Binari

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Non so dirti esattamente quando sia stato che la vita è andata avanti e tu sei rimasta indietro. Ma è successo, e adesso non lo voglio negare. Devi sapere, Andreina, che noi uomini siamo una gran brutta razza. Lo so, sembra una frase fatta, e niente è mai stato più banale, ma ti assicuro che è così. Scegliamo una donna, come ho fatto io con te, la sposiamo e programmiamo un futuro e una vita insieme. Ci facciamo servire e riverire, ci nascono i figli e noi sempre lì a dare una parvenza di famiglia felice. Ma nel frattempo, mentre andiamo avanti con le nostre esistenze, attenti a fare sempre quadrare tutto, qualche cosa si rompe. Mentre siamo impegnati a costruirci un presente degno di essere vissuto, ciascuno per proprio conto e all’insaputa dell’altro, ecco che subentra la routine e il rispettivo coniuge diventa una sorta di nemico che smorza tutti i nostri istinti e dal quale occorre difendersi. È come se, ad un certo punto, non fossimo più sicuri di noi stessi, non ci sentissimo più amati, ed è lì che andiamo a cercare qualcosa d’altro, qualcuno fuori.

Per me è stato così, col sopraggiungere della crisi di mezza età, quando si è fatto strada il pensiero di non essere più aitante come una volta, di non poter più fare molte cose. Ecco quindi che il vederti sempre uguale, almeno, all’apparenza, mi ha ancor più spiazzato. Tu sei matura e granitica nei tuoi principi, io un uomo insicuro che non sa più nemmeno chi sia. E quelli che prima erano semplicemente dei nostri rituali, si sono trasformati in una prigione.

Ecco quindi che ho iniziato a trovare delle scuse per non venire più al lago con te e i bambini, oppure la domenica a pranzo da tua madre. Ho addotto una serie di scuse, più o meno plausibili, dando la colpa di tutto al lavoro e a quei maledetti corsi di aggiornamento che la mia ditta ha pensato per me durante il week end. Credo che tu lo abbia capito che non sono improvvisamente diventato il Presidente della Repubblica, che sono soltanto un semplice impiegato di banca, decisamente troppo impegnato per il suo ruolo. Ma mi hai lasciato fare, accondiscendendo ad ogni mio capriccio. Se solo mi avessi chiesto più attenzioni, per te e per i ragazzi, forse mi sarei fermato. Avrei riflettuto sulla mia paura di invecchiare e avrei capito che stava tutto lì. Invece la tua indifferenza, ha alimentato la mia smania di fuggire.

E le mie evasioni si sono rivelate piacevoli, ma fugaci. In principio mi sono concesso dei fine settimana da solo, nelle più belle località italiane. Sono stato a Roma, a Firenze. E tu sempre a casa, a Padova, coi figli. Durante uno di questi viaggi è stato inevitabile trovare una donna che abbia saputo darmi quelle attenzioni che non ricevevo da tempo. Si chiama Paola, è giovane e mi fa sentire bene. Da allora, io e Paola ci ritagliamo degli spazi per noi, nei week end oppure anche durante la settimana, dato che lei è di Vicenza, e posso raggiungerla dopo il lavoro. Per fortuna hanno inventato gli straordinari, o almeno, la possibilità di poterli invocare.

Non sono fiero di me, Andreina, intendiamoci. Non passa giorno senza che io avverta il peso del rimorso per quello che sto facendo a te e ai nostri figli. Non so nemmeno se la amo. Credo più semplicemente che lei mi ricordi soltanto che cosa significa essere giovani. Se solo tu e i ragazzi mi guardaste con sospetto, se solo mi chiedeste qualcosa di quello che faccio durante i periodi delle mie lunghe assenze, forse vi confesserei tutto. Penso che ti parlerei del mio disagio, Andreina, e ti chiederei di perdonarmi.

