Maria Palliggiano: una pittrice rivoluzionaria e infelice

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Maria Palliggiano fu una giovane e inquieta pittrice napoletana che visse l’arte e la pittura pienamente coinvolta nell’amore e nella ricerca, che considerò l’essenza stessa dell’arte. Una donna tormentata e infelice che finì la sua vita suicidandosi dopo aver cercato di viverla assecondando le sue passioni e le sue aspirazioni imbrigliandole nel conformismo borghese della società degli anni 60, dopo aver amato con fragilità disarmante. La donna con il vestito rosso ritratta da Emilio Notte; il manichino che rotola giù dallo scalone dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, come annuncio di un gesto estremo che dona la pace ad un animo inquieto, sopraffatto dalla fatica di vivere..Queste due immagini mi balzano alla mente pensando a Maria Palliggiano, allieva dell’Accademia di Napoli, diventata poi artista d’avanguardia ma messa sempre ai margini, suo malgrado, da quello che fu il fermento pittorico della Napoli degli anni 60, con Mario Persico, Luigi Castellano, Lucio del Pezzo, Bruno di Bello, Sergio Fergola  e il Gruppo 58.

Maria nacque a Napoli nel 1933..Figlia d’arte (il nonno paterno fu un noto decoratore e il padre Giovanni uno scultore), si diploma all’Accademia di Belle Arti di Napoli nel 1954. Negli anni dell’Accademia è nel gruppo degli allievi del futurista Emilio Notte, che rappresentano la giovane avanguardia partenopea (Lucio del Pezzo, Guido Biasi, Carlo Alfano, Gianni Pisani, Mario Persico etc.). Emilio Notte, infatti, ebbe anche un certo numero di allieve mature nel loro profilo creativo come: Clara Rezzuti, Giuliana Balice, Valentina Berardinone, Elenna Cappiello, Wanda Arina Mergherita Simeoni ecc. Ma Maria Palleggiano respirò questo clima intellettuale con maggiore coinvolgimento personale.
Intanto, Mario Persico, Luigi Castellano, Lucio Del Pezzo, Bruno di Bella, Sergio Fergola, firmano il programma promosso da Mario Colucci. e il gruppo 58 si collega al movimento nucleare di Enrico Baj, ai gruppi Phases di Parigi, Spur di Monaco e Boa di Buenos Aires. Anche Maria ne è coinvolta, vuole rivoluzionare anche lei la pittura, a Napoli soffoca e prova a lasciare la città per raggiungere il suo fidanzato a Berlino. Ma il maestro Emilio Notte non la lascia partire, perché non solo è la sua allieva preferita ma è anche la sua amante.

Nel ’58, dall’unione con Emilio Notte (che poi sposerà nel ’64) nasce il figlio Riccardo. Emilio Notte, Il professore, diventa la sua trappola mortale e mentre l’Avanguardia avanza nel mondo , la Palliggiano diventa un’artista da stanza cui nessuno concede di esporre le sue opere.Le sue opere si adornano di un colore ossessivo dissonante e armonico, raffigurano i suoi tormenti, le sue visioni deformanti. Muore a Napoli, suicida, il 19 novembre 1969.

Scarse le notizie riguardanti la sua attività, del resto interrotta negli ultimi cinque anni da frequenti ricoveri presso la clinica psichiatrica Colucci di Napoli.
Prima di morire, Maria distrusse molte sue opere: quelle che ci restano sono sopravvissute perchè erano custodite in uno studio fuori mano dall’abitazione dell’artista.
Prima di morire, Maria stralciò la sua presenza dai cataloghi, dalle fotografie, dai suo scritti e diari, s’impegnò in quest’opera di dolorosa autocancellazione.
Una cancellazione voluta e sofferta di una vita imbrigliata dalla consacrazione all’arte e da logiche di mercato, da schemi intellettuali,da tentazioni normalizzanti (l’insegnamento all’Accademia di Bari) e ricatti morali (i rimproveri di madre non abbastanza premurosa)…. Dal punto di vista artistico Maria Palliggiano aveva esordito dopo un primo tirocinio accademico con una pittura informale ma costruita su un tripudio di colori (autoritratto del 58). In seguito, fino alla soglia degli anni Sessanta, scurisce i fondi, la materia pittorica si aggruma così come si ispessiscono gli interrogativi del suo animo.

