La dignità ai tempi della Grande Crisi

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“Il vero schiavo oggi difende il padrone, mica lo combatte. Perché lo schiavo non è tanto quello che ha la catena al piede quanto quello che non è più capace di immaginarsi la libertà” (Silvano Agosti).
È complesso comprendere cosa è successo al nostro popolo.

Ogni epoca palesa i suoi rischi, le sue incertezze, il suo buio. La nostra parla di un’incertezza, nel senso che i rischi creati dall’uomo stesso, negli anni, nei decenni, nei secoli risultano essere tanto minacciosi quanto quelli che derivano dal mondo esterno. Si tratta dei “rischi costruiti” riconducibili alla manipolazione da parte dell’uomo del mondo.

La percezione del buio dovuto alla incertezza si è modificata anch’essa, oggi forse siamo più consapevoli ma non vuol dire che siamo meno vulnerabili. Anzi.

In questa epoca caratterizzata da una importante crisi economica, sociale e culturale, il mondo intorno a noi sembra un mosaico sgraziato e confuso; le nostre vite segmenti interrotti e mal collegati tra loro.

L’incertezza fa da sfondo ad un indebolimento dei valori e dei principi che devono tutelare la vita degli uomini.

L’incertezza per qualcuno è uno strumento. Uno strumento in mano a pochi per dirigere molti.

La si può definire in vari modi, la si può osservare ovunque, soprattutto negli occhi della gente.

Silvano Agosti

Silvano Agosti

È di tipo economico quando la scarsità delle risorse e la cattiva gestione e allocazione delle stesse produce un sempre più ampio spettro di disagi, come la mancanza di occupazione, l’impossibilità a curarsi, la giusta manutenzione dei luoghi di aggregazione (scuole, uffici, realtà pubbliche…), il controllo sul territorio, sulla sua tenuta fisica, la vigilanza e la tutela della sicurezza di tutti i cittadini con il relativo rispetto delle norme condivise.

È di tipo economico quando taglia le gambe agli investimenti, alla ricerca, allo sviluppo da parte dei privati e non solo.

È di tipo economico e si allarga al sociale quando limita le tutele relative ai più deboli, quando investe tutti i «diritti al futuro», come il diritto a creare una famiglia a cui poter offrire le tutele base di cui sopra; il diritto a vivere al meglio la vecchiaia, la malattia, il diritto allo studio, alla crescita.

Per quanto gli attori in gioco cerchino di controllare e trasformare l’ambiente per renderlo più prevedibile e per ridurre l’incertezza economica, esiste un grosso ostacolo dato dalla mancanza o dall’imperfezione delle informazioni.

L’informazione imperfetta è alla base dell’imperfetta reazione all’incertezza.

L’incertezza di tipo informativo dipende dalla disponibilità delle informazioni e dall’uso che si fa delle stesse. Spesso l’informazione è incompleta, dispersa, difficile da valutare, verificare e gestire.

A volte è manipolata, confusa, al servizio di quel clima che preferisce oscurare, occultare, camuffare.

È così che la nebbia condiziona le nostre vite, e ci ritroviamo spesso intimoriti e chi ha paura è debole, non riconosce più con lucidità i pericoli e i sospetti, non ha la forza di affrontarli, non riconosce più il bene e il male, il confine che li distingue non è più chiaro.

Siamo noi, quelli che consentono ad un certo status quo di pochi privilegiati di rimanere in piedi, siamo noi sempre pronti a vedere nei nostri vicini, colleghi, parenti, qualcosa di marcio che possa giustificare l’abbattimento di tanti diritti che ormai non ci appartengono più.

Siamo noi ad aver schiavizzato i nostri figli, ad averli assoggettati alle regole del mercato, un mercato che da essere strumento diviene arma. makita2Continuiamo a barcollare, confusi anche nei nostri più profondi bisogni, senza la solidarietà che dovremmo a tutte le categorie, indistintamente, che manifestano dissenso, dubbi, perplessità.

Pronti, al contrario, ad essere complici silenti di un sistema iniquo di cui spesso prendiamo le difese, diventando noi stessi strumenti di questo sistema. Spesso siamo dalla parte sbagliata, dalla parte di chi soprattutto grazie all’informazione, all’indebolimento della classe media che trainava il Paese ci ha portato a sovvertire i nostri ruoli di cittadini attivi in cittadini confusi ed incerti, timorosi di perdere quel poco che ci resta.

Non esiste un mondo in cui vi siano buoni e cattivi; tutti abbiamo in mano almeno la nostra vita, anzi la nostra umanità. A questa umanità dobbiamo concedere l’omaggio di cercare la libertà sempre, in ambito culturale, religioso, lavorativo o sociale.

La libertà di rispettare sempre noi stessi qualsiasi sia il nostro ruolo nella società.

Se una situazione ledesse la nostra persona, la nostra intimità, la nostra famiglia, se ci offendesse, umiliasse, non andrebbe accettata, ma combattuta, ribaltata.

Lo dobbiamo a chi verrà dopo…dopo questa bufera.

 

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8 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Luigi

    Come sempre tutto cio che scrivi si legge meravigliosamente tutto d’un fiato.
    Speriamo che tutto volga al meglio.
    Ciao Piko

    Rispondi