In balia delle flazioni rivali

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Non troppo tempo fa, ci trovavamo attanagliati dall’inflazione galoppante e il paese soffriva per i prezzi in ascesa. Ora i prezzi diminuiscono, ed è un disastro. Inflazione o deflazione, comunque un male per la Nazione. Perchè?

Il professore di economia batteva nervosamente i polpastrelli sulla cattedra aspettando la risposta dello studente. “Ehm, l’aumento dei salari… provoca inflazione… e quindi… e quindi…”

“E quindi?” sbraitò l’attempato docente, sul punto di perdere definitivamente le staffe. inflation2“E quindi, insomma, perde valore la moneta, cala il potere d’acquisto“. “Mmmh” si limitò a dire l’illustre accademico. “E allora cosa vogliamo, che i salari scendano?” “Sì, sì!” si entusiasmò la matricola “I salari scendono, scendono i prezzi, tutto costa meno…”

“Se ne vada!”. Le staffe erano perse.
“Ma…” “Fuori di qua!”.

L’ultimo esame della giornata lo aveva messo di cattivo umore. Il telefonino squillò. Era il noto giornalista economico del noto quotidiano nazionale. Già l’umore migliorava, il suo ego si inerpicava tra le frustrazioni e si preparava ad illuminare il paese attraverso parole semplici, chiare, ma decise.

“Insomma professore – disse il noto giornalista – ci eravamo sentiti l’anno scorso e mi aveva detto che il picco dei prezzi del petrolio, il conseguente aumento nel costo delle materie prime, l’inflazione che cresceva inesorabile erano cattivi presagi e si andava verso un’era inflazionistica, forse una crisi economica”.
“Beh, avevo ragione, no?” lo interruppe il cattedratico. “Più crisi di questa, che cosa vuole?”
“Sì, va bene la crisi, ma poi il petrolio è crollato e l’Istat ogni mese ci dice che i prezzi sono più bassi del mese prima…”
“E questo è un cattivo presagio, si va verso un’era deflazionistica, la crisi economica perdurerà”.

“Mah professore, allora… inflazione e deflazione sono come la padella e la brace?” Il professore si lascio andare ad una benevola risata, e cominciò a schiarirsi la voce per la lezioncina. “Lei era un mio studente, giusto?”
“Sì, a dire il vero, mi cacciò in malo modo e dopo qualche altro fallimento lasciai l’università per darmi ai blog”.
“Beh, vuol dire che le vie dell’economia sono infinite. Lasci che le spieghi…”

Il giornalista accese il registratore e spense orecchie e cervello. “L’inflazione è un po’ come la pressione sanguigna. Se è troppo alta, rischia di saltare un’arteria, se è troppo bassa, allora collassiamo”. Il giornalista prese a dire “mmm” in tono assertivo, meccanicamente, mentre si

Dilbert - Blood pressureaccendeva una sigaretta.

“L’inflazione può dipendere da molte cause. Se ci arriva perchè petrolio o altre materie prime costano troppo, allora è un problema. I costi di produzione aumentano, e i produttori aumentano i prezzi senza che però si guadagni di più, i salari restano gli stessi e poiché tutto costa di più, si riesce a comprare meno, quindi si produce meno, e l’economia pian piano va a rotoli”
“Mmm” disse la prestigiosa firma, accennando anche a un colpetto di tosse.

“Ma c’è anche un’inflazione tra virgolette buona, quella che viene con la crescita economica. Poniamo che l’economia vada bene…” Il giornalista a questa frase ebbe un sussulto, ma si rese conto immediatamente che il barone si era lasciato andare ad una serie di assunzioni e smise nuovamente di ascoltarlo.

“…le imprese assumono sempre di più, c’è più richiesta di lavoro, i salari aumentano, i consumi anche. La spirale positiva continua, ma a un certo punto il sistema produttivo nazionale non riesce più a tenere il passo. La domanda cresce, l’offerta no, quindi i prezzi sono sempre più alti, finchè anche la domanda si ferma”.

“Temo di averla persa, professore”. “Beh, pensi a Cina e India. Una crescita a due cifre, gente che fino al giorno prima si accontentava di un piatto di riso ora vuole carne, smartphone, suv, Ferrari… ma non è che dalla sera alla mattina si mettono in piedi fabbriche di suv e Ferrari, e allora i prezzi crescono”.

