L’immigrazione è un problema?

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“Da una parte gli urlatori e i benpensanti gelosi della propria ricchezza che inveivano contro i poveracci lanciati all’assalto delle porte d’oro. Dall’altra parte i falsi umanitari che si prodigavano in utopie impossibili, rigorosamente da realizzare con le tasche altrui…In mezzo il deserto”.

Negli ultimi decenni le nostre società sviluppate hanno dovuto far fronte a un fenomeno che ha coinvolto le popolazioni di quasi tutto il pianeta: le migrazioni di massa. In verità esse non sono un evento nuovo, dato che basta aprire qualsiasi enciclopedia per scoprire che la storia umana è fatta di spostamenti di popoli, conflitti e invasioni di massa. Ma i flussi che si sono sviluppati dagli anni ’70 presentano tutta una serie di caratteristiche mai viste prima.

Disequilibrio

Tension Rise On Mexican Border After Border Patrol Agent Slain Last WeekInnumerevoli sono le cause del fenomeno, ma il principale fattore rimane il profondo disequilibrio economico che si è venuto a creare nel nostro modello capitalistico. Al contrario del dibattito puerile che va in onda sui giornali e nei talk show, specialmente riguardo alla presunta “invasione islamica” o “Eurabia futura”, rimane il fatto che quasi nessuno dei migranti abbandona felicemente la propria terra. La disperazione economica moderna, insieme ai conflitti nel Terzo Mondo, è stata la molla che ha spinto milioni di persone a riversarsi verso il centro del Sistema, alla ricerca di una vita decente. Non è quindi una questione di semplice povertà materiale, ma di un disastro sistemico provocato dall’espandersi dei Mercati.
Per secoli le popolazioni africane sono state materialmente più povere rispetto al continente europeo, ma questo non ha portato milioni di africani a prendere i barconi negli anni ’20, ’30, ’40 e ’50. Al contrario furono gli italiani e altre popolazioni europee a riversarsi negli Usa o altrove, spinti dall’industrializzazione diseguale e crescente.
La penetrazione di un Sistema potentissimo e inarrestabile ha fatto saltare tutti gli equilibri che rendevano l’Africa una terra tranquilla e bellissima (il fenomeno ha ovviamente investito anche il Sud America, l’Asia e altre zone), e non l’orrore a cielo aperto come nei tremendi anni ’90. Il tanto esaltato “progresso” ha finito per partorire due conseguenze micidiali: da una parte la tragedia del Terzo Mondo, ridotto a discarica del pianeta e solo ora in ripresa seppure con ombre inquietanti. Dall’altra decine di milioni di individui alla ricerca disperata di un ingresso nel mondo ricco e opulento in cui abitiamo.

Tensioni striscianti e speranze

All’inizio la reazione degli occidentali fu abbastanza tiepida, se non addirittura di ampia tolleranza nei confronti degli immigrati che si riversavano alla frontiera. Il massimo che si faceva negli anni ’80 erano le battute sui vu cumprà. Negli Stati Uniti, terra di immigrati, il problema manco si poneva se non per poco rilevanti questioni di ordine pubblico, come nell’enorme esodo creato dal regime di Castro nel 1980, raccontato anche nel famoso film di Brian de Palma “Scarface”.
L’umore europeo iniziò a cambiare negli anni ’90 (per noi italiani fu il collasso dell’Albania di Ramiz Alia a farci vedere i primi veri grandi flussi) con l’aumento degli immigrati e le inevitabili prime tensioni. La continuità del fenomeno e soprattutto le differenze culturali fra la nostra cultura e quella dei migranti (anche per questione religiose) iniziarono a produrre varie insofferenze e uno scontro politico fra le forze di destra e di sinistra, impegnate ad alimentare i propri stereotipi e idiozie ideologiche, invece che impostare l’analisi del problema in maniera pragmatica. Da una parte speculatori destroidi di ogni risma si misero a diffondere i peggiori stereotipi negativi, alimentando nei cittadini paure e terrore, mentre nel frattempo proponevano soluzioni irrealizzabili come “il blocco totale delle migrazioni”. Dall’altra parte della barricata, tra terzomondisti e radical chic sinistroidi, era una gara di falsa solidarietà (con i soldi degli altri…) spinti da ideologie defunte e soluzioni leomidterm2utopistiche, se non deleterie: “apriamo i confini e uniamoci nella solidarietà umana”. Costoro non tennero conto delle legittime ansie del cittadino nei confronti dello straniero e del fatto che un fenomeno del genere non poteva essere regolato solamente da parole di bontà. A tutto questo si aggiunse il livello scadente e aberrante dei Mass Media, che non fecero altro che rincorrere il sensazionalismo più becero, in modo da vendere (e vendersi) qualche copia in più, diffondendo una visione pesantemente distorta della realtà.
Nonostante questo panorama poco edificante l’ingresso di milioni di persone nella realtà europea non ha portato, come paventato da alcuni, alla guerra civile o al tracollo della democrazia, ma al contrario a una buona integrazione, specialmente in Italia che fino a ora ha saputo evitare in linea di massima la creazione di immensi ghetti come in Francia o in altre parti d’Europa. Questo almeno fino alla Grande Recessione del 2007 e le successive “primavere arabe” del 2011.

