Allegoria dell’amore

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C’era una volta Firenze e il potere della città repubblicana e medicea. Il vento delle avanguardie artistiche dilagava  impetuoso e inclemente tra anticlassicismo, maniera e controriforma. Nella storia, dopo il teatro di antichi trambusti di bianco e di nero ardeva indomito e nascosto il fuoco dell’arte pagana. Il rogo delle vanità, acceso dalla follia di Savonarola verso la fine del Quattrocento non impedirà che per tutto il secolo successivo splendano immagini sacre e profane di folgorante bellezza. Bronzino, pittore di corte e la gloria dei colori.

AGNOLO BRONZINO - Allegoria dell'amore con Venere e Cupìdo - 1545 ca. - Londra, National Gallery.

AGNOLO BRONZINO – Allegoria dell’amore con Venere e Cupìdo – 1545 ca. – Londra, National Gallery.

1545. Si apre un sipario strettamente riservato dalla committenza indubbia per l’ammonizione contro le trappole della passione, ultimo e unico imbroglio che vale la pena di vivere. L’elogio delle perversioni nel teatro delle vittime della vanità. L’erotismo sboccia indomito tra una sensuale Venere e un androgino Cupìdo, in un’alcova nasce la prigione del fervore prima dell’ombra fredda dell’inganno, dell’infinito della fine.

Il furto reciproco, Venere ladra, Cupìdo ladro, le lingue si toccano in un impeto incestuoso, esplodono gli inganni mentre lui tenta il furto della corona, lei una freccia. Intorno alle figure centrali ruota il mondo della passione, tipica del peccato che ruba ogni ragione e vende ogni menzogna. Da un lato un giovane, il Gioco, sopra le maschere della mondanità e dell’apparenza sparge petali di rosa dalle piccole mani. Dietro di lui è nascosto il Piacere, mezza fanciulla e mezza bestia, dolcezza e crudeltà, le braccia incrociate dall’inganno profondo, in una mano un aculeo nell’altra un favo di miele.
Ma, vicine, altre trappole sono pronte a scattare: una figura rugosa, la Gelosia, in uno strepito di rabbia vibra nell’inutile dolore e infrange ogni cosa, tra le mani i capelli cresciuti nella disperazione sovrana. In alto, dalle sembianze di maschera regna imperialmente torbida la frode e insieme al tempo con un drappo blu occulta la scena, nello strazio della vittoria uccidono l’indimenticabile.

Come spettri vagano le figure sulle trame di un ardore che nasce e muore sempre insolito, sempre uguale. Un pittore diverso tra i diversi attraverso i colori della passione.

Tra le immagini sopravvissute ai secoli vaga il fervore programmato per nascere o per morire, vaga per sempre nell’inganno e gira nella prigione del piacere e della gelosia. Della gloria e della sconfitta nei rintocchi figurati di un’agonia, quella dell’amore, del tempo e dell’oblio. Si chiude il sipario.

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