Il “romanticismo” di Hitler

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Sì, lo ammetto, ho appena finito di guardare l’ennesimo documentario sul nazismo ed ho appena terminato l’ennesimo libro sulla Germania degli anni ’30 e ’40. E credo di non essere il solo: Hitler e il nazismo continuano a suscitare un interesse (…un fascino?) fuori dal comune. Perché?

Sì, è vero, si trattò di personaggi ed eventi assai peculiari, soprattutto per la loro tragicità; è vero: furono eventi che sconvolsero il mondo, anche il nostro mondo più vicino finanche a livello familiare. Eppure la storia, anche recente, è piena di atrocità in ogni dove e la stragrande maggioranza dei nostri familiari o conoscenti che ne furono in qualche modo coinvolti non sono più tra noi. Senza dubbio Hitler fu certamente un personaggio storico molto particolare, ma dittatori visionari hanno popolato e popolano tuttora la Storia e la cronaca.

E allora? E allora, nel nazismo – senza voler in alcun modo neanche avvicinarci a farne l’apologia – ci fu un ingrediente, un qualcosa, un elemento che fu una delle ragioni del suo enorme successo e che, tuttora, in qualche modo, esercita un fascino su tanti di noi, uomini e donne occidentali del XXI secolo. E questo qualcosa – mettiamoci tutte le virgolette del caso – è il “romanticismo”.

Un'adunata nazista. Hitler rimase al potere in Germania dal gennaio 1933 al maggio 1945.

Un’adunata nazista. Hitler rimase al potere in Germania dal gennaio 1933 al maggio 1945.

Il nazismo ribaltò il mondo e fu capace di raccogliere dietro di sé milioni di tedeschi (e non solo) che – in gran parte – combatterono fino all’ultima goccia di energia, in maniera assoluta e totale, anche quando non esisteva alcuna possibilità di vittoria. E realizzò tutto questo in solamente una quindicina di anni, in un’epoca in cui tutto si muoveva più lentamente che oggi, senza internet, senza televisione, senza aerei. Come fu possibile tutto questo?

Certo, possiamo sollevare il solito stereotipo dei tedeschi rigidi ed obbedienti fino al fanatismo, ma si tratta, appunto, di una visione assai semplicista ed ingenua: la Germania era ed è uno dei paesi più avanzati culturalmente, artisticamente e considerare i suoi abitanti come dei rozzi burattini decerebrati non è una spiegazione convincente. Inoltre gli ideali nazisti fecero presa anche in altri contesti, a cominciare da quello italiano.

Ci fu evidentemente qualcosa di più, qualcosa capace di parlare al più profondo dell’animo umano, ieri come oggi. Questo qualcosa è la convinzione assoluta e totale di stare costruendo un mondo e un uomo totalmente nuovi e migliori, di stare combattendo per un ideale attraverso il quale si sarebbe rifondata l’intera umanità. In nome di questa utopia valeva la pena mettere ogni cosa in subordine, ogni altro valore, a cominciare dalla propria stessa vita. E quindi combattere sempre ed in ogni dove, finanche nelle strade di Berlino, contro i carroarmati e le Katiusce russe in preponderante superiorità. E inoltre, essere assolutamente certi che Dio, la Storia, “la forza delle cose” era al nostro fianco in questa battaglia che dunque era inequivocabilmente giusta.

Ora, trascendiamo dalle atrocità naziste rispetto alle quali la condanna non può che essere altrettanto totale: il nazismo lo declinò in maniera aberrante, ma riflettiamo su quanto tutto ciò eserciti su qualsiasi uomo e donna, anche oggi, nel XXI secolo, un’indubbia attrazione. La sensazione di stare dedicando la propria vita ad un ideale ed una utopia superiori, assoluti, “divini” è qualcosa che, in qualche modo, ci attrae, ci affascina e colpisce la nostra anima così come quella di qualsiasi altro essere umano dall’alba dei tempi.

Tanks sovietici a Berlino, nel maggio 1945

Tanks sovietici a Berlino, nel maggio 1945

Per questo, anche se Hitler appartiene ad un passato sempre più lontano, allo stesso tempo è assai vicino al nostro mondo contemporaneo ed occidentale, perché – seppure risvegliando e alimentando i lati peggiori del nostro essere – fu in grado di offrire a milioni di esseri umani l’illusione di poter dedicare la propria vita per i massimi ideali possibili.

Anche perché – pensiamoci – l’attuale società occidentale quali valori propone? Quali grandi ideali o scintillanti utopie prospetta come degni di dedicarvi la vita? Cosa può “muovere” le nostre anime occidentali? Comprare l’ultimo modello di Iphone? Lavorare come muli per comprarsi il macchinone o andare in vacanza al mare e postare le foto su Facebook? Il “change” di Obama si concretizza, al massimo, in una riforma sanitaria e poco altro: non si avvicina neanche lontanamente all’idea di poter costruire una società nuova, un mondo nuovo, un uomo nuovo. I bei valori democratici di libertà, uguaglianza e fraternità sono ogni giorno più vuoti e lontani da una realtà occidentale sempre più iniqua, suddita della finanza, che erige muri e, di fatto, emargina chi non possiede privilegi acquisiti.