Marcello è tutto preso dai suoi allenamenti di calcio, in lui vedo una parte di me. Rivedo quel piccolo uomo che sono stato, desideroso di affermarsi in qualcosa. Lucrezia è completamente assorbita dalle sue amiche, come se avesse appena scoperto l’esistenza di un mondo senza di noi. Ti somiglia, ha i tuoi occhi, e lo stesso tuo cipiglio nel fronteggiare la vita. D’altra parte hanno sedici e quattordici anni, ed è normale che non siano più così legati ai genitori. È bello che stiano muovendo i primi passi per costruirsi una vita indipendente. È solo che mi mancano così tanto, Andreina! E anche tu mi manchi. Sento il bisogno di rivedere quello sguardo fiducioso in ogni mia parola. Quella ragazza dai capelli rossi che ho amato e che per tanti anni ha rappresentato la mia casa, il mio porto sicuro.

Sai Andreina, non è vero che le persone non cambiano. Chi lo ha detto? E non è vero che tu sei rimasta sempre la stessa. Sei una donna forte e coraggiosa, ma così diversa dalla ragazza che ho sposato diciassette anni fa. Non credo che ti dirò mai queste cose, e fra poco accartoccerò il foglio, così come ho fatto tante volte in questi ultimi mesi. Ma ci tenevo a fare chiarezza. Vorrei che tu mi ascoltassi, e soprattutto che mi dicessi per chi lo metti quel bel rossetto rosso che ti sei comprata. Per chi indossi la biancheria di seta che ho visto nel tuo armadio, e soprattutto perché quando il tuo cellulare squilla, ti guardi intorno per vedere dove sono. Siamo cambiati entrambi, Andreina, come due binari che hanno sempre camminato appaiati, ma ad un certo punto non si sono incontrati più. In questa indifferenza che accompagna i nostri giorni, vorrei solo che fossimo almeno un po’ felici. Che non ci dovessimo pentire per quello che stiamo facendo.

Verrà il giorno in cui Marcello e Lucrezia torneranno a concentrarsi su di noi, e allora, cosa potremo dire loro? Quale esempio saremo stati?

Cedere agli impulsi non è sbagliato, Andreina, basta essere consapevoli di quello che si sta facendo e non lasciarsi trascinare dall’accidia o dalla paura di reagire.

Sollevo la testa dai miei appunti, almeno, quelli che tu credi essere tali. Tu e i ragazzi siete sul divano del salotto, e state guardando un film. Siete così belli insieme. Qualcosa mi si rompe nel petto, mentre osservo i tuoi capelli ancora così rossi, abbandonati sullo schienale di pelle. Marcello ti chiede qualcosa, tu rispondi con una battuta. Ridete tutti e tre, e io mi sento così lontano. Ma siete la mia famiglia, e comunque vadano le cose, rimango qui. Ad un passo da voi.

Cuore biolcati
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4 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Varuna

    Che tristezza c è in chi si limita a vivere nell egoismo e nella menzogna, e chi si accontenta di chiamare amore cioè che non lo è più da tempo.

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  2. Manuela

    Un uomo direbbe- scrivere di sentimenti difficilmente rientra nel suo stile, e lo direbbe fotse ad un amico dopo qualche bicchiere e mai a “lei”: sai, sto con lei da tanti anni, siamo una famiglia. Non mi tira più e ha sempre il grugno. Paola mi tira. Ma abbiamo due bei figli, ormai fanno la loro vita. Che mi metto a fare? Almeno lei mi conosce e mi sopporta. Paola poi chi sa come sarebbe nella routine? Resto con lei e con i ragazzi. (E già è pur sempre un pensiero molto articolato e scritto cmq da una donna)

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  3. Angela Orlando

    Perdona la mia sfrontatezza, ma c è un affilato egoismo nelle tue parole. Si è soliti abbinare l’aggettivo incondizionato al termine amore. Tuttavia, dal canto mio, è assolutamente futile.
    Il termine lo racchiude già.

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