L’anno prima della guerra. Gennaio 1915

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Cosa accadeva cento anni fa in Italia? Per capire un anno decisivo della storia italiana, l’Undici racconta gli avvenimenti dell’anno prima della guerra. Ogni mese, dall’aprile 1914 al maggio 1915, politica, arte, cultura, sport, cronaca. Da agosto la guerra infuria in Europa. L’Italia, tradita dai suoi alleati, si è dichiarata neutrale ma Salandra, conservatore, meridionale, che ha sostituito da pochi mesi Giolitti alla guida del governo, cerca di capire cosa può ottenere in caso di intervento. Lo aiutano il ministro degli esteri Sonnino e il re. La Camera e il popolo italiano non devono sapere nulla delle trame diplomatiche. Possono morire per la patria ma non sapere perché. Gli interventisti fanno campagna per la guerra, i nazionalisti per la grandezza d’Italia, i democratici per distruggere il militarismo. I socialisti sono all’opposizione. Mussolini rompe con il PSI e passa al campo interventista, fondando un nuovo giornale “Il Popolo d’Italia – quotidiano socialista”. Almeno per ora. 

Senza più limiti

Il primo bombardamento della storia a Great Yarmouth, Inghilterra orientale.

Il primo bombardamento della storia a Great Yarmouth, Inghilterra orientale.

L’inverno non arresta le operazioni militari. Si continua a combattere nelle trincee fangose delle Fiandre. Il 19 gennaio gli zeppellin tedeschi compiono i primi e sconclusionati bombardamenti aerei della storia dell’umanità, colpendo la cittadina di Great Yarmouth. Pochi danni e le prime venti vittime civili, che alimentano solo sentimenti di riprovazione verso la Germania. Inizia anche la guerra sottomarina. Sul fronte occidentale si susseguono scontri di limitata importanza, nell’attesa di offensive di primavera. Anche il fronte orientale è statico, mentre più ad est i russi infliggono perdite considerevoli agli ottomani sul Caucaso. I turchi attaccano sul canale di Suez ma non riescono a superare le linee inglesi. Dal punto di vista italiano le rinnovate pressioni di Austria e Germania contro la Romania, i movimenti della Bulgaria e i continui disordini in Albania fomentati da Austria e Ottomani mettono in difficoltà la nostra posizione nel Mediterraneo orientale. L’Adriatico è un mare pericoloso per la navigazione. All’inizio di gennaio il piroscafo Varese urta una mina e affonda nelle acque di Pola. Dei venti uomini dell’equipaggio si salva solo un marinaio. In Libia fronteggiamo a fatica la rivolta araba. Non ci si può fidare neppure delle truppe locali. Nella zona di Socna (Fezzan) un gruppo di truppe libiche diserta, seguono duri scontri che portano all’uccisione di 100 ribelli e a 16 feriti italiani. Ma la posizione italiana nell’interno è sempre più precaria

Stare fuori dalla guerra è sempre più difficile.

Non aiuta anche la poca chiarezza negli obiettivi del re e del governo. Cosa vorremmo dall’Austria in cambio della neutralità? Sicuramente il Trentino ma dove collocare la frontiera? Il Brennero è il confine naturale ma ciò significherebbe annettere territori in maggioranza tedesca. Che fare di Trieste? Difficile immaginare che l’Austria se ne privi. Difficile anche mettere le mani sulla costa dalmata, dove la presenza italiana è limitata a poche città, e si vorrebbe evitare di mettersi in urto con la Serbia. Ad ogni modo, l’Austria non intende trattare nonostante le abili manovre dell’ambasciatore tedesco a Roma Von Bulow. Tedeschi ed austriaci hanno interesse a prolungare quanto più possibile le trattative con l’Italia, in modo da arrivare in primavera quando si spera di lanciare l’offensiva finale contro la Francia.

Essad Pasha Toptani, primo ministro di un paese ancora tutto da inventare.

