11 Adolescenti ribelli da non imitare

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Oggi si è soliti dire che i ragazzi non sono più rispettosi, hanno perso i valori di un tempo, oppure mancano di maturità. Se ci pensiamo, però, la stessa cosa veniva detta dai nostri genitori e dai nostri nonni e dai nostri bisnonni… Insomma, i ragazzi non sono mai come li vorremmo. Eppure l’adolescente ribelle non è una figura tipica del XX secolo, ma viene da molto prima. Già nella mitologia greca e nell’epica latina ci sono esempi chiari di ribellione. Ovviamente le punizioni dell’epoca erano molto… “esemplari”. Vediamo, allora, quali sono gli 11 adolescenti ribelli da non imitare.

  1. ICAROIcaro. Icaro è un ribelle per eccellenza: figlio di Dedalo, architetto del celebre Labirinto, venne imprigionato con il padre a Creta, perché non rivelasse a nessuno come uscire dal Labirinto di Cnosso. Dopo varie riflessioni Dedalo mette alla prova il proprio ingegno e riesce a costruire delle ali di piume e cera, un paio per lui e un paio per il figlio. Prima di partire e tentare la fuga, Dedalo spiega al ragazzo come usarle e dove posizionarsi nell’aria: non troppo in basso altrimenti l’umidità avrebbe bagnato le piume e impedito il volo, non troppo in alto o il sole avrebbe fatto sciogliere la cera che univa le piume. I due partono e Icaro si lascia prendere la mano: si entusiasma all’idea di volare in alto, sempre più su. Mentre il padre cerca di riportarlo verso il basso, Icaro vola verso il sole che scioglie la cera e lascia l’allocco senza piume. Il ragazzo cade e annega nel mare che prenderà poi il suo nome: Icario (la zona del Mar Egeo tra le isole di Patmo e Lero e le coste della Caria).
  2. Fetonte. Questo era un mito che non conoscevo ed anche lui fa parte dei giovani ribelli. Fetonte, figlio di Apollo, viene messo alla prova da alcuni compagni di scuola che non credono alla sua nascita semi-divina. Offeso e umiliato si reca dal padre che cerca in tutti i modi di rassicurarlo, ma non basta. Il giovanotto vuole una dimostrazione e chiede al padre di guidare il carro del sole per un giorno. Apollo rifiuta, in pratica gli ha chiesto le chiavi della Ferrari e il dio non ci pensa nemmeno. Qui interviene la mamma. Considerando che “Ogni scarrafone è bello a mamma sua” la donna lusinga un po’ il dio che, alla fine, cede. Gli lascia guidare il carro ma lo avverte: non è una biga e non è un carretto di muli, i miei cavalli scheggiano che è una meraviglia e stai portando il giro il Sole, non un sacco di patate. Fetonte parte tutto gasato, salta sul carro e via, “verso l’infinito e oltre!”. No. Subito perde il controllo delle redini, spaventato dalla potenza dei destrieri divini. Il carro sbanda e il Sole fa danni. Brucia foreste e boschi e prateria (nascita del deserto del Sahara e spiegazione della pelle scura dei popoli dell’Africa, colpa di Fetonte, li ha arrostiti tutti). Il carro risale e sbatte in cielo dove ne brucia un pezzo creando la Via Lattea. Zeus non capisce più nulla, tutto va a fuoco, il sole se ne va per i cavoli suoi. Soluzione: il Padre degli dei fulmina Fetonte, che cade nell’Eridano (il fiume Po), dove il suo amante Cicno lo ritrova. Riconsegnato il carro ad Apollo abbiamo capito la morale: non chiedete le chiavi del Suv a papà se non sapete andare nemmeno in bicicletta!
  3. Aracne e AtenaAracne. Bella fanciulla della Lidia è figlia di un tintore famosissimo in tutta la Grecia. I ricami sulle sue tele sono così belli che giungono da Oriente e da Occidente per vederle e comprarle. La ragazza, però non è soddisfatta, si definisce la migliore tessitrice tra gli uomini e tra gli dei, se la dea Atena non è d’accordo che si sfidino a colpi di telaio. Scatta l’ira di Atena che, sotto le sembianze di una vecchia, le si presenta e la avverte di non sfidare gli dei. L’arrogante fanciulla rincara la dose e dice che, se Atena non si presenterà alla sfida, sarà solo per paura di perdere. La dea non se lo fa ripetere due volte e si mostra in tutta la sua magnificenza. La gara comincia: Aracne tesse gli amori degli dei, Atena sé stessa, i suoi poteri e le sue vittorie. Al termine della sfida la tela di Aracne è talmente bella che supera realmente le abilità dell’avversaria, che si infuria e strappa il tessuto (l’invidia tra donne è una brutta bestia). La giovane fugge e cerca di impiccarsi ma l’ira della dea è implacabile. Per vendicarsi la tramuta in un ragno gigantesco, costringendola a tessere per il resto dei suoi giorni e penzolare dal filo con cui avrebbe voluto uccidersi.
