La cosmesi egizia tra religione ed estetica.

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Una delle cause del fascino sempreverde dell’antico Egitto, è lo stato cristallizzato di bellezza – immune da vecchiaia, brutture e malattie – con cui i Faraoni, i notabili e le loro consorti hanno consegnato ai posteri le loro immagini scolpite e dipinte.Il dono dell’eterna giovinezza faceva parte delle delizie dell’aldilà: come nella loro vita terrena, il defunto o la defunta non si facevano mancare la loro fornitura perenne di cosmetici contenuti dentro meravigliosi e raffinati beauty case, che custodivano lo specchio in metallo lucidato, i vasetti, i balsamari e i cucchiai per le creme, le pinzette per depilarsi le sopracciglia e i bastoncini per il trucco.

Tomba di Nebamon, XVIII dinastia, British Museum, Londra

Tomba di Nebamon, XVIII dinastia, British Museum, Londra.

L’uso di questi prodotti è attestato nel paese fin dai tempi più antichi: nata come fenomeno religioso e passata nell’uso dei comuni mortali , la cosmesi si esprimeva negli interventi estetici sul corpo del Faraone, nei riti di iniziazione, nelle operazioni di imbalsamazione, nella decorazione giornaliera delle statue degli dei accompagnati sempre da formule e preghiere.

Come è noto gli egiziani adoravano animali e piante che collegavano alla creazione, alla morte e resurrezione: truccarsi per loro non era un semplice atto di abbellimento ma la premessa per l’invenzione di un corpo incorruttibile. La cosmesi era spesso associata alla medicina e alla magia, per cui non meraviglia che gli ingredienti per queste pratiche fossero spesso i medesimi, mentre le varie ricette – parzialmente giunte fino a noi grazie ai cosiddetti “papiri medici” – venivano elaborate salmodiando formule scaramantiche per propiziarsi l’aiuto degli dei e allontanare gli spiriti maligni.

Dobbiamo ad Erodoto la descrizione della fertilità del terra inondata dal Nilo da cui gli egizi traevano senza fatica piante e frutti: tra le moltissime specie a disposizione, particolarmente apprezzate per uso cosmetico erano quelle oleose e resinose ricavate da alcuni tipi di palma, e quelle intensamente profumate come l’incenso, la mirra, il cinnamomo, il ginepro e il coriandolo.
Per le classi povere c’era invece l’olio di ricino, che – racconta Erodoto – era usato per le lampade e per ungere il corpo ed emetteva “un odore nauseabondo”.

Cucchiaio da cosmetico, Museo del Louvre, Parigi

Cucchiaio da cosmetico, Museo del Louvre, Parigi

Nelle fantasiose ricette rientrano anche animali magici: per prevenire i capelli bianchi una di queste suggerisce di “spalmarsi con un unguento fatto con la vertebra di un uccello mescolata a puro laudano, poi stendere la mano sul dorso di un nibbio vivo e appoggiare la testa su una rondine viva”. Il significato simbolico che gli egizi attribuivano a questo grazioso migratore, che spariva per luoghi misteriosi e puntualmente ricompariva ogni anno, era collegato all’idea che portasse via con sé il male e la negatività.
Tra le varie forme di magia, molto praticata era quella di tipo “simpatico”, secondo la credenza, arrivata fino a noi tramite l’omeopatia, che il simile cura il simile: così una curiosa ricetta per scurire le chiome mescola preparati ricavati da animali rigorosamente neri: sangue del corno di un bue, fegato d’asino, un girino e un topo.

Nella vita di tutti i giorni la cura del corpo era fondamentale: in una popolazione che non superava un livello medio di vita di quarant’anni, si cercava a tutti i costi di combattere la vecchiaia e mantenere il fisico in forma e in buona salute. Le sostanze cosmetiche e aromatiche e in generale tutto ciò che serviva ad abbellire erano talmente importanti che, per chi vi lavorava all’interno del palazzo reale, erano perfino previste cariche onorifiche come quella di “soprastante e distributore di unguenti”.

La bellezza inoltre, era legata come oggi alla capacità di conquistare amore e avere rapporti sessuali soddisfacenti. Dal momento che la sessualità non era considerata un tabù ma semmai una promessa di rinascita, la seduzione femminile si concentrava oltre che sugli occhi, sui fianchi e il seno, le due zone del corpo collegate con la maternità; la donna ideale infatti era slanciata ma aveva i fianchi arrotondati e il ventre leggermente sporgente.

Gli egiziani abbienti e beneducati si detergevano al risveglio e prima e dopo i pasti principali; al posto del sapone, ancora sconosciuto, si usava una pasta a base di cenere e di argilla, calcite, sale, miele, natron, un carbonato di sodio idrato che si estraeva in varie zone del paese. Lo si adoperava anche per l’igiene orale, sfregandoselo sui denti con un ramoscello sfilacciato. Nonostante la cura della bocca e l’abitudine di masticare preparati dall’aroma molto intenso, l’alito degli egizi doveva essere piuttosto pesante visto che in molte mummie – come quella del novantenne Ramesse II – si sono scoperti carie ed ascessi dentali.
Poiché la pelle liscia era un importante elemento di seduzione, uomini e donne proseguivano la toilette rasandosi il corpo: il papiro Ebers riporta una curiosa ricetta depilatoria che consiste nel bollire e applicare sulla parte ossa di corvo carbonizzate, escrementi di mosca, olio, succo di sicomoro, gomma, melone. Dopo questi trattamenti ci si frizionava con prodotti a base di incenso o altre pomate odorose.

