La lezione di Charles Bukowski: quando la letteratura è “maschia”

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Quando il vecchio che abitava accanto a loro, quello a cui veniva la bava quando la vedeva, andava a bussare alla porta e chiedeva di Kathy, lui andava ad aprire in mutande e rispondeva : “Sta cagando, lascia detto a me”.

Stiamo parlando del racconto “Barboni cenciosi” che compone la raccolta dell’opera più famosa di Charles Bukowski, “Storie di ordinaria follia”, con sottotitolo “Erezioni Eiaculazioni Esibizioni”.

charles bukowski

charles bukowski

Ebbene, partendo dal fatto che Bukowski, uno degli ultimi “poeti maledetti”, alcolizzato, fumatore incallito, malato di sesso, giocatore d’azzardo alle corse dei cavalli e avvezzo al turpiloquio qui abbia un tantino esagerato nell’ostentare naturalezza, viene spontaneo chiedersi quand’è che uno scrittore sa essere “ruvido”, o per meglio dire “maschio” nel suo modo di raccontare?

È un atteggiamento della mente, ed è indipendente da quanti amplessi si descrivano, oppure quante parole rudi si riescano a sciorinare. No, non è questo. È qualcosa di molto più complesso. Un po’ come per il fascino: si può fare di tutto, imparare ad imitarlo, ma è una di quelle cose che nasce dentro. O ce l’hai, o non ce l’hai.

E il buon vecchio Bukowski, al di là dei meriti in campo letterario, era maschio da vendere. A cominciare da quel verbo un po’ vernacolare, lì in bilico fra il poter essere accettato e l’essere considerato errore, “stantuffare”, che è anche onomatopeico, se ci pensate, perché l’uomo che ci ha fatto perdere la testa, in fondo, quello ha fatto.

Riconosco che “Storie di ordinaria follia” vada preso a piccole dosi. Io, per esempio, ne centellino la lettura, un capitolo ogni tanto. Perché se è vero che Bukowski è altamente evocativo, e, stranamente, i suoi racconti ce li ricordiamo tutti, dal primo all’ultimo – cosa che di rado accade con le raccolte – è altrettanto vero che da questa lettura se ne esce con una visione del mondo un po’ “distorta”. A parte le parolacce, che sono un buon deterrente per non lasciarsi andare a una lettura sfrenata, onde evitare di impararne così tante da mettere a rischio la nostra personale raffinatezza, ciò che rimane è che l’uomo sia un essere libero, solo e moralmente debole.Porca miseria però! Al di là dei modi, rimangono le cose giuste.

Qui sta il fascino di Bukowski, ma è rischioso far passare il messaggio ai nostri giovani.

Molto meglio pensare che è la vita ad essere volgare, laddove mettiamo malizia.

Diane Brasseur

Diane Brasseur

Charles Bukowski va interpretato, “sezionato”, e rivalutato per il coraggio di avere sempre detto la verità. Per non essersi nascosto dietro una vita che aveva dei fronzoli, quando avrebbe anche potuto farlo. Bukowski ha parlato d’amore, ha amato i gatti, quindi se lo rivalutiamo nell’insieme, rimane quel modo incredibile di fare letteratura. Diretto e sempre fedele a se stesso, di certo cose da non sottovalutare.

Sarebbe bello, per uno scrittore, poter scrivere di uomini e di donne, indipendentemente dal proprio sesso. Riuscire ad immedesimarsi talmente bene nel personaggio da far rimanere di stucco il lettore, alla lettura in calce del suo nome. Non è frequente, ma ci sono donne che riescono a scrivere in prima persona di protagonisti maschili, con tale naturalezza da far dimenticare che sono appunto rappresentanti del gentil sesso.

Scrivere di un uomo che tradisce viene più facile, non si sa perché, ma i lettori sono disposti a lasciarsi andare all’ironia, quando ce n’è. Contrariamente, la donna che tradisce suscita antipatie, e l’umorismo col quale l’architettura della trama era stata pensata, va immediatamente a farsi benedire. Sono i misteri dell’immaginario collettivo.

Ultimamente, per esempio mi è capitato di leggere la storia di un uomo di 54 che conduce una doppia vita. Una a Parigi con l’amante, dove durante la settimana si reca per lavoro; e l’altra nel week end, a casa con la moglie e la figlia. Senza scendere nei dettagli del romanzo, e nemmeno paragonare l’autrice al grande Bukowski – non è il caso – vorrei citare “Le fedeltà” della francese Diane Brasseur come esempio credibile di donna che scrive sotto “maschili spoglie”.

Quando una donna scrive come fosse un maschio, si chiede sempre se il suo operato sia credibile oppure no. Se tutto è al posto giusto, oppure, meglio, se non lo è. “Sarò abbastanza incisiva?”. È la domanda che più tormenta.

Perché gli uomini, salvo rare eccezioni, certe finezze nelle descrizioni non le hanno. Per esempio, e non me ne voglia un’amica, perché è stato davvero l’unico “errore” che ha fatto, non si esprimerebbero nel vedere un “tovagliolo inamidato”. Forse a questo particolare presterebbe più attenzione Jane Austen, se fosse ancora viva. Un uomo punta su altre cose, e il mio consiglio è di leggere tanto Bukowski, prima di cimentarvi in quest’impresa. E ovviamente…filtrate parecchie cose.

Domenico Starnone

Domenico Starnone

A proposito di tradimenti, mi sono sforzata di pensare a come abbia “risolto” la questione Domenico Starnone coi suoi “Lacci”, l’ultimo romanzo uscito da poco. C’è differenza, nel modo di esprimere i sentimenti, visto che sia il suo Aldo Minori che il protagonista di Diane Brasseur sono attempati dongiovanni che tradiscono le mogli? La risposta perfetta sarebbe no, perché vorrebbe dire che la letteratura “maschia” è un dono, indipendentemente dal resto.

