Il perverso bisogno di classificare

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Sono in libreria. Sguazzo in un mare di cultura disturbata da qualche bancone pieno di spazzatura, in mezzo a lettori accaniti, donatori seriali e studenti in cerca di sintesi e riassunti. Fra riflessioni di vario genere devo scegliere il libro che comprerò. Quale copertina attirerà la mia attenzione? Quale titolo susciterà la mia curiosità? Non lo so ancora. Vorrei poter leggere le quarte di copertina di tutti i libri ma così probabilmente sarei ancora là nel momento in cui state leggendo questo articolo. E proprio quando penso che forse è il caso di affidarmi al mio istinto di lettore, mi accorgo che un grande aiuto nella scelta del libro è pronto a darmelo il «mercato». Mi prende per mano, m’invita ad alzare la testa e posso così leggere sopra ogni scomparto una parola: il genere del libro. Sembra dirmi: «Così è più facile».

Classificazioni utili a scuola.

Classificazioni utili a scuola.

Mi ero illuso. Il tempo scorre veloce, non c’è tempo per fermarsi a scorgere titoli e quarte di copertina senza ritegno. C’è bella e pronta una classificazione che ti indicherà ciò che fa per i tuoi gusti e pazienza se così non avrai mai la possibilità di scoprire qualcosa di nuovo, qualcosa che non pensavi ti potesse minimamente interessare. Quel che conta è che tu compri, sempre e comunque, qualsiasi cosa, purché compri il più velocemente possibile in modo tale da lasciare il posto al prossimo acquirente.

Così giro ed escludo il genere fantasy, dico fra me e me «non mi piace», non fa per me. Genere «giallo», mi viene in mente qualche film in bianco e nero e capisco che anche questo non fa per me. Romanzi rosa? No, troppo sdolcinati. Do un’occhiata alle ultime uscite e vengo sopraffatto da libri che più che romanzi sono autentici faldoni, autobiografie di qualche star della televisione o scritti di qualche giornalista in vista di campagna elettorale. Non riesco a leggerne i titoli, sulle copertine le facce di questi personaggi in bella mostra mi confondono, facce sorridenti se il libro dovrà far ridere, ghignanti se dovrà far credere che leggendolo entrerai in una schiera di intellettuali, eccessivamente serio se nel libro troverai rivelazioni scottanti. Chiudo gli occhi e mi volto, non è quello che cercavo in una libreria. Mi guardo intorno e mi fiondo letteralmente su un reparto nel quale ho scorto il nome di qualche autore a me caro. Non ho il coraggio di leggere a quale genere appartiene lo scomparto nel quale sono capitato e finalmente, dopo una buona mezz’ora trascorsa ingobbito su centinaia di libri, riesco a scegliere quello da comprare. Mi dirigo così alla cassa con il mio bel libro di Malamud, pago e via. So già che la lettura rispetterà le mie aspettative avendone già letti altri dello stesso autore, eppure la mia sete di conoscenza non è placata. Ho bisogno di allargare i miei orizzonti e comincio a credere che per riuscirci dovrei provare a leggere generi fino ad ora a me sconosciuti.

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Perché non posso essere bella e simpatica?

Tornato a casa accendo il computer e comincio a navigare su Internet e fra le varie librerie online spulcio decine e decine di generi, incapace di capire quale riuscirà a darmi nuova linfa. Ma l’impresa è ardua, fantasy, storia, gialli, horror, guerra, tutte parole che risuonano nelle mie orecchie senza suscitare la mia attenzione. No, devo cambiare metodo. Clicco su «tutti» e la sfilza di titoli in ordine alfabetico mi scoraggia oltre misura. Di buona lena mi metto al lavoro e pur fermandomi alla lettera «A» trovo qualche titolo che attira la mia attenzione. Ne leggo la descrizione e qualche recensione e mi convinco che potrò comprarlo. Per curiosità guardo il genere in cui è catalogato e rido di me stesso: «giallo». Ma come, non era un genere che non mi appassionava? Non sono dunque padrone dei miei interessi? Rimango perplesso per un attimo ma subito dopo mi riapproprio della mia normalità. E così capisco che sono riuscito nei miei intenti semplicemente scegliendo sulla base dei miei interessi, senza l’ausilio di alcuna classificazione. Mi è bastato leggere il titolo, sapere di cosa tratta ed il gioco è stato fatto. Mi chiedo allora: è veramente utile la classificazione per generi?

