La linea sottile fra sogno e realtà

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La bellezza di un innocente fantasia sotto il sole di una domenica estiva brasiliana.

Dalla nostra corrispondente nel Rio Grande do Sul (Brasile)

Ci trovavamo esattamente davanti alla casa dell’“erva mate”, io e il mio compagno di quella domenica pomeriggio. Di origine brasiliana, ma con un’esperienza di vita in Italia che gli ha permesso di sviluppare una visione critica della realtà del Rio Grande del Sud, luogo del mio recente trasferimento e, per questo, capace di comprendere il mio stato di animo di quella giornata. Si era conclusa una settimana piuttosto impegnativa e caotica: mutamenti rapidi di situazioni lavorative poco chiare e la diffidenza dei miei nuovi concittadini, dettata dalla paura di confrontarsi con ciò a loro estraneo, avevano accentuato la solitudine tipica dell’inizio di una nuova vita in posti sconosciuti e lontanissimi.

Non potevo non ritornare in questo luogo, visitato alcuni mesi prima, il conosciuto “Caminho de Pedra” che ripercorre, in senso spaziale e temporale, le origini dell’immigrazione italiana in questa terra. Si tratta di una lunga strada, immersa nel verde selvaggio della Serra Gaucha, che si muove tra le vecchie case di pietra dei primi arrivati, restaurate e diventate un tesoro artistico e una delle principali attrazioni turistiche. Ogni casa è adibita alla lavorazione artigianale di un prodotto tipico della zona, tra cui l’erva mate. Questa erba naturale è il cuore dello “chimarrao”, infuso caldissimo gustato rigorosamente in gruppo, oltre che l’ingrediente basilare di altre preparazioni, come gelati, saponi e prodotti cosmetici.

 

FOTO 1

Mi trovavo su un piccolo ponte di pietra, a sinistra di quella strada, sotto al quale scorreva un rio tra rocce di differenti forme. Iniziai con i primi scatti, controllando poi scrupolosamente ogni singola immagine: quel rio e il suo scorrere continuo tra le pietre, la natura intorno e una terra lontana, per molti sconosciuta, nascosta dietro i luoghi comuni legati al Brasile, con cenni evocatori di momenti di vita passata.

FOTO 2

Mentre mi divertivo con la mia macchina fotografica, il mio compagno di avventura mi disse “Ti voglio portare in un posto, è qui vicinissimo”. Curiosissima, l’ho seguito. Siamo saliti lungo una piccola strada bianca, alla fine della quale si apriva un’immensa vallata con pochi alberi sulla destra, dal tronco sottile. Varcato clandestinamente un cancello basso di costruzione decisamente spartana, ci siamo ritrovati lì, circondati soltanto dal sole, da piccole abitazioni lontane e da isolate statue artistiche di pietra lungo i lati di un fiume di rocce dalle svariate dimensioni.

FOTO 3

Ero immobile, con le mie foto che ritraevano quello scenario.  Il tempo sembrava essersi fermato in quell’istante, con una sensazione di piacevole sconfitta davanti alla perfezione con cui ogni creazione si mostrava ai miei occhi, isolata e imponente, con la sua forma e il suo spazio, quasi in attesa dell’avvento di visitatori casuali, proprio come me.

Mi ritrovavo in quel prato, lungo il “Caminho de Pedra”, a pochi chilometri dalla mia nuova città e a diecimila chilometri dai miei luoghi originari, volutamente lasciati alle spalle, con un susseguirsi di pensieri talmente rapido da non aver concesso il giusto tempo a riflessioni, ripensamenti e paure.

FOTO 4

Le statue sono lì per rievocare il mondo e la personalissima leggenda di chi le ha create. L’arrivo dei primi uomini che iniziarono a scrivere le loro pagine lungo quelle acque, in un punto nel mondo allora sconosciuto. Queste stesse pagine poi, attraverso misteriosi passaggi, si trovarono tra le mani di artisti europei, russi, asiatici, africani che vollero raggiungere questo posto per costruire i loro tesori di pietra, in grado di vincere il naturale procedere del tempo. Un giorno sarebbe arrivata una visitante ignara che, sorpresa dalla visione di quello spettacolo, avrebbe potuto concedersi un momento fantastico in cui dar vita a quei tesori e lasciare anch’essa un segno nel ricordo di quelle pagine.

FOTO 5

E fu così. Lontana dai soliti sguardi e dal ritmo cadenzato delle giornate comuni, chiusi gli occhi, immaginando di scrivere una favola, con le parole che scorrono assecondando la velocità dei pensieri, così come l’acqua che, agitandosi tra le rocce, continua la sua strada per arrivare chissà a quale destinazione. La favola narrante di una Dea, musa ispiratrice delle statue, che vuole raggiungere quel luogo per ammirare lo splendore del suo paese di pietra.

Perché ogni cosa è possibile inuna domenica pomeriggio, in uno spazio dove non trovano la giusta dimensione il rigore, la forma e l’eccessiva competizione. In quell’immensità, animata dalla mia innocente immaginazione, potevo concedermi una breve parentesi rassicurante.

Mi muovevo tra le statue, come se fossi iostessa la dea di quella favola, immortalata dagli scatti fotografici del mio compagno complice di quel gioco, avvertendole come mie creazioni, prima di lasciare il posto a chiunque sarebbe giunto al mio seguito.

FOTO 6

La settimana passata era lontana, così come la difficoltà, il senso di solitudine e forse di mancata appartenenza. C’ero soltanto io, sorpresa dalla visione di oggetti reali divenuti poi fantastici, in una zona, dispersa nell’enormità del Brasile, in cui ero arrivata forse spinta soltanto dalla mia solita impulsività.

Si era chiusa, già da molto tempo ormai, una parentesi della mia vita.  Ho sempre saputo, da quel momento, che infinite opportunità restavano sospese, in attesa soltanto di un mio cenno di approvazione, che, anche se in ritardo, si era manifestato, conducendomi esattamente nel luogo di quella giornata estiva.

FOTO 7

In fin dei conti il nostro personale equilibrio viene naturalmente perturbato da una realtà imprevedibile e mutevole, come il vento. Ma allo stesso modo, proprio in ragione della casualità che ci investe, trascorse fasi di vita distruttive o sofferenti, ci ritroviamo a percorrere ripide discese, fino a raggiungere un punto fermo, come il mio Brasile di quella domenica, da fissare tra la schiera dei ricordi. Così, lontani dai ruoli imposti e dalle maschere che siamo chiamati a indossare, possiamo ritagliarci un tempo in cui abbandonarci a una leggera fantasia, scatenata da un’immagine o da un suono. Una fantasia che, non conoscendo limiti, concede ai nostri pensieri di intraprendere un viaggio, muovendosi lungo una linea sottile tra la realtà e il sogno, fino a cogliere la bellezza e la poesia tra i luoghi di sempre, a noi vicinissimi, e molto spesso sconosciuti.

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In realtà Costanza, prima di visitare il “Caminho de Pedra” ha scritto il racconto “Il paese di pietra”, pubblicato sul libro “I racconti dell’Undici” (ndr)

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