Poeti, fiori e dame. Simbologie floreali e amori poetici

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“Dillo con un fiore” è un motto che si tramanda di generazione in generazione, efficace per esprimere un sentimento in mancanza di parole. Fin dalla notte dei tempi, infatti, la simbologia e il significato dei fiori rappresentano un vero e proprio modo di comunicare tra le persone. Ebbene sì, anche i fiori hanno un loro linguaggio, magico e secolare; un vero e proprio “patrimonio culturale” fatto di simboli che sarebbe utile conoscere, al fine di donare il fiore giusto per ogni occasione. Si invierebbe così il messaggio esatto per esprimere il proprio stato d’animo. Attraverso i fiori si può manifestare qualunque tipo di sentimento: dalla gelosia, alla passione, dall’amore all’amicizia.

Su questo argomento sono usciti più pezzi di Aerre su L’Undici. La rubrica si intitolava “Ditelo con i fiori, se vi pare”. Ma non è di botanica e e simbologia floreale che volevo parlare. Ho immaginato un appuntamento galante fra alcune “coppie storiche” prese a prestito dalla poesia di tutti i tempi. Come si sarebbero presentati questi uomini? Perché in fondo, questo è quello che furono. Prima di tutto uomini. Sicuramente non a mani vuote. Quindi avrebbero avuto un mazzo di fiori da porgere alle loro “muse ispiratrici”.

Che tipo di fiori avrebbero portato con sé? Proviamo ad immaginare, visto che menti così preparate difficilmente si sarebbero affidate al caso.

Partiamo da Dante e Beatrice, che finalmente s’incontrano in Paradiso, dopo il lungo viaggio del poeta attraverso Inferno e Purgatorio. Certo, forse i fiori di Dante, per ovvi motivi, risulterebbero un po’ “gualciti”, ma sicuramente dovrebbero esprimere quella sorta di “ammirazione” che ha reso questa donna, agli occhi del sommo poeta, simbolo di perfezione, tanto da avvicinarlo a Dio. Dante quindi non le avrebbe donato un’unica tipologia di fiore, bensì un ricco bouquet contenete tanti simboli. Indipendentemente dalle stagioni, e dal fatto che questi fiori possano sussistere insieme- lo dico ai più pignoli-, concentriamoci sul loro significato. Il mazzo di fiori per Beatrice conterrebbe dei Lilium, ovvero Gigli, in egual misura fra bianchi, simbolo di purezza, e scarlatti, simbolo di aspirazioni di animo nobile. Alcune rose di colore rosa scuro, quale simbolo di gratitudine per essere stata la sua guida; un po’ di lavanda, perché quando la vide, a nove anni, fu amore a prima vista quello che provò Dante per lei. E per guarnire il tutto, so che non ve lo aspettavate, qualche ramo di abete, simbolo di elevazione. Quale tipo di elevazione, lo lascio decidere a voi. Ma sono certa che questo concetto fosse nelle corde di Dante Alighieri, quando ha inteso ergere questa donna a simbolo di perfezione femminile, nonché musa per eccellenza nel mondo della letteratura.

Tulipani gialli, " Dite a Laura che l'amo". Da Petrarca.

Tulipani gialli, ” Dite a Laura che l’amo”. Da Petrarca.

Per Petrarca e Laura, il discorso è diverso. La donna crea turbamento nel poeta, da un punto di vista “carnale”. Non è effimera ed idealizzata come Beatrice: Laura è una donna “vera”, concepita in carne ed ossa. Anche Laura quindi non avrebbe un fiore solo, bensì un insieme di fiori al fine di sviscerare i sentimenti tormentati del partner. Un mazzo semplice, ma dal significato criptico ed ermetico. Tulipano giallo, in segno di amore disperato; qualche ramo di ciliegio in fiore, che secondo la tradizione cinese equivale alla bellezza femminile; e lillà, anche qui elemento a sorpresa, per manifestare quel senso di “fastidio” che le pulsioni terrene rappresentano e alle quali, come nel caso del Petrarca, non si vorrebbe cedere. Con un mazzo di fiori simile, forse Laura avrebbe avuto sentore immediato del turbamento che procurò a Francesco Petrarca durante il soggiorno ad Avignone, dove avvenne il “fatale” incontro.

