Il dramma del tortellone

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tortellino 3Ma sarà davvero un tortellone?

Immaginiamo le calde giornate estive, o il bianco dei paesaggi invernali, ma anche i tipici colori delle stagioni autunnali e primaverili. Qualsiasi sia lo scenario, pensiamo alla tranquillità mattutina della domenica di festa, quando le strade sono piacevolmente rallegrate da passeggiate con cane al guinzaglio. Eppure, nascosto dalle mura domestiche, di ogni regione, di ogni città o paese o villaggio sperduto tra le colline, è già in azione il dirompente gruppo femminile all’interno del focolare domestico. Un’incessante macchina distruttrice e costruttrice che da inizio a una lotta estenuante per ottenere il titolo di signora indiscussa della casa dalla giuria dei commensali invitati per il grande giorno. Tra fornelli accessi, utensili di varia dimensione e forma che tagliano, triturano, affettano, mescolano, sbattono si consuma il ricorrente dramma che sarà fedelmente rappresentato dal tortellone (o tortello, o tortellino). Già nei giorni precedenti la domenica, si sono manifestati i primi sintomi, con liste lunghissime di ingredienti e loro precise quantità, che seguendo le sacre ricette antiche segrete, porteranno alla nascita del nostro oggetto conteso.

tortellino 1 mezzoLe nostre donne, al sabato mattina (non necessariamente nel villaggio leopardiano), si adoperano con il fare apparentemente tranquillo e pacato per la disputa. E all’indomani, in concomitanza dei primi albori, tra allegre tenute casalinghe e grembiulini multicolori, si aprono le danze. Il gruppo femminile prepara il piano di azione, definendo ruoli e responsabilità. Così, tra il gorgoglio del sugo rosso sul fuoco, escono dalle mani del capogruppo metri e metri di sfoglia, adagiata poi con cura su una candida tovaglia bianca. Prenderà poi forma un disegno geometrico perfetto di tanti piccoli cerchietti, per dar seguito, con il lavoro attento di quelle mani fatate, alla fase di farcitura. Ecco, ci siamo. La popolazione numerosa del tortellone giunge alla tappa finale della sua creazione, in attesa del sacro connubio con il rosso della salsa, per presentarsi orgogliosa alla tavola bandita a festa.

Un membro del gruppo, distogliendosi dalle sue faccende, si volta e inizia a osservare il nostro personaggio. Lo scruta, dall’alto e dal basso. Si allontana, si avvicina nuovamente. Lo prende tra le mani, ne misura con l’occhio clinico lo spessore e il punto di giunzione tra le parti. Lo sistema nuovamente sulla tovaglia, tentando di non sconvolgere il perfetto equilibrio creato dalla sua rivale. Conclusa la fase investigativa e la raccolta di prove, giunge l’ardua sentenza. “Non è un tortellone, ma un tortellino”. Le parole risuonano con un eco assordante. Panico generale, mentre il sugo per il tortellone è in attesa trepidante. Gli uomini di casa, testimoni sperimentati della lotta femminile, si ritirano nelle loro stanze, approfittando della distrazione delle consorti per un dolce trastullo tra notizie calcistiche e brevi occhiate maliziose alle belle forme femminili, mentre le briciole di alimenti di vario genere si spargono pericolosamente sulla stoffa dei divani appena spolverata.

tortellino 2In cucina, sguardi perfidi si sfidano. Prende parola la creatrice dell’opera “No, è un tortellone. Sono certa che sia un tortellone”. La replica è istantanea “Ti dico che è un tortellino. E non voglio essere complice dell’accompagnamento blasfemo con il sugo. Ci vorrebbe il brodo. È un tortellino da brodo”. “Ti dico che è un tortellone. Il diametro lo rende un tortellone, assolutamente non compatibile con il brodo”. Seguono attimi di silenzio. Le due donne allora scrutano nuovamente il nostro protagonista e ogni suo compagno. La sicurezza vacilla “Sarà un tortellone? Un tortellino?” Il dubbio a questo punto pervade la cucina, così giungono rinforzi. Il gruppo femminile si estende, ma non vi è certezza. Si sfogliano libri di cucina mentre le più giovani sfruttano i potenti mezzi tecnologici per ricercare risposte oggettive atte a placare gli animi, ma senza il successo sperato. La ribelle del gruppo “Non abbiamo la panna?”. Eresia, forse posseduta dal diavolo. Viene subito invitata non gentilmente a uscire dalla stanza. Si erge un’altra voce “Sarà mica un tortello?” E finisce per raggiungere la sua compagna.

