esserlo.

Qualcuno vuole fare il pubblico.

Qualcuno vuol essere una ruota dell’ingranaggio.

Non perché è costretto, ma perché lo vuole. Una pura questione matematica.

Così io me ne stavo seduto.

Qui. Qui in giardino, e non avrei voluto essere in nessun altro posto al mondo.

E la primavera 1979 decisi: sarei scomparso là fuori nella folla, sarei stato il numero due, uno che si rendeva utile anziché farsi notare, che faceva quello che gli chiedevano di fare. Ma questa è solo una riflessione a posteriori, il tentativo di inchiodare il vero punto di partenza di una vita.

“Certe persone non vogliono il mondo intero, anche se potrebbero averlo. Certe persone non vogliono un paese tutto per loro. Certi vogliono solo essere una parte del tutto. Utile, anche se modesta. Non tutti hanno bisogno del mondo intero.”

Non cominciare a nasconderti, perché se no la gente scompare, se no li perdi, uno a uno e non tornano più.

E i giorni si confusero in grumi dai movimenti lenti, come il traffico visto attraverso una finestra sporca. … Agosto e settembre arrivarono e sparirono prima che riuscissi a prenderne atto, gli alberi che non c’erano persero le foglie io passavo i miei giorni in fabbrica.

… il dono di EnneEnne era di interessarsi a quello che interessava le persone intorno a lei. Non si trattava di pura cortesia, voleva davvero scoprire cos’era a spingerci a fare quello che facevamo, credo, considerato che eravamo quello che facevamo; credo fosse il suo modo di far conoscenza, andare alla ricerca del fascino che gli altri, quelli che incontrava, provavano per le cose più diverse. Ho pensato spesso a quanto dovesse essere stancante, ma forse per lei non lo era.

Per un attimo mi venne il panico, forse in realtà stavo solo spingendo la mia vita nel baratro, sempre più giù a ogni istante in cui non facevo nulla, un colpo di vanga dopo l’altro. … Ma non c’era nessuna ragione per tornare a casa, a pensarci. Nessuna buona ragione, in ogni caso.

Raccontai semplicemente le cose come stavano… Non dissi niente di Helle, dei miei genitori che volevano che tornassi a casa, coi quali avevo troncato ogni contatto, delle settimane passate in silenzio nella stanza al primo piano. Raccontai solo la versione tagliata, bollino verde, la versione disneyana, per tutti. Non feci parola di catastrofi, mani insanguinate e buste comparse dal nulla.

Quella sera avevo una funzione. Colmavo un vuoto. Ero verde. Un puntino verde in quel quadro azzurro. Ero l’isola deserta che fa sembrare il mare più grande.

Faroe_Islands,_Borðoy,_Klaksvík.

Faroe_Islands,_Borðoy,_Klaksvík.

È strano come ci si abitui a quasi tutto e come anche la normalità e la routine reclamino un posto nell’esistenza di ognuno.

A me sembrava di capire che chi restava, chi, nonostante tutto si sentiva a casa, chi conosceva ogni tornante di queste montagne, d’estate si sedeva sul prato alto sul mare e allora, certe sere, certi giorni più calmi, quando il lavoro era finito, la moglie, i figli accanto, di giorni da depliant pubblicitario ce n’erano anche. Bastava cercare bene.

“… Posso dirti subito che sei completamente fuori rotta. Perché non stai cercando di essere dimenticato, stai solo cercando di squagliartela. E se credi di diventare invisibile in questo modo ti sbagli. So cosa vuoi Mattias, solo che non è questo il modo per ottenerlo. Questo è solo il comportamento di un moccioso viziato, convinto che il mondo gli abbia fatto un grande torto, ma non è così, il mondo è stato quasi sempre dalla tua parte, eri tu il capitano della tua vita…

Johan Harstad

Johan Harstad

Guardiamo solo il mondo da un angolo diverso. Per chi ha una diversa percezione della realtà esistono libertà che non ti sogni neppure. È il priviligio del malato di mente. Perchè quando ti hanno ripetuto fino alla nausea che non hai il senso della realtà, che confondi il mondo delle tue personali fantasie con ciò che è considerato comunemente valido, sei obbligato a considerare qualunque cosa ti passi per la testa con la stessa serietà. Non puoi chiamarmi pazzo o idiota, hai il dovere di darmi retta. Perché anche per te è difficile stabilire chi parla, io o la mia malattia. Devi prendere quel che viene.

Buzz Aldrin è ricoverato il 28 ottobre 1971 al Wilford Hospital, nella Brooks Air Force Base in Texas. Segue una terapia di tranquillanti e antidepressivi.

Ma la strada è lunga. The Melancholy of all things done. E niente è come avrebbe potuto essere. E cerco l’attimo, ma non lo trovo, anche se so che esiste, quell’istante unico in cui lui capisce che non importa niente se non potrà volare mai più lontano di dove è già arrivato… Provo a scoprire il momento in cui Buzz Aldrin si tira finalmente su per i capelli, trova il coraggio di pensare fino in fondo il suo pensiero:

Serve una forza di volontà immensa, e fortuna, e abilità per arrivare primi.
Ma serve un cuore gigantesco per essere il numero due.

È per questo che verrai ripescato dal nulla, Aldrin, ci saranno giorni più leggeri, tutto sarà più leggero, perché si può star bene anche se nessuno ti guarda, si può essere bravi anche se non si ricordano di te eppure tu hai fatto la tua parte, hai portato a termine un compito importante … vorresti mandarci tutti nello spazio, un giorno, a vedere con i nostri occhi quello che hai visto tu… e penso che per questo ti meriti giorni migliori, che tutto ti va perdonato… é un mondo strano questo. Pieno di accordi da cui non viene fuori nulla, di promesse tradite, di città che crescono e si trasformano in modo incontrollabile, nessuno ha una visione d’insieme. Per questo bisogna andarci cauti con i programmi. Calma con le decisioni.

Potresti commettere la più grande idiozia della tua vita.

Faroer

Faroer

E vedo Pali che ha già nostalgia delle Faroe, come ne ho io, si guarda intorno e so cosa sta facendo, fotografa tutta la stanza , questo posto, per poter ricordare ogni dettaglio, è una fotografia mentale e anche io vorrei fare lo stesso, ma ho esaurito la pellicola da un pezzo, il film è venuto sovraesposto, ha preso luce e tutto è diventato bianco…

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3 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Antonio

    Un articolo intenso, ricco di spunti di riflessione, ricordi e voli liberi, tracciati con la fantasia. Grazie Marinda.

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  2. kiki

    Questo articolo è tanta roba, brava Marinda.
    Ero partito per condividere con te un commento sulla genialità della Pixar, che in Toy Story dedica ad Aldrin il co-protagonista (il ranger stellare BUZZ Lightyear), ma poi, continuando a leggere, mi è venuto in mente il bar sotto casa in via Petroni, la Antica Drogheria Calzolari (il “Bar Droghe” nella mappa di noi studenti di via Petroni). Nella discreta fauna che lo popolava, a un certo punto comparve un signore anziano e distinto che sosteneva i pregi della mediocrità, anzi, della invisibilità: “Non essere nessuno, quella è la vera libertà”. Che poi, altro non è che la versione allo specchio dello spidermaniano “Da un grande potere derivano grandi responsabilità”.

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