Essad Pasha Toptani, primo ministro di un paese ancora tutto da inventare.

Il 9 gennaio il Barone Alliotti, ambasciatore in Albania, giunge a Roma per conferire sulla situazione nel paese delle aquile. L’Italia ha occupato a Natale la città di Valona e sostiene il primo ministro Essad Pascià nel suo sforzo di riprendere il controllo del paese dai ribelli filoturchi che controllano Tirana e premono su Durazzo e dalle bande filogreche che scorrazzano nel sud. L’Italia cerca un’intesa con la Grecia i cui rapporti con la Turchia vanno peggiorando.

Le linee di frattura nel Mediterraneo orientale sono abbastanza chiare e spingono sempre più l’Italia nel campo dell’Intesa. Il gioco diplomatico è delicatissimo. Ci vorrebbero persone all’altezza ma siamo governati da gente mediocre.

Papini rischia il vilipendio al monarca sabaudo con questo velenoso ritratto di Vittorio Emanuele pubblicato su Lacerba di gennaio. “Povero Vittorio! Basso di statura e sempre in bassa tenuta da generale, par fatto apposta per rammentare la mediocrità e la miseria del paese dove regna (…) Oggi il nostro re è più infelice che mai. Alle noie dell’etichetta, ai mille doveri di cerimoniale, all’isolamento morale da cui lo salva appena la più vicina famiglia, alla fatica di dover leggere e conoscere un’infinità di cose di cui farebbe volentieri a meno, alle preoccupazioni per il malcontento del paese che ogni tanto minaccia di mettere in pericolo il suo posto, alle difficoltà di raccapezzarsi fra uomini, partiti e correnti di opinione, sono venuti ad aggiungersi altri più lancinanti pensieri.” E’ un’analisi feroce. Papini ha azzeccato che l’unica preoccupazione di Vittorio Emanuele è come salvare la dinastia. Questo vale da oggi fino al 1943.

Nel frattempo la legione garibaldina viene schierata per la seconda volta nelle Argonne. Il 5 gennaio le truppe attaccano con valore i tedeschi a Four-de-Paris, subendo gravi perdite tra cui un altro fratello di Peppino, Costante. Il rientro della salma di Bruno Garibaldi in Italia, caduto nel giorno di Santo Stefano, è occasione per gli interventisti per fare propaganda contro la neutralità. Il Ministero dell’interno sorveglia e proibisce ogni manifestazione.

Brivido, terrore, raccapriccio. Salandra ha paura del genio del male che viene dalla Francia.

Brivido, terrore, raccapriccio. Salandra ha paura del genio del male che viene dalla Francia.

I divertimenti italiani

Si ride poco in Italia. Il governo vigila che non si parli troppo di neutralità ed interventismo, soprattutto negli spettacoli più popolari. L’8 gennaio la commissione censura del ministero dell’interno vieta la rappresentazione dei film con Fantomas e Roncabole. Vallo a capire perché. Forse per non fornire alle masse modelli criminali? Contemporaneamente si proibisce di utilizzare negli spettacoli le divise francesi. In precedenza erano state proibite le uniformi italiane.

In pieno inverno di divertimenti ce ne sono pochi. A gennaio riprende il campionato di calcio con i gironi semifinali dell’Alta Italia. Sedici squadre divise in quattro gironi. Accede al girone finale unico la prima di ogni gruppo. Al termine delle prime tre giornate sono in testa a punteggio pieno Genoa e Torino, che stanno dominando (il Genoa ha stritolato sia i campioni del Casale per 3-0 che la Juventus per 4-0). Il Milan è a punteggio pieno ma non convince troppo, mentre l’Internazionale, dopo un avvio scoppiettante (16-0 al Vicenza) ha rovinato tutto a Genova perdendo 4-3 con l’Andrea Doria. Il risultato è che il girone D è incerto, con tre squadre ancora in corsa: Inter, Juventus Italia e Andrea Doria.