Il tempo scorre, le lancette segnano i minuti che rapidamente si susseguono. Il gruppo numeroso degli ospiti giudicanti sta per arrivare, mentre l’acqua della pentola richiama il nostro tortello, o tortellone o tortellino. La tavola in attesa dei piatti fumanti.

tortellino 4Ecco. Si ascoltano le voci, la paura ormai diventa quasi tangibile. “Sarà il caso di mettere accanto al piatto un piccolo righello? E forse un messaggio di scusa per l’affronto, se la misura geometrica dovesse rilevare che trattasi in realtà di tortellino? Basterà qualora venisse riscontrato l’imperdonabile errore?”

Arrivano i commensali. Il gruppo domestico si adopera alla preparazione finale. La creatrice dell’opera sente vicina la sconfitta. Forse non sarà lei ad aggiudicarsi il titolo ambito di signora del focolare domestico. Ma ha ancora una speranza. Disperata, resta fissa accanto ai fornelli mentre i nostri oggetti si agitano in acqua, illudendosi che il rigonfiamento generato dalla fase della bollitura possa trasformarli almeno in tortelli, decretando quindi possibilmente la sua vittoria. Il risultato è totalmente negativo.

Si ritrovano i vari ospiti intorno al tavolo tra gli sguardi affranti e sospettosi del mondo femminile. Un pensiero “Forse qualcuno potrebbe ribellarsi. Si avrebbe una reazione a catena distruttiva. Saremmo segnate per sempre dalla vergogna”. Mentre c’è chi immagina sia ancora possibile recuperare “E se inscenassimo un divertente scherzo? Potremmo raccontare che in realtà la prelibatezza del giorno, fedelissima alla sua ricetta tradizionale, è pronta in cucina in attesa di allietare i palati di tutti”.

Nel frattempo si scorgono sorrisi, tra le chiacchiere che si sovrastano. I più piccoli sono pronti con le figurine dell’album dei calciatori, in attesa di scambiarsi i doppioni. Il gruppo maschile, incapace di distinguere una fettuccina da uno gnocco, ha già la forchetta in mano in preda ai richiami della fame. Fa da sottofondo un mormorio allegro e spensierato.

tortellino 5“Forse ancora non sono consapevoli del dramma dei loro piatti”. Ognuno degusta la pietanza, distratto dalla tranquillità di una domenica lontana dai doveri della settimana conclusa da poco. Il mondo casalingo, stupito dalla mancata ribellione degli invitati, inizia un lungo interrogatorio, impaziente del risultato, ricevendo soltanto qualche mugugno di risposta.

Nel frattempo, i piatti si svuotano. Passaggio allegro di bicchieri riempiti di un buon rosso, con brindisi, risa e conversazioni leggere, tra visi soddisfatti e espressioni beate (anche per il vino). Le donne sono allibite “Ma come è possibile che nessuno si sia accorto dello sbaglio?” E tornando in cucina, l’affronto perfido della creatrice, orgogliosa della sua vittoria “Un tortellone. Avevo ragione. Un tortellone. Piatti finiti e baffetti rossi allegrotti. Ho vinto. Ho vinto io”. Le altre del gruppo la guardano, mentre la sconfitta, ormai decretata oggettivamente dal voto della giuria, le obbliga a un momento di triste silenzio.

A fine giornata, ormai tornati alla normalità delle mura domestiche, si erge un urlo disumano dalla stanza del trastullo maschile, con i segni visibili del suo passaggio. Qui risiede il vero dramma carissime donne. La giuria dei nostri consorti avrebbe utilizzato volentieri quel righello, ma soltanto per misurare i millimetri tra il giocatore, la palla e la porta dell’avversario e capire se davvero c’era quel fuori gioco. Tortellone o tortellino… ma non ha lo stesso identico sapore del panino con il prosciutto di ieri sera?

 

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