  4. Patroclo. Dall’Iliade giunge un altro esempio di arroganza adolescenziale. Patroclo, compagno e amante di Achille, durante la Guerra di Troia, cerca di placare l’ira del grande guerriero. Il risultato è negativo così chiede in prestito le armi di Achille, in questo modo i nemici, riconoscendo l’armatura, avrebbero battuto in ritirata. Il guerriero si rifiuta, cerca di far ragionare il giovincello, ma niente. Achille acconsente a cedere le proprie armi, a patto che il ragazzo si mostri solamente e non ingaggi troppi corpo a corpo, in più, non dovrà andare sotto le mura di Troia, perché lì si trovano i veri guerrieri troiani. Patroclo, come ogni adolescente, dice “sì, sì” e se ne va in battaglia con le armi di Achille. Inizia qualche scontro qua e là, i nemici battono in ritirata terrorizzati e lui avanza. Si scontra con un guerriero troiano e lo vince, poi si dirige alle mura. (Che ti aveva detto Achille? Sta lontano dalle mura!) Patroclo uccide Serpedonte, uno dei figli illegittimi di Zeus, il dio lo lascia vincere ancora un pochino poi scatena la furia di Ettore. Apollo colpisce Patroclo alle spalle, Euforbo lo colpisce una seconda volta, poi Ettore conclude l’opera. Stecchito in un attimo.
  5. Eurialo e Niso. Dall’Iliade passiamo alle Eneide. Eurialo e Niso erano due soldati al seguito di Enea, il primo era più vecchio (non più saggio), il secondo, giovane e arrogante. Quando Enea parte per cercare alleati, i Rutuli assediano l’accampamento dell’eroe e i due amici decidono di partire per cercarlo e avvisarlo. Eurialo cerca di dissuadere Niso dal seguirlo, ma il giovane non ne vuole sapere e, come gemelli siamesi partono insieme. Qui direi che non c’è ne colpa ne affanno, solo ingenuità (stupidità sarebbe poco rispettoso… ma è così) pura e semplice da parte di entrambi. Per cercare Enea attraversano l’accampamento dei Rutuli, ma non vanno dritti per la loro strada. Decidono di fermarsi a fare razzia. Uscendo dal campo vengono fermati da alcuni soldati di pattuglia che notano le “tasche” piene di Eurialo e ingaggiano un combattimento. Il finale è scontato: i due vengono uccisi insieme.
  6. pandoraPandora. Tutti conoscono il mito del vaso di Pandora, ma forse non tutti sanno perché le venne affidato quel famoso vaso. Prima di lei gli uomini vivevano nella famosa “Epoca d’Oro”, non esistevano le malattie, il dolore, l’invidia, la gelosia, l’ira e Zeus voleva vendicarsi dell’affronto di Prometeo che aveva derubato gli dei del fuoco. Così chiese ad Efesto di creare una donna “perfetta” sia in bellezza che in virtù. All’aspetto ci pensò lui ma al resto ci pensarono le altre divinità. Fu Ermes a dotare Pandora della curiosità, della voglia di sapere. Quando Pandora sposò Epimeteo, fratello di Prometeo, il marito nascose il vaso regalato da Zeus. La giovane, dopo qualche anno se ne ricordò e, curiosa com’era lo aprì, facendo fuoriuscire tutti i mali e la malvagità in esso nascosti. Solo aprendolo una seconda volta poté liberare la Speranza, che aiutò gli esseri umani ad accettare la vita. Anche in questo caso, l’avvertimento era stato molto semplice, custodiscilo e non aprirlo. Diciamo che, con Pandora, non è stata una questione di ribellione, ma di semplice Fato: Zeus sapeva come sarebbe andata a finire la faccenda.
  7. Chione. Figlia del valoroso re Dedalione, era così bella che fece innamorare sia Mercurio che Apollo. Entrambi passarono la notte con lei, che partorì due gemelli, uno figlio del dio del Sole, l’altro figlio del Messaggero degli dei. Quando questi bambini nacquero la ragazzetta (che dovrebbe aver avuto circa 16-18 anni), si dichiarò più bella e più fertile della stessa Diana (assurdo paragone visto che Diana o Artemide, dovrebbe essere la dea vergine della caccia). La divina cacciatrice si infuriò più che mai e colpì con una delle sue frecce Chione, tagliandole la lingua in due. La giovane morì poco dopo a causa della ferita divina.
