La famiglia coltiva la mente dei suoi pargoli?

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bambini1. L’esplosività dell’intelligenza infantile

La visione idealistica e romantica egemone nel Novecento sognava un’infanzia tutta fantasia-sentimento-intuizione. Possibilmente vuota di pensiero: via peccaminosa e infernale per giovani generazioni da tenere rigorosamente lontane dal loro mondo quotidiano di cose e di valori.

Secondo l’idealismo fascistoide imperante rispettare l’infanzia significava tenerla il più a lungo possibile nel cassetto dei sogni, in una nuvola di beata e felice ignoranza.

Occorre rovesciare il paradigma. E sostenere – senza inibizioni – la fede nell’esplosivitàdell’intelligenza infantile, che può essere accesa o spenta già nelle prime stagioni della vita.

Nei primi sei anni – è il teorema di Maria Montessori – si decide tutto (o quasi) sul futuro della mente delle nuove generazioni. Se sapranno ragionare con la loro testa oppure con quella degli altri, se avranno un’intelligenza libera oppure prigioniera, se disporranno di un pensiero contromano oppure conformista e signorsì.

Questa, la nostra convinzione. Le esperienze intellettuali che si coltivano nell’Asilo nido e nella Scuola dell’infanzia sono “cruciali” per gli sviluppi cognitivi successivi, tanto da garantire una cospicua forza alfabetica negli anni a venire.

Nel terzo millennio siamo entrati nella Società della conoscenza.

Questa, si presenta come una luna a due facce.

  • Una metà è avvolta nella luce. Annuncia la disseminazione della cultura in ogni contrada a nord come a sud dell’Equatore: nei paesi del benessere come nei paesi della povertà.
  • Una metà è avvolta nel buio. Annuncia la catramazione delle conoscenze sotto i bombardamenti mediatici ed elettronici. Con questo esito catastrofico. Trasforma le infanzie in pappagalli capaci soltanto di ripetere meccanicamente saperi precotti e surgelati: inabili per sempre al piacere di apprendere e di sognare.

2. Un miniprontuario per i genitoribambini davanti alla televisione

Tramite le presenti righe intendiamo suggerire ai genitori tre efficaci medicine: bussole preziose per non perdere la strada intitolata all’intelligenza dei propri bebè.

PRIMO FARMACO. L’intelligenza della bambina e del bambino cresce in modo equilibrato se i genitori sapranno ridurre la loro solitudine, immobilità e dipendenza. Vivono in miniappartamenti con un compagno quotidiano di gioco – il telecomando – che li cattura per ore e ore nell’universo consolatorio e artificiale degli alfabeti mediatici. Questi, azionati dalle leve dei consumi indotti rendono consueta e reale una rappresentazione surrogatoria e falsa della vita-di-relazione tra persone e mondi quotidiani.

Sul banco degli imputati sta la lunga durata lavorativa dei genitori, che ruba al loro pargolo il bene più prezioso: il tempo/insieme. Anche se la relazione genitore-figlio è “buona” è pur sempre un circuito troppo stretto per assicurare processi di crescita sociale e cognitiva.

Di qui l’irrinunciabilità dell’Asilo nido e della Scuola dell’infanzia.

SECONDO FARMACO. L’intelligenza cresce in modo equilibrato se è avvolta da intensi e ripetuti linguaggi relazionali: il gesto, il corpo e la parolabambini ruscello

La presenza dei genitori come “mediatori” risulta determinante, perché funge da interfaccia tra il figlio e il suo ambiente di vita. Il bambino impara ripetendo i gesti e le parole che attirano la sua curiosità. Per questo, la madre e il padre sono chiamati ad essere molto presenti in modo da porre in campo i trucchi pedagogici più efficaci per allenare la mente del loro figlio. Per esempio, non devono sostituire il suo modo di ragionare con il pensiero degli adulti. Ma aiutarlo a porsi domande, a pensare da solo e a trovare la soluzione adatta per ogni circostanza.

Nella società dell’incomunicabilità, il primo segreto educativo è di parlare, parlare e parlare con la propria bambina e con il proprio bambino.

TERZO FARMACO. L’intelligenza cresce in modo equilibrato se attorno alla prima e seconda infanzia cambiano e si diversificano gli stimoli percettivi, uditivi, manipolativi e motori.bambini in famiglia

Se è vero che la mente funziona e si arricchisce elaborando i messaggi che raccoglie, allora il mondo quotidiano della bambina e del bambino va reso ricco e mutevole. Mai ripetitivo. Nei loro angoli di gioco vanno sistemati molti materiali, ai quali va cambiata con frequenza la posizione, e, se non interessano più, vanno sostituiti. Pure gli arredi e i colori delle loro camerette vanno spostati e ridipinti.

Si consiglia, inoltre, di proporre cibi nuovi (senza forzature), anche se mostrano di preferire quelli abituali. Fuori di casa, a passeggio, il suggerimento è di attirare la loro attenzione su rumori e odori; di permettere al loro organismo di sperimentare temperature dal caldo al freddo; di non temere di metterli a contatto con altre persone, evitando di licenziarle se ne sono attratti. In sintesi. L’intelligenza della bambina e del bambino soffre se avverte di essere frenata, trascurata e sottostimata dalla mamma e/o dal papà.

3. No a una Scuola senza cuore

L’immagine che documenta uno dei tanti fallimenti della Scuola tradizionale è quella di una scolara e di uno scolaro che quando stanno per varcare il suo portone sono costretti a lasciare il loro “cuore” – i loro linguaggi e le loro passioni affettive – fuori dalle aule. Dentro le sue pareti si può nitidamente cogliere la cronica sordità degli insegnanti nel decifrare le parole delle bambine e dei bambini. Nel senso che raramente trovano ascolto e dialogo le domande di senso e di significato degli allievi: le loro curiosità cognitive, le loro passioni esistenziali, le loro pulsioni vitali, i loro slanci emotivi.

bambini scuola infanziaOccorre voltare pagina. Assegnando all’Asilo nido e alla Scuola dell’infanzia il compito di cancellare ogni traccia di incomunicabilità e di silenzio: spesso generatrice di climi autoritari e direttivi. Il che è possibile se la Scuola zero/sei si propone da punto di incontro di una ricca trama di vissuti socioaffettivi (occasione di aggregazione-disaggregazione-riaggregazione di piccoli, medi e grandi gruppi) ed etico-valoriali (occasione per vivere esperienze cosparse di convivialità, di amicizia, di impegno e di cooperazione). 

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