Gli Undici film che hanno fatto sognare il mondo (seconda parte)

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Il questa seconda parte entrano in scena quelli che ancora oggi sono considerati i più grandi divi della commedia americana e non solo. Il fascino e la classe di star come Cary Grant, Katharine Hepburn, James Stewart, Ginger Rogers, Barbara Stanwyck e Henry Fonda sono ancora oggi senza uguali. Guardando questi film che non smettono di farci divertire capiremo il perché.

Dopo la presentazione del cinema che ha fatto sognare il mondo e la prima parte degli Undici film che hanno fatto sognare il mondo, con questi cinque film chiudiamo la “rassegna” sulla screwball comedy, la commedia svitata e sofisticata che ebbe il suo successo negli anni trenta e che continua a farci sognare.

“L’orribile verità” (The Awful Truth) di Leo McCarey, 1937
Con Irene Dunne, Cary Grant, Ralph Bellamy
Scritto da  dalla commedia teatrale di Arthur Richman
Prodotto da Leo McCarey per Columbia.  Durata 90 minuti

“Per un anno è stata mia allieva e io ogni tanto io le avrò dato…una botta sulla spalla. Io non sono mai stato coinvolto in scandali.”

...escluso il cane, escluso il cane non rimane che gente assurda ...

…escluso il cane, escluso il cane non rimane che gente assurda …

“Ah, non è mai stato beccato?”

Prototipo riuscitissimo di “commedia del rimatrimonio” in cui all’inizio marito e moglie ricchi, sfaccendati e infantili si separano perché ormai hanno perso la fiducia l’uno nell’altro. Se questa fiducia fosse mal riposta non lo sapremo mai. Dov’è stato e cos’ha fatto lui nelle due settimane in cui NON è andato in Florida? E cos’è successo quella sera in albergo tra lei e l’insegnante di musica belloccio e cascamorto? La verità è forse volgare, per questo in fondo non interessa, qui siamo tra persone distinte, ricche di stile e ironia, meglio guardare avanti e dimenticare il passato in cambio di un divertentissimo nuovo gioco che ripete ad oltranza un’infanzia libera e senza freni. E se le persone più divertenti e affascinanti sono sempre quelle, tanto meglio.
Si inizia quindi con la separazione e il conseguente divorzio che sarà esecutivo in novanta giorni. Con la scusa del cagnolino in affidamento i due (ex) coniugi rimarranno agganciati l’uno all’altra alla faccia di ballerine, ereditiere e petrolieri promessi sposi.
Non c’è un attimo di tregua in questa commedia in cui Cary Grant e Irene Dunne danno vita a un duello in cui in fondo vogliono da subito la stessa cosa, ma preferiscono dilazionare l’avvicinamento in una strategia fatta di travestimenti, bugie e nascondini, insomma una guerra dei sessi che inizia come una battaglia di logoramento e finisce inevitabilmente come un corpo a corpo.

lei si faccia da parte che questa non è proprio la sua sorellina adorata

Lei si faccia da parte che questa non è proprio la sua sorellina adorata

Con un Cary Grant elegante e folle che non disdegna istinti crudeli, una Irene Dunne talmente affascinante da potersi permettere imitazioni e gag comiche, un Ralph Bellamy perfetto buzzurro dell’Oklahoma arricchito dal petrolio ma ingenuo fino in fondo, la sceneggiatrice Viña Delmar scrive un copione perfetto, con dialoghi e battute a raffica in un crescendo di situazioni  folli e romantiche. Leo McCarey prende in consegna tutto questo e forte della sua esperienza con i Fratelli Marx e con le comiche di Stanlio e Ollio (fu lui ad avere l’idea di mettere insieme la coppia) ci aggiunge ritmo e gag fisiche con travestimenti e cadute (fisiche, mai di stile) degne delle migliori comiche del cinema muto. Una storia romantica non è mai stata così divertente, poco importa se solo la fantastica coppia Grant/Dunne poteva renderla un minimo credibile. Ma fondo la cosa più vera è che qui, come in tutte queste commedie, tutti cercano la felicità.

