La gioventú bruciata

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Noi giovani siamo folli. Tanto folli, follemente folli. Ma di una follia apatica, tacita e non di una follia travolgente, sfolgorante come un tuono, una tempesta di venti che squassa i mari ed il cielo. Caro amico, non venirci certo a chiedere quali sono i nostri progetti futuri, non tartassarci con le solite domande pedanti, insistenti. Probabilmente non ti stupiresti di sapere che in realtà noi di progetti non ne abbiamo o ,se ne abbiamo, quelli che abbiamo sono ancora del tutto sfuocati,confusi e illanguiditi. Se ci chiedessi dove siamo diretti probabilmente ti risponderemmo dicendoti che ancora non lo si sa, che ancora c’è tempo, quando invece di tempo non ce ne sarà mai abbastanza.

Noi giovani si è storditi, confusi, smarriti, sradicati dalla realtà, dai sentimenti che abbiamo accantonato in un angolo come si fa con i vestiti, un paio di cenci sporchi che li si butta in un canto e lì li si lascia. E invece no: la gioventù di oggi, la mia gioventù, la nostra gioventù, una gioventù vittima e incosciente, non può,n on deve lasciarli da parte i sentimenti, come fossero vecchi stracci. La mia, la nostra gioventù deve saperli raccogliere,ricercare e fiutare quei sentimenti perduti, barattati per una gloria effimera, per un piacere labile e misero che lascia subito posto al tormento, all’angoscia, allo sconforto di un animo ancora profondamente in tempesta ma che si ha paura di conoscere, che si ha così maledettamente paura di indagare per quanto è grande. Allora ecco prenderne le distanze, abbandonarsi a un “divertissement” pascaliano che ci allontana dai giorni mettendo in mezzo altri giorni, che elude gli spifferi freddi di una solitudine con cui temiamo confrontarci. Ma sai che cos’è? E’ che la nostra gioventù è la gioventù di chi ha dimenticato come si combatte, di chi alla vita e a se stessi ha smesso di pensarci. Da tempo. E tenta di riempirla freneticamente, distrattamente, a casaccio, questa vita, per accaparrarsi il bottino di una stupida vittoria. Ma non c’è nessuna vittoria, nessuna beatificazione alla fine di questo viaggio, nessuna immortalità dell’anima. Quello che c’è, e ci sarà, è una gioventù, quella di noi ragazzi, che va conquistata ora, con le armi della ragione e della pazienza.

young-peopleVedi, caro amico, la nostra gioventù è la gioventù di chi ha smesso di guardare con il cuore e di metterci l’anima nelle cose ma che…anzi,ha proprio smesso di guardare e che l’anima l’ha perduta chissà dove, seppellita sotto le scorie,sotto la cenere. La nostra gioventù è la gioventù di figli pigri, addormentati, stanchi, annoiati e intorpiditi;intorpiditi di un intorpidimento che distorce la realtà, che ci vela gli occhi, ci annebbia la vista e che ci destinerà a cent’anni di solitudine. I cent’anni di solitudine di una generazione che ha preferito perdersi piuttosto che cercarsi, uccidersi piuttosto che salvarsi, nascondersi, trascurarsi piuttosto che svelarsi, piuttosto che indagarsi.

Il fatto è che la nostra gioventù è la triste gioventù di chi si abitua al lento scandirsi delle cose e che abituandosi a questo carosello ripetitivo, e forse perfino un po’ noioso, ha scelto di morire. E che lentamente muore. Si ha così tanta paura di affrontarle le cose o ci si disinteressa totalmente delle cose come se non ci appartenessero. Ci si adatta con tanta disinvoltura ai suoni, ai rumori,alle violenze che ovattano le tenerezze e i silenzi. La nostra gioventù è diventata fredda, si è mescolata al nulla, non sa nemmeno più cosa sia un’emozione. Vedi, il problema è proprio questo, sta proprio qui: il problema è che dobbiamo smetterla di abituarci, di adattarci. Smetterla di preferire il rumore al silenzio, il caos all’ordine e per una volta fermarci, aprirci al silenzio, alla lentezza, uscire dal caos per inoltrarci nel mondo e maturare uno sguardo cosciente che sappia innalzarsi oltre le superficialità.

Insomma, “cos’è questa storia di dolori e stanchezza,/e ira,scontento e speranze cadute?/Figli e figlie degeneri,/ la vita è troppo forte per voi-/ci vuole vita per amare la vita” griderebbe Lucinda Matlock sollevandosi dalle polveri del fiume Spoon. Così parlo a questa gioventù ,parlo a me stesso ,parlo a tutti, e dico che forse è bene rimettersi in cammino, spiegare le vele e lasciarsi trascinare dai venti della sorte dovunque spinga la corrente. Vinciamo una volta per tutte l’oblio che ci sovrasta, che ci affligge giacché l’importante è viaggiare. Ma viaggiare bene, con l’ardore che è di noi giovani e che è stato dei giovani prima di noi. Dobbiamo coltivare la volontà a non fermarci mai, a non smettere mai di cercare perché solo chi non smette di cercare, solo chi non si ferma non smette di vivere e di meravigliarsi.

La nostra gioventù ha bisogno di questo: di follia. Ma follia pura, non inventata; non tanto la follia delle manifestazioni di massa, quanto più la follia di una generazione solidale e collaboratrice che si confronta l’un l’altro e cerca nell’altro e nelle differenze dell’altro la possibilità di arricchirsi. Solo così, a mio parere, non ci dimenticheremo di essere stati giovani. Tutti i grandi, in fondo, sono stati bambini, ma pochi di essi se ne ricordano.

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