Lo schermo e le maschere

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Qualche tempo, su “La Stampa”, quel favoloso uomo di Massimo Gramellini con il suo “Buongiorno”, ha pubblicato “la parola vigliacca”. Un po’ come l’Amaca di Serra su Repubblica, il Buongiorno, svolge la stessa funzione, articoli brevi, parole scelte con massima cura per descrivere un tema attuale.OLYMPUS DIGITAL CAMERALa parola vigliacca mi colpì in maniera particolare, perché come lui, io, noi, i ragazzi de “L’Undici”, siamo legati all’uso della parola. Questo breve articolo, che consiglio vivamente a tutti, parla di come si riescano ad utilizzare parole di bassa levatura perché scritte sulla rete. Ebbene si, nonostante l’era dell’informatica abbia facilitato la vita di tutti noi, l’informazione passa veloce ed è facile, da un lato, poter essere in contatto con qualsiasi cosa dall’altra parte del globo, dall’altro, che un po’ tutto ne venga impoverito.

Si condivide qualsiasi cosa nelle reti sociali, con noncuranza, tutto alla portata di tutti, si parla con le persone attraverso un tweet, una chat, una mail. Il suono dei tasti fa posto alla parola parlata e si può essere tutto.

A parte, questa mia piccola divagazione, Gramellini raccontava di come ci si diventa poveri di linguaggio e si utilizzi quella “parola vigliacca” in modo improprio, proprio perché nascosti da uno schermo. Aggiunge, che proprio perché non si comunica più di persona, è più facile utilizzare parole vigliacche, che a stento verrebbero pronunciate dal vivo. Grettezza e volgarità abbondano sulla rete, sminuendo ogni discorso.

Io sono d’accordissimo, perché (me compresa) ci facciamo prendere dalla noncuranza e nascondendoci dietro lo schermo, diciamo cose che nella realtà non avremmo pronunciato.

OLYMPUS DIGITAL CAMERALa mia posizione è ben nota, siamo un po’ tutti schiavi (i.e. di quei bisogni inutili…), e diventiamo tutti un po’ incapaci di comunicare dal vivo. Conosco persone che stringono rapporti intimi, sia essi di amicizia o altro, attraverso la rete. D. vive attraverso la rete, si confida, cerca una donna, mangia, studia, fa qualsiasi cosa. Mi chiedo se un giorno, come in uno dei libri di Saramago, vivessimo una situazione assurda, ovvero senza computer, quali sarebbero le reazioni di pura follia.

Trovo che nonostante l’impoverimento di linguaggio, siamo diventati un po’ incapaci di comunicare dal vivo, perché non ne siamo più abituati. Non parlo di comunicare con facilità la storia altrui, ma parlare di noi stessi, di quello che si ha dentro, come se avessimo sempre paura del pensiero altrui. Dall’altro lato, trovo, e di questo me ne sono resa conto quando sono tornata a Natale in Italia, che non c’è più nessuno che ti ascolta veramente. E’ una realtà triste, perché tutti noi siamo sempre di fretta e con impeto viviamo tutto. Mi è capitato più volte conversare con amici, conoscenti, che si guardavano in torno, controllavamo sempre il telefono, disattenti a quello che cercavo di condividere.

Non siamo più attenti ai piccoli gesti, al peso delle parole, alle reazioni delle persone.

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Chi lo ha scritto

Freida F.

Movimento, questo è quello che mi caratterizza più di tutto, nei viaggi, nella quotidianità, nei rapporti. Vivo in Lussemburgo, sono giurista, la professione mi detta regole serrate che molto spesso nella vita privata amo infrangere. Amo delle arti la fotografia in assoluto, i libri, i giornali. Adoro la carta nuova dei libri, il caffè alla mattina con il giornale vicino, la musica in ogni sua espressione.

8 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Antonio

    Mentre parlavamo di questi fenomeni, veniva pubblicato il lavoro, durato otto mesi, condotto da Vox – Osservatorio italiano sui diritti.

    Due milioni di tweet “mappati” da tre Università (sul modello della Hate Map della Humboldt State University della California) confluiti nella “Mappa dell’intolleranza”, ci aiutano a comprendere molti aspetti della vita in Italia.
    Attraverso la geolocalizzazione è stato possibile individuare le zone con il più alto livello di intolleranza.

    Questi sono temi fondamentali per i quali, purtroppo, manca una visione condivisa e, anche in questo caso, una mancanza di conoscenza totale del mondo “Italia” e che, quindi, anche un lavoro così importante e lodevole finisce per diventare solo oggetto di approfondimento per appassionati, studiosi e persone perbene che hanno a cuore le sorti dell’amata Italia.

    La “mappa” sarà donata – scrivono – alle amministrazioni locali, che potranno agire concretamente con progetti mirati sul territorio.

    Mi fermo qui, anche se poi continuerò a scrivere, sperando nel mio piccolo di cambiare qualcosa, ma in fondo so che non cambierò un bel niente, soprattutto nella mia Campania, che tra l’altro si posiziona nella “mappa” senza smentirsi mai.