“E questo che c’entra con l’Italia?” “Niente, purtroppo, perchè la nostra inflazione degli anni ’80 era dovuta alla svalutazione della Lira. Per esportare qualcosa in più, si svalutava la moneta, praticamente tassando tutti i cittadini. E adesso i vari Salvini e Grillo sperano di risolvere il problema uscendo dall’Euro, ma per favore…”

“Professore, torniamo sul pezzo, cosa c’entra con l’Italia? L’Istat dice che i prezzi scendono”
“Pressione bassa, deflazione, collasso. Qui è l’esatto contrario della Cina. La domanda crolla, l’offerta deve smaltire prima di chiudere bottega e i prezzi scendono”.

“E quindi il potere d’acquisto aumenta?” “Ma no, cosa dice?” fu per aggiungere un “Se ne vada”, ma poi ricordò che sta interloquendo non con uno studente, ma con il Paese. “I prezzi calano, ma diminuiscono anche i salari per la disoccupazione. Si immagini che lei abbia acceso un mutuo di 100mila euro quando guadagnava 1000 euro al mese, adesso ne guadagna 500, ma il mutuo è rimasto di 100mila euro. La deflazione non abbatte i vecchi debiti“.
“Beh, per fortuna io non ho un mutuo” disse il giornalista.
“Oh sì che ce l’ha il mutuo, ce l’abbiamo tutti. Abbiamo un debito enorme, accumulato prima della deflazione. E come pensiamo di pagarlo?”

Il giornalista non aveva risposte, ma non gli sembrava che neppure il Prof. ne avesse poi tante. “E allora, che facciamo?”

“Eh, che facciamo… riforme strutturali, qualche spintarella all’economia… aspettiamo che riparta, aspettiamo di trovarci con un’inflazione dell’1-2%, un’inflazione buona… insomma, incrociamo le dita!”

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13 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Gian Pietro "Jumpi" Miscione

    Ricordo quando, qualche anno fa, “esimi” economisti (tra cui, in prima fila, Loretta Napoleoni…) prevedevano che il prezzo del petrolio sarebbe arrivato presto a 200 $ al barile con relative conseguenze catastrofiche….Oggi siamo a 45 $ al barile…e ovviamente è una catastrofe.

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    • Kiki

      Beh no, delle due è una catastrofe maggiore il barile a 200 € (a parte che per il Venezuela o la Russia); o, detta in altro modo, il barile a 200 € per buona parte del mondo è una catastrofe, il barile a 45 € è una delle principali cause di deflazione, che non è una situazione meravigliosa, soprattutto se persiste.
      Comunque è vero che l’economista è quell’esperto che viene a spiegare domani perché quello che aveva previsto ieri poi oggi non si è verificato.
      Ma soprattutto, qua l’economista è Matzeyes, perché cacchio ne parlo io e non lui? A Matzeyes, facce un saluto!

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  2. Stellanigra

    Da ignorantissimo di economia quale sono, tutto ciò (articolo e commenti) mi porta ancora più a pensare che il pianeta su cui vivono gli economisti sia diverso da quello in cui vivono le persone, coi loro intrinsechi bisogni naturali…

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    • Kiki

      Stella, viviamo in un sistema capitalista di mercato. I bisogni intrinseci (il cibo, la cultura, la salute, il divertimento) ce li si deve – ahimè – pagare. Questo vale anche per i beni non negoziabili, perché le biblioteche, la scuola e gli ospedali, che a mio avviso dovranno sempre essere alla portata di tutti a prescindere dalla capacità individuale di acquisirli (che schifo, sono una zecca comunista) vanno finanziati in qualche modo.
      A quel punto, intervengono gli economisti (quelli bravi, come come Matzeyes), che provano a ragionare su come fornire i beni e soddisfare i bisogni intrinseci al minor costo possibile.
      Esattamente come un ingegnere cerca di soddisfare il bisogno intrinseco di muoversi da un posto all’altro pensando a come costruire una strada.
      La differenza sta nel fatto che l’ingegnere ha dati più certi su cui fondare le proprie proposte, l’economista meno. Di qui, forse, l’impressione di aleatorietà della disciplina economica (ma occhio: anche l’ingegnere, che pure ha più dati, a volte fa strade che si aprono alla prima pioggia o ignora soluzioni che sarebbero potute essere migliori).