Fiammetta, amata da Boccaccio, è una donna terrena e sensuale. Sebbene già spostata, ella si lascia corteggiare dal poeta. E sebbene lui abbia conosciuto altre donne, amerà solo lei. Per questa “femmina fatale” immagino il corbezzolo, ovvero “amo solo te”; qualche garofano rosso, simbolo di amore passionale e una sola rosa, di quelle rosso-giallo, screziate, riuscite ad immaginarla? Perché questo tipo di rosa esprime eccitamento, proprio quello che la sua chioma rosso fiamma- per questo nominata dal poeta “Fiammetta”- suscitava in Giovanni Boccaccio. Un simile mazzo di fiori, avrebbe fatto sentire lusingata e sicura di sé qualsiasi donna. È vero che Fiammetta non ne aveva bisogno, dato il suo temperamento spregiudicato, ma garantisco che il poeta avrebbe fatto centro.

Silvia rimembri ancor?

Silvia rimembri ancor?

Su Leopardi e Silvia avrei anche una visione più concreta. Lui che la spia dalla finestra della sua biblioteca, da quel palazzo che si affaccia direttamente sulla piazza di Recanati. Lei, intenta al suo lavoro di tessitrice, nella modesta casetta che tuttora si trova proprio di fronte. Poiché Leopardi è un tipo fedele e paziente, ma al tempo stesso anche molto semplice e legato alla natura circostante, immagino che nelle ore precedenti il loro appuntamento, durante una pausa dagli studi, egli si sia recato poco distante, sul monte Tabor, lo stesso colle sul quale ha composto l’Infinito, a raccogliere un mazzolino di Non ti scordar di me. Sono quei fiorellini azzurri, semplici e selvatici, che si trovano spesso nei giardini delle case. Ricordano grappoli di piccole stelle, poiché all’interno vi è un occhio dorato. Un fulcro giallo a dare luce. Immaginate la scena: sta imbrunendo e Giacomo Leopardi si reca davanti a quella porta, ora dipinta di verde- per chi è stato di recente a Recanati- mentre Silvia stacca dal lavoro, e se lo trova davanti. “Amore vero” è il significato del Non ti scordar di me, e visto il modo in cui Leopardi l’ha cantata in poesia, non dimenticandola mai, sebbene ella sia morta in giovane età, penso che non vi sia nulla di più appropriato. Simbolo del ricordo e della speranza, questo piccolo fiore sembra nato apposta per celebrare Silvia.

Drusilla Tanzi e Montale

Drusilla Tanzi e Montale

Ed infine, cosa poteva portare Eugenio Montale alla moglie, Drusilla Tanzi? Quella stessa moglie che per lui è stata guida per tutta una vita, e che alla morte, avvenuta nel 1963, lo ha lasciato smarrito davanti all’idea di dover continuare da solo il suo viaggio? Mentre le porge il braccio, per scendere insieme l’ennesima scala, regge per lei, estremamente miope, un mazzo di fiori composto da campanule, simbolo di gratitudine, con qualche dalia, ad impersonare eleganza e dignità. Le foglie di tiglio a guarnire e contenere: amore coniugale espresso. E poiché la vita sovente riserva delle sorprese, per una volta possiamo pure azzardare ad introdurre un fiore diverso, meno semplice dei precedenti. Quello fra Drusilla e Montale è un sentimento “concreto”, suggellato dal vincolo del matrimonio. E allora per lei, osiamo aggiungere anche la più bella fra le orchidee, là, proprio al centro della composizione. “Totale devozione”, quella che un marito ormai avanti con gli anni dovrebbe avere per la compagna di una vita, consapevole che “le uniche vere pupille, per quanto offuscate, fossero le sue”.

Non so voi, ma io mi sono divertita a comporre queste composizioni floreali. E nel salutarvi, spargo idealmente rami di glicine. Al momento, non potrebbe essere di più. Vorrei comunicarvi amicizia, misto a gratitudine, per avere letto questo mio pazzo esperimento.

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