La matrona di Efeso: lode al cornuto

2
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

Avvertenze pre-S. Valentino

Torniamo a parlare di letteratura latina, in particolare della “novella” della “Matrona di Efeso“, contenuta nel “Satyricon” di Petronio.

vita-ed-opere-di-petronio_cb706f36bc3ff6113c5891257d104f2dIl Satyricon è un opera comico-goliardica, a carattere estremamente licenzioso, databile intorno al 60 d.C. L’autore, Petronio, è pressoché sconosciuto e, per molti anni, si è dibattuto su chi fosse. Nella pubblicazione dell’opera, infatti, non risulta il cognomen; questo ha generato molta incertezza. In aggiunta, le frequenti scene di carattere sessuale, le orge, gli accoppiamenti incestuosi o libertini, hanno penalizzato il testo, rendendolo oggetto di feroci tagli e omissioni, che hanno spezzettato il tutto, rendendo molto complessa l’opera di ricostruzione.

I protagonisti Enclopio e Asclito sono amanti omosessuali, che si prendono e si lasciano, si tradiscono e battibeccano, come ogni coppia che si rispetti. L’extra nella loro storia, sta nelle assurde e improbabili situazioni in cui si vengono a trovare. Sono coinvolti in orge e in fughe rocambolesche: il tutto a causa di un torto fatto da Enclopio al dio fallico Priapo. Come punizione, la divinità, impone a Enclopio una serie di fallimenti erotico/sessuali, e pene di contrappasso estremamente crudeli.

La parte più celebre di quest’opera è “La cena di Trimalcione”, che occupa più della metà del testo giunto fino a noi. In questa cena a casa del liberto arricchito Trimalcione, Enclopio e Asclito siedono alla tavola di persone falsamente ricche o istruite, trovandosi a sentire storie e dibattere di svariati argomenti. Nell’intricato susseguirsi delle esagerate portate del pasto, Enclopio si allontana dalla sala e incontra Eumolpo, un vecchio letterato. Enclopio e Eumolpo diventano amici, intraprendono insieme un viaggio e, per una serie di assurde situazioni, diventano rivali in amore a causa dl giovane Gitone.

Durante il viaggio di ritorno è Eumolpo a narrare la storia della Matrona di Efeso.

MatronaefesoSi racconta che una giovane moglie, rimasta vedova molto presto, volle onorare fino all’estremo i suoi doveri e l’uomo amato. Una volta indossato il lutto e accompagnato il corteo funebre fino al sepolcro, decise di farsi rinchiudere all’interno e lasciarsi morire di inedia. Insieme alla donna venne abbandonata anche un’ancella perché tentasse, ogni tanto, di farla rinsavire e le desse da mangiare. Dopo cinque giorni un soldato venne messo di guardia ai corpi di tre ladroni crocifissi, perché i parenti non recuperassero i corpi per dar loro sepoltura. Mentre montava la guardia, l’uomo vide un lume nel sepolcro e si avvicinò per capire cosa fosse. Trovata la matrona e l’ancella cercò di convincerle a mangiare. La serva fu la prima a cedere, mentre la padrona persisteva nel suo intento. Con la pancia piena la ragazza riuscì a convincere la vedova non solo a mangiare, ma anche a non sprecare l’occasione con un giovane e attraente soldato come quello. Per alcuni giorni e alcune notti l’uomo portò cibo, acqua e “compagnia” alla donna. Entrambi, per non essere scoperti chiusero l’ingresso al sepolcro, convincendo i compaesani che la donna fosse morta di inedia e disperazione, lasciando che tutti la portassero a esempio per tutte le future giovani spose, perché non esisteva amore più grande. Una notte, mentre i due amanti godevano della reciproca compagnia (N.d.A. in un sepolcro con un cadavere in putrefazione… poi dicono a me che non sono romantica!), i parenti di uno dei ladri rubarono il corpo, lasciando vuota una croce. Al mattino, il soldato impazzì per la paura di ricevere un castigo e chiese alla vedova di lasciare che si nascondesse nel sepolcro per uccidersi e restare lì, dove avevano vissuto notti d’amore. La donna risultò essere più furba del previsto e, per evitare di veder morire di nuovo l’uomo che amava, decise di portare il corpo del marito al posto del ladrone, chiudere il sepolcro e fuggire con il soldato.

