Giorgio Pressburger. Un’anima errante alla ricerca del suo passato

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Giorgio Pressburger. Un uomo. Un’anima errante alla ricerca del suo passato, delle sue radici, del suo sé profondo.

Una vita dedicata all’arte, alla cultura, alla storia, alla riflessione, alla tenerezza dell’essere, alla scoperta del mondo in divenire. Nato a Budapest nel 1937, quando cinquemila carri armati sovietici invadono l’Ungheria, nel 1956, sceglie l’Italia per continuare a studiare, perchè questa è la sua vocazione e la sua forza. Da là inizia il suo peregrinare per le strade del mondo alla ricerca del suo passato, quello lontano che nasce molto prima di lui.

Personaggio eclettico che parla italiano, ungherese, francese, tedesco, inglese, russo e sloveno, ha attraversato la storia lasciando una vibrante testimonianza nelle sue molte opere, l’ultima, il bellissimo film verità “L’orologio di Monaco” per la regia di Mauro Caputo, dove lui stesso è voce narrante e protagonista.

Giorgio Pressburger al lavoro

Giorgio Pressburger al lavoro

E’ segnato, quest’uomo, dai grandi eventi che lasciano per sempre il solco del dolore e della disperazione ma anche della solidarietà, del coraggio e dell’amore non solo in chi li ha vissuti, ma anche nelle generazioni future che solo attraverso lo spargimento di semi che in sé inglobano la vita, possono trasformarsi in ricordo e divenire preziosa esperienza. Così, le sue parole, i libri, le opere teatrali, la regia diventano testimonianze di un passato non troppo lontano, uno sguardo su quello che fu il bacino e il contenitore di una variegata umanità, per poi allargarsi nel tempo e nel mondo, poiché il tempo è eterno e il mondo è la patria.

Per tre decenni ho errato nell’esistenza come un cieco, cambianodo città, paese, continente” con queste parole inizia il suo racconto Pressburger, la sua ricerca attraverso gli avvenimenti e i luoghi di quella che fu l’ ”Europa di mezzo” allargandosi a est e a ovest, man mano che maturava dentro di sé la voglia della scoperta e l’esigenza di chiudere il cerchio.

Ho conosciuto in passato gli orrori della guerra, la brutalità e la follia del nazismo. Molti dei miei famigliari hanno perso la vita nei campi di sterminio. Se sono sopravvissuto fu solo grazie ad una serie di fortunate coincidenze. Era scritto così nel grande libro dei destini umani”. Basta poco per capire dove e come quest’uomo abbia camminato nel destino della vita. La guerra, la Shoah, il peregrinare in terre sconosciute, i lutti segnano un’esistenza difficile che anziché spezzarsi e soccombere trova la forza di andare avanti, di affrontare le sfide, di cercare e di capire.

"L'orologio di Monaco" il film che racconta la storia di Pressburger alla ricerca delle sue radici

“L’orologio di Monaco” il film che racconta la storia di Pressburger alla ricerca delle sue radici

Pressburger va per i sentieri del mondo, spinto dalla curiosità ma ancor più dalla profonda consapevolezza che solo la comprensione di ciò che è stato prima di noi, di ciò che ha solcato intere generazioni, possa darci le risposte, alcune, per capirci meglio. E così amarci con una matura accettazione.

La sua ricerca incontra i grandi personaggi della Mitteleuropa prima, poi ancora più in là. Suoi parenti. O anime che in qualche modo hanno sfiorato la sua vita o hanno condiviso con lui qualcosa che non può essere dimenticato. Joyce, Svevo, Kafka. Heinrich Heine. Karl Marx. Felix e Moses Mendelssohn. Bruno Walter Schlesinger. Kevin MacDonald. E molti altri ancora.

Compresi di colpo quanto fosse drammatica l’alba del nuovo mondo, come tutto ciò che è di oggi soverchi il passato, come la coscienza si stia sbriciolando in mille frantumi e cresca su un terreno bruciato, sterile.

Vale la pena di essere visto “L’orologio di Monaco”. Per capire. Per rimanere in silenzio. Per non dimenticare.

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