Un altro disastro naturale

Sulle montagne abruzzesi l’inverno è normalmente lungo e gelido. Anche nella fertile piana del Fucino, che sta vivendo un boom agricolo ed industriale dopo il prosciugamento del lago. Con una posizione eccellente, ben collegata con Roma e Pescara da buone strade e ferrovia, Avezzano è una delle poche città del mezzogiorno in crescita. Il censimento del 1911 ha contato 15.233 abitanti, più del doppio che al momento dell’Unità. Le case sono state costruite in fretta, senza badare ai materiali, con cementi scadenti, per alloggiare i molti coloni venuti dalle Marche e dalla Puglia. Alle 7,48 del 13 gennaio la terra trema. Uno dei peggiori terremoti della storia italiana, secondo per intensità solo a quello di Reggio e Messina del 1908. Raggiunge l’undicesimo grado della scala Mercalli o 7 nella scala Richter. Colpisce in pieno Avezzano e i paesi intorno, fino al Lazio meridionale. Provoca danni anche a Roma. In pochi secondi le gracili strutture di Avezzano sono spazzate via, seppellendo sotto cumuli di macerie migliaia di persone.

Le notizie del disastro arrivano lentamente nella capitale a causa dell’interruzione del telegrafo. Il governo, che ha informazioni scarse e non ha creato alcuna struttura per fronteggiare le emergenze dopo la catastrofe del 1908, delibera già nella mattina i primi limitati soccorsi che però arriveranno solo all’alba del 14. I soldati hanno fucili e baionette ma neanche una vanga e una pala. Le prime essenziali 24 ore passano invano. La città è stata completamente rasa al suo suolo: sparite le chiese, il castello, le fabbriche. L’inviato de La Stampa nota che “una casa sola si è salvata interamente, senza una crepa; è un edificio nuovo di cemento armato (…) Oltre a questa piccola casa, tutto il rimanente si è sfasciato. Avezzano è, ora, senza case e senza strade. Le case sono precipitate nelle strade e le hanno colmate come d’un diluvio pietrificato (…) Sembra che il disastro si sia compiuto perché la calce si è disfatta, si è polverizzata. Le grosse pietre di cui la città era costruita, rimaste senza legamento, all’urto della mia lieve forze sono crollate. Il tragico prodigio non pare sia stato quello della formidabile furia che ha squassato la città, ma del malvagio incantamento che ha reso polvere la calce che cementava le case. Così ne è avvenuta come una liquefazione dell’intera città (…)”

Vittorio Emanuele visitò Avezzano già nella mattina del 14 gennaio.

Vittorio Emanuele visitò Avezzano già nella mattina del 14 gennaio.

Oltre a gran parte della popolazione, sono state annientate le istituzioni, muoiono autorità civili, carabinieri, soldati. Pochi superstiti si aggirano tra le rovine al freddo, senza cibo, acqua, assistenza. I sepolti vivi gridano disperati da sotto le macerie. Il 14 mattina il Re giunge ad Avezzano con un treno speciale, cerca di portare conforto e qualche aiuto ai superstiti che lo accolgono con affetto. Si porterà indietro con il treno 40 feriti gravi, una goccia nel mare del bisogno di questi giorni. Nel pomeriggio arrivano altri soldati con migliori attrezzature ma sempre insufficienti. Sono passate 36 ore dal sisma. I comuni circostanti restano senza soccorsi per giorni.

I giornali sono pieni di giuste critiche per l’impreparazione dello stato. Si sottolinea che Avezzano è una città ben collegata al resto d’Italia, a tre ore di auto e treno da Roma. Si segnalano deficienze di ogni tipo: i soldati fermi sui binari delle stazioni per far passare i treni delle autorità, la mancanza di mezzi, tende, viveri. Le baracche cominciano ad essere costruite solo dopo parecchi giorni. I soldati di leva si distinguono per abnegazione. Anche i medici sopravvissuti si sforzano di aiutare i feriti, nel gelo pungente dell’inverno.