    Ti lascio il link di “Italia, la mappa dell’intolleranza”: http://espresso.repubblica.it/attualita/2015/01/28/news/italia-la-mappa-dell-intolleranza-1.196667

    Grazie ancora, Freida, per gli spunti.

    Rispondi
    • Anna

      Antonio, sono andata a vedere la mappa. Ho un’osservazione da fare: guarda caso, le aree “calde” si situano sulle regioni ad alta densità di popolazione, viceversa quelle “fredde”.
      Considerando i numeri assoluti e non “aggiustando” almeno secondo la densità di popolazione, a mio parere non è molto attendibile.
      Un saluto.

      Rispondi
      • Antonio

        Anna, quello di cui parli sarebbe un indice aggiuntivo, un rapporto tra casi effettivi e popolazione che darebbe, appunto, una percentuale, anch’essa importante per le dimensioni del problema contro il quale, in ogni caso, bisogna combattere, anche come hai fatto tu: esternando i pensieri.
        Grazie.

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        • Anna

          Quello che tu consideri “aggiuntivo”, secondo me è fondamentale per fare paragoni tra le diverse regioni, e per consentirti di dire, nel caso, “[..] mia Campania, che tra l’altro si posiziona nella “mappa” senza smentirsi mai”.
          Ma a parte questo discorso, che sarebbe interessante affrontare con chi ha scritto l’articolo, è davvero sconfortante osservare quanta gente non abbia alcun interesse ad evolvere e cerchi il dialogo (che spesso è un monologo “mascherato”, perchè mica gli importa di ascoltarti) solo per affermare la propria supposta “superiorità”, aggredendo verbalmente tramite tweet, commenti su facebook o altro, chat o mail. Che noia, pure.

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          • Antonio

            Ti riporto un esempio calzante, relativo all’ultimo rapporto EU.R.E.S. (2014), che, al di là dell’aspetto tecnico, ci dovrebbe non far dormire la notte, anche se i casi fossero ridotti ad uno solo:
            “La maglia nera spetta al Lazio e alla Campania, con 20 vittime ciascuno. Ma è l’Umbria a registrare l’indice più alto di mortalità con 12,9 femminicidi per milione di donne residenti”.

            Su queste pagine, il tema è stato trattato recentemente in “Femminicidio, è tempo di fermarsi”.

            Cosa mi può consentire di dire “la mia Campania…”?
            È un amore viscerale per la terra in cui sono nato, ancora oggi sfregiata, anche dall’indifferenza nonostante i noti allarmi, quelli che già da soli possono bastare per dire “la mia Campania”, dove solo ieri, per ritornare sul tema accennato, è stato trovato il corpo di Giuditta, 26 anni, studentessa di “Economia”… e mi fermo qui.

    • Fredda F

      La mappa che hai inoltrato è dir poco inquietante e sicuramente fa comprendere il livello della “nostra” intolleranza. Perchè è una ruota che gira, ê come se fosse un domino l’energia che trasmettiamo.

      E se tutti si arrabbiano o sono intolleranti, per situazioni economiche delle quali siamo tutti al corrente allora questa aggressività/ intolleranza/ maleducazione circolerà a dismisura.

      Antonio, anche se noi siamo la goccia nel mare, credo fermamente che le parole e i piccoli gesti possano aiutare qualcuno, non il popolo, ma di certo il singolo.

      Allora il mio augurio è di provare a metterla in pratica questa attitudine… Mettere in circolo i sorrisi e piccoli gesti.

      F.

      Rispondi
  2. Antonio

    Ciao Freida, ho letto l’articolo che suggerisci e mi è balzato agli occhi questo passo:

    “Nessuna di queste oscenità pigiate sui tasti troverebbe la strada per le corde vocali. Nessuno di quelli che per iscritto augurano dolori atroci alla Bonino e rimpiangono il mancato stupro delle cooperanti liberate avrebbe la forza di ripetere le sue bestialità davanti a un microfono o anche solo a uno specchio”.

    È evidente che Gramellini non è al corrente del livello di maleducazione raggiunto in Italia, anzi, nel caso avesse bisogno di tornare all’oralità, potrei fargli il favore di andare in giro a registrare i “dialoghi” più comuni.

    Sono d’accordo con te sul fatto che sono pochissime le persone che ti ascoltano. Questo lo sto riscontrando soprattutto da poco più di un anno; mi dibatto alla ricerca di una soluzione ma all’orizzonte non intravedo cieli sgombri, per ora.

    Grazie per gli spunti di riflessione.

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    • Freisa F

      Antonio,

      Grazie per il tuo commento… Mi fa sempre piacere leggerti.

      È probabile che Gramellini non sia al corrente della maleducazione raggiunta. Forse anch’io non me ne rendo conto, perchè vivo in un paese più civile dell’Italia. Il mio paese lo amo tantissimo, ma ogni volta che ci torno vedo tutti più incattiviti, aggressivi, maleducati.

      L’ascolto è un dono dato a tutti, ma che esercitano in pochi, purtroppo. Lo vedo un aspetto di enorme impoverimento.

      A presto
      Freida

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