Ho qualche difficoltà a rispondere affermativamente. Non abbiamo bisogno di alcuna guida per scegliere secondo i nostri gusti, la nostra mente non è una destinazione cui giungere per mezzo di indicazioni stradali. Per quanto possa sembrare utile per orientarsi fra migliaia di titoli la classificazione per generi non fa altro che limitare la conoscenza, confondere il lettore, nascondere la qualità, a tutto vantaggio di chi viene spinto prepotentemente verso il successo. Davvero siamo in grado di classificare un capolavoro? Davvero non ci rendiamo conto di quanti generi possono intrecciarsi in un unico romanzo?

Pensate un po’ a Tolkien: proprio lui per il quale centinaia di critici hanno dibattuto e dibattono ancora oggi per definire il genere della sua opera. Nelle librerie le sue opere si possono trovare solitamente sotto il genere fantasy, ma pensate un po’ a quanto tutto ciò è riduttivo per uno scrittore così geniale: essere messo in mezzo ad una marea di scritti pubblicizzati esageratamente e senza merito (non tutti ovviamente, ci sarà anche qualcosa di buono!) quando starebbe bene in mezzo ai «grandi» della letteratura, indipendentemente dai temi trattati. E invece no, lo troviamo in mezzo a romanzi che nella maggior parte dei casi ne scimmiottano le storie.

Tolkien. Il Signore degli anelli, un capolavoro della letteratura che sfugge ad ogni classificazione.

Tolkien. Il Signore degli anelli, un capolavoro della letteratura che sfugge ad ogni classificazione.

Ma forse ciò che succede nel mondo della letteratura è solo un aspetto di una realtà distorta. Veniamo continuamente classificati, illusi che in tal modo la nostra vita sarà più semplice quando in realtà viene solo limitata la nostra individualità. Lavoro, hobbies, cultura, credi religiosi, veniamo sezionati e spinti a scegliere continuamente da quale parte stare e il risultato è che più che persone risultiamo essere degli aggregati di interessi, composti e costruiti a pezzi, come se fossimo un giochino della Lego. E’ pur vero che siamo liberi di scegliere come meglio crediamo ma la realtà è che qualsiasi scelta facciamo veniamo subito catalogati e spinti a continuare a seguire sempre la stessa direzione al di là dei risultati e della voglia di cambiare anche solo per un momento.

Eppure le possibilità di realizzazione sono infinite, tante sono le emozioni da provare nella vita, tanto abbiamo da scoprire senza che nessuno ci guidi. Chi ci impedisce di essere buoni e cattivi, irosi e pacati, angelici e diabolici allo stesso tempo? Di questo passo si finirà per aver paura di seguire il nostro istinto, consapevoli che ogni azione ci porterà verso una classificazione e una volta che verremo classificati ci sentiremo in dovere di seguire un modello di comportamento preimposto. Lasciate che lo dica: il male della nostra epoca è la classificazione. Senza che ce ne rendiamo conto in tal modo siamo controllati e pilotati facilmente, chi di dovere può prevenire ogni nostra azione e agire di conseguenza.

Non abbiamo bisogno d’altro nella vita che di riappropriarci del nostro istinto, dei nostri veri bisogni e della nostra capacità di autodefinirci realmente e incondizionatamente. Ognuno di noi ha la propria individualità, le proprie emozioni, infinite e diverse possibilità di manifestazione delle stesse. Non abbiamo bisogno di essere messi in uno scompartimento insieme ad altri considerati a noi simili sulla base di un qualsiasi interesse. Questa è l’unica diversità che dobbiamo preservare.

