Il Leviatano che non doveva vincere

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Il 22 febbraio 2015 sono stati assegnati i premi Oscar e nella nomination per “il miglior film straniero” è stato presentato un film del regista russo Andrei Zvyagintsev “Leviathan” (letteralmente “Leviatano”). Il film non ha ricevuto la statuetta (ha vinto il film polacco “Ida”), anche se molti in Russia pensavano che Zvyagintsev avesse buone possibilità di vincere. Il film ha già ottenuto il premio del Festival di Cannes e un Golden Globe. Inoltre l’interesse per il film è stato alimentato dalla situazione in Ucraina e dalle sanzioni contro la Russia, perché nella pellicola la struttura del potere russo è stato identificato con il Leviatano, un terribile mostro marino. La giuria dell’Oscar fortunatamente ha valutato proprio il film e non l’entourage generale intorno ad esso. Tuttavia, la questione rimane aperta: è vero quello che viene mostrato nel film? Che i russi bevono sempre vodka, dormono con le mogli dei loro migliori amici e che il nostro governo è il “Leviatano”, che distrugge tutto ciò che è in vista?

Trama
Kolia (Alexei Serebriakov), marito e padre di famiglia, vive in una cittadina costiera sul Mare di Barents nel nord della Russia. Questa cittadina è controllata da un sindaco (Roman Madyanov) che vuole conquistare il territorio dove abita la famiglia di Kolia e il suo desiderio porta proprio al principale conflitto del film. A quel punto il protagonista si rivolge, nel tentativo di difendere i propri interessi, a un suo vecchio amico dell’esercito, Dmitrij (Vladimir Vdovichenkov) diventato avvocato.
Alla fine il sindaco vince perché tutte le strutture amministrative locali stanno dalla sua parte: polizia, giudice, procuratore. Il destino degli altri protagonisti non finisce nel migliore dei modi. L’avvocato Dmitrij dorme con la moglie di Kolya Lilia, Kolya li trova e Dmitrij è costretto a tornare a Mosca. Lilia dopo il tradimento torna da suo marito ma il figlio di Kolya odia Lilia e ritiene che tutti i problemi di famiglia siano colpa sua al punto che Lilja si suicida gettandosi in mare dalla pittoresca rupe. Kolya è accusato di aver ucciso la moglie e mandato in prigione per 15 anni. Sul posto della casa di Kolya viene fondata una chiesa ortodossa.

Al film è toccato un destino complesso
Prima dell’uscita a noleggio è stata approvata una legge che vieta l’uso di parolacce e ci sono stati problemi con il film. Mentre i critici lodavano la pellicola ai festival, in Russia è entrata in vigore una “legge contro le parolacce”. Dal primo luglio 2014 in Russia è stato vietato di usare le parolacce nelle trasmissioni TV e radio, nei discorsi pubblici e nei film. A causa di questo, “Leviathan”, che aveva già ricevuto il premio del Festival di Cannes per la migliore sceneggiatura, ha dovuto fare redubbing.
Sarebbe veramente impossibile capire questo film se fosse fatto senza la lingua volgare. Se si tagliano le parolacce e vodka da lì – questi due attributi sono stereotipi di qualsiasi cittadino russo – rimane davvero poco, è chiaro fin da subito. Per questo il divieto legislativo è stato visto da molti come un tentativo da parte delle autorità di “stringere i freni”. Per così dire, immettere una censura non evidente. E questo, ovviamente, ha soltanto alimentato l’interesse per il film, ha portato molti a considerarlo come pericoloso e quindi vero. Alla fine tutti gli spettatori russi hanno guardato il film su internet. Ufficialmente la pellicola è uscita a noleggio solo il 5 febbraio 2015. Subito quando la copia pirata del film è apparsa sul web, l’internet russo e i media russi hanno avviato un dibattito. Alcuni hanno accusato il regista di russofobia e del tentativo di infangare l’attuale governo. Altri hanno ammirato il coraggio del regista, la sua immediatezza e opposizione.