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  3. Paolo Flamigni (Gigi)

    Io non so se queste teorie siano riscontrabili in pratica. Questa diminuzione dei prezzi è sostanzialmente dovuta al calo dei prodotti energetici per i quali compriamo la materia prima principalmente dall’estero. I prezzi degli altri beni di consumo non stanno mica calando.
    Se io con reddito fisso pago la benzina 1,4 euro invece di 2 euro poi ho più soldi da spendere e non è che rimando il pieno della macchina in attesa che la benzina cali di nuovo.
    Le società che producono energia possono scegliere se abbassare le tariffe contribuendo al taglio dei costi per le imprese o investire in infrastrutture in modo da avere una rete più efficiente e creare lavoro e reddito (poi se invece decidono di portare i guadagni in qualche paradiso fiscale non è colpa della deflazione)
    Poi col prezzo del petrolio così basso ci si è potuti permettere una spece di svalutazione dell’Euro in modo da facilitare le esportazioni.
    Temo che si sia sempre in cerca di scuse perché non si è adeguati al ruolo che si occupa e non si sa che cosa fare (i politici) o per non investire e tenersi i soldi in tasca o chiedere sempre aiuti alle istituzioni (gli imprenditori).
    Non si spende più perché anche chi lavora ha contratti con stipendio bassissimo e nessuna sicurezza di averlo in futuro, la ricetta che si è applicata negli ultimi 15 anni è sempre stata questa: tagliare il costo del lavoro (zero investimenti, nessuna lotta alla corruzione).
    Chi, come me, ha un reddito fisso (cioè sono un fortunato anche se il reddito è stesso da più di 10 anni) non spende tutti i soldi che potrebbe spendere perché con l’istituzionalizzazione della precarietà è consapevole che potrebbe non avere più questo reddito e se dovesse cambiare lavoro si troverebbe con uno stipendio dimezzato.
    In queste condizioni il calo del prezzo della benzina è solo un aiuto. Anzi se finalemente calasse anche il prezzo dei pan di stelle e della cover dell’iPhone con le orecchie da coniglio sarebbe veramente la manna dal cielo.
    Gigi (versione casalinga di Voghera)

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    • Kiki

      Gigi, sul fatto che per la benzina non rimandi l’acquisto è abbastanza vero, visto che con serbatoio vuoto la macchina non va, ma per altri beni a domanda meno rigida o di cui non hai urgenza, lo fai eccome (quanti di noi aspettano i saldi per comprare i vestiti o li comprano a stagioni invertite? Praticamente tutti).
      Cala solo la benzina, ma gli altri beni no? Mica vero, l’inflazione si calcola su un paniere ISTAT di qualcosa come 100-110 beni (ponderati), se è certificata la deflazione, è il paniere tutto che registra una decrescita di “prezzo” rispetto alla registrazione precedente.
      Io nel 2008 ho comprato casa per 227mila euro; la scorsa settimana un appartamento gemello del mio, qua al piano di sotto (e in condizioni migliori di come lo comprai io) è stato venduto a 138mila euro (poi vi do l’email per prendermi per il culo).
      E o professore nel suo articolo e nella sua risposta a me, fa capire che la spirale dei prezzi calanti è sì una ragione della deflazione, ma non quella principale.
      Tu ti chiedi “queste teorie che riscontro hanno nella realtà?”, ma probabilmente la domanda va rovesciata: la realtà è quella di una deflazione in corso; quale spiegazione ne diamo? Matzeyes ne propone una, io chiedo lumi su una interpretazione, tu ne proponi un’altra (crisi, chiappe strette, metti i soldi da parte per il lungo inverno); ma se la guardi bene, non è tanto lontano dalla mia: crisi, chiappe strette, se proprio devi comprare qualcosa di non urgente, aspetta domani che probabilmente costerà meno.

