Il salto della rana di Paola Rondini

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Un improvviso cambiamento nella vita di Emma, giovane pubblicitaria di Milano, che la portano in un’avveniristica località dell’Arizona. Parte da qui “Il salto della rana”, terzo romanzo di Paola Rondini, scrittrice non convenzionale di Città di Castello, con alle spalle varie esperienze in Italia e all’estero. Metà giallo psicologico, metà romanzo corale, non si tratta del solito romanzetto sfilacciato, buono per riempire un centinaio di pagine di nulla. “Il salto della rana” (Fernandel, Ravenna) ha una bella trama, che si sviluppa e giunge ad una logica conclusione, con una scrittura precisa e funzionale che non rinuncia a scavare nei personaggi, a cui alla fine ci si finisce per affezionare. Un bel libro suscita la curiosità di saperne di più, sul libro e sull’autrice. Da qui una conversazione con Paola. Si comincia a parlare di posti dove vivere. La grande città proprio no, meglio la provincia, in mezzo alla natura.

Paola-Rondini2 Max: Allora, Paola, adesso la natura e prima la città? Adesso la provincia italiana e prima il mondo?

Paola: In realtà provincia e mondo sono sempre la mia quotidianità; io viaggio molto. La natura, soprattutto la mia valle, la mia regione, sta diventando un interesse vero. Prima, da più giovane, ero più attratta dalle città.

M: Leggendo il libro mi è parso di sentire un sapore internazionale. Come spiegarti? Nei libri italiani si sente sempre una sorta di sapore di sugo di casa, di passeggiata in piazza, molto provinciale. Nel tuo libro Milano è molto cosmopolita, molto moderna.

P: Forse perché ho studiato, lavorato e vissuto presto e spesso all’estero. Anche i miei due romanzi precedenti sono ambientati in altri paesi europei. Ma non c’è esterofilia in me, semplicemente, questa è la mia storia, la mia esperienza esistenziale. Ti dico questo perché per un autore italiano ambientare un romanzo all’estero sembra sia un problema, un limite.

M: Infatti questa nota internazionale mi pare naturale, niente di artificioso. Parlami del personaggio principale del libro: Emma, manager di una società di pubblicità internazionale di Milano, umbra, single. Detto così sembra un inizio classico, quasi scontato. Invece non è così….

P: Emma è una giovane copywriter, umbra di origine ma che vive, sola, a Milano. E’ una ragazza solitaria, amante dei film di fantascienza, con la tendenza a vedere “… cinema ovunque…” Una che gioca con le parole.

 Lei è la protagonista del romanzo per la quale scrivo in prima persona. Durante un viaggio in Arizona, incontra il pericolo e un bivio tra la vita e la morte.

M: Emma è nata il 25 maggio 1977, giorno dell’uscita di Guerre stellari. Emma sembra una donna molto pratica ma non arida, sognatrice a suo modo.

P: Emma è una distratta, una sognatrice che, come spesso succede, un po’ si “militarizza” per stare al passo in un mondo in corsa, competitivo. Ma realtà è una ragazza solitaria e pensosa. Disegna, colora, gioca con le parole e osserva il mondo anche attraverso la sua strana vicenda familiare.

M: Il romanzo comincia in un punto e in un’ora precisa. Vuoi provare a farci entrare nel mondo di Emma?

PaolaP: Emma sta recandosi al lavoro, presso un’agenzia pubblicitaria. E’ mattina presto e la strada è quasi deserta. C’è una signora che corre, un giardiniere e un’auto che le sfreccia vicina…. Ecco qui comincia la vicenda di Emma che porta il lettore in luoghi lontani e di confine, dove ci si confonde, ci si perde e poi, a un certo punto, ci si ritrova.
 Emma non è sola in questo viaggio. Nel romanzo ci sono altri personaggi: sua madre, Rita, un’amica e poi personaggi sconosciuti a Emma che però entreranno profondamente nella sua vita.

M: Si perde e si ritrova. Senza darci troppi dettagli della trama, perché altrimenti si perderebbe il piacere della storia, che merita di essere gustata, che cosa cerca Emma?

P: Un motivo per tornare.

M: Non insisto perché rischiamo di rivelare troppo.

P: Esatto









.

M: Una domanda sulla tua esperienza di scrittrice. Lavori in azienda e la scrittura è un hobby.

P: 
Sì, lavoro in un’azienda e mi occupo di studio di nuovi mercati. Scrivo per passione, per ossessione, per schizofrenia innocua. Ho pubblicato altri due romanzi con l’editore Fanucci di Roma

M: “Il salto della rana” è il tuo terzo romanzo.









 Riesci ad immaginare un futuro unicamente come scrittrice?

P: A volte scrivere con i ritmi stretti della mia vita mi pesa e sogno di dedicarmi solo alla scrittura
. Altre volte penso che il lavoro mi aiuti a stare coi piedi per terra e questa schizofrenia (vita reale e fiction) faccia quindi bene alla mia vita

M: Da altre interviste leggo che ti piacciono i libri “con una trama solida e una scrittura funzionale.” A me pare spesso che gli scrittori italiani non dedicano molta attenzione alla coerenza della trama. 
Cosa che invece non accade nel tuo romanzo, dove la trama si svela un po’ alla volta, componendo alla fine un disegno complessivo.

P: Esatto. Nei noir la trama è blindata e non può avere sbavature, il lettore non perdona. Ma io avevo bisogno di libertà, di non avere confini. Questo romanzo è molto costruito, quasi matematicamente.
 Allo stesso tempo il lettore sente i grandi spazi mentali e si perde, si confonde. O così almeno spero.

M: Aggiungo anche che ci spiazzerai parecchie volte, nel libro


.

P: Diciamo che è un romanzo alla fine corale perché le vite di diverse altre persone costeggiano la vicenda della protagonista. Ed è un romanzo che costruisce un piccolo gioco di prestigio.

M: E il salto della 




rana?

P: La rana vive in aria e il acqua, compie salti perfetti per attraversare queste due dimensioni.

M: La nostra scrittrice viaggia e scrive tra due dimensioni, la dura realtà del lavoro e l’altrettanto dura realtà della fantasia.
 Salta da una dimensione all’altra in cerca del cerchio perfetto, quello che ce la farà ricordare




, come con questo romanzo









.

P: Sì, il tema di questo romanzo è il dualismo, l’interposizione, il continuo interscambio tra realtà e immaginazione, sogno e coscienza, vita e morte.

M: Per concludere ho scoperto che ami i Radiohead, e uno dei loro pezzi migliori, Weird Fishes. Uno dei miei preferiti, tra l’altro.

P: Dai!




 E’ la colonna sonora di questo romanzo.

M: Infatti, il motivo giusto per Emma. Come dice il testo, “Hit the bottom and escape”.

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