Forse, utopia di chi scrive sarebbe appunto essere chiamati “scrittori”, indipendentemente dal sesso, un po’ come affermava con convinzione Oriana Fallaci, sul fatto che il termine “scrittrice” le andasse stretto.

Al di là di tutto quello che si è detto, ad essere “maschi” in letteratura si può imparare. Si possono smussare angoli, oppure, imparare a costruirne alcuni. Contando il fatto che è bello cimentarsi in vari ruoli, ed essendo consapevoli che nessuno mai, in questo, potrà avere il talento del “porco” Bukowski.

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4 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Antonio Asmodeo

    Questo pezzo o articolo ha il fascino ,unico ma anche esclusivo a parte la cronistoria,politicamente corretta ,di aver decisamente trasformato immediatamente il concetto che si voleva raccontar in un dato di fatto, poiché è evidente che lei ha già scritto in maniera “maschia”.E onore al merito per Bacco ma e come vede c’è purtroppo un ma mi dissocio solo per l’aspetto raffinatezza per il quale se permette ci metto io un pezzo del signor L.F.Céline direttamente distillato da bagatelle per un massacro.Permette?Certo che permette: Il mondo è pieno di gente che si dice raffinata e che poi non è, ve l’assicuro, raffinata neanche tanto così. Io, servitor vostro, credo davvero di esserlo, un raffinato! Sputato! Autenticamente raffinato. Fino a poco tempo fa, facevo fatica ad ammetterlo… Resistevo… E poi un giorno mi sono arreso… Al diavolo!… Però sono un po’ infastidito dalla mia raffinatezza… Cosa si finirà per dire? Pretendere?… Insinuare?…
    Un vero raffinato, raffinato per diritto, per costume, garantito, di solito deve scrivere almeno come il sig. Gide, il sig. Vanderem, il sig. Benda, il sig. Duhamel, la signora Colette, la signora Femina, la signora Valéry, i « Théàtres Francais »… sdilinquirsi sulla sfumatura… Mallarmé, Bergson, Alain… spompinarsi l’aggettivo… goncourtizzare… cristo! Inculare le mosche, frenetizzare l’Insignificante, cinguettare in pompa magna, pavoneggiarsi, chicchirichire ai microfoni… Rivelare i miei « dischi preferiti »… i miei progetti di conferenze…
    Potrei, potrei certamente diventarlo anch’io, un vero stilista, un accademico « pertinente ». È una questione di lavoro, un’applicazione di mesi… forse di anni… Si può ottenere tutto… come dice il proverbio spagnolo: « Molta vaselina, tanta pazienza, e l’elefante s’incula la formica ».
    Ma sono ormai troppo vecchio, troppo incancrenito, troppo incarognito sulla maledetta strada del raffinamento spontaneo… dopo una dura carriera di « duro fra i duri » per ritornare indietro ora! e andare anche a concorrere per la libera docenza di trine e merletti!… Impossibile! Il dramma sta qui. Ecco al grande lezione di Bukowski ma non solo.La lezione di Miller con il pelo di Tania o di Burroughs tempo prima o di Fante.Oh Fante quante notti passate a urlarti in faccia che ti odiavo per quel tuo scrivere perfetto.E non mangiai crackers tutta la notte come bukowski quando scoprì che céline scriveva meglio di lui no. Perchè tutti qui una cosa che oggi si fatica molto a insegnare l’hanno capita:la letteratura deve parlare la nostra lingua e chi ci vede volgarità nella parola è un idiota ,volgare è l’intenzione bensì che si nasconde dentro a un gergo.Vede dire in poesia:
    Cosa resta dell’amore che se ne va
    Un profumo ,un capello, una data
    La pillola ,il fumo ,il senso di vuoto ,

    E l’ombra di quello che non fummo
    Come il piscio di un cane deposto e sbiadito
    sul muro scorticato di una vecchia baracca!

    E’ parlare di un sentimento atavico con il senno di oggi.Cosa fa oggi la nostra cultura per smettere di piangersi addosso con i vecchi tormenti classici?Nulla d’altra parte oggi la nostra è la cultura Postmodernista, transavanguardista e minimalista.Non ci sto.Io credo che lei nel suo scritto ,pur facendo delle approssimazioni in alcuni casi,sia riuscita a essere più maschia di ogni maschio ubriaco marcio,perso tra le cosce di una donna qualunque in una squallida stanza di periferia.Complimenti signora ma non è ancora abbastanza non si crogioli in questa vittoria lei ha talento ma il talento fa ciò che può, il genio solo fa ciò che vuole!

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  2. Fra

    Articolo davvero interessante. E anche molti argomenti che hanno ripercussioni anche nella vita di tutti i giorni. Si tratta di immedesimarsi anche per imparare a non scandalizzarsi o a considerare non così assurde certe manifestazioni

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  3. Freida F.

    Grazie Cristina, ottimo spunto di riflessione – noi donne ci dovremmo mettere più in discussione non solo nella letteratura ma anche nel mondo del lavoro. Approvo pienamente quello che pensi, ma penso che sia una grande qualità saper dire e scrivere con verità. A presto, Freida

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  4. Tamara V. Mussio

    Molto originale questo articolo! Concordo con Cristina, sembra davvero essere più semplice trovare una donna che si immedesima i un uomo, che il contrario. Anche se Halgrimur Hellgason, scrittore contemporaneo islandese, mi ha letteralmente spiazzata, raccontando la storia di una donna dal punto di vista di una donna. Sono rari ma ci sono.

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