Quella notte stellata che accomuna i poeti

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La poesia è ispirata da un’immagine, un suono, un momento che cattura l’attenzione e porta a creare. Si tratta di un attimo: un particolare si staglia nella mente e un sentimento finalmente riesce a fuoriuscire. E il poeta è lì, pronto, già all’opera per coglierne il nesso.  La realtà che ci circonda ci condiziona, questa è la verità, anche se non ce ne rendiamo conto e pensiamo di essere incredibilmente originali. È dalle cose che vediamo, udiamo o viviamo ogni giorno, che nasce la poesia.

Mi sono chiesta, quindi, quanto anche l’arte abbia potuto ispirare i poeti. Statue e dipinti li avranno incantati, guidando la loro penna; inducendoli ad immortalare doppiamente quella bellezza congelata nel tempo. Da una rapida ricerca in Internet si evince che “Starry Night” di Vincent Van Gogh (1853- 1890), sia il quadro, per eccellenza, ad avere ispirato poesie e canzoni. Oltre ad essere l’opera che viene più riprodotta. Forse perché una “notte stellata” è incline all’animo romantico e si presenta ricca di possibilità. Oppure perché la vita tormentata del pittore olandese attrae gli artisti, da sempre, come lui, persone incomprese.

Il quadro, un olio su tela di 92 x 73 cm, è del 1889, anno che precede la morte, ed è uno dei più rappresentativi di Van Gogh. Emblematico della sua arte, dà forma a quello stile unico ed inconfondibile, in cui trova compendio la sperimentazione, così importante per l’artista, di quanto avvenuto in precedenza.

E chi se la dimentica “Vincent”, la famosa canzone del cantautore statunitense Don McLean, nonché tributo a Van Gogh? “Starry, starry night…”, ricordate, no?. Nel leggere la biografia del grande pittore, infatti, lo stesso McLean si è sentito ispirato a comporre quella che è la sua canzone più famosa, rivisitata da De Gregori nella cover “Come un anno fa”.
“E quando non rimaneva più speranza alcuna, in una notte stellata, ti sei ripreso la tua vita, così come fanno gli amanti, ma io potrei avertelo detto, Vincent, questo mondo non è mai stato creato per persone belle come te”.

Gli ultimi anni, vissuti da Van Gogh nell’ospedale psichiatrico di Saint- Rémy, sono riassunti in una struggente visione, ovvero il paesaggio che egli osservava dalla sua stanza. Questa la storia del dipinto. Sullo sfondo, il paese, calmo e dai colori opachi, in contrasto col cielo, che invece è plasmato da spesse pennellate che, dando un ritmo a spirale, trasmette forte dinamismo. In questa dicotomia fra moto e quiete, il cielo emerge preponderante e diventa protagonista. I riflettori sono tutti puntati su di lui, e non sulla terra, che rimane elemento marginale. Nelle lettere che inviava al fratello Theo, Van Gogh parlava spesso di questa vista che tutte le mattine si trovava davanti, all’alba, dalla sua finestra. “La stella del mattino”, come egli chiamava la grande stella illuminata di bianco, in realtà è il pianeta Venere.

“Quando riuscirò a dipingere il cielo stellato, questo quadro che è sempre nella mia mente?”, aveva chiesto, domandandolo in realtà più a se stesso, alla pittrice post-impressionista Emile Bernard. Le aveva scritto nel 1888, due anni prima di morire, confessandole quella che per lui era divenuta un’urgenza, assillato dal come rendere gli effetti notturni.

Vincent Van Gogh è stato un essere solitario e solo, in forte contrasto con se stesso, pregno di un genio che ha cambiato la storia. Capace di affascinare così tanto, seppur con le sue miserie, a conferma che il talento “colpisce” sempre persone non comuni. E se volete la riprova di quanto ho detto, sappiate che le sue opere hanno ispirato anche me, tanto da indurmi, in tempi non sospetti, a comporre una personale versione di “Vincent”.

Come lampo
che troppo presto
ti ha stordito,
rimarranno i fulmini
a folgorare l’anima.
A dozzine i fiori sulla tua bara,
quelli che ti piacevano tanto,
gialli e forti i girasoli.

 

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Cosa ne è stato scritto

  1. Antonio

    Arte che genera arte che genera arte… sempre intensamente.

    Convengo con te sulle influenze dall’esterno, in cui troviamo anche la poesia.

    Il tuo scritto mi ha fatto sorgere la curiosità di ricercare tra le mie poesie l’ispirazione del momento in cui furono concepite, in particolare quella di cui parli, ed ho scoperto che solo in due di esse parlo di quadri e di pittori, nel primo caso in modo generico, nel secondo in ricordo di un artista che conoscevo.

    Grazie per lo scritto e la tua poesia.

    Rispondi

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