“Susanna” (Bringing up Baby) di Howard Hawks, 1938
Con Cary Grant, Katharine Hepburn
Scritto da Dudley Nichols e Hagar Wilde dal racconto di Hagar Wilde
Prodotto da Howard Hawks per RKO. Durata 102 minuti.

"Because I just went gay all of a sudden!"

“Because I just went gay all of a sudden!”

“Ho fatto tutto quello che mi è passato per la testa”

“Non mi sono mai divertito tanto in vita mia”

Da molti  innalzata a vetta più alta del genere, “Susanna” di Howard Hawks è in effetti una commedia perfetta, un vero e proprio capolavoro

per ritmo, divertimento, interpretazione delle due immense star, qui perfettamente assortite e al massimo della forma. Katharine Hepburn è una giovane ricca ed eccentrica che trascina in un susseguirsi di situazioni assurde, pericolose e imbarazzanti un Gary Grant nella parte di un paleontologo secchione e imbranato. Il timone, tanto per cambiare, lo tiene lei con la sua energia dirompente e incontrollabile. E’ lei che “non sa dove andare e comunque ci va” ed è sempre lei che apparentemente “non sa quello che vuole, ma riuscirà ad averlo”.

Cary Grant e Katharyne Hepburn non nascondono che questo film è una gabbia di matti

Cary Grant e Katharyne Hepburn non nascondono che questo film è una gabbia di matti

Se  è lui il Baby del titolo originale che deve crescere, anche la sua guida femminile non mostra molta più maturità. Insieme intraprendono il loro percorso verso un’età più adulta, ma si tratta di un folle percorso durante il quale dovranno vedersela con dinosauri, cani, clavicole e con due leopardi. Mossi da un istinto erotico più infantile che represso, sempre in bilico tra goffaggine e avventatezza, Cary Grant e Katharine Hepburn ce la potranno fare, anche se, dopo una notte in cui succede davvero (di) tutto, nel finale “sospeso” Hawks ci lascia con questo dubbio: questi due vorranno davvero crescere? Ma poi, cosa potranno fare dopo? Ci potrà essere qualcos’altro di altrettanto eccitante e diverrtente? Ma questo non vale anche per questo genere di cinema o per il cinema in generale? Non vale per tutti gli innamoramenti? Non vale sempre?

“Scandalo a Filadelfia” (The Philadelphia Story) di George Cukor, 1940
Con Katharine Hepburn, Cary Grant, James Stewart, Ruth Hussey, John Howard
Scritto da Donald Ogden Stewart. Prodotto da Joseph L. Mankiewicz per MGM
Durata 112 minuti

“Aveva mai visto una giornata così bella?”

John Howard (promesso sposo), Cary Grant (ex marito), Katharine Hepburn (algida dea, promessa spossa, ex moglie, amante irraggiungibile) e James Stewart (tenero scrittore, illuso amante)

John Howard (promesso sposo), Cary Grant (ex marito), Katharine Hepburn (algida dea, promessa spossa, ex moglie, amante irraggiungibile) e James Stewart (tenero scrittore, illuso amante)

“Mai… quanto le è costata?”
“L’ho avuta gratis per buona condotta”