Quando il popolo si accorse dello scambio, rimasero tutti sconvolti, vedendo il sepolcro sigillato, il corpo appeso alla croce e la donna scomparsa.

Ora, mettiamoci nei panni del marito defunto.

Mi auguro vivamente che sia giunto ai Campi Elisi, perché se li è guadagnati più da morto che da vivo. In una settimana ha visto la moglie amarlo alla follia, tradirlo allegramente, usare il proprio corpo come merce di scambio e un amante qualunque che ci ha guadagnato alla grande (l’autore descrive la vedova come una donna molto bella. Per questo motivo gli uomini non condividono la sua scelta di lasciarsi morire di fame e di stenti, e il soldato non si lascia scappare l’occasione).

Tutti i sacrifici che venivano attribuiti alla matrona… in realtà sono stati fatti dal morto. La vera lode andrebbe a lui, visto che ha pure fatto da specchietto per le allodole, coprendo la tresca della moglie.

swd_ibex_04Vorrei poter immaginare e sentire l’altra campana del racconto. Lasciamo perdere l’ancella che, a ragion veduta, non aveva la minima intenzione di lasciarsi morire per colpa di una pazza psicolabile. Ma lui… Il marito.

Siamo, ormai, sempre a favore delle donne, cerchiamo sempre una scusante o una difesa (ovviamente mi sto riferendo a situazioni ironiche o leggere, nulla di realmente drammatico). Stavolta, vorrei spezzare qualche lancia a favore di questo marito, morto, sepolto e… cornificato.

Mi immagino lui, Mr. X (non viene fatto il nome), che muore, resta in forma di spirito uno o due giorni a guardare sua moglie, disperata, si dispiace e ne è anche un po’ compiaciuto, almeno si convince definitivamente del suo amore. Poi se ne va. Si avvia nell’Averno, incontra quello spilorcio, avaro e orripilante Caronte, gli paga i suoi stramaledetti denari per farsi traghettare. Pensa forse di doversi fermare un po’ al fiume Lete, per ripulire la propria mente dai ricordi della sua vita terrena… e invece no! Dritto come un fulmine nei Campi Elisi a far compagnia ai grandi eroi, Achille, Paride, Ettore, Solone, Aristolete, Pitagora… ma cosa succede? Qui tutti ridono, anzi, se la sghignazzano alla grande. Ulisse guarda Penelope, Enea guarda Didone, Achille bisbiglia con Patroclo… Si gira e si trova di fronte alla splendente Era. Meravigliosa, così bella che nessuna donna mortale può paragonarsi a lei. Se la madre degli dei è così, figuriamoci Venere quant’è bella! Era lo guarda con due “occhioni di bue” (questa era la definizione data da Omero alla bellezza di Era), lo accarezza e gli sussurra:

“So come ci si sente. Passerà vedrai. Pensa ad altro, ci sono molte donne più meritevoli.”

Mr. X non capisce, si volta e vede nelle acque dei Campi Elisi la moglie che si consola con un soldato, nel suo sepolcro, davanti al suo cadavere ancora caldo e con l’ancella che si fa gli affaracci suoi.

Che dite… se la merita un’ode personale, questo pover’uomo oppure no?

Metti "Mi piace" alla nostra pagina Facebook e ricevi tutti gli aggiornamenti de L'Undici: clicca qui!
Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn0Email this to someone

2 commentiCosa ne è stato scritto

  1. olimpianike

    Buongiorno a tutti mi scuso se non è il luogo giusto per fare questa domanda ma visto che vi seguo sempre e apprezzo molto Tamara Mussio volevo sapere perché non riesco a mettere il mio voto, mi dice sempre tentativo fallito. Grazie

    Rispondi

Perché non lasci qualcosa di scritto?