Dunque, molti di noi, occidentali del XXI secolo,  percepiscono nel nazismo e nei suoi fanatici seguaci questo “trasporto” assoluto, questo ideale “romantico” che è sempre più assente e lontano nelle nostre vite. Fortunatamente, questa “attrazione”, nella maggioranza dei casi, si traduce in un semplice interesse verso documentari, libri, saggi, ecc.. Eppure ci sono altri occidentali che rispondono assai diversamente a questo richiamo. E lasciano la società occidentale incapace di offrire loro ideali forti e altrettanto incapace di dar seguito ai valori su cui, in linea di principio, è fondata e cambiano totalmente le loro vite, abbracciando invece un modello che prospetta loro questa promessa di rivoluzione assoluta. Lasciano quindi le periferie di Parigi, Copenaghen, Milano e vanno a combattere in Siria, in Iraq, in Libia…O fanno strage di cittadini occidentali nelle strade delle città europee.

jihad-150112141002La loro scelta è altrettanto violenta e aberrante come quella di chi seguì il nazismo. Ma è altrettanto motivata dalla certezza di dare finalmente un senso alla propria vita per un’idea di cambiamento totale,  per un’utopia che promette di rifondare e ripulire il mondo (i nazisti sterminarono milioni di ebrei, zingari ed omosessuali, con lo stesso animo di chi si sbarazza dello sporco), con Dio al fianco. Non si tratta di persone lontane da noi, non vivono nella Berlino del 1939, bensì a poche fermate di metropolitane dal centro delle nostre città, e se decidono di abbandonarle per andarsene a morire in un angolo sperduto della Siria o commettendo le peggiori barbarie in una città occidentale lo fanno perché sono spinte da una motivazione fortissima in nome della quale sono disposti a giocarsi la vita. La stessa che intravediamo negli occhi dei nazisti nei documentari di qualche canale tematico di storia e che, in qualche maniera, “invidiamo” perché non riusciamo a ritrovarla in nessun contesto delle nostre società. Che poi questa spinta prenda le forme di violenze e pratiche ingiustificabili e condannabili, questo è fuori discussione. Ma non liquidiamo i nazisti di ieri o i “jihadisti occidentali” come persone “disumane”, sarebbe troppo semplicistico e controproducente, perché rispondere a un richiamo assoluto, a un ideale supremo e “romantico” è indubbiamente un tratto assolutamente umano, che va compreso (non giustificato) e analizzato con intelligenza e libertà di pensiero.

 

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6 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Dario

    Il fascismo per primo seguito dal nazismo e dal franchismo (tra molto altro) illusero le masse europee, massacrate da secoli e secoli di guerre e miseria impostegli dalle varie teste coronate, promettendo un nuovo mondo con il popolo protagonista.
    Non a caso regimi definiti nazional-socialisti.

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  2. Paolo Agnoli

    Anche se in me il nazismo non suscita e non ha mai suscitato nessun fascino ho apprezzato in questo articolo prima di tutto il coraggio di proporre chiaramente alla riflessione il tema del ‘romanticismo’ delle ideologie, quali che esse siano. Un tema ancora oggi (ma per fortuna meno che non nello scorso secolo!) drammatico quanto attuale. Del resto perfino tra coloro che si arruolano questi giorni nell’Isis si può senza dubbio, e nella grande maggioranza dei casi, constatare una motivazione ‘romantica’. L’esempio davvero più eclatante, e per me anche più interessante, sarebbe discutere il caso del comunismo. Mi limito qui, da parte mia, a riportare una frase citata da Moni Ovadia in ‘Lavoratori di tutto il mondo ridete’, Einaudi, 2007, pag. V, scelta da Ovadia come introduzione al proprio lavoro (originariamente incipit nel film ‘La foi du siécle. L’histoire du communisme’): “Il comunismo ha suscitato in tutti i continenti, attraverso quattro generazioni e sette decenni, l’impegno fraterno e generoso di milioni di donne e di uomini che hanno servito uno dei sistemi più ingiusti e sanguinari della Storia”.

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    • Antonio

      Milioni di persone pensavano che la via ad un benessere diffuso passasse per il comunismo e sfortunatamente si sono sbagliati. Non perché il comunismo fosse di per se un’ideologia sbagliata ma solo perché qualsiasi ideologia che cozzi contro gli interessi individuali è destinata inopinatamente a fallire.
      Nessun uomo (o almeno molto pochi) è disposto a fare qualcosa senza trarne un tornaconto personale. Il capitalismo si è imposto non perché migliore del comunismo ma solo perché più aderente alla natura umana.
      …ma sto dicendo cose che dovrebbero sapere anche i bambini delle elementari.

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  3. Giampietro

    ….homo homini lupus,E’ innegabile che il potere è la forza dominante in tutte le specie animali, eppure nel caso dell’uomo, considerato all’apice dell’evoluzione, si è quasi sempre relativizzato questo istinto in nome della supremazia della ragione.Una presunzione che spinge a dimenticare la sua sconvolgente violenza L’EDUCAZIONE (IM)POSSIBILE orientarsi in una società senza padri(Vitorino Andreoli)

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    • Raffaele

      Il mondo e diviso se non vogliamo piu guerre e disordine bisogna dividere il mondo in aree e ognuno vivere nel area che piu li piace stare tutti gli esseri umani possono circolare in tutte le aree pero non mettere radici.

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