Sciacalli, Media e guerra di civiltà

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I tragici eventi di Parigi hanno mostrato, per l’ennesima volta, l’infernale meccanismo mediatico che pervade gran parte del dibattito occidentale sulle cause e conseguenze dell’integralismo islamico. Se si osservano i grandi media e la maggior parte degli articoli pubblicati, si può notare una sottile uniformità di opinioni, con un uso abbondante di qualunquismo, sensazionalismo e ridicole semplificazioni, onde solleticare le fantasie più spietate nei comuni cittadini. I dibattiti pacati e seri sulle cause del nuovo attacco terroristico sono stati spazzati via da un’orgia di dichiarazioni guerrafondaie, machiste, iper-retoriche, fino a far resuscitare le immortali tesi legate allo “Scontro di Civiltà” ed “Eurabia” (Fallaci Docet).
Pochissimi invece si sono soffermati su alcuni aspetti inquietanti della nostra società mediatica, costantemente in preda alla paranoia e allo shock continuo. Così come pochissimi hanno ragionato seriamente sui “colpevoli” diretti e indiretti della situazione, a parte indicare solamente e facilmente i jihadisti dell’Isis, di Al Qaeda, ecc.
Infatti difficilmente troveremo tra le grandi firme un ragionamento su uno dei migliori alleati del Califfato: il circuito hotel-medio-oriente_650x435mediatico occidentale.

In nome dello share

È risaputo che la stragrande maggioranza dei mezzi di comunicazione sono in mano ad una serie di potentati in lotta fra loro. Così come è risaputo che molti dei giornalisti famosi sono infeudati da questa o quella banda di potere, da cui ottengono ricchezza e notorietà. Ma il delirante flusso mediatico legato alla tragedia di Charlie Hebdo non è stato determinato dalla natura meretrice del giornalismo mainstream pronto a obbedire a qualche oscura manovra dei potenti, ma al contrario è stato alimentato dalla ricerca dello scoop continuo e dello shock continuo, con cui aumentare il proprio pubblico, il proprio share e quindi inevitabilmente anche il profitto delle proprie aziende (perché le grandi testate sono in primis aziende).

Questa logica malsana, riscontrabile anche in tanti altri ambiti (pensiamo alle tristissime trasmissioni sui vari casi di omicidio con tanto di ospiti demenziali, analisi ancora più demenziali e grandi interviste all’insegna del narcisismo più orrendo), è diventata ormai una costante del nostro mondo, sempre più veloce e folle, ma allo stesso tempo più superficiale e apatico.
Invece che imbastire un dibattito serio, con gente esperta, sul complesso rapporto fra Occidente e Oriente e sulla natura del radicalismo islamico, ci ritroviamo un Giuliano Ferrara che urla a caso, la solita intervista al fanatico di turno fatto passare furbescamente per sommo rappresentante del mondo islamico, fino ad arrivare verso autentiche castronerie, solo per solleticare l’aspetto più becero e irrazionale dello spettatore o lettore. E non citiamo per carità di patria tutti quegli articoli che dipingono l’Islam come un monolite unico (la differenza fra sciiti e sunniti se la sono persa per strada) e i suoi adepti come fanatici pronti a distruggere tutto (quindi secondo costoro dovremmo avere a che fare con un miliardo e passa di jihadisti).

Tutto ciò farebbe ridere, se non fosse il fatto che con il loro cinico comportamento da sciacalli, finiscono per favorire l’espansione dell’integralismo islamico e delle sue nefaste conseguenze. Infatti i responsabili mediatici dell’Isis lo hanno capito benissimo e sfruttano abilmente le storture del circo informativo per amplificare la loro propaganda. I loro video, realizzati con taglio hollywodiano, sono rilanciati ogni 3 secondi da tutti maggiori siti del globo. Le loro teorie fanatiche sono costantemente sotto i riflettori grazie alla “indiretta propaganda” dei nostri cari giornalisti, i quali non spiegano né informano, ma sfruttano l’occasione per gridare allo scandalo (nel frattempo il messaggio dei mozza-teste arriva facilmente alle orecchie dei futuri “convertiti” europei). Il terrore e il panico, grande arma del terrorismo, viene moltiplicato all’ennesima potenza dalla nostra rete, tanto che anche la gente che risiede in uno sperduto paese di montagna si sente minacciata dal lontano e oscuro jihadista.
Il fatto di diffondere poi le tesi più balzane sulla Guerra di Civiltà , sul fatto che tutti gli islamici sono terroristi (milioni pronti sul Al-Nusra-aleppo-siria-392x270pianerottolo di casa) e altre banalizzazioni, finisce inevitabilmente per favorire nettamente i gruppi terroristici, i quali vedono ingrossarsi le loro file grazie alla ghettizzazione e criminalizzazione di quelli che non c’entrano niente.

