Bang, Bang! He shot me down! “American Sniper” di Clint Eastwood

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E’ strana la sensazione che avvolge chi guarda “American Sniper”. Le immagini, ben girate e confezionate dal regista, Clint Eastwood, trasmettono tensione, angoscia, orrore, ingiustizia, ferocia. Ma quello che comunica il film, invece, alla fin fine è mero patriottismo americano: nel complesso si esalta la figura del super soldato a stelle e strisce, idolatrando un Capitan America senza tutina ma con la divisa dei SEALS.

Titolo originale: “American Sniper”american sniper poster
Regia: Clint Eastwood
Soggetto: Chris Kyle (autobiografia), Scott McEwen, James Defelice
Sceneggiatura: Jason Hall
Paese: Stati Uniti
Genere: drammatico, biografico, guerra
Durata: 132 minuti
Uscita italiana: 1 gennaio 2015

Interpreti:

Bradley Cooper: Chris Kyle
Sienna Miller: Taya Renae Kyle

Premi: 6 nomination agli Oscar 2015 tra le quali miglior film, miglior attore protagonista e migliore sceneggiatura non originale

Consigliato a: chi piange ancora ogni 7 Dicembre per l’attacco a Pearl Harbour, cecchini e patrioti
Sconsigliato a: chi ha lo stomaco debole, pacifisti e sinistroidi

L’ultima fatica del Repubblicano (forse poco conservatore, ma pur sempre Repubblicano) Clint, ruota intorno alla vita di un gaglioffo bovaro texano, interpretato dal macho Bradley Cooper. Tale Chris Kyle, cresciuto a cinghiate come papabile maschio alpha in una famiglia di conservatori, lasciato dalla ragazza fedifraga a inizio film, necessita di un riscatto, di un qualcosa in cui credere. Entra quindi nei SEALS, uno dei tanti corpi militari americani, ma forse quello con l’addestramento più duro. Chris una sera incontra la bella Sienna Miller e scocca l’amore. I due si sposano, lei è incinta ma la guerra chiama. Nei vari turni affrontati dal protagonista, egli si distingue come cecchino. L’infallibilità della sua mira gli fa guadagnare anche una taglia, per il nemico americano Kyle è il primo da uccidere. Nel frattempo la moglie partorisce e poi è incinta di nuovo: prega Chris di non tornare in quell’inferno, ma lui non ne vuole sapere. Deve difendere l’America. La sua legale furia omicida si placherà solo dopo aver freddato il cecchino avversario. Il resto è biografia.

american sniper sienna millerA prescindere da questioni politiche (non è giusto trapanare il cranio ad un bambino innocente per vendetta, ma non è nemmeno giusto invadere un paese per fini economici e espansionistici sterminando civili a caso. Ma non è questa la sede giusta per trattare l’argomento citato) il film ha classe, stile: è registicamente confezionato molto bene. Le scene dove i bambini sono usati come soldati fanno rabbrividire e alimentano la suspense dello spettatore. Bradley Cooper è anaffettivo quanto basta, rabbioso quando serve, ignorante per tutto il tempo. Sienna Miller è un’ottima moglie disperata che piange da sola al telefono ascoltato le sparatorie in cui è coinvolto il marito.

E’ il super patriottismo che non va, questo quasi far vanto del disturbo post-traumatico da stress da cui era afflitto Chris Kyle (e che, non per mano sua, lo ha portato alla morte), questo sbattersene che i figli crescano senza padre perché tanto lui è un eroe. Chi sceglie volutamente e più volte la violenza al benessere delle creature che ha messo al mondo non è un eroe, è un egoista. Non impartisce nessuna lezione o esempio, è solo un personaggio vuoto da videogioco.

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6 commentiCosa ne è stato scritto

  1. Paolo Flamigni (Gigi)

    Le scene di guerra, cioè quasi tutto il film, sono fatte così bene, che quando Chris torna a casa, tu non vedi l’ora che riparta per l’Irak.
    E’ un gran film nella parte in Irak, quando lui torna, per essere un disadattato, mi sembra che stia un po’ troppo bene

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  2. kiki

    Non ho visto il film, ma la caratterizzazione del personaggio ricorda un po’ l’artificiere dell’hurtlocker della Bigelow (recensito parecchi anni fa su queste stesse pagine da Anselmo), quantomeno nella incapacità di riabituarsi alla banalità della vita quotidiana.

    Confermi, Serena?

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    • Serena Risitano

      Diciamo di si anche se, secondo me, questo concetto del non riuscire a riadattarsi alla vita normale si nota solo in due scene. Se l’argomento fosse stato più approfondito il personaggio principale sarebbe risultato un po’ più “simpatico” ai miei occhi. In fondo “nell’incosciente non c’è negazione” [cit.] e quindi riselterebbe impossibile da parte di chi guarda attribuire una sorta di “condanna morale”. Comunque ritengo “American Sniper” di molto inferiore, a livello di contenuti, rispetto a “The Hurt Locker”.

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  3. Vincenzo

    Non credo che Kyle abbia scelto volutamente…. credo che sia stato dominato dall’ossessione e che, plagiato dall’indottrinamento militare, non avesse in realta’ alternative. Non direi neanche che sia super patriottico, ma si poteva certo fare meglio; si colgono vari spunti polemici, ma nel complesso sono molto pochi. Del resto il film racconta il punto di vista americano e, veder bene, credo che la percezione delle cose da parte degli statunitensi piu’ “illuminati” coincida con quella del film. Per i “meno aperti” (e sono tanti) la lettura del film si ferma a Dio, Patria e Famiglia. Temo che senza espedienti tipo la trapanata di cranio e la completa(?)riabilitazione del personaggio, i produttori avrebbero bollato il film come bolscevico e antiamericano.

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