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      • Paolo Flamigni (Gigi)

        Per l’abbigliamento si aspettavano i saldi anche nel 1975 con l’inflazione al 22%.
        E grazie al cielo che i prezzi delle case sono crollati: io dovrò lavorare un terzo della vita solo per pagare l’appartamento che ho comprato a un prezzo esagerato (quello del mercato di qualche anno fa). Se avessi speso un po’ di meno adesso avrei soldi da spendere invece di darli alla banca per il mutuo (il fatto che poi la banca se li tenga in cassaforte invece di darli a un imprenditore che vuole investire è un altro discorso).
        A parte la benzina e le case (anche gli affitti sono calati) quali altri elementi del paniere hanno visto diminuire il prezzo? io vado al supermercato due volte alla settimana e ti assicuro che, al di là delle offerte temporanee, nessun prezzo è calato (forse di poco il latte, o forse è solo che si ampliata l’offerta)
        Gli stipendi di chi comincia a lavorare adesso invece sono diminuiti di parecchio.
        La mia obiezione era semplicemente che faccio davvero fatica a credere che i consumi calino perché i prezzi stanno dimunuendo.

        E comunque su una cosa sono d’accordo con te: Matzeys è bravissimo!

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        • Kiki

          http://www.istat.it/it/archivio/146246

          Qui la nota metodologica dell’Istat sul calcolo dell’inflazione. Dice che oltre alla benza, la categoria che è calata sono i beni alimentari; grosso modo alle stesse pagine, vedi anche elencati i beni del paniere rappresentativo (con relativo sistema di ponderazione).
          Poi, più di questo non ti so dire

          Rispondi
          • Paolo Flamigni (Gigi)

            Grazie mille. Leggo questo: “Gli andamenti del 2013 e del 2014 confermano come siano le famiglie con minore capacità di spesa a beneficiare maggiormente del rallentamento dell’inflazione, diversamente da quanto si verifica nelle fasi di accelerazione della crescita dei prezzi al consumo. Nel complesso, infatti, nel periodo intercorso tra il 2005 e il 2014, caratterizzato da cinque anni su nove con inflazione pari o superiore al 2%, l’indice dei prezzi al consumo per le famiglie con la spesa media più bassa è aumentato del 21,8%, a fronte del 18,2% registrato per le famiglie con la spesa più alta e del 19,3% dell’indice generale.”
            In pratica negli ultimi 10 anni i prezzi sono aumentati del 21,8% per i meno abbienti e del 18,2% per quelli che possono spendere un po’ di più. Negli stessi anni i fortunati che non hanno perso il lavoro o che non sono in cassa integrazione non hanno visto crescere il loro stipendio (nel settore pubblico i contratti sono bloccati da anni e nel privato gli ultimi rinnovi sono stati al ribasso, in termini economici e di diritti).
            Se hai gli stessi soldi in tasca e i prezzi salgono, poi compri meno cose, non è che tieni i soldi in banca perché sei così furbo che sai che presto i prezzi diminuiranno e allora il latte lo compri tra 6 mesi.
            Poi mi rendo conto che rispetto all’articolo che spiegava il bene e il male di inflazione e deflazione sono andato fuori tema e che le cose sono molto più complesse di così.
            Secondo me la deflazione va bene per chi deve usare i soldi che ha per consumare e va male per le istituzioni che hanno debiti e per chi dovrebbe investire.
            In una crisi che è soprattutto una crisi di domanda la defglazione non mi sembra un grosso problema. Forse bisognerebbe intervenire politicamente con le famose riforme strutturali per invertire la tendenza. Per ora l’unica riforma fatta, il jobs act, mi sembra che non vada a favorire i consumi di chi spende i soldi del proprio stipendio. Poi magari adesso fanno una legge elettorale che è una figata così domani mi compro la 500L (vabé se la fanno in Serbia)

  4. kiki

    I luv this man!

    Sono sempre stato convinto che la deflazione fosse male anche perché in situazione di prezzi cedenti si ritardano gli acquisti – ma ho proprio bisogno di un computer, quando se lo compro tra 3 mesi lo pago meno (o lo pago uguale, ma è più potente, c’l è l’istess)? – si congela ulteriormente la domanda e si alimentano le spirali recessive. E’ giusto o è un aspetto molto minore (se non inesistente) del problema?

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    • matzeyes

      Giustissimo Kiki, giustissimo… forse non è il primo aspetto, ma tanti autorevoli economisti lo citano come un ulteriore mattoncino della “spirale deflazionistica”. Il problema è che in economia, come tocchi qualcosa finisci in una spirale, anzi un vortice.

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