La Crisi

Abbandonando l’insopportabile politically correct e la retorica inutile, è doveroso affermare che le immigrazioni di massa sono un problema di proporzioni gigantesche:

- un problema per gli immigrati che si trovano costretti ad abbandonare la terra natale con rischi enormi e pesanti sacrifici.

- un problema per gli abitanti occidentali i quali devono “convivere” con culture diverse rispetto alla propria, con difficoltà di integrazione, problemi di ordine pubblico (alimentati in Italia da un’orribile giustizia e uno Stato assente/corrotto), oltre che un consumo delle proprie risorse economiche destinato a gente straniera.

Questi frutti avvelenati della Globalizzazione sono stati calmierati negli anni 2000 grazie alla illusoria crescita economica e dosi di propaganda a tutto spiano. Ma la crisi finanziaria iniziata nel 2007 e le enormi migrazioni generate dal caos nordafricano, hanno cambiato velocemente il quadro, con l’ascesa di forze sempre più ostili agli immigrati e l’archiviazione della parola “multiculturalismo” da parte di parecchi leader. Negli stessi Stati Uniti, come in Australia e altre parti, l’immigrazione è diventato un tema politico scottante con proteste e furiose battaglie politiche.
La banale verità dei nostri tempi è che i flussi migratori sono gestibili solo quando sono piuttosto esigui, centellinati e controllati da Paesi con una ricchezza in crescita. Condizioni che negli ultimi anni sono scomparse, con un tracollo sempre più evidente leomidterm4della classe media del Primo Mondo, un aumento dei disperati in fuga dalle zone di guerra e la strisciante “guerra fra poveri” che incomincia a marciare nelle periferie cittadine.

Precarie Soluzioni

Tutte le soluzioni partorite per fermare i flussi migratori sono fallite. Al di là della propaganda sui cannoneggiamenti dell’Australia o sui fantomatici muri Usa, nessun Stato è mai riuscito a fermare gli immigrati, tanto che essi sono in crescita ovunque nei paesi industrializzati. Quelli che tutt’ora propongono i blocchi navali o i rimpatri di massa come soluzione definitiva, dimenticano gli ostacoli burocratici o semplicemente le costituzioni democratiche, le quali impediscono qualsiasi soluzione militare netta o dittatoriale.
Più il Turbo-capitalismo marcia sul mondo, più i disequilibri diventano sempre più forti. La stessa operazione “Mare Nostrum”, spinta dall’indignazione isterica dei Media e dalla bassezza politica dei nostri leader, è stata condotta in modo deleterio senza tenere conto degli inevitabili effetti collaterali, tra ulteriori morti nel Mediterraneo, la canalizzazione e l’aumento di tutti i flussi in Libia e dintorni, oltre che il fiorire dell’economia dei trafficanti di uomini, per la gioia dei criminali e dei terroristi. E infine gli speculatori di casa nostra, i quali tra diverse cooperative (inchiesta Mafia Capitale) e schiavitù dei migranti, hanno fatto affari d’oro.
Per risolvere il problema o attenuarlo in maniera seria il mondo industrializzato dovrebbe rivedere tutti i suoi fondamenti economici e la Globalizzazione economica che ha tanto caldeggiato. Ma troppi sono gli interessi delle classi dirigenti, così come è troppa la loro ipocrisia.
Corre corre il Sistema, sempre più forte e fuori controllo, mentre i suoi costi vengono pagati dai poveri, sia da una parte che dall’altra.

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5 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Rosario Cucinotta

    Ritengo sia una sintesi efficace e veritiera. Non tocca all’autore indicare il modo di risoluzione del problema, ma farne un’analisi realistica. La politica, poi,deve trovare gli strumenti giusti per affrontarli e risolverli.

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  2. Giampietro

    …è proprio vero,viviamo in un mondo (epoca)che corre in una direzione sola, senza pensare, senza controllo, allo sbando.

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  3. Yax

    Praticamente hai scritto un articolo per dire nulla che già non si sapeva e al finale quando arriva il momento di dare una soluzione non l hai data.
    Fantastico, rivoglio 5 minuti indietro.

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