I mille volti di David Bowie fotografati da Masayoshi Sukita

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La poliedricita’ del Duca Bianco in quaranta imperdibili scatti del maestro giapponese Sukita

Un ritratto ti guarda negli occhi e parla di sé. Oppure non ti guarda affatto e parla di sé ugualmente. E’ in questo che riesce perfettamente Masayoshi Sukita, il fotografo giapponese che più di tutti ha saputo raccontare al mondo chi è David Bowie. E parliamoci chiaro, raccontare l’istrionico David Bowie non è certo così semplice.

L’archivio di Sukita è uno dei più importanti che riguardano l’artista inglese. Lo si può constatare alla mostra “David Bowie Heroes: fotografie di Masayoshi Sukita” che dal 5 marzo al 10 maggio alla Galleria Ono Arte Contemporanea di Bologna espone una quarantina di suoi scatti con alcuni inediti.

Ono Arte Contemporanea

ONO Arte Contemporanea è una galleria dedicata all’arte in tutte le sue forme: fotografia, videoarte, grafica, installazioni, libri, oggetti di design e abbigliamento, documentari, musica, vinili.
ONO Arte Contemporanea nasce dall’idea che la galleria debba oggi soddisfare un pubblico molto più vasto e variegato: per questo, al suo interno – pensato come un vero e proprio concept store – trovano spazio un bookshop, un music shop e un lounge bar.
Le mostre, allestite nello spazio che si sviluppa su diversi livelli, sono prevalentemente di fotografia e sono incentrate soprattutto sulla musica, la moda e, in generale, su tutte quelle icone che hanno influenzato la cultura popolare dagli anni Sessanta ai giorni nostri, con numerosi eventi collaterali come presentazioni di libri, romanzi, fumetti, proiezioni e conferenze.

Ma partiamo dall’inizio. Bowie e Sukita si incontrano per la prima volta nel 1972, quando il fotografo arriva a Londra per immortalare Marc Bolan e i T-Rex. Sukita non conosce ancora David Bowie, ma decide di andare ad un suo concerto perché irresistibilmente attratto dal cartellone di The Man Who Sold the World che lo promuoveva.

La curiosità ripaga sempre e il fotografo riesce finalmente ad incontrare Bowie di persona grazie all’ aiuto dell’amica e stylist Yasuko Takahashi, personalità determinante dietro le quinte delle prime sfilate di londinesi di Kansai Yamamoto, lo stilista che disegnò i costumi di scena di Bowie durante il periodo di Ziggy Stardust. Ed è proprio grazie alla Takahashi che Sukita riesce ad ottenere uno shooting con Bowie che darà il via non solo ad una relazione professionale ma anche a un’amicizia che dura tutt’oggi.

L’alchimia che si crea tra il fotografo e la rock star è incredibile, tanto che nel 1973 Sukita ritrae di nuovo Bowie, sia negli Stati Uniti che durante il suo primo tour in Giappone.

 

Watch That Man III 1973  

 

Ma l’incontro più significativo avviene nel 1977, quando Bowie torna a Tokyo con Iggy Pop e chiede a Sukita di ritrarlo in una lunga sessione fotografica che il maestro della fotografia giapponese non sapeva sarebbe divenuta la celebre copertina dell’album “HEROES”, una delle più iconiche mai realizzate nella sua carriera.

 

 

La mostra è stata organizzata grazie al patrocinio del Comune di Bologna, l’ Università di Bologna, la Scuola di Lingue e Letterature, Traduzione e Interpretazione. Con la collaborazione del brand GAS che collabora con la galleria bolognese reinterpretando gli scatti del maestro giapponese in una limited edition di t-shirt.

Moda, musica, fotografia: un’interdisciplinarità che vede in David Bowie uno dei suoi maggiori maestri. Al primo piano dello spazio espositivo si possono ammirare gli scatti appartenenti ai primi anni Settanta, come The Bewlay Brothers o Our True Story Began at The Rainbow Theatre, dove regna sovrano il travestitismo, l’alone glam, i costumi di scena dai volumi importanti e che tanto si ispirano al teatro giapponese kabuki, genere che lo ha sempre appassionato.

 

Starman - 1973 Hed blow our minds - 1973

 

 

Ma David Bowie non è solo questo e da rock star si trasforma nel ragazzo della porta accanto nella quindicina di scatti di fine anni settanta più “intimi”. La serie , dal nome A Day in Kyoto, lo ritrae nella città, come ospite di Sukita: lui dentro una cabina telefonica gialla con cornetta in mano, sciarpa tweed e impermeabile tipicamente english; oppure sulla metropolitana tra una folla che nemmeno sa chi è.

 

A Day in Kyoto - 1980 The Same Old Kyoto - 1980

 

La forza di Bowie sta proprio nella sua capacità di interpretare chiunque voglia. Ha cavalcato ondate di stili differenti, pur mantenendo intatta la sua identità. E’ stato l’innovatore che ha reso la distinzione tra generi sempre più labile: maschile e femminile, realtà e finzione, pubblico e privato. Contrapposizioni forti e mescolate ad arte negli scatti della mostra. Sukita attraverso il suo sensibile e originale occhio, non solo documenta la presenza determinante di Bowie in cinque decenni della musica rock (dal folk acustico all’elettronica, passando attraverso il glam rock, il soul e il krautrock) ma riesce a rendere questo eclettismo reale, tangibile, quasi contagioso.

In fondo chiunque può essere Eroe, anche solo per un giorno.

 

 

 

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