Javi, Danny e Daniel: dare un senso alla propria vita

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

La consapevolezza, si sa, ci rende migliori. Dopo aver intrapreso una strada, magari in giovane età, capita col tempo, di rendersi conto che forse non è tutto ora quello che luccica. Si cresce, si fanno esperienze e la maturità aumenta. Si sente di dover colmare un vuoto, un vuoto interiore che a cui non si è dato ascolto. Pensieri, riflessioni portano a rendersi conto, magari con un filo di insicurezza, che è opportuno cambiare strada per realizzarsi e realizzare davvero la propria unicità e autenticità di esseri umani.

È il caso di tre ragazzi, che con la loro storia hanno impressionato ed impressionano tutt’ora.

Decidere di chiudere con il calcio giocato a 24 anni per inseguire i propri ideali? Si può. Lui è Javi Poves, ex difensore spagnolo. 24 anni, capelli lunghi e spettinati e una sola idea in testa: lasciare il modo del calcio per l’enorme giro di interessi che ruota intorno al pallone. «Il calcio professionistico è solo denaro e corruzione. A cosa mi serve guadagnare tanto se quello che ottengo è frutto della sofferenza di molta gente? La fortuna di questa parte del mondo esiste solo grazie alle disgrazie del resto. Da quando siamo piccoli veniamo trattati come bestie, ci istigano alla competizione e quando si raggiunge una certa età poi è difficile tornare indietro». Questi sono i suoi programmi futuri: «Studio storia all’università, voglio vedere cosa succede nel mondo, andare nei posti più poveri per capire le difficoltà. Finché la gente continua ad accettare il sistema che esiste non sarà facile cambiare le cose». 

Il giovane spagnolo ha tralasciato soldi e fama per mettersi in viaggio e aiutare gli altri, per sentirsi realizzato e per essere consapevole delle grandi opportunità che la vita gli ha donato. Ha deciso di studiare e viaggiare, per capire come mai il mondo è spaccato in due. Questa storia può veramente rappresentare uno spunto di riflessione: capire cosa ci sta attorno ci porta a crescere come persone. Il cambiamento deve partire da noi. L’obiettivo di Javi Poves è questo: conoscere e capire il mondo per migliorarlo!

Danny Watkins

Danny Watkins

Danny Watkins, a 22 anni ha cominciato a giocare a football. Nel 2011 a 26 anni è entrato in NFL con la squadra dei Philadelphia Eagles. Il suo coach disse di non aver mai avuto tra le mani in 45 anni di carriera un atleta cosi dotato. Rimane a Philadelphia per due anni per poi accasarsi ai Miami Dolphins. Qui è rimasto una stagione, poi la svolta: «Mi sono guardato intorno e mi sono reso conto che non era il posto in cui volevo essere. C’è troppo nella NFL che non fa parte di quello che sono e di quello che voglio fare».

Cosi ha piantato tutto, i quattrini e la gloria, e si è trasferito dalle parti di Dallas, Texas. Fa quello che è nato per fare: il vigile del fuoco. Il suo sogno sin da bambino era quello. Già a 16 anni era andato a bussare alle porte di una caserma per chiedere di lavorare li.
Ci sono giovani che non si accontentano e che sono sempre alla ricerca di una via che li porti alla piena realizzazione di sé. Sono scelte che al giorno d’oggi possono stupire. In un mondo in cui domina la comodità e la voglia di avere tutto e subito credo sia bello sentire che c’è chi dopo aver intrapreso una strada si interroga e si ascolta, per capire se davvero quella è la via giusta. Magari ciò può comportare sofferenza: tante domande, tanti dubbi che però, se interpretati correttamente possono portare ad una svolta nella propria vita, ad cambiamento evolutivo. Mi piace pensare che davvero questo viaggio che questi ragazzi hanno fatto e che molti dentro di sé fanno, non sia fine a se stesso ma che porti a scoprire e a toccare con mano il proprio tesoro, il tesoro che custodiamo dentro di noi e che ci rende unici e inimitabili.

Daniel Norris è considerato un talento del baseball americano. Ha 21 anni e gioca nei Toronto Blue Jays. La sua è una storia particolare, atipica per un ragazzo giovane e famoso come lui. Si racconta che nel periodo di preparazione prima dell’inizio del campionato ha vissuto in un camper. Alla sera prima di posteggiare in un parcheggio di un supermercato, si fermava su una spiaggia a fare surf (su una tavola di polistirolo riciclato) e poi andava a comprarsi qualcosa per cena. La notte, dopo aver letto pagine del suo autore preferito (non guarda la tv e legge solo libri cartacei con copertina rigida) la passava dormento nel suo camper della Volkswagen (diventato famoso nel periodo hippie). Grazie al suo talento è riuscito a risalire sempre più fino ad arrivare al massimo campionato professionistico (MLB).

dm_150225_sc_on_the_road_daniel_norris1259

Daniel Norris

Ha firmato un contratto per 2 milioni di dollari ed è sponsorizzato dal “baffo” americano, la Nike. Nonostante la popolarità e i soldi, è rimasto se stesso, un ragazzo a cui piace vivere a suo modo. Tra le tante cose particolari che ha fatto, ha montato un pannello solare sulla sua casa, il camper. Uno sportivo professionista molto alternativo. I soldi del suo contratto con i Toronto li ha affidati ad un consulente finanziario, che ogni mese gli versa 800 dollari, quanti, a detta di Daniel, gli bastano per vivere. La sua prima off season l’ha vissuta lavorando per 40 ore in un negozio di abbigliamento sportivo per la prima parte, mentre nella seconda ha viaggiato con una moto a noleggio attraverso il Nicaragua passando le notti negli ostelli, facendo surf, oltre a trekking nella giunga.

Daniel in azione.

Daniel in azione.

Nella stagione d’esordio, ha condiviso un appartamento con due compagni e a causa della mancanza di letti ha dormito su un’amacaCredo che questa storia possa solo che colpire. Forse perché non siamo abituati a pensare che un giovane ragazzo pieno di soldi che gioca a livello professionistico possa vivere in questo modo, scegliendo con la propria testa e non lasciandosi trascinare dalla popolarità. Gli esempi di molti sportivi che abbiamo davanti quotidianamente sono diversi, forse più appariscenti ma di poca sostanza. Gli hanno chiesto: “Ma perché lo fai?” lui ha risposto: “Perché per me ha senso”. “Cosa pensi di ricreare?” Risposta: “Niente. Sto solo cercando di creare la mia vita, trovare la mia strada. E godermi il viaggio”.

Daniel vuole creare la sua vita. È consapevole che la sua carriera professionistica sarà solo una parentesi nell’arco della sua vita. Per questo vuole costruirsela, crearsela con le sue mani, partendo dalle fondamenta, dalle radici. Scegliere la propria vita e darle un senso, dando un senso a quello che si fa quotidianamente è una missione possibile? La nostra vita è una scelta? Le nostre scelte hanno un senso? Forse la quotidianità spesso ci porta a svolgere le cose “automaticamente” senza pensare, senza riflettere su quello che concretamente si sta facendo. La vita come dice saggiamente Daniel è un viaggio e credo che questo viaggio meriti di essere percorso e vissuto secondo le proprie scelte, secondo i propri desideri, i propri sogni e piaceri. Solo cosi credo che il nostro viaggio (vita) possa avere un senso, quel senso che solo noi, nel nostro profondo, riusciamo a dare ad ogni attimo.

Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Perché non lasci qualcosa di scritto?