L’infernale piaga delle nostre vite

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Scena: dal medico di base. In attesa della visita. Accanto a me siedono diversi altri “attendisti” tra anziani, persone di media età e giovani. A parte qualche saluto di cortesia iniziale, tutti si fanno i fatti loro, tranne gli anziani che sono i più attivi nel conversare. Gli altri, soprattutto i giovani, sono tutti impegnati da “soli”. Ad un certo punto, dopo aver squadrato l’ambiente più e più volte, sento il potentissimo richiamo che mi spinge a prendere in mano lo smartphone. Non ho ricevuto nessuna notifica, nessun sms, nessuna chiamata. Semplicemente sento il bisogno di riempire il vuoto dell’attesa, mentre gli altri miei coetanei sono già da tempo con la faccia sul mondo virtuale. Ma mentre lo tiro fuori dalla tasca mi domando: “Che cosa sto facendo?”

La storia dell’umanità è sempre stata costellata da varie piaghe, dall’alcolismo di massa fino alle infinite droghe. Ma la sciagura dei nostri anni ha delle modalità tutte nuove; la potremmo chiamare “Dipendenza dal mondo virtuale” o “Sindrome della connessione costante”.
Un particolare aggeggio chiamato smartphone ha accelerato nettamente il processo di fusione fra l’uomo e la tecnologia. Con la leomar2scatoletta possiamo collegarci al mondo virtuale di Internet, navigare nei social, guardare film, ascoltare musica, ecc. Possiamo essere in collegamento con chiunque costantemente, sempre pronti a rispondere, chattare o condividere ciò che ci piace. Infiniti mondi da portarci appresso 24 ore su 24. E da qui, purtroppo, ha inizio la Tragedia.

Dalla padella alla brace

Una delle cose curiose dell’epoca dei Social Smartphone (Facebook e soci + cellulare avanzato) è la solitudine enorme prodotta dal mezzo. Basta soffermarsi al ristorante a guardare certi tavoli per capire che qualcosa è andato profondamente storto. Molteplici persone che passano metà del tempo chini sull’aggeggio, spesso a scorrere inutilmente pagine e pagine di social. Il massimo è quando ne vedi insieme 4 o 5, tutti seduti vicino, ma tutti allo stesso tempo da un’altra parte (ma cosa si esce a fare, se poi ci si rifugia nel virtuale?).
Eppure, ogni giorno la pubblicità ci sbatte in faccia eserciti di pagliacci con i loro falsi sorrisi, che ti parlano di emozioni, contatti, fratellanza e altre cose, che nella loro bocca diventano automaticamente menzogne, mentre pubblicizzano il nuovo modello di I-phone o altro. Nell’epoca in cui siamo “amici” di tutti, in cui siamo su What’s up a dire scemenze, è un dilagare di solitudine, nevrosi, ansie, depressioni e via dicendo. In contatto con il mondo, ma fondamentalmente soli nel Nulla globale.

Cervello Spento

A furia di portarci in tasca l’universo, il nostro cervello è diventato saturo. Non è possibile assorbire milioni di informazioni, che vanno dalla foto dell’amico su FB, passando per i video dementi di Youtube, fino alle news impegnate dei giornali. Siamo talmente sovra-stimolati, che ormai non riusciamo ad assorbire pienamente un bel niente. Molti ormai leggono solo i titoli degli articoli. Altri si fermano alle foto. Il resto è un subire passivo, esattamente come un bulimico che ingoia di tutto, ma senza apprezzare niente.
Allo stesso tempo la sovra-stimolazione del Sistema ci ha portato ad essere degli “eroinomani” che vogliono dosi sempre maggiori del Soma. Ed è per questo che tantissimi, appena c’è una pausa, un’attesa, non resistono a prendere in mano l’aggeggio per continuare a stimolare il cervello. Provate a togliere ad un individuo lo smartphone per una settimana, e vedrete in lui il panico, la depressione e un’insicurezza assurda. Come farà a sopravvivere senza sapere cosa hanno combinato gli amici su FB (cioè niente)? Come farà a sopravvivere senza sapere in real time che un surfista australiano si è schiantato nella bocca di uno squalo bianco? Chissà come facevano nei millenni passati…