In un incipit muto e molto “screwball” l’aristocratica Tracy Lord (Katharine Hepburn)  e il marito Dexter Haven (Cary Grant), un altro ricco sfaccendato col vizio dell’alcol divorziano, dando inizio ad un’altra memorabile commedia del rimatrimonio. Li ritroviamo infatti due anni dopo quando lei sta per sposarsi con un nuovo ricco che si è fatto da sé. Con l’aiuto di un aspirante scrittore, al momento giornalista di una rivista di gossip (James Stewart) l’ex marito ancora innamorato cercherà di riconquistare la magnifica ex moglie.
Guardando questa commedia spassosa e molto sofisticata ci accorgiamo subito che siamo nel 1940, di commedie ne sono già state fatte parecchie e la Grande Depressione è alle spalle. Qui i ricchi aristocratici sono tornati a far parte di un altro mondo, e non c’è speranza per giovani rampanti o intellettuali frustrati di potersi mischiare a loro come avveniva nelle commedie degli anni trenta. Qui la working class, rappresentata dallo scrittore che per mangiare si “abbassa” a lavora per un giornale scandalistico “perché si deve mangiare”, si avvicina con un’ostentato distacco e superiorità morale, salvo farsi affascinare, travolgere e respingere. Meglio se i ricchi se la sbrigano tra loro, nel loro meraviglioso e irraggiungibile mondo dorato, solo tra di loro sapranno capirsi, farsi male e ricapirsi.
Dopo qualche anno di commedie sappiamo benissimo che se c’è Cary Grant in giro gli altri pretendenti possono anche lasciar perdere, siano essi promessi sposi o nuovi spasimanti, e questo vale anche per il grandissimo James Stewart.

Spoiler: nessuno di questi era il promesso sposo

Spoiler: nessuno di questi era il promesso sposo

In un film in cui si beve parecchio e gli spettatori si divertono molto di più dei protagonisti, assistiamo anche ad una sorta di demolizione morale della povera Katheryne Hepburn, innalzata al ruolo di algida dea con un’intransigenza morale tale da mettere soggezione a padri e mariti. Le viene addirittura fatto credere che è tutta colpa sua se il padre si è dato ai piaceri fedigrafi con ballerine scosciate e se il marito si è dato all’alcool.  Sicuramente avrà rimpianto i tempi di Susanna, quando per conquistare il Cary Grant di turno poteva pensare a divertirsi e non aveva bisogno di rinunciare a se stessa. Qui deve ringraziare il buon James Stewart e qualche bicchiere di champagne se la discesa dal piedistallo è meno rovinosa di quanto potrebbe essere. Scendere in mezzo ai comuni mortali è comunque un bel cadere in piedi, se tra i comuni mortali ti capita Cary Grant, il meno comune di tutti.

“Lady Eve” (The Lady Eve) di Preston Sturges, 1941
Con Barbara Stanwyck, Henry Fonda
Scritto da Preston Sturges. Prodotto da Paul Jones per Paramount
Durata 90 minuti

“Ho forse l’aria di uno scemo?”

Dai Hanry, lasciati andare, che desiderare l'abbraccio delle lunghe gambe di Barbara Stanwyck è il vero sogno americano

Dai Henry, lasciati andare, che desiderare l’abbraccio delle lunghe gambe di Barbara Stanwyck è il vero sogno americano


“Non saresti il primo”

Preston Sturges è stato un vero e proprio autore venti anni prima che la politique des auteurs venisse teorizzata e messa in pratica. E’ stato infatti il primo a scrivere e dirigere da solo tutti i propri film strappando un contratto che gli permetteva la massima libertà. E con straordinari risultati come testimonia questa meravigliosa commedia molto brillante e molto screwball.
I protagonisti sono Henry Fonda, il rampollo di una ricchissima famiglia (il padre è il re della birra, nell’America post depressione e post proibizionismo si può), uno studioso di rettili reduce da un lungo periodo di studio in Amazzonia, e Barbara Stanwyck figlia di un baro di professione e a sua volta abilissima truffatrice. Goffo e da tempo lontano dal contatto femminile e dalle trappole dell’America moderna, il buon Henry Fonda è facile preda delle astuzie seduttive della scatenata Barbara Stanwyck. Tra trucchi, pentimenti e tranelli, ne succederanno di tutti i colori prima che l’improbabile storia d’amore conosca il (temporaneo?) lieto fine.
Lady Eve è una favola dolcemente satirica che prende in giro le romanticherie tipiche delle commedie sentimentali ed espone neanche troppo bonariamente al ridicolo un certo tipo di eroe americano, il rampollo ricco e tutto di un pezzo che qui, tra uno sgambetto e una caduta di stile risulta generalmente ottuso, incline ai compromessi e incapace di perdonare. Insomma Sturges con una commedia davvero divertente mette in scena l’ipocrisia di una classe sociale facendosi gioco della presunta innocenza morale che chi aveva conquistato il potere economico pretendeva di avere.