Se lo stato è deficiente, non manca la solidarietà nazionale. E’ gara tra i cittadini e i comuni italiani per offrire soccorso agli abruzzesi. Le sottoscrizioni dei giornali raccolgono in pochi giorni molte centinaia di migliaia di lire. Arrivano volontari da tutta Italia. Il 17 le lampade a petrolio offerte dal comune di Roma tornano ad illuminare le rovine di Avezzano. Si moltiplicano le iniziative di solidarietà, le serate di beneficenza, gli spettacoli proterremotati. Il governo respinge però le offerte di aiuto provenienti dagli USA, accampando la scusa della situazione politica attuale. Non si capisce però perché, a meno che non si tratti di malcelato orgoglio nazionale.

Dopo 4 giorni viene salvata Esterina Sorgi che ha partorito tra le macerie, dopo essere precipitata dal quarto piano alla cantina. Ha fatto tutto da sola, tagliando il cordone ombelicale con i denti, tenendo il bambino nudo attaccato a sé per scaldarlo, pur non potendolo nutrire. Quando i soldati arrivano da lei, le chiedono di passare il bambino ma lei non vuole staccarsi.

Un'altra scena da Avezzano.

Un’altra scena da Avezzano.

Dal 21 le condizioni peggiorano. Una bufera di neve investe l’Abruzzo, ostacolando per giorni gli spostamenti, interrompendo le comunicazioni telegrafiche. I mezzi disposti non sono sufficienti. La costruzione delle baracche va a rilento. La fame spinge i lupi a valle. Alcuni si spingono fino al municipio provvisorio di Avezzano. Un gruppo di deputati vorrebbe parlare con Salandra per dare qualche suggerimento al governo ma Salandra li fa aspettare per 24 ore e non manca di fare inutile polemica. Né nei giorni successivi lo stato mostra maggiore sensibilità. Stanzia 30 milioni per le città colpite e silura il Direttore generale delle ferrovie statali, comm. Bianchi, unica vittima sacrificale dei problemi avuti con le ferrovie dopo il terremoto. Alla fine i morti saranno quasi 30 mila, 9238 vittime solo ad Avezzano. Chi visita oggi la città, trova una pianta regolare con case ad un solo piano.

Pane e lavoro!

Invece di pensare ad una guerra complicata, Salandra potrebbe occuparsi delle deficienze dei mercati e dell’economia italiana. Come in altri paesi europei, il pane continua a rincarare a causa della guerra e della speculazione eppure, sottolinea La Stampa, in Italia il suo prezzo cresce più velocemente che altrove. Un quintale di grano costa 33 lire a Marsiglia e 38 lire a Genova. Perché queste 5 lire di differenza? 3 lire sono il dazio, in parte solo ridotto nei mesi scorsi per evitare di danneggiare i latifondisti meridionali sostenitori di Salandra, ma le altre 2 lire sono causate dall’inefficienza dei trasporti. Il porto di Genova è congestionato, l’organizzazione è carente in ogni settore. Il governo prende provvedimenti più seri solo quando cominciano le prime manifestazioni di piazza, prima a Catania, dove ci scappa un morto, poi in altre località della Sicilia e della Puglia, a Siena, Firenze e Bergamo.

Il consiglio dei ministri del 30 abolisce il dazio sul grano, almeno fino al 30 giugno. Vengono ridotti i noli marittimi e ferroviari e disposte altre misure per facilitare lo stoccaggio del grano nei depositi statali. Nonostante l’ottimismo del governo, le incognite sono molte. Mancano ancora 600mila tonnellate per arrivare all’estate.

Cesare Battisti con la moglie Ernesta Bittanti.

Cesare Battisti con la moglie Ernesta Bittanti.

