Io congiuro, tu congiuri… essi protestano

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Eletto il nuovo Presidente della Repubblica: Sergio Mattarella. Sembra quasi che tutte le parti politiche siano in accordo o, almeno, abbiano scelto una strada comune. Qualche dissenso qua e là, ma è tutto superabile. Qualcuno parla di scelta obbligata, qualcuno di “predestinazione” ritardata solo per fare scena, qualcun altro fa finta di essere stupito. In mezzo a tutta questa baraonda di notizie, comunicati, articoli, post vari tra Facebook, Twitter e quant’altro, è apparsa una vignetta satirica molto divertente e stimolante: “Trova le differenze tra l’elezione del Presidente della Repubblica e l’elezione dell’Imperatore romano”. 

I romani eleggevano per acclamazione dell’esercito e dovevano esservi determinati presupposti di virtus: onore, rispetto per la patria, un ricco curriculum di imprese militari, il rispetto e la venerazione del proprio esercito…

È d’obbligo citare l’opera più famosa e controversa dello storiografo latino Sallustio, “La congiura di Catilina”. Un’opera affascinante perché ripercorre uno dei momenti più tesi e caotici della storia dell’impero romano, l’accusa di congiura mossa contro Lucio Sergio Catilina che coinvolge varie personalità influenti del tempo.

Cicerone, dapprima, pensò di difenderlo, poi decise di passare dalla parte dell’accusa con la famosa orazione: “Per quanto ancora abuserai della nostra pazienza, Catilina?”. Anche il grande condottiero Giulio Cesare venne trascinato nella spirale di maldicenze che avevano nel mirino proprio il Senato. Nel 43-42 a.C. Sallustio si dedica alla narrazione di questi fatti, da un lato per ripristinare il buon nome di Cesare, che più e più volte l’aveva aiutato e rimesso in carica; dall’altro per parlare anche del personaggio di Catilina.

Lucio Sergio Catilina

Lucio Sergio Catilina

Per quanto l’accusa di congiura fosse estremamente grave e il protagonista non fosse uno stinco di santo, a un certo punto l’autore sembra contraddirsi. È su questa contraddizione che è importante soffermarsi.

Sallustio descrive Catilina come un uomo corrotto, il peggio del peggio. Un uomo becero che per tutta la sua giovinezza ha inseguito denaro, potere, gloria e donne. Ha scelto una vita dissoluta, attirando su di sé il disprezzo del popolo e l’invida degli aristocratici.

“Lucio Catilina, di nobile stirpe, fu d’ingegno vivace e di corpo vigoroso, ma d’animo perverso e depravato. Sin da giovane era portato ai disordini, alle violenze, alle rapine, alla discordia civile; in tali esercizi trascorse i suoi giovani anni”.

Nella seconda parte del libro, tuttavia, Sallustio spiega le motivazioni della congiura, lasciando la parola allo stesso Catilina che scalda gli animi dei suoi alleati con parole forti e molto attuali:

“Da quando la Repubblica è caduta in balia d’un pugno di potenti, a loro versano i tributi i re e i tetrarchi, a loro pagano imposte popoli e nazioni; gli altri, noi tutti, coraggiosi, onesti, nobili e non nobili, non siamo stati che volgo, senza autorità, senza prestigio, sottomessi a coloro i quali dovremmo far paura. Così, influenze, potere, onori, ricchezze, appartengono a loro e a quelli che godono dei loro favori; a noi hanno lasciato sconfitte elettorali, insicurezza, processi, miseria. Fino a quando, miei prodi, siete disposti a sopportare? Non è preferibile morire da forti che consumare ignominiosamente un’esistenza misera, oscura, fatti zimbello dell’altrui superbia?”

Leggendo queste parole, si evince che l’ideale di Catilina non era sbagliato; se vivesse nel nostro tempo potrebbe pensare di essere ritornato proprio nel periodo storico in cui tentò la congiura.

Ma cosa vuole dirci, quindi, Sallustio, parlando di questo personaggio? Che è giusto congiurare e tentare un colpo di Stato purché l’intento sia nobile? Che il popolo si lascia comandare più facilmente dai corrotti che dagli onesti, purché sappiano parlare bene?

Probabilmente v’è un significato più sottile, più raffinato.

Gaio Sallustio Crispo rappresentato in un'incisione.

Gaio Sallustio Crispo rappresentato in un’incisione.

Il popolo italiano, come il popolo romano di allora, al momento si trova in una fase di sfiducia nei confronti del proprio governo. Sallustio sottolinea come fossero i personaggi che circondarono Catilina a rendere vano il suo proposito. L’uomo si era alleato con tutti i rapinatori, gli assassini, gli stupratori, i corrotti che Roma aveva sputato fuori dai propri confini. Quest’accozzaglia di depravazione aveva dato forza all’azione, ma aveva tolto onore all’intento. Lettere segrete, compensi anticipati, corruzione e la promessa di grandi ricchezze, non hanno favorito il buon esito dell’agognato cambiamento.

Senza paragonare i nostri politici a Catilina, visto che non vi sono nemmeno i presupposti, è importante sottolineare che ogni azione può scaturire da un ottimo ideale. Tuttavia le cose cambiano quando chi porta avanti il cambiamento si affida a persone che sanno agire in favore del popolo. Catilina agì attraverso alcuni elementi, ma non attraverso il popolo romano, per quanto stesse parlando a nome di tutti.

Questo brano ne è la dimostrazione:

“E quindi non c’è da meravigliarsi se uomini miserabili, di cattivi costumi, ma animati da immense speranze, gettavano allo sbaraglio se stessi e la repubblica. Poi, c’erano quelli che avevano avuto i genitori proscritti da Silla e gli averi confiscati: menomati nei diritti civili, non aspettavano certo con animo diverso l’esito della guerra; poi, tutti coloro che appartenevano a correnti diverse dal senato, pronti a sovvertire lo stato pur di non perdere la propria posizione influente: fu così che dopo molti anni era tornato il male tra i cittadini.”

Ecco il punto focale: un colpo di Stato mosso con gli stratagemmi peggiori non porta al tracollo dello Stato inteso come “governo”, ma dello Stato in senso lato: dai governanti ai governati. Aggiunge Sallustio che quando il popolo è sull’orlo della

Franco Fiorito

Franco Fiorito

rivolta, non è difficile che una persona, qualunque sia il suo passato e qualunque nefanda azione abbia commesso, possa attirare a sé un gruppo di sostenitori disposti a imbracciare le armi e attaccare, spesso, senza la minima logica.

“C’era chi si dichiarava difensore dei diritti del popolo e chi diceva di voler rafforzare al massimo l’autorità del senato. Lottavano tutti per il potere, ma si atteggiavano tutti a campioni del bene pubblico; nella lotta non conoscevano né moderazione né misura; gli uni come gli altri se vincevano non avevano pietà.”

Qui sta proprio al popolo, a noi elettori, avere un po’ di sale in zucca e cercare di riconoscere gli “amici di Catilina” e evitarli. Nell’attesa che arrivi realmente il cambiamento tanto atteso, è auspicabile che non serva un nuovo Sallustio che racconti tra le righe come pochi siano riusciti a fare più danni di un esercito.

 

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