Il delirio

Con l’avvento dei social smartphone abbiamo visto nascere vari deliri, uno più ridicolo e patetico dell’altro. A parte le scene del ristorante, abbiamo altri tipi:

- Tizi e tizie che alle cene, alle feste o altro, passano più il tempo a fotografare la vita, che a viverla. É una continua fiera di selfie,leomar3 sorrisi ebeti e infinite pose per sembrare felici e fighi, il tutto rigorosamente condiviso sui social in tempo reale.

- Coppiette in fusione totale. Altro che le precedenti coppie in simbiosi. Qua siamo di fronte all’evoluzione all’ennesima potenza. Continuo scambio di messaggi e opinioni (di sicuro non sull’estinzione del Dodo o sulla filosofia aristotelica) a livello compulsivo, con paranoie annesse. Poi quando si vedono a casa de visu, scatta il silenzio totale, mentre si guarda la Tv insieme allo smartphone. E non parliamo del sesso vissuto in maniera piacevole, ormai cosa mistica per una buona fetta degli italiani. Poi “stranamente” si scopre che le coppie scoppiano in continuazione divorate dall’apatia. A quanto pare la connessione continua aumenta la noia, invece dell’amore.

- Modelli e modelle dappertutto. Grazie alla fotocamera siamo tutti finiti su “Uomini e Donne”. Tutti presi ad apparire, mentre ci si rimira il proprio ombelico. Ma quando il Tempo divorerà i fisici e le plastiche funzioneranno così, che faranno questi poveracci? Un bel suicidio di massa in ricordo dei bei tempi narcisistici?

Vitalità portami via

Ormai si ha il sospetto che tutta questa tecnologia ci ha letteralmente spento la vitalità. Non bastava la vita monotona occidentale, tra lavoro imperante, stress e il tracollo generale della cultura, ma soprattutto del benessere mentale. No, con gli smartphone ci stiamo annichilendo a una velocità impensabile.
Abbiamo sostituito parte del contatto umano con uno schermo retro-illuminato, che con le sue emoticon non potrà mai sostituire lo sguardo di un individuo, le sue carezze, le sue parole e le emozioni reali. Ci siamo ritirati nella noia individuale, mentre cerchiamo come matti la nostra dose giornaliera. Nel frattempo, mentre andiamo a pezzi, una pillolina prescritta dal dottore tira su il morale fino al prossimo round.
Questo, al di là delle crisi economiche, delle crisi politiche, ecc., è la cosa più pericolosa in assoluto. Un società che non ha più forze, che non crede più in niente, che non ha più vitalità e che è sempre più vecchia, non potrà durare. É una leomar4legge della Storia. E la tecnologia non ci salverà dai barbari alle porte.

Profezia

Una semplice domanda: come finirà?

Bene, in attesa dei processori neurali e del mondo cyberpunk in cui saremo uomini-macchine, possiamo solo suggerire che vinceranno Loro.
Vinceranno i fanatici spinti al sacrificio dalle loro idee non negoziabili
Vinceranno i “primitivi” all’interno nelle nostre società che ancora vivono, respirano e sognano
Vinceranno i messianici votati alla scontro e guidati dalla loro sacra volontà
Vinceranno i mozzateste, con la loro oscura spinta verso la morte
Vinceranno coloro che conserveranno l’equilibrio, mentre intorno la gente impaurita andrà fuori di testa

Ormai è solo questione di tempo. Vinceranno LORO.