Proprio cominciando dalla letteratura si potrebbe fare un passo avanti in questo senso: un buon libro non ha bisogno di etichette, magari ce ne parlerà un amico o attirerà l’attenzione già con il titolo, quel che è certo è che una volta letto darà piacere, indipendentemente dal tema trattato. Se poi c’è proprio bisogno di una classificazione ne concedo solo una, quella che distingue la qualità dalla non qualità. Ma è solo utopia quindi sforziamoci di sviluppare i nostri gusti senza nessuna guida…

 

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4 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Anna

    Sì, le classificazioni sono un limite, ma è il nostro tentativo imperfetto di semplificarci la vita. Quindi nella pratica come suggerisci di organizzare la biblioteca comunale?

    Rispondi
    • Marco Ruberto

      Mi riferivo al fatto che per mezzo della classificazione vengono accostati autentici capolavori a libri che non lo sono per niente, con l’unico scopo di portare avanti uno scrittore anziché un altro. Per quanto riguarda la tua domanda ti rispondo che li sistemerei per periodo storico e in ordine alfabetico poi il titolo, il passaparola e i consigli di altri lettori o dipendenti (appassionati) aiuterebbero nella scelta del libro. In questo modo si stimolerebbe nuovamente la discussione e si avrebbe la possibilità di leggere e apprezzare qualche libro il cui tema non credevamo ci potesse interessare. Ogni giorno nasce un nuovo genere e di questo passo finiremo per scegliere il genere anziché il libro. Visto che ci siamo arrivati gradualmente, perché non fare il percorso inverso riducendo e semplificando di volta in volta la classificazione fino ad eliminarla del tutto? Stai tranquilla che dando più valore alla qualità di un libro ci sarebbero meno titoli in piazza…

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      • Anna

        Forse alla base sta un fraintendimento: tu stai parlando solo di narrativa?
        In quel caso, mi trovi d’accordo: non è detto che un libro sia includibile solo in un genere (del resto, anche gli articli dell’Undici spesso rientrano in più categorie :) )
        Tuttavia, sinceramente non capisco (magari è un limite mio) cosa leghi la classificazione con l’accostamento di capolavori a non-capolavori. Anche per la sistemazione in ordine alfabetico o cronologico succederebbe.
        Inoltre, penso che già adesso la scelta venga influenzata molto dal passaparola.
        Di solito, quando vado in biblioteca, ho già in mente quale libro prendere (spesso lo prenoto via internet) e sono sempre grata ai bibliotecari di farmi trovare le guide turistiche sempre nello stesso posto, anzichè obbligarmi a cercarle come un ago in un pagliaio :)

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        • Marco Ruberto

          Premetto che la mia riflessione si basa più su sensazioni che su aspetti pratici, inoltre è un discorso generico non solo riferito ai libri. Detto questo quanto tu dici sulla narrativa si può allargare a tutti i generi. Quanto ai capolavori intendo che con la classificazione si finisce per estrapolarne solo un aspetto (chi decide poi quale?) e questo permette di accostarlo ad altri libri che avranno sì quello stesso aspetto ma mancheranno di tutto il resto. Ora, serve davvero a semplificarci la scelta? La sensazione è che mettendo molti libri accanto ad un capolavoro, sulla base di un semplice aspetto, si cerchi di convincere che anche in tali libri si troverà ciò che si è trovato nel capolavoro (una sorta di messaggio subliminale), mentre altri capolavori che non hanno quell’aspetto magari passano inosservati. Pensa a chi dice “questo genere non mi piace” o quando si parla di genere in voga. E lo stesso vale per alcuni editori che scartano manoscritti perchè “non trattano quel genere”. Per quanto riguarda la sistemazione pratica per me potrebbe essere fatta anche per colore tanto è superflua! E quello che oggi sembra passarola ritengo sia più mera pubblicità a fini commerciali. Se invece si dovesse cercare “l’ago nel pagliaio” si costringerebbe a discutere di letteratura senza badare ad un genere e questo darebbe più peso alla qualità. Forse sono a livelli di utopia ma mi piace sognare!!

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