Caro Henry, mi sa che di questa donna non hai ancora capito un granché

Caro Henry, mi sa che di questa donna non hai ancora capito un granché

A dominare è ancora una volta la donna, una Barbara Stanwyck che più di una volta fa scivolare le sue lunghe gambe fuori dalla gonna di seta per fare inciampare la vittima della sua seduzione. Non si tratta della donna che la ricchezza l’ha semplicemente ereditata o avuta in dote da un marito cui accetta di sottomettersi, no, la nostra Lady Eve è una predatrice che tiene tutto sotto controllo, guida il gioco e raggiunge il suo scopo. E noi facciamo tutti il tifo per lei.

“Frutto proibito” (The Major and the Minor) di Billy Wilder, 1942
Con Ginger Rogers, Ray Milland
Scritto da Billy Wilder e Charles Brackett. Prodotto da Arthur Hornblow per Paramount.
Durata 100 minuti

“Non puoi avere 12 anni, perché ti comporti come se ne avessi sei”

Trecce: file under teens

Trecce: file under teens

Dopo essersi fatto notare come sceneggiatore (tra gli altri “Ninotchka” di Lubitsch e “Colpo di fulmine” di Hawks), finalmente Billy Wilder approda alla regia con una scewball commedy atipica che già risente del clima della guerra che da pochi mesi aveva coinvolto anche gli Stati Uniti.
Susan (Ginger Rogers) non riesce a far fortuna a New York ed è costretta a tornare a casa, nello Iowa. Ma non avendo soldi sufficienti per il biglietto si trasforma nella dodicenne Sue-Sue per pagare il prezzo ridotto. Se a noi non bastano un paio di bionde trecce per nascondere che Ginger Rogers è una donna ormai (da tempo), il maggiore Kirby (Ray Milland) non ha alcun dubbio e si offre in aiuto della ragazzina smarrita. Arrivati al collegio militare in cui il maggiore deve insegnare (un’onta per lui che vorrebbe patriotticamente combattere per il paese) tutti sembrano cadere nel trucco di questa dodicenne dalle forme un po’ troppo evidenti.

Cadetti e ragazzine giocano con i cannoni. La guerra vera è distante un'Oceano

Cadetti e ragazzine giocano con i cannoni. La guerra vera è distante un’Oceano

Un’ottima commedia degli equivoci, popolata da divise e spirito patriottico che risulta davvero ambigua e provocatoria come suggeriscono il titolo italiano e ancora di più quello originale: “The major and the minor” si può tradurre come “il maggiore e la minorenne”, un titolo più adatto ad una robaccia alla Alvaro Vitali che non a una commedia sofisticata. Qui è chiaro che se nessuno smaschera Ginger Rogers è perché questo travestimento fa comodo a tutti: ai cadetti del collegio in preda allo scompiglio ormonale e al maggiore Kirby sempre più preda di una tutt’altro che inconsapevole tentazione. Insomma qui, anche se il tono è lieve e divertente, si raccontano le vicende di un militare in carriera che si innamora di una dodicenne. Ma si tratta “solo” di una commedia e alla fine per il nostro maggiore il premio per tanta audacia, oltre al matrimonio con la Ginger Rogers adulta, sarà un’eroica missione di guerra. Billy Wilder diventerà uno dei più grandi autori della storia del cinema e il suo talento è evidente già da questo ottimo e audace esordio.

Il Cinema che ha fatto sognare il mondo
Gli Undici film che hanno fatto sognare il mondo (parte I)

 

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