Nel clima torrido e assolato dell’Egitto ci si ungeva la pelle per evitare rughe, screpolature o dolorose scottature. Questa pratica non era limitata alla sola classe agiata, ma estesa a tutta la popolazione: prova ne sia che sotto Ramesse III vi fu uno sciopero degli operai addetti alla necropoli di Tebe, perché non venivano consegnate le derrate alimentari, la birra e le scorte di oli solari.

Portaunguenti dalla tomba di Tutankhamon, Museo del Cairo

Portaunguenti dalla tomba di Tutankhamon, Museo del Cairo

Per le signore esistevano numerose maschere di bellezza, descritte dai papiri con termini miracolistici: l’olio di mandorle serviva “per trasformare un vecchio in giovane”, mentre per altre ricette analoghe si utilizzavano miele, natron rosso e sale marino mescolati in una massa omogenea;per schiarire l’epidermide e renderla perfetta era invece opportuno aggiungere polvere d’alabastro.
L’invecchiamento era temutissimo e combattuto con preparati specifici contro le rughe a base di resine aromatiche, cera, olio ottenuto dall’albero di moringa e dal calamo, una pianta palustre le cui foglie profumano di limone. Un’altra formula per ringiovanire contiene: “fiele di bue, olio, gomma, uovo di struzzo in polvere, olio di pino, miele, farina di alabastro, fritta egizia (un pigmento ottenuto mescolando tra loro rame e ossido di calcio) latte materno”. Resine, mucillagini, sostanze animali e vegetali venivano macinati in casa, pestati con cura in un mortaio e applicati sul viso ogni giorno. Per debellare la concorrenza di altre donne e distruggerne la bellezza si ricorreva alla magia nera: per far perdere i capelli a una rivale bisognava cuocere nel grasso un verme, una salamandra e una foglia di loto e spalmarle il tutto in testa, sempre che la malcapitata se lo lasciasse fare.

Il dio Bes, Altes Museum, Berlino

Il dio Bes, Altes Museum, Berlino

Tra i cosmetici propriamente detti vi erano quelli per il viso e per il corpo, le labbra, le unghie e gli occhi. L’uso di sottolinearli era collegato al mito di Horus, il cui occhio era un potente amuleto che simboleggiava tra l’altro buona salute e prosperità. Questo tipo di trucco era adoperato fin dall’infanzia sia come protezione dalle malattie oftalmiche molto diffuse a causa del clima, del vento secco e degli insetti, sia contro le influenze negative del malocchio.
Il nero del contorno – che con voce araba chiamiamo kohl – era ricavato da sostanze oggi considerate tossiche, come la galena e l’antimonio mescolate a grasso animale, resine e linfa di sicomoro, mentre il verde dell’ombretto era ottenuto dalla malachite polverizzata.
Per il trucco del resto del corpo si adoperavano altri coloranti: le guance e la bocca erano dipinte con ocra rossa, le unghie con l’henné. Il tutto era posto sotto la protezione di varie divinità tra cui il brutto e deforme nano Bes – rappresentato su oggetti di uso domestico e sui vasi per cosmetici – incaricato di proteggere madri e neonati dagli spiriti maligni che lui scacciava facendo smorfie e mostrando la lingua.

Bibliografia:

Giuliano Imperiali, L’antica medicina egizia, Xenia, 1995

Enrichetta Leospo, Mario Tosi, La donna nell’antico Egitto, Giunti, 1997

Paolo Rovesti, alla ricerca dei cosmetici perduti, Blow-up, Venezia, 1975

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3 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Viviana Alessia

    Grazie per l’ esauriente risposta, Bianca Maria. Come sempre dimostri una pertinenza e un’ agilità nello scrivere che è di pochi. Inutile ribadire la tua notevole competenza intorno ai temi che tratti. La tua umanità diretta e semplice, guidata da una cristallina intelligenza, riesce a rasserenare e convincere sempre. Grazie ancora, Bianca Maria. E terrò ben ferme nella mente, che sovente si irrita con ciò che è ineliminabile, le tue considerazioni pacate e sagge.