I colpevoli dimenticati

In compenso le descrizioni dei collaborazionisti, finanziatori e maldestri aiutanti del terrorismo islamico, finiscono sempre negli articoli in ultima pagina o su siti specializzati, al riparo dagli occhi delle masse. Questo è facilmente spiegabile con il fatto che sono coinvolti una buona parte dei dirigenti occidentali insieme ai vertici dei governi arabi, che nei vari decenni hanno aiutato economicamente, militarmente e ideologicamente le componenti più estremistiche del mondo musulmano.

Il massimo della vergogna e dell’ipocrisia lo si è raggiunto con la marcia di Parigi, dove hanno sfilato decine di capi di Stato, uniti dalla lotta contro il Terrore e a favore della libertà di stampa. Sono gli stessi che negli anni precedenti hanno alimentato, direttamente e indirettamente, la macchina della morte jihadista; l’ex premier francese Sarkozy è stato 523762395-sceicco-arabia-saudita-nicolas-sarkozy-incontroresponsabile della destabilizzazione della Libia nel 2011 in nome della “democrazia”, consegnando de facto il paese nelle mani delle milizie islamiste. Hollande ha proseguito la sua politica schizofrenica, dove da una parte ha bombardato i gruppi terroristici in Mali, dall’altra ha aiutato i “ribelli” libici e quelli siriani contro Assad, salvo poi ritrovarseli dentro l’Isis o Al Nusra. Il premier turco Davutoglu, con una faccia di tolla senza confini, è a capo della nazione che ha finanziato e addestrato militarmente sotto banco le canaglie dell’Isis ed è stata a guardare la mattanza curda di Kobane. Altri sono più o meno implicati tramite i soliti affari sporchi con le autocrazie del golfo (Arabia Saudita, Qatar, Kuwait, Emirati, ecc), le quali a loro volta supportano allegramente tutta la galassia jihadista in nome del potere e della guerra contro gli sciiti (Iran, Assad e Hezbollah). E tutto questo è solo una piccola sintesi dei disastri e degli errori commessi dalle potenze del primo mondo durante gli ultimi decenni. Nel frattempo i cittadini muoiono per strada in questa lunga guerra asimmetrica, mentre orde di affaristi, banchieri e dirigenti di ogni latitudine banchettano protetti dagli apparati di sicurezza.

La fine della falsa tranquillità

L’Occidente, che grida alla guerra tramite i suoi discepoli più codardi (l’eterno armiamoci e partite), non ha ancora compreso la portata degli eventi che stanno investendo il Medio Oriente. Le sue élite sono dominate dall’affarismo giornaliero e dalla vanità fine a se stessa, mentre molti concittadini sperano ancora nella “botte piena e moglie ubriaca”, abituati da decenni di pace e “missioni umanitarie” in luoghi esotici, lontani dal proprio orticello. Prima di stupirsi di tanta ferocia e barbarie, faremmo meglio a rileggere le parole che un nemico ha riservato a Quirico: «L’Islam è una grazia, cristiano – mi ha detto un capo jihadista di cui ero prigioniero – vi illudete che abbiamo bisogno delle vostre porcherie per vivere, che siamo ormai deboli e obbedienti… ti racconto una storia: c’era nel deserto un cucciolo di leone che era cresciuto tra le pecore e il cucciolo pensava di essere una pecora anche lui, e belava e scappava di fronte ai cani. Poi un giorno un leone passò di lì e gli mostrò il riflesso in una pozza d’acqua e scoprì ciò che era davvero. Cominciò a ruggire. I cani fuggirono. Ecco: noi siamo musulmani non pecore, non dimenticarlo più, ci avete umiliato e sfruttato per secoli. È finita»

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