L’odore del cloro

Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Era da tanto che Alice non sentiva l’acqua della piscina sulla pelle e quell’inconfondibile odore di cloro che rimaneva attaccato addosso per diverse ore. Non era mai stato il suo sport preferito, ma neppure gli sport di squadra facevano per lei, ma si era messa in testa che ogni tanto doveva andarci.

Così quel sabato si diresse verso la piscina, prendendosi quel tempo per lei e i suoi pensieri. Tra una bracciata e l’altra con in testa la musica di Ludovico Einaudi, si fece prendere da un attacco al cuore. Niente di grave, nulla che fosse circoscritto alla funzionalità fisica, ma il ricordo la fece sotterrare in una marea di tristezza infinita.

A volte succedeva cosi’ all’improvviso, senza una ragione precisa. A volte succedeva perché un piccolo avvenimento, gesto, cosa, la portava con il pensiero indietro al 14 di giugno dell’anno precedente. Quando succedeva, rimaneva impassibile, analizzando bene quel dolore, quella sofferenza, crogiolandosi in quel nero e grigio, senza troppo capire. E quel giorno, nell’acqua della piscina si sentì affogare in quel pensiero.

Purtroppo la morte è un gran taboo. Non se ne parla mai, non si insegna a scuola come affrontare una scomparsa, piuttosto si sono preoccupati più di indottrinarci di altri concetti. Non sapeva perchè, forse perchè non si ha la certezza di quello che succede dopo, forse perchè si ha semplicemente paura di parlarne.

Alice aveva imparato nell’ultimo anno il significato della parola “morte”, come evento fisiologico della vita, perchè nasciamo e moriamo, solo che non ci pensiamo mai. E non ci rendiamo conto di quanto questo evento accada tutti i giorni nella natura, perchè ovviamente ci hanno insegnato che possiamo sovrastare la natura.

Alice non sapeva se fosse stata la morte in sè a sconvolgerla, non sapeva se fosse stato il suo senso di rimorso, o forse semplicemente quell’amore verso chi ti ha cresciuto che l’aveva segnata. Era partita esattamente tre anni prima dalla nebbia e da quel paesone di provincia. E mentre lasciava tutto, compresi i nonni nella campagna padana, si portava dietro quel senso di tristezza, conscia del fatto che quella scelta avrebbe implicato tante rinunce, nonostante le conseguenti gioie. Era conscia del fatto che il suo nonno sarebbe morto prima della sua nonna e che ogni Natale sarebbe diventato prezioso perchè scandiva il tempo.

Ricevette quella chiamata venerdi’ 14 novembre 2013, era stata una giornata tremenda a lavoro e stremata era uscita con un’amica. Il suo nonno era stato investito da una macchina che andava ad 80km orari e l’aveva schiacciato contro un guard rail. Era conscia che il suo nonno non sarebbe uscito piu’ dall’ospedale. Era ricoverato il primo periodo in un grosso ospedale, perchè era entrato in coma e aveva tutto il corpo distrutto. Poi, uscito dal coma, era stato trasferito nel piccolo paesino di campagna. Apriva gli occhi, stringeva la mano, parlava guardandola, ma non avrebbe ripreso più la parola…. impotente, senza la capacità di comunicare, lui che teneva testa a tutti e che teneva sempre banco, chissà quanto ha sofferto in quei mesi. Così aspettò per 7 mesi. La sofferenza e la speranza caratterizzarono il suo inverno, sino ad arrivare alla triste rassegnazione di giugno, vedendo il suo corpo in attesa di morire.

Era stata la prima volta per lei. La prima volta che perdeva una persona che amava.

La morte e la vita fanno parte dello stesso ciclo e non possiamo che accettare entrambe, poiché opponendoci sarebbe sempre e comunque una perdita contro noi stessi. La gioia non esisterebbe senza la tristezza, il benessere non esisterebbe senza la sofferenza e la vita non esisterebbe senza la morte. Successero tante cose dopo, ma in quella piscina Alice si rese conto di quanto ancora le mancava il suo nonno.

Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Tag

Chi lo ha scritto

Freida F.

Movimento, questo è quello che mi caratterizza più di tutto, nei viaggi, nella quotidianità, nei rapporti. Vivo in Lussemburgo, sono giurista, la professione mi detta regole serrate che molto spesso nella vita privata amo infrangere. Amo delle arti la fotografia in assoluto, i libri, i giornali. Adoro la carta nuova dei libri, il caffè alla mattina con il giornale vicino, la musica in ogni sua espressione.

Perché non lasci qualcosa di scritto?