  8. Efesto. Forse non è da considerarsi un semplice adolescente ribelle, ma solo un figlio bistrattato. Quando Era scoprì che Zeus aveva generato Atena senza la concorrenza di una donna (cioè lei), si infuriò e decise di generare un figlio senza la presenza di un uomo. Il risultato fu Efesto, debole e deforme, talmente brutto che la madre stessa lo esiliò dall’Olimpo. Molti anni dopo il brutto anatroccolo giocò un pessimo scherzo alla madre. Le costruì un trono magnifico al quale lei non seppe resistere. Nell’esatto istante in cui la dea si fu seduta, dal trono scattarono migliaia di sottilissimi fili, più resistenti del diamante, che la tennero legata. Ci volle del bello e del buono per liberare Atena. Tutti provarono a parlare e far ragionare Efesto, ma fu tutto inutile. Alla fine Bacco fece ubriacare il dio deforme e lo portò sull’Olimpo: anche se brillo, Efesto riuscì a spuntarla ottenendo in cambio della liberazione della madre, di poter sposare Afrodite. Questo è un valido esempio di come la bellezza non è tutto, la furbizia aiuta molto di più.
  9. Galinzia. Questa giovane era presente alla nascita di Eracle e assisteva Alcmena durante il parto. Quando Era seppe che erano cominciate le doglie, si presentò nella casa di Alcmena per prolungarne i dolori e ritardare il parto. Galinzia capì che la vecchia non era lì per congratularsi e così la ingannò dicendole che il bimbo era già nato e sottolineando il fatto che, alla sua età, certe cose non dovevano più essere di suo interesse. La dea, offesa dall’arroganza e dalla superbia di Galinzia la tramutò in donnola.
  10. Miseno. Anche Miseno era per metà divino, figlio di Eolo, secondo alcune tradizioni si narra che fosse un compagno di Ulisse, secondo altre, invece, che fosse amico di Ettore e che fuggì insieme ad Enea, diventando pilota e trombettiere. Tutte le tradizioni, però, concordano sul fatto che questo giovane semi-dio sfidò Tritone, dicendo che la sua arte nel suonare la tromba era impareggiabile, irraggiungibile anche per lui che era solito suonare una conchiglia. Tritone, offeso, lo fece precipitare in mare e lo affogò. Da qui prende il nome la località Capo Miseno.
  11. GioveFulminaITitaniI Titani. I Titani, sono l’emblema della ribellione per eccellenza. Secondo la “Teogonia” di Esiodo, Urano e Gaia (Cielo e Terra), generarono sei Titani e sei Titanidi (maschi e femmine): Oceano, Coio, Creio, Iperione, Iapeto e Kronos; Theia, Rea Themis, Mnemosyne, Phoibe e Thetys. Oltre a loro i due generarono anche tre Ciclopi e tre Centimani, poi imprigionati dalla madre stessa per la loro mostruosità. Con il dominio di Kronos e la nascita dei suoi primi figli comincia il periodo buio del dominio divino. Kronos scopre che uno dei suoi figli lo spodesterà e li divora tutti tranne Zeus, che verrà sostituito da una pietra. Una volta cresciuto attaccherà il padre, lo sconfiggerà e riporterà la pace sull’Olimpo grazie all’aiuto dei Centimani e dei Ciclopi, che sosterranno la battaglia degli dei contro i Titani ribelli, intenzionati a riprendersi il trono divino usurpato da Kronos. Questo mito è estremamente ricco e complesso che sarebbe veramente difficile affrontarlo qui in poche righe, tuttavia i Titani sono stati per molti secoli il simbolo della ribellione, non solo nella cultura pagana, ma anche per la cultura cristiana, fino ad assumere un vero significato coerente. Se un atteggiamento o un’impresa è “titanico/a” non vuol dire “grande o gigantesco”, ma contro ogni regola, contro ogni autorità o buon costume sociale.

Visti questi esempi, direi che non è corretto dire che “i giovani d’oggi non sono rispettosi come una volta”. In realtà ad ogni precedente generazione, ne corrisponde una successiva diversa ma affine; più evoluta e libera, ma sempre ben radicata in quello che è il proprio passato. Ricordatevi anche, che ognuno di noi, a suo tempo, ha avuto il proprio momento ribellione, personalmente giudicato “a buon ragione”, per chi si è ribellato sì, ma per chi ha subito la ribellione, non è mai così.

Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Perché non lasci qualcosa di scritto?