Esacerbata dall’infedeltà del marito e dall’ipocrisia salottiera,  Maria viene ricoverata in clinica psichiatrica dove è ripetutamente sottoposta a terapia elettroconvulsiva. . Nel periodo successivo (galleria inesistente, 1968)  partecipa in prima persona alle vulcaniche performance del gruppo di artisti capitanati dall’americano Victor allontanandosi ulteriormente dall’attività del marito e rimediando un’altra devastante delusione sentimentale (Victor la respinge sprezzantemente). Maria si imbottisce di psicofarmaci e sviluppa uno spiccato distacco dalla realtà (rutilante zapan, 1969) che è anticamera e preludio al suicidio, portato a compimento con un colpo di pistola dopo aver strappato minuziosamente le pagine del suo diario

Il suo ruolo di moglie e madre fu inevitabilmente e tragicamente marginale rispetto alle sue irrefrenabili, pulsioni artistiche, e questo le costò la disapprovazione e il compatimento di chi le stava intorno, di chi viveva secondo un ordine sociale che voleva la donna imprigionata e condannata in un ruolo che non sempre e non necessariamente le apparteneva.

Maria Palligiano, senza titolo.

Maria Palligiano, senza titolo.

La sua fragilità rispetto a questa esistenza altalenante la rese talmente vulnerabile da subire vari ricoveri psichiatrici. Maria sfidò i pregiudizi con l’arte. La sua pittura, che passò ben presto da un espressionismo informale a un figurativismo surreale e autoironico, sfocerà alla fine, durante l’esperienza della Galleria Inesistente, in interventi sperimentali e provocatori sulla città di Napoli. Poco prima di morire nel Dicembre del 69 Maria dipinge un suo autoritratto. Due volte ha tentato il suicidio: la prima volta si è buttata dal balcone e si è rotta le ossa delle gambe, zoppicava. Si vede solo la testa e il figlio Riccardo Notte. Il viso di lei è malinconico ma pieno di tenerezza. In un altro quadro del 69 è rappresentato un corpo dio donna aperto e mutilato sul cui ventre c’è un lettera A e il sesso sfrecciato mentre a sinistra c’è una testa viva stupita che è tagliata e poi si gira e muore. Questo è l’ultimo suo quadro espressione gridata di una vita e un’arte mutilata

A distanza di secoli dalla società che aveva tentato di schiacciare una donna come Artemisia Gentileschi, ci troviamo di fronte a condizioni analoghe: in una Napoli pre-sessantottina in cui aleggiava un perbenismo ipocrita e soffocante, che possibilità di espressione poteva avere un’artista come Maria Palliggiano, se non quella della follia artistica sfociata nell’inevitabile e forse preannunciato suicidio a soli 36 anni?

 Bibliografia:

R. Pinto, Arte al femminile in Campania nel secondo Cinquantennio del 900, Nocera Inferiore 1999

R. Pinto, Maria Palliggiano. Una protagonista della pittura napoletana degli anni 50 e 60 , in Artistica, gen. 1999

Maja Silvana, Ossidiana, editore Voland 2007

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3 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Rosanna De Angelis

    Che storia interessante e coinvolgente.Oltre che Artemisia(come dici tu)a me,da profana,ricorda anche Frida.Grazie per aver arricchito la mia conoscenza.

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  2. Alfredo Pezzuti

    Cara Angela ho letto con molta attenzione il tuo articolo,vorrei che tu guardassi le opere di Raffaele Pezzuti anche lui ha frequentato l’accademia di belle arti di Napoli ,ed è morto giovanissimo,a 30 anni,assassinato dal suocero a S.Marino,senza alcuna ragione.Ha lasciato a me ,suo padre ,le sue opere.Che dopo la sua morte avvenuta l’11/11/2002 ho cercato, e ci sono riuscito,ad organizzare due mostre importanti.Nel 2009 alla biblioteca nazionale di Napoli(sala leopardi) e nel 2010 all’accademia di belle arti di Napoli (galleria del giardino) con il grande aiuto di DI CAPUA e RIVOSECCHI.Adesso sto lavorando per un premio per giovani artisti dedicato a Raffaele e, quasi sicuramente ,sotto il tunnel della metro di Vanvitelli sarà istallata una vetrina che ospiterà il vincitore del premio,che si ripeterà ogni anno.Sei la prima a saperlo perchè la notizia è ufficiosa.Mi farebbe piacere conoscerti per raccontarti la storia di mio figlio che è di una bellezza disarmante ,al messaggio è allegata anche la mia mail.Io non sono un artista e non mi intendevo di arte.Sono circa 13 anni che mio figlio ha voluto che io entrassi con la stessa violenza che lui ha subito morendo ,in questo meraviglioso mondo che è l’arte, ed io ne sono felice.Se vuoi dare un’occhiata a le sue opere sono su internet,ti abbraccio affettuosamente Alfredo Pezzuti

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