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10 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Mìgola

    Dopo aver letto ed essere sprofondata in una tristezza cosmica sono subito andata a leggere qualche notizia su l’autore. Devo dire che quando ho visto la data di nascita mi sono avvilita ancora di più. Sembra un pezzo scritto da un nonnetto a bordo cantiere. Credo che sia stato affrontato negli stessi termini il problema dell’avvento della televisione negli anni ’50. Perché bisogna andare sempre “contro” invece che “con” le nuove tecnologie. Aiutiamo giovani e vecchi ad usarle a 360 gradi, facciamo informazione,entriamo nella modernità e smettiamo di fare i cavernicoli che gridano: paura, paura! Concordo su alcuni passaggi ma non sulla conclusione. Suvvia!

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  2. stramadorostefano

    Caro Alessandro, nel tuo imperdibile e sconvolgente articolo hai omesso il nome dell’illustratore che ti ha gentilmente prestato l’opera, e che come te vorrebbe essere reso noto. Sarebbe bello leggene il nome, grazie, così almeno potrei andare a guardarmelo. Sono sicuro che anche lui, chiunque sia, ti ringrazierebbe molto per essere stato scelto per illustrare questo tuo articolo. Oppure potremmo tutti copiare il tuo articolo e metterci il nostro nome se preferisci. Spero che quell’illustratore possa incontrarti un giorno, così da poterti ringraziare per l’enorme favore che gli hai fatto. Un saluto

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    • Alessandro Leonardi

      Ciao. Allora per l’immagine l’avevo presa a caso da google immagini, ma era senza firma e quindi l’autore ignoto. Alcuni siti sembrano riportare che l’opera è di Banksy, ma non vi è alcuna certezza. Nel caso se hai fonti migliori e certe, chiederò immediatamente di citare l’autore, ci mancherebbe. Grazie per l’avviso.

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  3. Mariateresa Costanzo

    Solitudine spacciata per socializzazione e comunicazione. L’ ho sempre pensato temendo l’ appiattimento delle volontà e delle intelligenze.
    Lanciare l’ allarme è importante.
    Altrettanto cercare rimedio e alternative per salvaguardare la libertà di pensiero universale.

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  4. Ilaria Raspadori

    Un altro aspetto è la velocità. Quando si parla alle persone, queste perdono subito interesse o concentrazione verso quello che dici se non sei abbastanza sintetico e veloce nell’esprimerti. Questo problema era già iniziato con l’abitudine a guardare per ore la televisione ma ora con internet si è notevolmente moltiplicato. Velocità IN, lentezza/o normalità OUT.

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  5. Lombardi Carmen

    Posso aggiungere che la situazione descritta si riverbera anche nelle scuole.una insegnante mi raccontava della difficoltà che hanno i ragazzi a scrivere un tema,perché il loro linguaggio tecnicizzato e abbreviato lo riportano sui quaderni,senza sfumature,senza passione, senza voli di fantasia…..

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  6. michele

    Stimolante descrizione di un attuale scorcio di vita.
    Personalmente ricordo che dal medico di base prima dell era degli smartphone si andava con i quotidiani magari del giorno prima,con il TOMO di 800 pagine giusto per non essere coinvolti nelle becere e quotidiane argomentazioni qualunquista.
    Non dimentico i più evoluti, appartenenti all’era pre-cellulare, smanettatori delle fatitiche agende elettroniche perennemente da aggiornare (forse?)
    I più umili o sprovveduti per ingannare l’interminabile attesa sfogliavano il catalogo Vestro perennemente mancante delle ben note pagine(biancheria intimo femminile ) o il continuo sfruscio delle bollette elettriche prossime ad essere pagate oppure gli incomprensibili fogli (lo sono tuttora)dei resoconti bancari i quali lasciavano sempre attoniti i piu parsimoniosi nel rendiconto finale:dare/avere.
    Come si può dedurre non è cambiato poi molto” l infernale piaga delle nostre vite”;ci siamo evoluti TECNOLOGICAMENTE,solo!
    MIK

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