Dopo di noi il diluvio

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Giovanna Antonietta Pesce tradotto sarebbe oggi il suo vero nome. Nella Francia del 700 fu Madame de Pompadour, la favorita delle favorite di un lontano re, oggi nota anche sulle scatole di tisane in mostra negli scaffali dei supermercati.

Passione per le arti, intelligenza e abilità politiche la unirono come amante ufficiale a uno dei tanti Luigi appassionati non oltre la caccia al cervo, i giochi d’azzardo senza tasse, i vini pregiati e l’illusione di esistere al vertice di un paese malato e agonizzante.

Erede giovanissimo del Re Sole dal destino protetto di regnante. Timore di sbagliare, visione incerta degli eventi e mancanza di fiducia in sé caratterizzarono gran parte del suo regno. Preda desiderata dalla satira (un giorno la sua statua fu bendata come a voler dire che non vedesse o non volesse vedere i problemi del suo popolo). Un ballo in maschera decretò l’esito di gran parte del suo regno, una passione ragionata cambiò il suo destino, quello di una nazione e poi del mondo.

Primo incontro; organizzato in un giro di danza dove elevata a regina senza corona varcò i limiti della borghesia in una conquista di amore e politica di potere barocca, sigillata attraverso gli specchi.

Padrona capricciosa della guerra e della pace, dei favori e delle disgrazie di ministri e generali Madame de Pompadour in poco meno di vent’anni riuscì a esercitare una benefica influenza sulle arti e sulla letteratura accordando la protezione ad artisti, scrittori e filosofi di grande calibro, svolgendo attraverso il re un ruolo diplomatico fondamentale.

Soffriva in pubblico di una sindrome di teatralità volta in una passione per gli spettacoli che rappresentava, miracoli gratuiti per la corte organizzati con una compagnia di cui lei stessa faceva parte, che aveva fondato e dove in molti avrebbero ambito entrare o scomparire.

Di estrema importanza è che senza volerlo, tra valletti, intellettuali d’onore e più o meno celebri dame di compagnia riuscì a consolidare le idee che decretarono la fine della monarchia (pur nutrendo una profonda ansia di salvarla o almeno proteggerla).

Morì, rimpianta da tutti tranne che dal popolo, a 42 anni nel 1764, la tubercolosi aveva dissolto ogni sua bellezza e talento. Non vi è perdono per chi porta un popolo alla disperazione furono le sue parole; epistolari, profetiche e di lì a poco, nessun perdono dalla miseria spinta oltre i margini e la tempesta spietata dove per analogia in un vortice di sentenze cadranno troppe teste sotto le lame taglienti della ghigliottina e dell’illuminismo nella rivoluzione più meurtrière e inclemente della storia.

Nel suo boudoir tra le lenzuola nacquero patti alleanze e guerre, favori e privilegi. Quando il suo potere erotico, la sua più vera e grande ricchezza svanì, restò unita al re da un legame di stima eterno, per l’ultima forza che lega un cuore con il ruolo segreto, contraltato dalle sue marionette, di prima consigliera politica.

Di questa passione fredda, ragionata a lunga scadenza, oggi resta indelebile un’espressione linguistica, molto esplicativa nella funzione e nell’intonazione: dopo di noi il diluvio.

 

François Boucher, Madame de Pompadour, portrait,1756, Alte Pinakothek, Monaco.

François Boucher, Madame de Pompadour, 1756. Alte Pinakothek – Monaco.

 

 

 

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