Oriana Fallaci: una donna fra mito e storia

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Sono giorni, settimane, ormai mesi che lo si sente pronunciare il suo nome. Chi lo inneggia con disprezzo, chi lo pronuncia con orgoglio e un misto di fierezza assieme. Di lei se ne parla. E non poco. Chi ne loda il coraggio, la tenacia, ma non le idee, fin troppo estreme per alcuni; audaci e quasi profetiche per altri, soprattutto se ci riferiamo all’irosa invettiva contro l’Islam scritta con un furore imperioso, con una rabbia lucida e razionale,senza alcuna esitazione.

Da ultimo Oriana mi appare quasi come un’ombra attenta, presente, sebbene sia scomparsa ormai nove anni fa; sospesa da qualche parte, vigile ed arrabbiata. Molto arrabbiata. Di una rabbia legittima, conosciutissima giacché è una rabbia che come una piovra allunga i suoi tentacoli e si annoda famelica sui nostri cuori stanchi,sbigottiti, lacerati dall’orrore, dall’indignazione.

Oriana Fallaci (Firenze, 29 giugno 1929 – Firenze, 15 settembre 2006)

Oriana Fallaci (Firenze, 29 giugno 1929 – Firenze, 15 settembre 2006)

Dall’indignazione, sì, proprio così. Un’indignazione che non può lasciare indifferenti,affatto. Come non ha lasciato indifferente lei. Mi riferisco, ovviamente, agli ultimi accadimenti che si sono avvicendati così precipitosamente da lasciarci feriti, storditi: l’attentato alla rivista satirica Charlie Hebdo; la terribile esecuzione del pilota giordano che ricorda tanto quella spettante ai poveri eretici del millecinquecento,tanto per cominciare.

Ebbene, mi sono chiesto a lungo cosa potesse pensarne lei, cosa potesse pensarne Oriana di questa efferatezza inaudita,di questa violenza che mette addosso i brividi. Lei,donna della Storia, che alla Storia si è mescolata come al fango e che della Storia ha fatto la sua seconda casa, la sua seconda pelle, la sua seconda carne. Ecco, se fosse ancora viva le chiederei:”Signora Oriana, se dovesse dire una parola,solo una parola su quello che sta accadendo, quale direbbe, quale sceglierebbe?”.

Probabilmente mi guarderebbe a lungo,con quello sguardo severo eppure così enigmaticamente fermo, criptico e forse mi risponderebbe, fra una sbuffata di fumo e l’altra, che non esistono parole per descrivere quello che sta accadendo, che un Inferno non si può descrive nel la sua interezza tanto è terribile, perché all’Inferno si vive e basta, perché all’Inferno o si lotta o non si lotta, certo non si viaggia fra gironi di penitenti e condannati.

Oriana in fondo è sempre stata una scrittrice trasgressiva, fuori dagli schemi,rapita in un ciclone dietro l’altro, in una voragine continua che viveva e che raccontava con ardore sincero. L’ardore di una vita vissuta all’insegna della lotta e della resistenza; la lotta ai soprusi e alle tirannie. L’ardore di chi la vita l’ha vissuta amandola disperatamente, riempiendola bene, ”anche se a riempirla bene si rompe. E quando è rotta non serve più a niente. Niente e così sia”,no?

Ecco ,credo che la passione di Oriana, e dunque la sua conseguente forza e temerarietà, provenga da questo: dal non volersi fermare mai, dal non accontentarsi mai, dalla pedante insistenza di chi, un po’ alla maniera degli scavatori, scava e scavando riporta alla luce brandelli di verità sommersa, taciuta. Una scrittrice assetata,prima ancora che di vita, di libertà. La libertà di un uomo che non è nato in catene ma continuamente insidiato dal male,dall’egoismo, dall’inganno e dall’ingiustizia. E che dal male, dall’egoismo, dall’inganno e dall’ingiustizia non deve lasciarsi soggiogare dacché un uomo che subisce, che si adegua, che si fa comandare non è un uomo.

Ecco allora erigersi una figura di donna controversa, amata e odiata, ammirata e temuta al tempo stesso; ma anche una donna profondamente fragile nel suo piccolo, di una fragilità cieca, invisibile. Una donna in costante ricerca di sé stessa, una lottatrice che anche alla fine della sua vita ha scelto di combattere ancora. E questa volta contro il cancro morale di una società avvilita, segnata e che lentamente si avvia al collasso. Una società trafitta da una freccia che perfora il cuore e lo fa sanguinare copiosamente. Un dolore accecante che spesso sfocia in una rabbia accecante: la rabbia che ti prende alle membra e che ti fa tremare, non ti fa dormire davanti gli orrori di Copenaghen, dove un gruppo di estremisti ha aperto il fuoco durante un convegno sulla libertà di espressione,tanto per continuare.

Allora vale la pena indignarsi tanto, vale la pena maturare una coscienza che ci renda tutti un po’ più consapevoli,tutti un po’ più attenti e che ci insegni a camminare fra le macerie di una realtà che logora e che sta cadendo a pezzi? Oriana direbbe di sì, ovviamente, e anch’io lo credo fermamente. Apriamola pure la nostra “boccaccia” e diciamo allora quello che ci pare.

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