Pino Daniele… If you wanna know

9
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Parlare di Pino Daniele significa parlare di sé. Infatti, se fino a quel tragico giorno della scomparsa il grande Pino rappresentava, al pari di ogni altro straordinario artista, colui che ti donava emozioni sublimi con le sue opere, da quel momento in poi ha mosso l’anima alla ricerca di quella parte strappata per sempre. E un’ossessione è divenuto rincorrere le cellule del tuo essere che vedevi andar via insieme a lui. Non sapevi bene verso quale direzione immateriale stessi andando, intanto che nella tua mente passavano le melodie, i passi armonici delle sue chitarre, le corde accarezzate dalle sue dita e, soprattutto, le parole delle canzoni, e la tua preferita: “Notte che se ne va”. Questa volta, però, l’ultimo verso: “Notte […] ‘e chi se venne ‘a vita mia” – che aveva  segnato così in profondità il tuo cammino – rimbombava e ti scuoteva più del solito.

Pino Daniele: passione, libertà e bellezza.

Pino Daniele: passione, libertà e bellezza.

Lo rivedevo negli occhi di chi la propria vita l’ha trovata già venduta senza accorgersene mai, negli occhi di chi ha tentato di vendere la mia (non riuscendoci del tutto) e, impressi sulle mie retine, rivedevo tutti gli anni durante i quali avevo creduto che la vita fosse un dono, che bisognava soltanto impegnarsi su se stessi per assolvere il proprio dovere.
Ma pronti a soccorrerti – come a ricordarti che, in fondo, non era ancora troppo tardi – giungevano altri mitici versi:
Napule è ‘a voce de’ criature
che saglie chianu chianu
e tu sai ca’ nun si sulo…

Ti ritrovavi d’un tratto all’età di cinque anni, criaturo la cui voce hai sempre immaginato che avesse sentito anche Pino, che ne aveva diciotto all’epoca in cui scrisse la famosa “Napule è”, da cui sono tratti questi versi; per i quali non ci sarebbe bisogno di parafrasi, tuttavia l’estrapolazione di un senso tende a fungere da scudo contro le avversità e, al tempo stesso, da ponte verso mondi sconosciuti e belli.

Da un lato, quelle parole rimarcano che ‘e criature, ovunque e sempre, rappresentano la speranza, le promesse su cui puoi contare per non sentire quella solitudine spesso creata dai grandi (o pseudo tali), dall’altro che non devi al contempo lasciare che il peso gravi tutto sulle loro spalle… soprattutto se nati in luoghi che, come e più di Napoli, sono “carta sporca”, avvelenata e bruciata.

If you wanna know

Della sua incommensurabile produzione rimane, su tutti, un messaggio – che ha contraddistinto la sua vena artistica (in cui fondeva le radici napoletane, un’indole ribelle ed una mente aperta) – divenuto, a volte, un cruccio: l’abbattimento delle barriere, di ogni tipo.

E dimme quacchecosa/nun me lassa' accussì...

E dimme quacchecosa/nun me lassa’ accussì…

Spinto, quindi, da questo lodevole proposito, da sempre si è lanciato ad esplorare “mondi nuovi”. Nel corso di questi viaggi ha incontrato persone e musicisti speciali che condividevano le sue idee, e amavano anche il nostro musicale napoletano (che, tra l’altro, nelle sue splendide canzoni trovavano spesso frammisto all’inglese). Da quelle collaborazioni sono sorti dei capolavori indimenticabili, tra i quali uno mi ha sempre affascinato più degli altri, non solo per la poesia e la passione civile che pervadono l’intera canzone o per il dubbio contenuto nel ritornello anglo-napoletano, ma anche e soprattutto per la singolare ed eufonica espressione canora di Pino, in cui sembra di sentire mille voci – malinconiche, ironiche, divertenti… – accorse a dire quacchecosa. Il titolo del brano in questione è “Gay Cavalier”, scritto e cantato insieme a Richie Havens.

A Pino Daniele, grazie.

A voi, buon ascolto…

Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

9 commentiCosa ne è stato scritto

  1. raffaela

    cosa dire ancora di pino ha lasciato un vuoto di poesia e di musica mi manca la sua arte nello scrivere e trasmettere le emozioni e sentimenti .

    Rispondi
  2. Ornella

    Per me pino Daniele è stato un grande… e a distanza di anni dalle sue composizioni le sue canzoni mi emozionano profondamente… è veramente indescrivibile… sono grata veramente ad Antonio cspolongo che ricorda con grande emozione pezzi bellissimi nella musica nelle parole e nella perfetta fusione fra Pino Daniele e grandi artisti… sono orgogliosa di esser napoletana e di custodire nell anima parole e musica di Pino Daniele… Grazie Pino per tutto quello che ci hai dato… vi prego non potete assolutamente paragonarlo
    Ad un d Alessio… assolutamente…

    Rispondi
  3. *****

    Pino Daniele e Massimo Troisi… una musica struggente e immagini meravigliose, quelle della Filanda di Forno, ex cotonificio ottocentesco incastonato sulle pendici delle Alpi Apuane, a Forno, piccolo paese dell’entroterra di Massa. Fu girato qui il video ufficiale di “Quando“.
    Difficile parlare di un mito… lui adorava il silenzio della Maremma, in particolare di quell’angolo di paradiso tra Magliano e Orbetello. I suoni e i colori di Napoli li ami e li odi al tempo stesso (si organizzano tour della durata di un anno per comprendere questa frase… magari anche un giretto in provincia non sarebbe male!).
    Il silenzio… provi a sperimentarlo, chi al cospetto di un popolo che ha perso una persona cara, una persona di famiglia non ha rispetto del suo profondo dolore.