Casa di Kolya

Casa di Kolya

Contesto politico: isolamento e insoddisfazione per le autorità
Secondo Zvyagintsev, la trama fa riferimento alla storia universale della lotta dell’uomo contro il potere e fa riferimento a due esempi specifici: il libro di Giobbe nell’Antico Testamento e la storia di Marvin Heemeyer.
Di Hemeyer, ad essere onesti, nel film è rimasto ben poco. Ma tutti hanno preso più sul serio la storia di Giobbe e del Leviatano. I russi amano sgridare il potere. E amano leggere sermoni. Tutto questo, quasi nello stile di Dostoevskij, c’è nel film di Zvyagintsev. Il governo russo che mangia i più deboli, il suo regime marcio, la diffusa corruzione, il racket – tutto mostrato nel film accompagnato dal colore grigio del duro nord, da un linguaggio forte e tanti litri di vodka.

Nel momento in cui mezza Europa sta contro la Russia, quando all’interno del paese si rafforza il movimento e le attività di opposizione, quando la Russia si mostra più spesso in campo internazionale come uno stato militarista, rigido, questa critica è stata considerata inequivocabilmente: il sistema del potere in Russia è il male più terribile, il male nel fondo infernale, e Zvyagintsev si esprime contro il sistema esistente.

Leviathan

Leviathan, poster per la distribuzione internazionale.

Reazione al film nel mondo
La comunità mondiale, maldisposta ora contro la Russia, doveva sostenere il film di Zvyagintsev. Non critico il film stesso, ma è necessario comprendere il fatto che questa non è la prima volta che l’Europa e l’America sostengono attraverso il premio non un’arte in quanto tale, ma un’arte che riflette ciò che è utile e comodo per la propria politica. Così nel 1958 allo scrittore sovietico Boris Pasternak fu assegnato il Premio Nobel per la letteratura per il suo romanzo “Il dottor Zivago”, che criticò il modo di vita sovietico e il valore della rivoluzione d’Ottobre. Nel 1970, un altro scrittore sovietico Alexander Solzhenitsyn vinse il Premio Nobel perché fu un autore che criticò il regime stalinista dall’interno.
Pasternak e Solzhenitsyn erano grandi scrittori russi, ma le loro opere erano politicamente impegnate e, quindi, di pura arte non si può parlare. La stessa cosa sta succendo adesso con il film di Zvyagintsev. In patria il regista viene accusato di utilizzare la situazione politica tesa. Nel film si vede un grande ritratto di Putin sul muro, un reportage con scatti della punk-preghiera delle Pussy Riot e una scena in cui i personaggi per divertirsi sparano sui ritratti di ex capi dell’Unione Sovietica, dicendo che il tempo dei capi attuali (cioè, i presidenti Putin e Medvedev) non è ancora venuto.

Tutto questo, secondo me, è mostrato troppo direttamente ed è adatto solo a un spettatore straniero.

Allora perché non ha vinto un Oscar?
“Leviathan” – non è un brutto film, ha sia un lato forte ma anche uno debole. A causa dei divieti e sullo sfondo di tensione politica, è sembrato un ‘frutto proibito’ e per questo motivo molto desiderabile e sopravvalutato. Zvyagintsev ha fatto un film che assomiglia un po’ ad un poster. Ha raccontato agli stranieri che beviamo abbastanza spesso, che abbiamo problemi con le autorità a tutti i livelli e soprattutto che la nostra gente non è una composta da belle persone, indipendentemente dal fatto che abbiano o no il potere.

É vero questo film? Penso di sì.
Ma non importa per quanto sia attuale l’arte, dovrebbe rimanere un’arte e non diventare uno strumento politico o mezzo di manipolazione.

“Leviathan” è un film audace, accattivante ma è assolutamente semplice nella struttura perché non ha la profondità e la potenza della protesta. Per questo motivo non poteva vincere.

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