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  2. Viviana Alessia

    Considerato l’ ennesimo fallimento dell’ ultimo ritrovato medicale per pelle intollerante e irriducibile, che dopo essere stata la mia disperazione per una vita, è diventata una sconfitta smaccata per tutti i professori di dermatologia come per la più agguerrita delle multinazionali della medicina estetica, che ne dici, Bianca Maria, se provo a copiare qualche ricettina egizia? Non troppo tempo fa avevo raccontato le mie disavventure con la farmacologia moderna che mi aveva portato ad un passo dalla fine. Non ho provato i rimedi proposti dagli antichi perché troppo provata da mesi e mesi di sofferenze dermiche e anche perché l’ autore dell’ articolo sull’ Undici aveva assolutamente sconsigliato di provare gli antichi rimedi medicali a casa propria, evidentemente ben consapevole che la gente ne combina di tutti i colori. Però stavolta che ne dici di lasciarmi provare con qualche goccia di olio di ricino purissimo magari diluito saggiamente con acqua di sorgente alpina? In fondo, poco tempo fa, ho letto che un illustre professore americano consigliava di ripulire la pelle con olio di vinaccioli. L’ olio di ricino mi ispira di più non solo perché lo usavano in cosmesi gli antichi egizi che appaion belli freschi sulle loro pitture, ma anche perché quando ero adolescente seguivo il consiglio di alcune amiche che dichiaravano di passarsi ogni sera sulle ciglia un pochino di olio di ricino per farle crescere. Inutilmente mia madre mi urlava che dovevo smetterla di assassinarmi gli occhi ( beh, in fondo si arrossavano solo un giorno sì e uno no) e che lei l’ olio di ricino me lo dava da bambina una volta la settimana per os per un’ efficace pulizia interna. Continuai imperterrita finché mi stufai delle tese manovre serali e di inutili risciacqui mattutini che mi lasciavano notevoli annebbiamenti visivi. Così, una lieve passatina con cotone inumidito di acqua e olio di ricino penso, timidamente, che potrebbe funzionare magari meglio ” dell’ acqua e basta ” con cui mi lavo avvilita la pelle del viso che brucia lo stesso, che dici? Ahime’! So che sognero’ per un bel po’ di tempo il gesto miracoloso che non avrò comunque mai il coraggio di compiere: ormai son troppe le legnate che pure la pelle m’ ha inferto! E avanti così : niente trucchi, niente saponi, niente lozioni medicali “appositamente studiate ” : acqua, padre, ché il convento brucia!
    Restano per fortuna le tue mirabili lezioni sulle belle arti a consolarmi un po’. Arti espressive ed arti estetiche che il mio viso sempre più spento può scordarsele per sempre. Mah! Dai che in fondo un professorone mi ha detto di non lamentarmi ché c’ è gente che deve farsi addirittura il lavaggio ” a secco” con garza sterile appena inumidita e ben strizzata, con guanti sterili, in acqua sterilizzata e non mi ricordo quale sale chimico in essa disciolto. Complimenti sinceri per i tuoi articoli sempre interessanti, originali e piacevolissimi da leggere.
    P.S. Magari una ricerchina ad hoc per la mia pellaccia dispettosa la potresti magari svolgere scartabellando fra le carte dei tempi passati che, in fondo, magari una qualche trovata più geniale dei moderni laboratori la potrebbero contenere?

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    • Briz

      Non mi fiderei troppo di come rappresentavano sé stessi gli antichi egizi, che nei loro ritratti fermavano l’orologio del tempo a una gagliarda giovinezza. Solo in pochi casi (vedi Akhenaton) è chiaramente visibile una patologia fisica sicuramente di origine genetica che si manifesta nei fianchi femminili e nel cranio vistosamente allungato. Non sappiamo troppo della loro pelle, se non che – come ho scritto sopra – cercavano di proteggerla ungendola molto. Dai papiri medici risulta che gli impasti erano a base di miele, sale, polvere di carbonato di soda, naturalmente mescolati a profumi più o meno costosi a seconda del portafoglio. L’utilizzo di acqua di palude (acqua argillosa) per amalgamare i vari ingredienti ribadisce il fatto che sin da allora erano riconosciute le proprietà purificanti dell’argilla. Inoltre, lo strofinamento della pelle con unguento garantiva un leggero effetto abrasivo contro le macchie, le imperfezioni e irritazioni di ogni tipo. Sembra che incidessero anche ascessi e foruncoli. In quanto all’olio di ricino è noto sin dall’antichità, ma veniva soprattutto utilizzato per le sue proprietà lassative. Al giorno d’oggi sembra invece che sia un toccasana per pelle, capelli, unghie e ciglia, possedendo anche proprietà antimicotiche. Ti confesso però che io credo fino a un certo punto ai “miracoli” della medicina e dell’erboristeria. Purtroppo coi nostri difetti fisici dobbiamo convivere; e io penso che nemmeno correre dietro alla chirurgia plastica (per chi se lo può permettere) sia alla fine una soluzione. Noi donne normali dobbiamo confrontarci ogni giorno con le bellone che i media ci propinano, creando problemi alla maggior parte della popolazione femminile che ha vuoi un brutto naso, vuoi la cellulite o le gambe storte o qualche altro difetto che viene poi ingigantito da un crudele confronto tra la nostra immagine e la loro. Sembra una banalità dire “evidenziamo i nostri lati positivi”, anche psicologici, che non valgono meno di quelli estetici. Eppure è l’unico modo per salvarsi dalla stupida onda mediatica che mette in un angolo donne intelligenti e meno fortunate fisicamente.

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