    Rispondi
  4. Anselmo

    Antò, give back my 17s (che per me, tuo coetaneo, significherebbe tornare più o meno al 1985).
    Grande pezzo, grandi ricordi (vale sia per il tuo articolo che per Gay cavalier).

    Ciao
    PS: da allora (sbaglio o era il 1983?) ho avuto la sorpresa di ritrovare Richie Havens nascosto nelle pieghe di un film straordinario (I’m not there), rifare una versione acustica a due chitarre di Tombstone Blues di Bob Dylan. Gioia per le orecchi e per lo spirito

    Rispondi
  5. Donatella

    Evidentemente la persona che ha commentato di musica non ne capisce molto.
    E’ vero che ci ha lasciato un patrimonio musicale non da poco ma 1°-avrebbe potuto lasciarne molto altro ancora, 2° amare la musica significa anche poterla sentire dal vivo ma è chiaro che questa persona non ha avuto la fortuna di vedere un concerto del grande Pino Daniele. Sicuramente ne avrebbe sentito la nostalgia.
    Qualcuno ha detto “La musica di Pino Daniele non è per tutti”

    Rispondi
    • kiki

      Donatella,
      io ho adorato Pino Daniele e, cresciuto in Romagna, dovevo litigare con i miei amici alle medie ed alle superiori, sia con quelli stupidi (Quel terrone? Ma come fai ad ascoltare uno di cui non si capiscono le parole?”) a quelli ben più raffinati, per i quali però il cantautore italiano era Guccini, era De Gregori e che la complessità musicale di Pino non la capivano proprio.
      Però non mi puoi dire che lo sto stesso artista capace di scrivere “Musica, musica”, “A me me piace o blues”, “Quanno chiove”, “Chillu e nu bonu guaglione”, “Terra mia” o quel gioiellino che è “Lazzari felici”, valga lo stesso artista che ci ha propinato ciofeche come “Che dio ti benedica”, “Dimmi cosa succede sulla terra” o anche (so già che non sarai d’accordo), la famosissima “Quando”.
      Penso che il commento di Gigi qui sotto intendesse rimarcare questa discrasia; poi certo che non stiamo parlando di Gigi d’Alessio e certo che anche negli anni 2000 era in grado di costruire concerti meravigliosi, anche perché – musicista vero – era in grado di dialogare con e di contornarsi di grandissimi session men, alcuni dei quali li ha anche lanciati.
      Hai ragione a dire che la musica di Pino Daniele non è per tutti, per i primi brani che ho citato è certamente così, per gli ultimi è più vero il contrario: si è banalizzato, si è popolarizzato, probabilmente ha giusto esaurito un po’ la grandiosa vena che ha avuto fino a metà anni ’80; e dopo, è diventato per tutti.
      Ciao

      Rispondi
  6. Paolo Flamigni (Gigi)

    Grazie per questo ricordo di Pino Daniele. Però ti lancio questa provocazione: dispiace umanamente che sia scomparso, ma in fondo le sue cose belle, quelle per cui lo amiamo, le ha composte 30 (trenta) e più anni fa, comprese quelle che citi tu. Per cui continuiamo ad ascoltarci quelle che a livello artistico/musicale la sua scomparsa nel 2015 non mi sembra una gran perdita.

    Rispondi
  7. Kiki

    Antonio, senza offendersi per interposta persona, né buttarla in caciara: a me (e a quanto pare anche a Gigi) pare incomparabile il Pino Daniele di Lazzari Felici, di Yes I know my way, del Nero a Metà con quello degli ultimi anni.
    Non c’è niente di male, è nella natura della creatività umana vivere stagioni prolifiche e poi autunni del patriarca (leggevo una volta che i matematici fanno le grandi scoperte fino ai 40 anni, dopo si mettono a tavolino, vivono di rendita della fama conquistata e scrivono libri di testo).
    Faccio veramente fatica a comprendere l’accenno alla “mancanza di stima verso chi (una casa discografica) in quell’artista crede”, soprattutto quando questo accenno arriva da qualcuno con la tua capacità di analisi (premesso che ti conosco solo dai tuoi scritti su L’Undici): il fatto che ci sia qualcuno che crede tanto da “pubblicarli” negli One Direction, in Isabel Allende o in Ferzan Ozpetek, fa sì che se dico che non mi piacciono nessuno dei tre (di più, che tutti e tre fanno autentiche ciofeche) paleso superficialità? Boh?

    Rispondi
  8. Anselmo

    Socc…
    Antò, solo dopo aver visto il video che hai allegato per il gusto di risentire il brano, ho scoperto 32 anni dopo che non diceva Give back my 17 (intesi come anni), ma Give back my sanity!!! Ma va bene lo stesso (ma va bene così)

    Rispondi

Perché non lasci qualcosa di scritto?