C’è chi vuole la guerra

Il Popolo d’Italia di Mussolini si va affermando nel paese come la rivista dell’interventismo. Prezzolini inizia a fare da corrispondente da Roma, mentre Mussolini rompe con Filippo Naldi, il direttore del Resto del Carlino che lo aveva aiutato a reperire i fondi iniziali. Pare che Mussolini abbia trovato altre fonti di finanziamento, stavolta in Francia. Ad ogni modo il giornale va bene, anche se rimane confinato alle zone urbane e al nord d’Italia. Nelle campagne e nel mezzogiorno, la sua influenza è zero.

Cesare Battisti continua il suo tour pro terre irridente. Il 13 gennaio è a Milano in cui tiene un discorso intitolato “L’italianità del Trentino e l’irredentismo italiano”. Il 18 il PSI vota a Firenze una mozione a favore della neutralità italiana nel conflitto europeo, che viene appoggiato dalla CGdL.Il problema, però, è cosa fare in caso di intervento dell’Italia? Appoggiare, sabotare, stare zitti? I radicali chiedono lo sciopero generale ma i più saggi, come Turati, fanno capire che il partito non avrebbe le forze per impedire la guerra e che si rischierebbe di consegnare l’Italia agli austriaci. Turati fa queste importanti dichiarazioni di presa della realtà il 28 a Milano.

Il 24 si tiene il primo congresso dei Fasci interventisti. Mussolini è presente con il solito discorso pieno di foga. L’ordine del giorno finale chiede al governo di denunciare immediatamente la Triplice Alleanza.

Mentre Salandra tace e negozia segretamente, Giolitti, che non è a conoscenza delle trame del trittico Salandra-Sonnino-Vittorio Emanuele espone pubblicamente il suo pensiero che, in questa fase, si allinea a quello del governo. Si tratta di una lettera inviata il 24 gennaio all’on. Peano, pubblicata sulla Tribuna e poi ripresa da altri giornali, che avrà un enorme eco. “Potrebbe essere, e non apparirebbe improbabile, che, nelle attuali condizioni dell’Europa, parecchio possa ottenersi senza una guerra; ma su questo, chi non è al Governo, non ha elementi per un giudizio completo” scrive l’ex presidente del Consiglio. Sono frasi di sano realismo che verranno duramente attaccate dai circoli degli esaltati nazionalisti come vili e mercantili.

Luigi Cevenini, il terzo e forse più dotato dei cinque fratelli. Esordì in nazionale con la Svizzera. 29 presenze in nazionale e 11 reti fino al 1929.

Luigi Cevenini, il terzo e forse più dotato dei cinque fratelli. Esordì in nazionale con la Svizzera. 29 presenze in nazionale e 11 reti fino al 1929.

Addio alle armi (calcistiche)

Domenica 31 si svolge la prima e purtroppo ultima partita della nazionale prima della guerra. E’ rimasta solo la Svizzera a svolgere attività sportiva internazionale. Si gioca a Torino, in una giornata soleggiata ma gelida. Lo stadio non è pieno come in altre occasioni. Il freddo ha tenuto lontane molte persone. Il campo è gelato e cumuli di neve appena spalata sono accumulati appena fuori del rettangolo di gioco. In compenso alle 15, quando si comincia, splende il sole. In rosso con croce bianca gli svizzeri, in azzurro gli italiani. Arbitra Pasteur, francese, abbastanza corretto, dato che sbaglia sia a favore dell’una che dell’altra squadra. Alla prima azione italiana, il difensore Duriaux manda la palla nella sua porta. Al 10′ un fortissimo tiro di Compte s’insacca nella rete senza che il portiere del Brescia Trivellini possa fare nulla. Dopo un alternarsi di azioni delle due squadre, al 40′ di nuovo Duriaux commette un fallo sanzionato con la massima punizione. Segna Luigi Cevenini (Inter) all’esordio tra gli azzurri. Il fratello Aldo Cevenini (Inter) segna di testa il terzo gol. Meritata vittoria italiana, cresciuta in ogni reparto nei pochi anni della sua storia. Per rivedere gli azzurri, però, bisognerà aspettare la fine della guerra.

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